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	<title>Sarzana, che Botta!</title>
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		<title>Architettura e democrazia: viaggio in Europa con Cino Zucchi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Cino Zucchi, architetto di fama internazionale, ha raccontato le esperienze nel Nord Europa dove la trasparenza e la partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche sostituiscono le rigide regole nostrane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Roberta Mosti</strong></p>
<p>&#8220;Possiamo sostenere che l&#8217;architettura è un icona del potere, gli architetti non possiedono i propri mezzi di produzione e spesso si vendono al committente, come un prodotto commerciale: nascono le archistar&#8221;. Chiamato a parlare di urbanistica e democrazia nell&#8217;ambito di un ciclo di incontri organizzato dall&#8217;Arci alla Spezia e a Sarzana, Cino Zucchi, architetto di fama internazionale e docente del politecnico di Milano, ha illustrato attraverso una sequenza di immagini, come l&#8217;architettura non sia universalmente un simbolo democratico.</p>
<p>E se l&#8217;architettura è solo un icona, il lato patinato della speculazione immobiliare, qualche perplessità sorge sul suo ruolo sociale.</p>
<p>Più volte Zucchi è ricorso a paralleli con il nord Europa, dove la cura e il senso di appartenenza per gli spazi urbani e istituzionali della città, portano gli architetti al continuo confronto con gli amministratori e i cittadini, innanzitutto attraverso i concorsi pubblici e un sofisticato sistema di partecipazione.</p>
<p>Se la democrazia è pluralità, anche l&#8217;architettura deve essere varietà di scelta. Il contenitore che dà forma allo stare insieme di una comunità non può essere valutato solo in numeri da rispettare, come quelli prescritti dai PRG, non può sottomettersi alla visione determinista di certi tecnici,  in merito alla divisione netta di funzioni all&#8217;interno del tessuto urbano (zone residenziali, centri commerciali, mega parcheggi, ecc&#8230;) .  Questa prassi, dell&#8217;urbanistica moderna &#8211; dice Zucchi &#8211; ha creato luoghi desolati, limitati alla loro funzione per determinate ore, poi abbandonati, in cui non ci si riconosce, in cui si è dimenticato il proprio spirito di appartenenza.</p>
<p>Contro questa visione deterministica e immobile, l&#8217;urbanistica delle regole rigide, c&#8217;è quella degli obbiettivi, che l&#8217;architetto sostiene come la migliore, la pratica in uso al nord Europa, dove gli amministratori decidono le finalità degli interventi, ma lasciano l&#8217;architetto libero di inserire le quantità che ritiene necessarie, le forme che ritiene opportune. La decisione finale sul risultato spetta alla collettività. Le regole spesso mortificano l&#8217;opera dell&#8217;architetto, ma nel nostro paese, dove manca la trasparenza delle informazioni e  la condivisione delle scelte, sono indispensabili. Senza partecipazione e dialogo le norme sono l&#8217;unica garanzia che noi cittadini abbiamo, non di qualità, ma di controllo sull&#8217;opera che ci viene imposta, di limite all&#8217;abuso del nostro territorio.</p>
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		<title>Magra, assalto alla diligenza per l&#8217;oro-ghiaia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Fiume]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fiume Magra? Una grande diligenza che trasporta oro per l'edilizia. E come nel Far West c'è chi vorrebbe dare l'assalto alla diligenza, in nome del popolo alluvionato. La colt sono i dragaggi. Con quali conseguenze?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">Era il 1968 quando il fiume Magra in piena si portò via il ponte di Romito Magra. Nessuno ebbe dubbi nel puntare l&#8217;indice sulle escavazioni selvagge di ghiaia che avevano abbassato il letto e tolto l&#8217;appoggio ai piloni. Iniziò una dura battaglia per bloccare le escavazioni e consentire al fiume di riacquistare la sua altezza naturale, anche perché nel frattempo a valle avanzava il cuneo salino e molti terreni diventavano improduttivi.  2009: il fiume in piena fa franare una campata del ponte della Colombiera. Come nel 2000 Fiumaretta, Cafaggio, Bocca di Magra vanno sott&#8217;acqua. Ma questa volta il messaggio viene capovolto. &#8220;Occorre dragare il fiume per evitare catastrofi&#8221;. E chi, come Legambiente e le altre organizzazioni ambientaliste, si oppone al dragaggio, cioè alle escavazioni di ghiaia, ricordando catastrofi precedenti, si trova sul banco degli imputati: nemici del popolo alluvionato.</p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"><strong>Dragaggio unica alternativa?</strong><br />
Sembra che le alternative siano : o si draga, ignorando le conseguenze del cuneo salino che sale dal mare (l&#8217;acqua salata è più pesante e, se si abbassa il letto del fiume, s&#8217;incunea sempre più in alto, fino a Battifollo dove ci sono i pozzi Acam) e le conseguenze sulle infrastruttre (ponti) o si alzano argini di quattro metri, deturpando il paesaggio e trasformando il fiume in un canale oppure centinaia di case e di attività vanno sott&#8217;acqua.</p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">Il &#8220;partito dei dragaggi&#8221; si prepara a una grande abbuffata (di inerti). C&#8217;è chi ha già fiutato il business e progetta una società mista con capitali pubblici e privati per gestire le escavazioni, cioè lanciarsi sulla diligenza, chiamata Magra, per catturare l&#8217;oro costituito dagli inerti e rivenderlo alle imprese di costruzioni. Ovviamente in nome della sicurezza idraulica della piana del Magra e l&#8217;incolumità delle popolazioni. La tutela dell&#8217;ambiente, delle risorse idriche per costoro sono un dettaglio trascurabile. La presenza di Bertolaso con i suoi poteri speciali viene vista come un&#8217;opportunità per superare i cavilli e le resistenze degli ambientalisti.</p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"><strong>Servono interventi razionali e trasparenti</strong></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"><strong> </strong>In tale contesto più che di procedure d&#8217;urgenza, che come dimostrano le inchieste in corso in altre città d&#8217;Italia, nascondono spesso il malaffare, c&#8217;è bisogno di trasparenza e di risposte efficaci nel perseguimento degli obiettivi: il miglior risultato in fatto di sicurezza, il minor danno per l&#8217;ambiente.</p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">Allora perché non mettere al bando la demagogia, rileggere i documenti redatti in tempi non sospetti dall&#8217;Autorità di bacino? Hanno il pregio della razionalità e della competenza. Possono essere un punto di incontro tra amministrazioni e ambientalisti, lasciando fuori dalla porta i fautori &#8220;del business per il business&#8221; e l&#8217;ambientalismo parolaio.</p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"><strong>Le &#8220;colpe&#8221; di Legambiente per gli assalitori della diligenza</strong></p>
<p><strong>Questa volta la colpa di Legambiente sarebbe la sua contrarietà ai dragaggi.</strong><br />
Ma il comunicato di Stefano Sarti e Alessandro Poletti, rispettivamente Presidente e Responsabile Aree Protette e Assetto Idrogeologico di Legambiente Liguria, smentisce questa dicerìa (vedere in calce).</p>
<p><strong>Il fiume ha bisogno di rimozione di sovralluvionamenti</strong>, la cui necessità sia dimostrata da accurati studi scientifici approntati dall&#8217;ente preposto (l&#8217;Autorità di bacino).</p>
<p><strong>NON DEVE INVECE ESSERE SOTTOPOSTO a</strong> quelli che la Provincia della Spezia chiama dragaggi, ma che in realtà sono escavazioni che rievocano i danni ambientali perpetrati dagli anni &#8216;50 fino alla nascita del Parco Fluviale nel 1982.</p>
<p>(<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="../2009/12/alluvione-magra-chi-ha-peccato-scaglia-la-prima-pietra/">vedere qui un caso precedente</a>).</span></span></span></p>
<h4><span style="font-weight: normal;">L&#8217;intenzione manifestata dall&#8217;Amministrazione provinciale di rivendere i materiali frutto delle escavazioni per finanziare le opere di riassetto del fiume è a dir poco rischiosa.</span></h4>
