Sarzana, che Botta!

« D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda »

Italo Calvino


Digestore di Saliceti, 50 milioni di euro
nascondono 120 mila tonnellate di Forsu

Questo scritto è una sorta di “Bignami” destinato a chi vuole conoscere quale partita si gioca attorno al progetto di biodigestore di Saliceti in termini di gestione dei rifiuti, di business, di trasparenza amministrativa, tutela dell’ambiente, rapporto tra affari e politica e a chi vuole comprendere le ragioni di chi si oppone a un impianto che per dimensioni, collocazione, finalità non risponde agli interessi della comunità  spezzina, ma obbedisce soltanto agli interessi di un gruppo, Iren, nato a Reggio Emilia come multiutility pubblica e oggi controllata da fondi finanziari lussemburghesi. 

Ci opponiamo innanzitutto per salvare il nostro territorio, già troppo devastato, l’ambiente e la nostra salute e per non essere trattati come colonie, come liguri di serie B, come pattumiera di Genova e di quel Levante prospero di turisti danarosi, che ha cancellato il biodigestore previsto a Isolona di Orero nel Tigullio  senza essere additato come affetto da sindrome NIMBY(Non nel mio giardino). Anzi in quel caso (solo tre anni fa!) il sindaco di Genova Bucci e la Regione di Toti e Giampedrone tennero conto delle proteste degli abitanti, del sindaco di Orero, della vicinanza del centro abitato e di un corso d’acqua, evidentemente più prezioso del fiume Magra e delle falde che scorrono sotto il suo alveo da cui attingono i pozzi che forniscono l’acqua potabile a 150.000 cittadini. (Fonte: https://youtu.be/y5bVPVG_Rxg, https://www.radioaldebaran.it/biodigestore-scompare-il-progetto-su-orero/128276).
Una battuta amara: a comitati e associazioni spezzini e, soprattutto, ai sindaci di Santo Stefano Magra e Vezzano Ligure, va già bene di non essere più additati a loro volta come NIMBY. In passato è già successo per bocca dell’assessore regionale all’ambiente Giacomo Giampedrone e di qualche sindaco zelante di centrodestra. L’hanno smessa quando abbiamo loro ricordato ciò che per la posizione che occupano dovrebbero conoscere: questo territorio ospita dal 2004 un impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) proprio a Saliceti, con la capacità di trattare 105.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, di cui solo 30 mila spezzini. La restante capacità è a disposizione del levante genovese.

Un digestore da 120.000 tonnellate di organico
Ora la Regione governata da Giovanni Toti (centrodestra) c’impone un digestore che, dichiarazione virgolettata dell’AD di Iren Ambiente Eugenio Bertolini in un’intervista a firma di Francesco Margiocco, apparsa domenica 31 gennaio sul quotidiano Il Secolo XIX, inserto economico, “produrrà 5 milioni di metri cubi di biometano l’anno con la fermentazione di 120 tonnellate di rifiuti organici”E’ il caso di dire “Voce dal sen fuggita”.  (Saliceti Biodigestore da 120.000 ton Articolo XIX).
Per il Piano d’ambito regionale vigente, votato dalla giunta Toti il 6 agosto 2018, la quantità totale da trattare nel sito di Boscalino di Arcola (SP), è di 50-60 mila tonnellate l’anno di organico: 32.000 dalla Spezia, 26.000 dal Tigullio. Da notare che la mattina di quello stesso giorno era stato approvato il Piano d’area con la previsione di trattare a Boscalino 25.000 ton. di organico spezzino in base ai dati della raccolta differenziata. La giunta Toti in meno di sei ore ha incrementato del 28% il fabbisogno spezzino e del 60% quello del Tigullio che il Piano Regionale di Gestione dei rifiuti del 2015 indicava in 16.000 tonnellate.
E’ stato questo un primo regalo a Iren.