<div id="attachment_5727" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/03/piloni.png"><img class="size-medium wp-image-5727" title="piloni" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/03/piloni-300x180.png" alt="piloni" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">i piloni del ponte sul fiume Magra, visibili alla base a causa delle escavazioni</p></div>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0.57cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">Il Magra contiene in sé una<strong> riserva “d&#8217;oro”, i materiali del suo alveo</strong>, che lo ha reso in passato preda degli appetiti di aziende incuranti del <strong>dissesto provocato dall&#8217;abnorme allargamento e approfondimento del fiume</strong>, con buche profonde perfino 15-20 metri. Vi siete mai chiesti come mai la base dei piloni del ponte sono visibili? (foto da una pubblicazione di Legambiente del 2007 &#8211; <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1004_VIII_congresso/relazioni/legambiente_rischio_idrogeologico.pdf">qui</a>)</span></span></span></p>
<p>Le <strong>conseguenze </strong>per l&#8217;ambiente furono importanti; forse la più grave, se non altro perché coinvolge quel bene prezioso che è l&#8217;acqua potabile, fu il <strong>fenomeno del cuneo salino</strong> (risalita dal mare di acque salate che inquinano le falde acquifere): si legge in un&#8217;altra pubblicazione <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Tahoma,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(<a href="http://www.greenreport.it/file/docs/la%20difesa%20del%20suolo%20-%20Legambiente.pdf">qui</a>)</span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Tahoma,sans-serif;"> </span></span></span>che vi fu un&#8217;intrusione delle acque marine per ben 14 km a livello di falda, che<strong> inquinò i pozzi artesiani lungofiume,</strong> a tutt&#8217;oggi inutilizzabili, e che si fermò<strong> a ridosso dei pozzi dell&#8217;acquedotto di Fornola, il quale rifornisce 200mila persone tra La Spezia e Carrara</strong>. Si pensi che è bastata una semplice opera di escavazione per collocare un tubo SNAM, alla metà degli anni ’90, per provocare l’inquinamento del pozzo più a valle dell’acquedotto.</p>
<p><strong>L&#8217;invito di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste alla Provincia è nuovamente quello di rispettare “le norme sia regionali, nazionali e Comunitarie che regolamento la fruizione e la tutela degli ambienti e del contesto socio-economico insediato nelle aree del Magra: faccia ammenda e progetti opere di arginamento compatibili, in parte già finanziate fin da dopo l’alluvione del Gennaio 2009, e di cui invece pare siano ancora indietro addirittura i progetti, e la smetta di paventare soluzioni, come le escavazioni, buone solo a tacitare un errato immaginario collettivo popolare”.</strong></p>
<p>Anche se, dobbiamo dire, <strong>l&#8217;immaginario collettivo</strong> non pare più tanto disposto a farsi tacitare.</p>
<p>E&#8217; di poche settimane fa la notizia che <strong>oltre  cento tra residenti di Cafaggio, Fiumaretta  e Bocca di Magra, insieme ai  vertici di Intermarine e cantieri San  Lorenzo hanno affidato all’avvocato Daniele Granara il compito di verificare che tutti gli enti coinvolti</strong></p>
<ul>
<li>Autorità di  Bacino,</li>
<li>Comuni di Ameglia, Sarzana ma anche tutti gli altri  che si affacciano sul letto del fiume,</li>
<li>Province della  Spezia e Massa Carrara,</li>
<li>le Regioni Liguria e Toscana,</li>
<li>Ente Parco,</li>
<li>ditta Edison, proprietaria delle  dighe a monte</li>
</ul>
<p>abbiano adempiuto ai rispettivi obblighi in tema prevenzione&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Comunicato Stampa</p>
<p>LE ASSOCIAZIONI MONITORERANNO IL FIUME MAGRA: LA PROVINCIA RISPETTI LE REGOLE</p>
<p>Siamo giunti a conoscenza delle posizioni tenute dalla Provincia Della Spezia, in diversi incontri ed assemblee pubbliche, nelle quali ha proposto un dragaggio diffuso e generalizzato dell’asta Ligure del bacino del Magra, con rivendita dei materiali a scopo di autofinanziamento delle opere di riassetto fluviale.</p>
<p>Non opponendoci a priori verso interventi di &#8220;dragaggio&#8221; mirati e compatibili del tratto navigabile del fiume, d’altronde Normato dall’Autorità di bacino e dalla stessa ribadito anche da recenti dichiarazioni sulla Stampa, né siamo stati mai contrari alla rimozione di eventuali sovralluvionamenti laddove ne fosse scientificamente e normativamente dimostrata la necessità; siamo però contrari all’escavazione generalizzata dell’asta fluviale: un sì all&#8217;escavazione! Tanto è quanto espresso dalla Provincia, anche se essa tenta di edulcorare la comunicazione usando il termine ambiguo &#8220;dragaggio&#8221;, assolutamente improprio, e forse utilizzato perché l’analogo &#8220;escavazione&#8221; evoca, giustamente, i disastri compiuti con le escavazioni negli anni ’50, ’60 e ’70.</p>
<p>L&#8217;amministrazione provinciale dimentica che il Fiume Magra è un Sito di Importanza Comunitaria (Piana del Magra sito codice n. IT1345101), con presenza di aree pianeggianti con piccoli invasi artificiali e zone umide di rilevanza geomorfologica; depositi fluviali e palustri limoso-sabbiosi, habitat prioritari per la 92/43 CEE, vari taxa (gruppi di organismi, ndr) protetti ai sensi di direttive/convenzioni internazionali ed endemiti di particolare rilevanza.</p>
<p>Le continue cementificazioni degli ultimi decenni hanno reso impermeabile molte aree pianeggianti naturali del bacino imbrifero, contribuendo al rischio esondazione dello stesso Magra. La Provincia si dimentica che il fiume Magra è fortemente vulnerabile per gli interventi di bonifica, l&#8217;inquinamento e la speculazione edilizia. Nel 1991 un braccio fluviale morto, di grande importanza vegetale e faunistica, è stato quasi interamente colmato. Le spiagge sono sottoposte a forte erosione marina e a manomissione per scopi balneari.</p>
<p>Le escavazioni prospettate sono inutili e nocive, sia perché non risolverebbero il problema del rischio idraulico di persone e cose, anzi aggravandolo in molti casi, sia perché danneggerebbero l’habitat e l’assetto idrogeologico, mettendo a rischio la risorsa idrica di 200.000 persone; oltretutto, anche da un punto di vista economico, per l’Ente pubblico, costerebbe molto meno realizzare opere di arginatura in ambito urbanizzato che non inaugurare una stagione di escavazioni nel fiume: non ci sarebbe quindi il bisogno di rivendersi la ghiaia e la sabbia del fiume.</p>
<p>Chiediamo quindi alla Provincia un’assunzione di responsabilità e di rispetto delle norme sia regionali, nazionali e Comunitarie che regolamento la fruizione e la tutela degli ambienti e del contesto socio-economico insediato nelle aree del Magra: faccia ammenda e progetti opere di arginamento compatibili, in parte già finanziate fin da dopo l’alluvione del Gennaio 2009, e di cui invece pare siano ancora indietro addirittura i progetti, e la smetta di paventare soluzioni, come le escavazioni, buone solo a tacitare un errato immaginario collettivo popolare.</p>
<p>Gli scriventi monitoreranno tutti gli interventi nell&#8217;ambito fluviale del Magra ed hanno avviato richieste agli Enti competenti (Ente Parco compreso) circa le autorizzazioni rilasciate e/o i progetti in fase di realizzazione, allo scopo che le opere prospettate rispettino gli obblighi a norma di legge sulla valutazione di incidenza.</p>
<p>Il Presidente del WWF Regionale Ligure Marco Piombo</p>
<p>Il Presidente di Legambiente Liguria Stefano Sarti</p>
<p>Il Presidente dell’Associazione dei Comitati Spezzini Corrado Cucciniello</p>
<p>Il Presidente della Sez. Italia Nostra La Spezia Serena Spinato</p>
<p>Il Delegato LIPU La Spezia Paolo Canepa</p>
<p>(qui)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Via Turì, chi pagherà 200 mila euro di lavori pubblici?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 16:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono due le fidejussioni rilasciate dagli immobiliaristi di via Turì al Comune a garanzia di 200 mila euro di oneri di urbanizzazione. Ma sono scadute il 22 maggio 2009. Chi pagherà i lavori non eseguiti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>
<div id="attachment_5552" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì4.jpg"><img class="size-full wp-image-5552" title="turì4" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì4.jpg" alt="le villette già costruite" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">le villette già costruite</p></div>
<p>di Carlo Ruocco</h3>
<p>Il permesso di costruire scade il prossimo mese di luglio. Ma le fidejussioni da 195 mila euro rilasciate dall&#8217;Immobiliare Il Sole come garanzia per le opere di urbanizzazione sono già scadute il 22 maggio 2009. In polizza non abbiamo trovato la clausola di rinnovabilità. E ora chi pagherà per i lavori pubblici non completati?</p>
<p>Il giallo delle fidejussioni per la lottizzazione di via Turì invece di chiarirsi si complica. Dunque non solo la società IFIL &#8211; Istituto finanziario italiano e leasing si è dissolta. Non solo esistono dubbi sulla validità di un atto che reca un codice ABI di sei cifre invece di cinque. Non solo l&#8217;Immobiliare Il Sole ha cessato di esistere. Ma i due pezzi di carta che ha in mano il Comune di Sarzana reca una data di scadenza che non lascia dubbi. Insomma la garanzia per le opere pubbliche scadeva un anno e due mesi prima della concessione edilizia. Quale &#8220;buon padre di famiglia&#8221; di normale diligenza coprirebbe i lavori della sua casa con una polizza assicurativa che scade un anno prima della fine dei lavori?</p>
<p><strong>Perché ci occupiamo delle fidejussioni di via Turì.<br />
</strong> Ce ne occupiamo in questo sito del Comitato Sarzana, che botta! perché molto spesso l&#8217;espansione edilizia, la cementificazione del territorio vengono motivate dalla necessità del Comune di far cassa attraverso gli oneri di urbanizzazione. Dunque la trasparenza nella riscossione di tali oneri è una delle condizioni per tutelare il nostro territorio dall&#8217;assalto del &#8220;partito del cemento&#8221;.</p>
<p>Torniamo dunque sul caso di via Turì. Le villette realizzate dall&#8217;immobiliare Il Sole sono già tutte abitate. I due edifici, che sono ancora da completare, che avevamo mostrato in una foto nel primo servizio, non farebbero parte della lottizzazione, anche se alcuni nomi di proprietari dei terreni sono ricorrenti nelle due pratiche. Anche in quel caso i lavori sono fermi.<br />
Per le costruzioni realizzate ci sono da completare solo le opere di urbanizzazione primaria (collegamento all&#8217;acquedotto, parcheggio, illuminazione pubblica, scarichi fognari, incanalamento delle acque piovane, sistemazione e collaudo del ponte sul canale ecc.). Ma la ditta dei fratelli Pangallo, come abbiamo scritto, ha chiuso i battenti e il gruppo di cui fa parte è in concordato preventivo in Tribunale. E così la gente che abita le villette aspetta invano. In via Turì si lava e si cucina con l&#8217;acqua di cantiere. Le strade di accesso non sono illuminate. L&#8217;acqua piovana non è incanalata. Il ponte che introduce alla zona residenziale non ha il certificato di collaudo. A rigore dovrebbe essere sbarrato.</p>
<p><strong>E il Comune che fa?<br />
</strong>Dalla scorsa estate gli abitanti attendono un intervento del Comune. Ma il Comune dice di avere le mani legate: finché il permesso di costruire è attivo, c&#8217;è sempre la possibilità che i lavori vengano eseguiti. Per questo motivo &#8211; dicono sempre all&#8217;Ufficio tecnico &#8211; non è possibile neppure escutere la fidejussione sottoscritta dai Pangallo a favore del Comune a garanzia degli oneri di urbanizzazione.</p>
<p>Siamo proprio sicuri che sia questo il motivo? In un precedente articolo avevamo avanzato dubbi sulla validità della fidejussione da 68 mila euro. La società finanziaria che l&#8217;aveva emessa è stata cassata dalla Banca d&#8217;Italia da oltre un anno. Il suo codice ABI risulta inesistente. Alla sede romana non risponde più nessuno da tempo. L&#8217;Ufficio tecnico però non riesce ad avere notizie neppure da una sede inglese indicata come nuovo recapito.</p>
<p><strong>Due fidejussioni scadute!</strong></p>
<p><strong> </strong>Ora abbiamo scoperto,tornando a esaminare con calma il fascicolo, che le fidejussioni in possesso del Comune sono due: una da 68 mila euro, una seconda da 127 mila euro. Ne abbiamo chiesto copia. Ci è stato risposto che dovranno esaminare la richiesta.<br />
<strong>Paga Pantal0ne?</strong></p>
<p><strong> </strong>Chi pagherà i lavori di via Turì? In Comune agli abitanti che osavano protestare è stato risposto che loro là non potrebbero neppure abitare! Già, ma la residenza l&#8217;ha assegnata l&#8217;anagrafe del Comune di Sarzana. Si presume dopo un sopralluogo della Polizia Municipale, che è transitata su un ponte non collaudato, che ha potuto vedere i pali della luce pubblica senza lampioni, i cavi elettrici non interrati ecc. ecc. Gli abitanti hanno ben diritto a rivendicare le opere pubbliche. E se le fidejussioni non possono essere escusse, se la società non ha più capitali, a pagare potrebbero essere proprio loro.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Rapporto città, fiume, campagna: ripartiamo da piazza Terzi</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/rapporto-citta-fiume-campagna-ripartiamo-da-piazza-terzi/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/rapporto-citta-fiume-campagna-ripartiamo-da-piazza-terzi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 10:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=5589</guid>
		<description><![CDATA[A Sarzana si è inaugurato l'istituto agrario. Ma l'agricoltura perde peso. La città si diffonde e rompe l'equilibrio del rapporto secolare con la campagna. Pubblichiamo un'analisi e una proposta del professor Silvano D'Alto, che riguarda anche piazza Terzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Pubblichiamo l&#8217;intervento del professor Silvano d&#8217;Alto, esperto di sociologia urbana, al convegno di Legambiente sul Consumo del suolo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Più che un intervento è un saggio molto stimolante sulla realtà del nostro territorio. Ha il pregio, non comune agli studiosi di ambito universitario, di concludersi con una proposta su piazza Terzi, tutta diversa dalle previsioni del Piano Botta, che mette al centro della piazza le quattro ruote col megaparcheggio da 600 posti auto e un altro ipermercato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<h3 style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">PER UNA NUOVA LETTURA DELLA ‘CITTÀ DIFFUSA&#8217;</span></h3>
<h3>di <strong>Silvano d&#8217;Alto</strong></h3>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Partirò per il mio intervento dalla trasformazione del rapporto città-campagna a Sarzana.<br />
Alcuni dati ci danno una chiara misura del mutamento epocale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><br />
Nel cinquantennio 1951-2001, nel comune di Sarzana</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><br />
la <strong>superficie agraria</strong> è passata <strong>da 3157 ettari a 1212 </strong>con una <strong>diminuzione del 61,6%</strong>;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><br />
le <strong>aziende agricole</strong> sono passate <strong>da 1900 a 209</strong>, con una caduta dell’89%;</span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><br />
il <strong>settore primario</strong> che nel ’51 rappresentava il <strong>28,8%</strong> della popolazione attiva, al 2001 è il <strong>1,9%</strong>. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><span style="font-size: medium;">Cresce il <strong>settore terziario</strong>: nello stesso cinquantennio passa <strong>da 38,1% al 73,13%</strong><br />
(dati ISTAT). </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> La radicale trasformazione  della struttura demografica del territorio ci conferma che <strong>non possiamo più parlare in senso tradizionale del  rapporto città-campagna</strong>, ma occorre un punto di vista nuovo per la lettura della trasformazione avvenuta e per tentare di comprenderne l’evoluzione.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
Trovo utile servirmi per tale nuova lettura del punto di vista termodinamico</strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
<strong> </strong></span></p>
<div id="attachment_5634" class="wp-caption alignright" style="width: 289px"><strong><strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/Triple_expansion_engine_animation.gif"><img class="size-full wp-image-5634" title="Triple_expansion_engine_animation" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/Triple_expansion_engine_animation.gif" alt="sistema termodinamico (da wikipedia)" width="279" height="204" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">sistema termodinamico (da wikipedia)</p></div>