Un render a dimensioni reali. Siamo al confine del Parco Magra, area protetta

Ora il progetto licenziato dalla Conferenza dei servizi parla di 90 mila tonnellate totali (60.000 t/a di organico; 30.000 t/a di verde strutturante. Si consideri che lo “strutturante” si aggira di norma attorno al 25%, quindi la metà). Ma Iren Ambiente fa già sapere che non si accontenta.
La protesta di comitati e associazioni è rivolta a contestare la dimensione e  localizzazione dell’impianto, che obbediscono solo agli interessi del gruppo Iren e non all’esigenza del territorio spezzino, che lo deve ospitare e che dovrebbe avere il diritto di decidere dove e come smaltire i rifiuti, senza conseguenze e rischi per l’ambiente e per la salute.
Per ogni informazione che forniamo, indichiamo gli atti ufficiali da cui l’abbiamo attinta.

Spezzini, la sfiga di essere virtuosi
La provincia della Spezia è virtuosa sia nella raccolta differenziata, oltre il 70%, a fronte del 34% di Genova, sia nella programmazione degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani, di cui la Città Metropolitana è vergognosamente carente(dati Regione Liguria: Ambiente Liguria). Se avrete la pazienza di leggervi le delibere del Comitato d’ambito presieduto dall’amegliese Giacomo Giampedrone sul sito della Regione Liguria, potrete verificare che gli impianti spezzini sono sovradimensionati per far fronte all’eterna emergenza genovese. Per giustificare tale sovradimensionamento hanno tirato in ballo nel finire del 2019 anche l’emergenza del Ponte Morandi, quando si sapeva che sarebbe stato inaugurato otto mesi dopo!
A Saliceti il TMB per trattare i rifiuti indifferenziati, recuperare materiali riciclabili e realizzare combustibile secco per gli inceneritori è già in funzione dal 2004 con un’interruzione di circa tre anni causa un incendio che lo ha devastato nel 2013. Genova se ne serve per oltre 40.000 tonnellate l’anno. In cambio La Spezia porta alla discarica di Scarpino circa 13 mila tonnellatel’anno di rifiuti inertizzati (cioè inodori e secchi).Vi pare uno scambio equo? Nei Piani d’Ambito e d’Area questo “privilegio”, che Toti e Giampedrone spesso rinfacciano agli spezzini, è stato portato come motivazione per il sovradimensionamento del TMB. Ora lo mettono in conto anche per il disgestore di Saliceti. Ma sono sempre le solite 13.000 tonnellate! E i nostri politici di ogni ordine e grado, di ogni colore? Tacciono sul punto.

Colossali profitti alla faccia del Codice degli appalti
E’ interessante ricostruire come si è arrivati al monopolio Iren, che dal 2016 detta legge col benestare della politica. Lo abbiamo fatto grazie a una preziosa documentazione fornitaci dal Comune di Lerici, in possesso peraltro di tutti i Comuni soci di Acam s.p.a., e a quanto resta dell’archivio dell’azienda pubblica spezzina dal 2019 incorporata in Iren s.p.a..
Nell’aprile 2016 ACAM spa, azienda “consortile” dei comuni spezzini, aveva indetto una gara europea (archivio GUCE: Gazzetta Ufficiale Comunità Europea) per individuare un socio privato per realizzare il revamping del TMB e per costruire un digestore anaerobico da 20.000 tonnellate di organico l’anno a Boscalino di Arcola al posto del dismesso inceneritore. Costo dell’investimento 7,7 milioni di euro per produrre 1.453.988 mc/annol’anno di biometano. L’impianto doveva essere flessibile, pronto ad accogliere eventualmente anche la FORSU del Tigullio in coerenza con quanto previsto dal Piano regionale dei rifiuti del 2015 (giunta Burlando-Paita). Iren si aggiudicò la gara (delibera dell’AD Gaudenzio Garavini. Archivio ACAM spa).  Fu addirittura Iren a indicare come sito Boscalino e a presentare un progetto preliminare di fattibilità. E’ lo stesso progetto che l’anno dopo in sede di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) sul Piano d’area viene riproposto da Recos-Iren per fugare i dubbi di Arpal sull’adeguatezza della superficie di Boscalino. Lo stesso l’Ufficio regionale competente, con la nota 208317 del 23 luglio 2018, ha preso atto dell’avvenuto riscontro alle osservazioni formulate con il parere motivato, concludendo positivamente il percorso di VAS iniziato nel 2016.
Iren in sede di gara offrì una tariffa di conferimento per i Comuni spezzini di 89 € a tonnellata di FORSU.