<p><span style="font-size: medium;">La termodinamica studia i processi di conversione del calore in  lavoro e viceversa. <strong>La macchina termodinamica</strong></span> <span style="font-size: medium;">– il prototipo è la macchina a vapore –<strong> funziona come flusso di calore tra </strong>una fonte ad alta temperatura (ad esempio, il vapore in caldaia) del </span><strong><span style="font-size: medium;"><em>sistema</em></span><span style="font-size: medium;"> e i serbatoi di scarico nell’</span><span style="font-size: medium;"><em>ambiente</em></span></strong><span style="font-size: medium;">, dove il calore, dopo essere stato trasformato in lavoro, diviene calore a bassa temperatura (15-18 gradi), perdendo la sua capacità di produrre ulteriore lavoro. La terra è un sistema termodinamico, l’universo è un sistema termodinamico, ogni organismo è un sistema termodinamico. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Nel flusso di calore l’energia si conserva,  per il primo principio della termodinamica – l’energia del mondo è costante – ma si degrada. Questo fenomeno si chiama entropia. Il secondo principio della termodinamica dice appunto che “l’entropia del mondo tende ad un massimo” (Clausius, 1865). Si può riassumere il tutto così: l’ordine del sistema produce disordine nell’ambiente. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non tutto il calore fornito ad una macchina termica ha la capacità di trasformarsi in lavoro. Prigogine distingue  una entropia interna al sistema (i flussi ‘dissipati’, perduti, che non possono essere riportati alla sorgente calda con una  ideale inversione di funzionamento della macchina termica) da una entropia esterna, quella che si produce con la trasformazione utile del calore in lavoro. L’entropia è una condizione nella quale evolve il mondo: è una cosmologia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> <strong>Il rapporto città-campagna della nostra storia si può leggere come un sistema termodinamico</strong>:<br />
<strong>l’ordine del sistema (la città) produce disordine nell’ambiente (la campagna), secondo il comportamento della macchina termodinamica.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Ma <strong>la campagna aveva elaborato la attitudine virtuosa di trasformare i rifiuti della città in risorse per la fertilità della terra</strong>. E lo stesso contadino, chiuso nella rigida distinzione di ceto, era a servizio della città e del suo benessere. Veniva tenuto nella sua condizione servile. La città della nostra storia ha dominato la campagna, ma <strong>la campagna ha saputo elaborare le sue regole, i suoi costumi, i suoi valori, la sua saggezza ecologica, dando vita, con la città,  ad un sistema equilibrato,</strong> per quanto rigorosamente diviso in due ceti: cittadino e contadino. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Il rapporto città-campagna si attuava in condizione ben definite di tempo e di spazio: era delimitato nel tempo e nello spazio. Ogni  rapporto città-campagna aveva suoi propri confini “sino al confine d’altro popolo che prende il nome d’altra città” (Cattaneo). <strong>Il disordine veniva riciclato in ordine </strong>in un contesto spazialmente definito. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> <strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/citta-campagna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5641" title="citta-campagna" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/citta-campagna-300x300.jpg" alt="citta-campagna" width="217" height="217" /></a></strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
Oggi intorno alle nostre città manca il serbatoio di scarico del disordine prodotto dalla città</strong>, perché quel rapporto ha cambiato modalità di funzionamento:<br />
per eliminare il disordine ci sono <strong>le </strong></span><strong><span style="font-size: medium;"><em>discariche</em></span><span style="font-size: medium;"> e gli </span><span style="font-size: medium;"><em>inceneritori</em></span></strong><span style="font-size: medium;"><strong>.</strong> Ma <strong>raramente sono virtuosi</strong>, ossia produttori di uno scambio energeticamente positivo con la città (sono per lo più processi inquinanti). Con la globalizzazione i serbatoi di scarico sono dispersi sul pianeta, coerentemente con la grande frammentazione dei processi produttivi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
Nel territorio, <strong>oggi non abbiamo più né città né campagna</strong>, ma una crescente urbanizzazione continua e diffusa, chiamata appunto dagli esperti ‘<strong>città diffusa’ o </strong></span><strong><span style="font-size: medium;"><em>sprawl</em></span></strong><span style="font-size: medium;"> <strong>urbano: per la forma disordinata e ‘sgangherata’ ( to sprawl = sedere sgangheratamente) con cui gli oggetti urbanistici si dispongono sul territorio</strong>. La ‘città diffusa’ continua a crescere indefinitamente producendo grandi quantità di entropia, cioè disordine che non riesce a controllare. <strong>La perdita del virtuoso serbatoio di scarico della campagna impedisce la chiara separazione tra sistema e ambiente</strong>: così il sistema produce disordine nei suoi stessi spazi di funzionamento. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Nella prospettiva termodinamica, <strong>la città della storia (sistema città-campagna) e la ‘città diffusa’ sono ‘sistemi aperti’, cioè scambiano materia ed energia con l’esterno</strong>. Ora questi sistemi, <strong>per funzionare bene, virtuosamente secondo natura, dovrebbero evolvere verso forme di  equilibrio termodinamico</strong>, ossia tali che, da un certo punto in poi, la produzione di entropia, cioè di disordine, resti costante nel tempo. In altri termini, che la sua variazione nel tempo, sia uguale a zero. Era questa la condizione in cui evolveva nella nostra storia, il pregresso rapporto città-campagna.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Tali sistemi aperti sono detti (da Prigogine) </span><span style="font-size: medium;"><em>sistemi dissipativi</em></span><span style="font-size: medium;">, perché funzionano con grandi input di energie e grande produzione di entropia (scaricata nell’ambiente), ma hanno una capacità particolare: quella di auto-organizzarsi.  L’auto-organizzazione è un processo spontaneo in cui le differenti parti del sistema si cercano e si relazionano in forme nuove per produrre una nuova configurazione di equilibrio che chiameremo </span><span style="font-size: medium;"><em>stato stazionario</em></span><span style="font-size: medium;">, ossia con produzione </span><span style="font-size: medium;"><em>minima</em></span><span style="font-size: medium;"> di entropia. Stato stazionario non significa  dunque statico, ma che il sistema </span><span style="font-size: medium;"><em>evolve</em></span><span style="font-size: medium;"> in uno configurazione stabile di equilibrio del flusso termodinamico. In questa evoluzione il sistema ha la capacità di seguire percorsi imprevedibili, ossia capaci di produrre </span><span style="font-size: medium;"><em>novità</em></span><span style="font-size: medium;">, cioè un fenomeno inatteso. Per giungere allo stato stazionario bisogna che il sistema non sia soggetto a continui input energetici, che ne impedirebbero l’assestamento nello stato stazionario.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<div id="attachment_5652" class="wp-caption alignright" style="width: 238px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/siena.jpg"><img class="size-full wp-image-5652" title="siena" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/siena.jpg" alt="siena" width="228" height="261" /></a><p class="wp-caption-text">Siena</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">Tornando all<strong>e città della nostra storia, la loro evoluzione relativamente lenta ci conferma che esse crescevano in progressive condizioni di stati stazionari. Ossia si trasformavano, ma poi si fermavano, per così dire riposavano, producevano relazioni piuttosto che espansioni.</strong> Con ciò, hanno saputo produrre straordinarie novità urbane: il palazzo pubblico, la cattedrale, la piazza del mercato sono stati momenti innovativi, sorti  come momenti di novità e di risignificazione globale del senso urbano.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong>La ‘città diffusa’ è un sistema fortemente dissipativo con scarse capacità di autoregolazione</strong>: perché continuamente soggetta a nuovi input di energia che determinano continue variazioni di entropia, cioè incrementando sempre più il disordine. <strong>Si costruisce, si costruisce, si costruisce</strong>: per una spinta incontrollabile. Senza, o con scarse capacità, di autoregolazione, ossia di produrre ordine. </span><span style="font-size: medium;"><em>La ‘città diffusa’ funziona con il consumo incessante di suolo</em></span><span style="font-size: medium;">. Limitare il consumo di suolo vuol dire ridurre l’entropia, diminuire la spinta dissipativa prodotta delle catene di flussi che in continuazione la investono. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Nella città diffusa occorre cercare</span><span style="font-size: medium;"><em> relazioni</em></span><span style="font-size: medium;"> – piuttosto che incrementi del flusso entropico – ossia andare verso lo stato stazionario. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> La città diffusa, dovrebbe, come tutti sistemi viventi, adottare il </span><span style="font-size: medium;"><em>principio di entropia minima</em></span><span style="font-size: medium;">, con l’obiettivo di fuggire da uno stato finale di equilibrio. La vita si svolge lontano dall’equilibrio, ma ciò deve avvenire nella relativa stabilità dei flussi di energia, non nella continua variazione del flusso entropico:  che conduce ad una condizione permanente di caos, senza dare tempo al sistema di auto-organizzarsi  (sfuggendo così anche alla deriva tecnocratica e autoritaria) e di produrre la novità. Con la conseguenza di cadere progressivamente verso una configurazione in cui non ci sono più differenze (perché manca una chiara definizione del rapporto sistema-ambiente)  giungendo alla morte termica. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> <strong>La città diffusa, con la sua ripetizione di oggetti sempre più indifferenziati e sempre meno relazionati – se non in termini meccanici – conduce necessariamente alla morte della città</strong>. Abbiamo visto nel film proiettato (&#8221;Il suolo minacciato&#8221;, ndr &#8211; <a href="http://parma.repubblica.it/multimedia/home/22849230" target="_blank">qui il trailer</a>) tanti capannoni vuoti, orribili negli spazi storici della campagna: esprimono la morte della città. E anche la morte della stessa campagna perché questa, come diceva bene Salzano, non ritornerà mai più nella sua capacità di ritrovare il senso della fertilità e della bellezza della terra produttiva.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<div id="attachment_5663" class="wp-caption aligncenter" style="width: 624px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/sarzana_diffusa.jpg"><img class="size-full wp-image-5663" title="sarzana_diffusa" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/sarzana_diffusa.jpg" alt="Sarzana, cittadina &quot;diffusa&quot; (immagine dal manifesto elettorale dell'amministrazione uscente)" width="614" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Sarzana, cittadina &quot;diffusa&quot; (immagine dal manifesto elettorale dell&#39;amministrazione uscente)</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong>A Sarzana</strong>, piccola città dove le relazioni sociali si mantengono molto strette e quasi faccia a faccia, <strong>il fattore centrale del divenire urbano è stata la </strong></span><strong><span style="font-size: medium;"><em>rendita urbana</em></span></strong><span style="font-size: medium;"><strong>: diffusa su una forma di proprietà del suolo estremamente frammentata.</strong> Non si tratta di un fenomeno tipico di Sarzana, perché è un dato costante del nostro territorio italiano. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Su questo nodo <strong>convergono i tre fondamentali agenti della trasformazione diffusa</strong>: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">1) i nuovi, crescenti, <strong>bisogni della famiglia in espansione </strong>(la casa: per sé, per i figli per i nipoti, per l’affitto estivo); </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">2)<strong> le piccole imprese che lucrano la  rendita dagli appezzamenti di terreno inedificati, anche modesti, intorno a nuclei edificati</strong> (ad es. i cosiddetti lotti di completamento) o ad aree interstiziali; infine </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;">3) <strong>gli agenti istituzionali, o Amministratori, che hanno lo  sguardo prevalentemente rivolto alla conferma del consenso. Così nasce quel fenomeno di densificazioni diffuse, frammentate socialmente e culturalmente improduttive, che impedisce qualsiasi disegno di vera trasformazione urbana e urbanistica del territorio</strong>. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong>Occorre dunque vedere e pensare il territorio della città diffusa con sguardo nuovo</strong>, anche se il disastro sembra irreversibile. Passare dalla </span><span style="font-size: medium;"><em>linearità</em></span><span style="font-size: medium;"> che semplifica e settorializza alla </span><span style="font-size: medium;"><em>complessità</em></span><span style="font-size: medium;"> che sostituisce la visione settorializzata e statica (la lottizzazione, la rigida e greve separazione funzionale) con l’approccio della complessità dinamica. <strong>Studiare non le cose, gli oggetti urbanistici, ma il senso delle cose</strong>: ossia i flussi che le definiscono in termini di relazione e di informazione, di nuovo pensiero e nuovo linguaggio. </span><span style="font-size: medium;"><em>Cercare ciò che connette </em></span><span style="font-size: medium;">le parti tra loro (relazione, identità memoria) e ogni parte col tutto. Per ritrovare la città: come massimo valore della nostra cultura e della nostra civiltà.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Perciò <strong>occorre passare dalla città diffusa</strong>, sgangherata e sconnessa <strong>con i suoi elementi indipendenti gli uni dagli altri </strong>– monadi incomunicanti – <strong>ad un sistema di relazioni in cui le parti sono in simbiosi e si coalizzano </strong>in un tutto unico. A far nascere quel fenomeno che ha prodotto le città della storia: una nuova </span><span style="font-size: medium;"><em>forma di comunità</em></span><span style="font-size: medium;">, oggi non più contenuta dentro le mura, ma spazialmente e socialmente aperta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Dovremmo ora chiederci <strong>quali sono le relazioni nel territorio sarzanese che possono produrre nuova complessità di relazioni tra le sue parti, ossia </strong></span><strong><span style="font-size: medium;"><em>come cercare la nuova città</em></span></strong><span style="font-size: medium;"><strong>.</strong> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;">Tre relazioni mi sembra emergano come oggetto di riflessione e di indagine: </span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;"><br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;">a)  il rapporto orti-urbani–città,</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;"><br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;">b) il rapporto 	‘parco-campagna’ – città,</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;"><br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;">c) il rapporto 	‘fiume-città’ .</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><span style="font-size: medium;"><br />
</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/cityfarm.jpg"><img class="size-medium wp-image-5667 alignright" title="cityfarm" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/cityfarm-225x300.jpg" alt="cityfarm" width="225" height="300" /></a>a) <strong>La diffusione del fenomeno orti urbani è molto evidente nel territorio di Sarzana. Esso non è solo un fenomeno locale, ma ormai diffuso in tutta Europa e nel mondo. </strong>Nello sprawl della piana sarzanese nasce tale fenomeno – per noi positivo – di una produzione agricola che non è definita dalla filiera mercantile, ma che esprime il piacere del rapporto pieno e libero con la fertilità della terra, con un impegno che ha spesso nel ‘dono’ dei prodotti coltivati la sua motivazione profonda. Entrare nel circuito virtuoso di una storia millenaria: dare-ricevere-scambiare. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Cercare un </span><span style="font-size: medium;"><em>nuova alleanza</em></span><span style="font-size: medium;"> tra città e campagna: anche con questo fenomeno, parziale ma già in atto, che nasce dalla dissolvenza del sistema contadino. Tale che, oggi, avrebbe bisogno di uscire dalla individualità solitaria dei comportamenti per approdare ad una fase di socializzazione di questo tipo di produzione. Dovrebbe essere il nuovo dono della campagna alla città, la quale dovrebbe ricambiare con ciò che storicamente è stata la sua genialità: la capacità di organizzazione cittadina, oggi perduta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> b) Il <strong>‘Parco-campagna’ </strong>è una realtà che si sta lentamente e positivamente consolidando nel territorio sarzanese. Non si deve tradurre in mera conservazione, producendo indifendibili confini: ma essere ricerca di nuove relazioni al suo interno e con il più ampio territorio. Quando la domenica le strade del Parco-campagna si riempiono di visitatori nasce la città: perché c’è incontro, mescolanza, vivacità di comportamenti, memoria del passato. Inversamente, quando una pianta o un prodotto del parco-campagna entrano in città è tutta la città che, per un tempo, si fa campagna.  Gli orti urbani potrebbero farsi principio di relazioni nuove tra città e campagna.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> c) <strong>Il fiume</strong> è una costante ecologica della grande storia del territorio sarzanese. Nello storico rapporto città-campagna, il fiume è stato una straordinaria risorsa di cultura e di socialità. <strong>Ci dobbiamo chiedere cosa connette oggi il fiume a questa ampia, generale, realtà della città diffusa</strong>.  Oggi sono sistemi incomunicanti. Qualche decennio fa si entrava a Sarzana dalla via Aurelia attraversando il ponte romano sul fiume Magra. Il percorso a fianco degli argini e l’attraversamento del fiume, ti faceva portare ‘dentro di te’ – nel contatto con la città, – il  senso del fiume, la freschezza della sua vegetazione, la umidità del luogo. Entravi a Sarzana con uno spirito di rasserenante disposizione. Un mondo perduto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> <strong>Che dire invece della greve urbanizzazione di via Muccini – che si situa a qualche centinaio di metri in linea retta dal fiume – proposta dal progetto Botta che dimentica quella relazione?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/distanza-fiume-muccini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5679" title="distanza fiume muccini" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/distanza-fiume-muccini.jpg" alt="distanza fiume muccini" width="625" height="254" /></a></strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Piazza Terzi dovrebbe in futuro – dimenticando Botta –  assumere il valore di matrice di una nuova urbanità: producendo una ricca complessità di relazioni col territorio sarzanese e col mondo. Lì si è concentrata  un forte memoria del passato: nel mercato ortofrutticolo, che serviva le piazze di Spezia e di Carrara, come momento di straordinaria vitalità urbana.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p><span style="font-size: medium;"> </span>Riporto<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/06/a-favore-del-recupero-di-un-legame-perduto/" target="_blank"> la bella memoria di Simona Giorgi </a>per il blog di “Sarzana, che botta”:  “il mercato di p.zza Terzi aveva 2 turni di apertura: uno all&#8217;alba e uno pomeridiano. Il nonno conosceva tutti e ogni volta non erano solo affari quello di cui si parlava, ma erano intensi momenti di confronto e di conoscenza. Al suo interno il mercato risuonava delle decine e decine di voci, maschili e femminili, e dei rumori di cassette spostate e pesate, di carrelli per il trasporto delle stesse e dell&#8217;acqua che serviva per mantenere freschi i prodotti. Nella medesima struttura si svolgeva, una volta all&#8217;anno, a Settembre, la tradizionale fiera degli uccelli, ora spostata nel viale della Stazione e nelle due piazze adiacenti.”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: medium;"> Sarebbe importante far leva su questo valore del rapporto città-campagna elevandolo a ricerca di relazioni col mondo, in particolare con l’Europa: <strong>fare di Piazza Terzi il luogo di incontro dei prodotti del rapporto città-campagna della storia europea</strong>.  Nei quali si esalta il senso del rapporto faccia a faccia e del prodotto artigianale. Nuovo Mercato, Festa, Spettacolo: un Teatro all’aperto, di natura e di cultura, matrice di un nuovo senso della città e novità nella competizione tra città. </span></p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><span style="font-size: medium;">Questa dovrebbe essere la nuova Piazza Terzi.</span></strong></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		<title>Caleo, il bilancio di mandato e mille proteste</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 01:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'angolo della Satira]]></category>

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		<description><![CDATA[La giunta Caleo ha fatto elaborare da consulenti per la modica cifra di 14mila Euro, dato alle stampe e distribuito capillarmente (spese non quantificate!) una brochure in carta patinata e tante foto un peana del suo operato in cinque anni. Visto l&#8217;approssimarsi delle amministrative, i soliti malevoli l&#8217;hanno genericamente definita strumento di propaganda elettorale. Ma questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/caleo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5619" title="caleo7" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/caleo7.jpg" alt="caleo7" width="130" height="109" /></a>La giunta Caleo ha fatto elaborare da consulenti per la modica cifra di 14mila Euro, dato alle stampe e distribuito capillarmente (spese non quantificate!) una brochure in carta patinata e tante foto un peana del suo operato in cinque anni. Visto l&#8217;approssimarsi delle amministrative, i soliti malevoli l&#8217;hanno genericamente definita strumento di propaganda elettorale. Ma questo strumento di propaganda ha in realtà un nome preciso e altisonante: Bilancio di fine mandato. Ben lungi dal censurare l&#8217;iniziativa (compito semmai da Corte dei Conti dal momento che il bilancio di fine mandato non è previsto da alcuna legge) usiamo impropriamente questo  angolo della satira per elevare una formale protesta all&#8217;Amministrazione: apprendendo dai quotidiani che le copie stampate sono 8000 e le famiglie sarzanesi circa 9000, chiediamo vengano immediatamente rese disponibili le copie mancanti per non privare circa 1000 famiglie della visione di questa perla di trasparenza. Tranquillizziamo la giunta Caleo: anche questa volta, le spese ce le sobbarchiamo noi cittadini!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Via Turì, il giallo di una fidejussione di &#8230; carta</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 18:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[In Via Turì il Comune potrebbe sostituirsi all'Immobiliare, forte di una fidejussione da 64 mila euro, rilasciata a garanzia degli oneri di urbanizzazione. Peccato però che la società che l'ha rilasciata sia sparita nel nulla, cancellata dalla Banca d'Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Ruocco</strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/talevi_rimp.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5587" title="talevi_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/talevi_rimp.jpg" alt="talevi_rimp" width="150" height="113" /></a>Per le opere pubbliche ancora da ultimare in via Turì l’Amministrazione comunale potrebbe sostituirsi all&#8217;Immobiliare Il Sole, escutendo una fidejussione di 64 mila euro allegata alla convenzione, stipulata il 19 giugno 2006 tra l’ingegner Talevi per il Comune e i legali rappresentanti dell’Immobiliare Patrizia e Antonino Romeo, Stefano e Massimiliano Pangallo. Ma la società IFIL (Istituto finanziario italiano e leasing) , che ha emesso la fidejussione, è sparita. Almeno dall’Italia. Dalla sua sede romana non emana nessun segno di esistenza in vita. In Comune dicono che risulta trasferita a Londra, assumendo la denominazione sociale di IFIL International House. Nulla a che vedere, presumiamo, con la nota scuola di lingua inglese, presente anche nella nostra città. Avrebbe sede al 223 di Regent Street. Ma sempre in Comune non sono riusciti a rintracciarla.</p>
<p>Sul documento depositato in Comune la società finanziaria sarebbe collegata all&#8217;Istituto San Paolo di Torino. Ma se si va su Internet si hanno tutt&#8217;altre informazioni.<br />
Digitando la denominazione sociale che compare sul frontespizio della fidejussione, compare un sito Group IFIL web. Scorrendo, si ha l&#8217;impressione di una scatola vuota. Alla voce &#8220;La struttura del gruppo&#8221;, vengono descritte le funzioni delle varie direzioni (amministrativa, commerciale ecc.). Una descrizione generica buona per tutte le società. Non un nome di un direttore, non un organigramma societario.</p>