Il balletto delle quantità nei Piani pubblici

Piano Regionale dei Rifiuti (marzo 2015) Giunta Burlando. Assessore regionale Raffaella Paita.Per La Spezia vengono prospettate tre opzioni. Sarà privilegiata la terza, riassunta nella tabella a pagina 315(rifiuti organici 23.000 ton/a per SP e 16.000 ton/a per il Tigullio). L’opzione ha costituito il riferimento della gara europea indetta da ACAM nell’aprile 2016.
Piano d’area (votato in Provincia 6 agosto 2018 con delibera n°48 del 6 agosto 2018. Maggioranza di centrodestra), valutato con VAS. Confermata la scelta del sito di Boscalino indicato da Iren in sede di gara.
Al punto 9 della delibera provinciale 48/2018 (Albo pretorio della Provincia (2018-C2 0308 Delibera Consiglio Provinciale Spezia_00048) sono descritti tutti i passaggi con i quali la nostra provincia avrebbe già potuto chiudere il ciclo dei rifiuti, prima tra tutte le province liguri. Tra gli obblighi contrattuali di Recos (Iren) vi era quello di bonificare l’area di Boscalino, ottimizzare le superfici, abbattere il vecchio inceneritore. Per il sito ne sarebbero derivati notevoli benefici ambientali nonché maggiori spazi per realizzare un impianto idoneo  a ricevere anche l’organico proveniente dal Tigullio. Certamente si tratta di costi rilevanti, che con la scelta di Saliceti,  sottratta alla Provincia, Recos si evita.
Piano d’ambito regionale(votato sempre il 6 agosto 2018 da maggioranza centrodestra) fa proprie quelle scelte: viene ribadito il sito di Boscalino; La Spezia si deve far carico del Tigullio. Ma vengono ritoccate (ovviamente al rialzo) le quantità: organico della Spezia 31.926 ton/a; organico Tigullio 26.000 ton/a per un totale massimo di 60.000 ton/a..
Dunque nello stesso giorno, come già detto, viene incrementato del 28% il fabbisogno per la provincia della Spezia rispetto al Piano d’Area e addirittura rivalutato di oltre il 60% rispetto al PGR 2015 l’organico del Tigullio da smaltire alla Spezia.
La tariffa di conferimento a carico dei Comuni viene indicata in 93,5 euro a tonnellata. Iren aveva offerto in sede di gara 89 euro, ma poi se li era rivalutati di un 2,5% l’anno (non certo indice Istat: vista la stagnazione avrebbe potuto ricaricare poco più dell’1% l’anno).
Comunque fino al 6 agosto 2018 per Iren l’incremento di business rispetto alla gara europea è ancora modesto.

Silenzio, decide IREN. Politici a cuccia
Due mesi prima, il 31 maggio, Recos (Iren) in un’assemblea pubblica a Ponzano Magra, per bocca del suo AD di allora, Michele Stretti, ex Acam, aveva annunciato che avrebbe realizzato un digestore da 80 mila tonnellate di organico a Saliceti. Non mancherete di apprezzare il totale disprezzo per gli enti pubblici (Provincia e Regione), che stavano varando i Piani (la performance di Stretti la potete trovare sul quotidiano online Città della Spezia o su Google).
Per apprezzare il “primato della politica” e la considerazione che Iren ha per i nostri politici potete recuperare una dichiarazione dell’assessore regionale Giacomo Giampedrone del 9 agosto 2018: “Il digestore si farà a Boscalino”. E come no! Lo aveva approvato a Genova, lui di persona personalmente, tre giorni prima! Ma Iren ha pronto un pernacchio.