<p>Non si ha miglior fortuna cliccando sulla voce &#8220;Il gruppo in Italia&#8221;. Vuoto assoluto in tutte e tre le aree (Nord, Centro, Sud e Isole). E le società correlate indicate sono Project e Finance srl e Ambrosiana srl. Nessuna traccia della banca torinese. Alla voce &#8220;L&#8217;attività nel settore delle garanzie fidejussorie&#8221; viene spiegata cos&#8217;è una fidejussione, come si articola. Ma dell&#8217;attività della società non c&#8217;è traccia.</p>
<p>Sempre su Google la voce IFIL Istituto finanziario italiano e leasing compare alla terza voce tra le 106 cancellate dalla Banca d&#8217;Italia. Sede a Roma in via Fabio Massimo 88. Cancellata il 18 febbraio 2008.<br />
Una notizia di un certo conforto per l&#8217;ingegner Talevi. Vuol dire che nel giugno 2006 esisteva e il codice ABI 331272 potrebbe non essere una patacca come in un&#8217;altra circostanza.</p>
<p>Se poi si digita su Google Ifil International House, si ottiene come primo risultato di ricerca &#8220;Sarzana, che botta!&#8221;. Insomma ce la siamo inventata noi! C&#8217;è una Ifil, ma è la finanziaria della famiglia Agnelli.</p>
<p>Dunque una scatola vuota? Non sarebbe la prima volta che l’Amministrazione comunale di Sarzana si trova con un pezzo di carta non esigibile. Ciò che non si capisce è perché il Comune e i suoi dirigenti non chiedano fidejussioni emesse da banche di provata esistenza e attività.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Profitti privati, costi pubblici &#8230;&#8230; Via Turì, urbanizzazione selvaggia. Chi paga?</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/profitti-privati-costi-pubblici-via-turi-urbanizzazione-selvaggia-chi-paga/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Oneri di urbanizzazione non pagati, convertiti in opere pubbliche che non vengono realizzate. Via Turì è l'ultimo scandalo. A pagare sono le famiglie che acquistano la villetta dei loro sogni. E il Comune (cioè i contribuenti) che devono rimediare. Iniziamo un'inchiesta sull'urbanistica a Sarzana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Ruocco</strong></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1010998.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5545" title="turi" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1010998.jpg" alt="turi" width="320" height="240" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Le villette sono state quasi tutte costruite e vendute. Solo una è ancora allo stato di scheletro di cemento armato. Un’altra è da completare.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<div id="attachment_5552" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì4.jpg"><img class="size-full wp-image-5552" title="turì4" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì4.jpg" alt="le villette già costruite" width="320" height="240" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Ma la maggior parte sono già abitate. Alcune da un anno, altre da un paio d’ anni.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_5553" class="wp-caption alignright" style="width: 330px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì5.jpg"><img class="size-full wp-image-5553" title="turì5" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì5.jpg" alt="cavi elettrici non sepolti" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">cavi elettrici non sepolti</p></div>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Ma le opere di urbanizzazione primaria non sono state ultimate.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">..</span></p>
<p>Addirittura l’Acam non ha ancora portato l’acqua nelle case, perché il Comune non ha ancora acquisito il ponte di accesso attraverso il quale dovrebbero passare le tubature. Le famiglie vanno avanti con l’acqua di cantiere.<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">..<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/villette_a_schiera.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5576" title="villette_a_schiera" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/villette_a_schiera.jpg" alt="villette_a_schiera" width="383" height="287" /></a></span></p>
<p>L’Immobiliare Il Sole, che ha realizzato le villette, è …. tramontata. Non dà segni di vita, non risponde né agli acquirenti, né al Comune e non prosegue le opere.</p>
<p style="text-align: left;">Questo scandalo edilizio è ambientato in via Turì, sulla sponda sinistra del canale, l’unica dove il piano regolatore ha previsto massicci insediamenti di villette a schiera. Qui avevano acquistato i terreni le famiglie calabresi. La sponda destra è ancora largamente verdeggiante. I proprietari sono in prevalenza sarzanesi. Un caso di “razzismo” alla rovescia.</p>
<p style="text-align: left;">A farne le spese le famiglie che hanno investito i loro risparmi nel villaggio realizzato dall’Immobiliare, che ha sede in via Pecorina.</p>
<p>Ieri mattina una delegazione di proprietari si è recata per l’ennesima volta all’Ufficio territorio per richiamare l’attenzione sulle gravi carenze di opere pubbliche. Oltre ai disagi, a preoccupare gli abitanti delle villette è una gora naturale, che è stata occlusa, dalla quale tracima acqua in caso di abbondanti piogge. Insomma temono di finire sott’acqua e temono per la stabilità del terreno, perché l’acqua – dicono &#8211; da qualche parte s’incanala.</p>
<p>Non è la prima volta che i proprietari delle villette investono del loro caso il Comune. All’inizio dell’estate attraverso la Consulta dei Grisei era stato chiesto l’intervento dell’ingegner Talevi.</p>
<p>Ma da allora poco o nulla si è mosso. Anzi. In Comune gli abitanti si sono sentiti rinfacciare che loro quelle case non potrebbero neppure abitarle, perché sono prive del certificato di abitabilità.</p>
<p>Eppure un notaio ha stilato i rogiti di compravendita e l’anagrafe, altro braccio operativo del Comune, ha rilasciato a tutte le famiglie i certificati di residenza in via Turì. Per molte famiglie si tratta di prima casa, per il cui acquisto hanno anche acceso un mutuo ipotecario con le banche, presentando i documenti redatti da pubblici ufficiali.<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1020003.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5546" title="turì" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1020003.jpg" alt="turì" width="320" height="240" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Lo stesso ponte di accesso al quartiere è ancora quello di cantiere usato dalle betoniere: è al grezzo, mancano i parapetti di sicurezza, non è asfaltato.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">..<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1020001.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5543" title="turì1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/P1020001.jpg" alt="turì1" width="240" height="320" /></a>.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Il parcheggio previsto è appena abbozzato. I muretti di recinzione della sede stradale sono abbozzati e dell’illuminazione pubblica esistono solo i pali: mancano i lampioni e, soprattutto, la linea elettrica.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
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<p><span style="color: #ffffff;">..</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<div id="attachment_5554" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì6.jpg"><img class="size-full wp-image-5554 " title="turì6" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/turì6.jpg" alt="acque di scolo non incanalate" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">acque di scolo non incanalate</p></div>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Solo l’estate scorsa le famiglie hanno ottenuto il nulla osta dai Vigili del fuoco per l’impianto di GPL. La realizzazione originaria non era a norma. Ma manca ancora tutta la messa in sicurezza delle infrastrutture (canalizzazione delle acque, ponte di accesso sul canale).</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
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<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente: campagna contro il consumo di suolo</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/legambiente-campagna-contro-il-consumo-di-suolo/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 00:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative di altri]]></category>