Ad aprile 2019 Recos presenta il progetto con la procedura di PAUR: impianto da 90.000 tonnellate totali a Saliceti (60 mila di Forsu, 30.000 di verde strutturante: tecnicamente un’esagerazione. Sorge subito il dubbio che il “verde” nasconda il resto delle 80.000 tonnellate annunciate da Stretti a Ponzano l’anno prima). Costo d’investimento 50,6 milioni di euro. Altra esagerazione. Per i costi unitari indicati nel Piano d’ambito (300-400 euro la tonnellata di organico, costo che trova riscontro nel mercato dei digestori realizzati da Iren e da Hera in Emilia) un impianto di quella capacità dovrebbe costare al massimo 24 milioni di euro.
Iren sta meditando di fare un bel surplus? E chi oserebbe affermarlo! Il suo presidente, avvocato Pierluigi Castagnetti, partirebbe subito con una querela!

Il più ingombrante dei palazzi Botta sfigurerebbe per dimensioni

Con 120.000 tonnelate i conti tornano
Le 120 mila tonnellate di organico annunciate dall’AD di Iren Ambiente Bertolini al Secolo XIX arrivano a spiegare un investimento di 50,6 milioni di euro. Il calcolo è facile: 120.000 ton. x 400 euro a ton. = 48 milioni. Un po’ di margine per “promuovere” il progetto ci vuole.
Quel volume di rifiuti organici spiega anche le dimensioni  dei capannoni dieci metri più alti dei palazzi Botta e delle più alte cataste di container del retroporto santostefanese. E si comprende perchè oggi per Recos il sito di Boscalino sia ritenuto inidoneo. In futuro sarà sufficiente a Recos richiedere la modifica delle quantità autorizzate al trattamento (AIA,) e il gioco è fatto. Una fantasticheria? E’ quanto successo a Cairo Montenotte all’impianto ex Ferrania, oggi Iren, per il quale è in fase di approvazione il raddoppio della capacità da 40.000 a 80.000 tn/anno. La nostra provincia rischia di avere un impianto al servizio non solamente del Levante genovese ma verosimilmente di altre regioni.
E’ da notare che al crescere dell’investimento aumentano le tariffe.Dovrebbe essere il contrario. Invece nel PEF di Recos allegato al progetto Salicetiil costo di conferimento per i Comuni sale dagli 89 euro dell’offerta di gara a 110 euro a tonnellata(nel PEF è però annunciato un “generoso” sconto di 5 euro per i comuni spezzini).
Vale la pena notare che 110 €/t è il costo pagato oggi dai comuni spezzini per conferire la Forsu in impianti fuori regione, senza rischi ambientali e sanitari per il nostro territorio.

Saliceti: un affare enorme per RECOS-IREN
Per Recos/Iren col progetto licenziato dalla Conferenza dei servizi l’11 dicembre scorso il business lieviterebbe di 222 milioni di euro nell’arco di vigenza del contratto di servizio (scade nel 2043): 33% per cento in più rispetto al valore di gara. Con le quantità di organico da trattare, indicate da Bertolini, si supererebbe il 66%. Viene anche a voi il dubbio che siamo oltre i limiti del Codice degli appalti? E vi viene il dubbio che tale ricco business doveva essere messo a gara?
Tra l’altro il biometano che può essere prodotto con 120 mila ton di organico non somma a 5 milioni di mc., come minimizza Bertolini. Se con 60 mila tonnellate l’anno (ufficiali) del progetto Saliceti Recos calcola di produrre 6 milioni di mc di biometano, è probabile che raddoppiando la quantità di rifiuti, raddoppi la produzione di metano. E’ matematica elementare.
Proprio in forza delle carte prodotte da Recos il Comitato Sarzana, che Botta!, che ha analizzato il percorso amministrativo e i conti, ha inviato ad ANAC e ad AGCM una segnalazione (All 1 – Segnalazione ad ANAC su Saliceti. All.2 Rifiuti Gara Europea Integrazione segnalazione ANAC del 14_12_2020 All. 3 Rifiuti Spezia Gara GUCE Incremento business 33% All. 4 Segnalazione ad AGCM rev 02).
La stessa cosa ha fatto il Comune di Lerici, amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Leonardo Paoletti, che tenta di ribellarsi al monopolio di Iren. (Saliceti Segnalazione ANAC di Lerici)

Ovviamente presso certo ambientalismo “ideologico” ha fatto scandalo che un comitato ecologista condividesse informazioni e iniziativa con un’amministrazione di centrodestra.
Il Comitato Sarzana, che botta! ha inviato il lavoro a tutti i sindaci di tutti i colori. Chiunque può assumere analoga iniziativa, magari arricchendola di elementi come ha fatto il sindaco  Paoletti.

Per la comunità spezzina solo maggiori rischi ambientali
Dunque le cifre sono lì a dimostrare che nel campo dei digestori “piccolo è bello”: a Boscalino meno costi d’investimento, minori tariffe per i Comuni, bonifica dell’area.
Allora quale vantaggio deriva alla comunità spezzina dalla scelta di Recos di spostare l’impianto a Saliceti e triplicare (o sestuplicare) le quantità da trattare?
Solo danni e rischi ambientali, che hanno provocato la battaglia della popolazione sotto la guida del Comitato No Biodigestore Saliceti, che un anno fa ha portato sulla via Cisa oltre duemila persone in corteo.

In primo luogo il rischio idrogeologico: l’impianto insiste sulla falda del Magra, che alimenta i pozzi di Fornola, che forniscono acqua potabile a 150.00 spezzini. Il rischio non è escluso neppure dai consulenti Recos. In Conferenza dei servizi è stata prospettata la creazione di pozzi dove convogliare eventualmente l’acqua di falda inquinata. E se non bastassero? Su indicazione della Regione aggiungeranno una sonda per allertare del pericolo. E una volta scattata l’allerta? Non c’è scritto, ma c’è un’unica soluzione: si chiudono i pozzi e si riforniscono gli spezzini con le autobotti. E chi paga? Pantalone.

Poi c’è il maggior traffico di camion. Ci vogliono spiegare perché non è conveniente per i genovesi portare fuori regione i loro rifiuti per 100 chilometri e conviene portarli a Saliceti, distante 100 chilometri? Per caso non è che la convenienza sia solo di Recos per importare rifiuti anche da fuori regione?

E gli odori?Il centro abitato di Santo Stefano Magra è a poche centinaia di metri. Vezzano Ligure dista a 270 metri di altezza. L’ufficio VIA della Regione non ha trovato di meglio che prescrivere camini di trenta metri per disperdere gli odorigeni e gli altri inquinanti in un raggio più ampio e attenuarne l’impatto (atti del procedimento autorizzativo PAUR).

Infine il rischio incendi. Da uno studio delle università di Brno e di Bologna risulta che tra le cause dei 209 incidenti più gravi nei digestori anaerobici l’80% è causato da incendi o esplosioni. Il digestore sorgerà affianco al TMB, quello andato a fuoco nel 2013. E’ vero: il metano prodotto sarà immesso subito nella rete Snam. Ma nel TMB sono stoccate balle di “combustibile secco”. Non è stato considerato neppure alla voce “Impatti cumulativi”. I Vigili del fuoco hanno dato il nulla osta. Ma hanno omesso di fare riferimento all’ultimo decreto legge del 2019, che norma il rischio incendi, estendendo la valutazione all’ambiente circostante, non considerato nel decreto del 2015. Abbiamo segnalato al Comando provinciale la disattenzione. Ha risposto che il progetto è precedente al decreto 2019. Ma la procedura di VIA e la Conferenza dei servizi, dove il Comando doveva esprimere il parere, sono successive. La Conferenza si è conclusa con riunione deliberante l’11 dicembre scorso.

a cura di Lanfranco Pambuffetti,Gabriele Moretti,Carlo Ruocco

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Data
mercoledì, 24 febbraio 2021

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