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		<description><![CDATA[Legambiente Liguria a Sarzana per la Campagna contro il consumo di suolo. Venerdì 19 Febbraio
alle ore 16.30 CONVEGNO con la partecipazione di Giovanni Spalla e Silvano D'Alto. All'interno i dettagli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/stop-cemento.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5529" title="stop cemento" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/stop-cemento.jpg" alt="stop cemento" width="400" height="263" /></a></p>
<p>Legambiente Liguria ha scelto Sarzana come luogo in cui organizzare le due giornate (giovedì 18 e venerdì 19 febbraio) della <strong>Campagna contro il consumo di suolo</strong>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h4>Giovedì 18, alle 11.45</h4>
<p>iniziativa in Piazza Terzi</p>
<p>con striscioni</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h4>Venerdì 19 Febbraio</h4>
<h4>alle ore 16.30</h4>
<p>presso il Comitato ARCI di Sarzana in Via Landinelli 88 (Casa del Mutilato)</p>
<h3><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/CARTINA_prosp2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5511" title="CARTINA_prosp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/CARTINA_prosp2.jpg" alt="CARTINA_prosp" width="398" height="230" /></a>CONVEGNO SUL CONSUMO DEL SUOLO</h3>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Intervengono</p>
<p>Stefano Sarti, Presidente Legambiente Liguria</p>
<p>Giovanni Spalla, Presidente Comitato Scientifico Legambiente Liguria</p>
<p>Santo Grammatico, Coordinatore Generale Legambiente Liguria</p>
<p>Alessandro Poletti, Portavoce Coord. per Marinella, Presidente Circolo Val di Magra</p>
<p>Silvano D&#8217;Alto, Università di Firenze</p>
<p style="text-align: center;">&#8230;..</p>
<p><em>Comunicato Stampa  di Legambiente                                                                     Genova, 16 Febbraio 2010</em></p>
<p align="center"><strong>AL VIA NELLA PROVINCIA DI LA SPEZIA </strong></p>
<p align="center"><strong>STOP AL CEMENTO!</strong></p>
<p align="center"><strong>LA CAMPAGNA DI</strong><strong> LEGAMBIENTE</strong><strong> CONTRO IL CONSUMO DI SUOLO</strong></p>
<p>Si apre nella Provincia di La Spezia la campagna “Stop al cemento” contro il consumo di suolo. Legambiente Liguria proporrà quattro giorni di iniziative a Sarzana e Lerici.</p>
<p>Si inizia a Sarzana, giovedì 18 e venerdì 19 sarà presente presso la scuola liceo Parentuccelli, Piazza Don Ricchetti la Mostra ad ingresso gratuito “Il consumo di suolo” con orario 8:30 – 13:00 per le scuole e 16:00 – 19:00 (solo il giovedì 18) per il pubblico. Sempre il giorno 19 alle ore 17.00 presso l&#8217;Arci Sarzana, Via Landinelli 88 incontro aperto al pubblico “L&#8217;Urbanistica in Val di Magra tra caos e saturazione: 50 anni di colonizzazione edilizia verso quali prospettive future?” con la proiezione del video “Il suolo minacciato”.</p>
<p>Il 22 e il 23 la mostra  sul consumo di suolo si sposta a Lerici, presso il Circolo ARCA Auser, Via Gerini 40 sempre con orario 8:30 – 13:00 ambedue i giorni per le scuole e 16:00 – 19:00 per il pubblico. Il giorno 23 sempre presso il Circolo ARCA Auser dalle ore 18.00 è previsto l’incontro: “Il territorio di Lerici: Natura o Cemento? Valestrieri, un Parco per Lerici”.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/LOCANDINA-SARZANA-CONSUMO-SUOLO-1.pdf" target="_blank">LOCANDINA SARZANA CONSUMO SUOLO-1</a>.</p>
<p><strong>Ufficio Stampa</strong><strong> 3292337974               3292337973</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Elezioni, il Comitato non scende in campo</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/elezioni-il-comitato-non-scende-in-campo/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/elezioni-il-comitato-non-scende-in-campo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 18:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=5409</guid>
		<description><![CDATA[Il Comitato "Sarzana, che botta!" non scenderà in campo nella campagna elettorale. La scelta del direttivo è stata ratificata dall'assemblea. Gli aderenti potranno impegnarsi a titolo personale, anche candidandosi, secondo le proprie convinzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/1_1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5447" title="1_1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/1_1.jpg" alt="1_1" width="400" height="259" /></a>Un fantasma si è aggirato per mesi per la città e turbava i sonni dei partiti: la lista civica del Comitato Sarzana, che botta! . Per esorcizzarla si sono cimentati un po&#8217; tutti in consiglio comunale. Qualche consigliere si è prodotto in affermazioni, che addirittura erano lesive della dignità dello stesso consiglio. &#8220;Vedremo se questo Comitato è veramente disinteressato nella sua azione o se ambisce a entrare in questo consiglio&#8221;. Tradotto vuol dire che in Consiglio comunale ci va solo gente interessata &#8230;.. Basta andarsi a rileggere la seduta del 30 marzo dello scorso anno per cogliere l&#8217;ilarità di certe affermazioni.</p>
<p>Ebbene tranquilli: il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; non partecipa ad alcuna lista civica, non appoggia alcun partito politico alle prossime elezioni amministrative. E&#8217; nato come associazione partecipata da centinaia di cittadini di ogni orientamento politico, che amano la loro città e che amano l&#8217;impegno civile. E&#8217; nato con l&#8217;aspirazione di favorire la partecipazione dei cittadini alle scelte che investono il territorio. Ha riportato in città l&#8217;interesse per l&#8217;urbanistica, opposto all&#8217;urbanistica degli interessi forti.</p>
<p>Questa la decisione assunta dal direttivo e autorevolmente avallata in assemblea il 6 febbraio dell&#8217;ex procuratore Rodolfo Attinà, che ha richiamato tutti al rispetto dello Statuto.</p>
<p>I suoi aderenti, a cominciare dai membri del direttivo, potranno compiere le scelte che ritengono più opportune: schierarsi, candidarsi, sostenere liste, votare, astenersi, in totale libertà. Senza coinvolgere o, peggio, strumentalizzare l&#8217;attività del Comitato, ma semmai portando l&#8217;esperienza, il metodo rigoroso di analisi, che in questi mesi abbiamo sviluppato, al servizio delle istituzioni.</p>
<p>Se qualcuno del Comitato entrerà in consiglio comunale, sotto qualsiasi bandiera, vorrà dire che nel prossimo consiglio ci sarà almeno un consigliere che leggerà le carte e le relazioni, che ascolterà le osservazioni dei cittadini, prima di alzare la manina, pro o contro. E sarà già una crescita di democrazia.</p>
<p>Buon voto a tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corona sull&#8217;ex Mercato: &#8220;La storia non si cancella&#8221;</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/corona-sull%e2%80%99ex-mercato-%e2%80%9cla-storia-non-si-cancella%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 21:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[Le lacrime di Corona, presidente dell'Hockey Sarzana, sull'ex Mercato. Sul sito della società ha scritto: "L'illustre architetto ticinese ha deciso la sua fine". Lacrime di coccodrillo. Corona ha votato il Piano Botta in Consiglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/corona_rimp1.JPG"><img class="alignright size-full wp-image-5377" title="corona_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/corona_rimp1.JPG" alt="corona_rimp" width="149" height="133" /></a></p>
<h3><span style="font-weight: normal;">di </span>Roberta Mosti <span style="font-weight: normal;">e <strong>Carlo Ruocco </strong></span></h3>
<p>Maurizio Corona è uno di quelli a cui la carica di presidente piace. Ne ricopre due: presidente del Consiglio Comunale di Sarzana e presidente dell&#8217;Hockey Sarzana. Ma anche lui è caduto sul conflitto di interesse. Roberta Mosti ha scovato nell&#8217;archivio del sito dell&#8217;Hockey Sarzana uno scritto firmato da Corona presidente sportivo. E&#8217; del 19 marzo 2009. Già il titolo è tutto un programma: &#8220;La storia è di chi la scrive, non di chi la racconta&#8221;.<br />
E Corona la storia, nell&#8217;articolo, la racconta. E&#8217; la storia dell&#8217;ex Mercato ortofrutticolo di Sarzana, &#8220;crocevia di tutti gli agricoltori della Val di Magra &#8230;.. luogo in cui i contadini di tutta la vallata scendevano per vendere al miglior offerente il loro raccolto&#8221;. Situato per giunta in una piazza dedicata al sindaco Terzi dell&#8217;eroica Sarzana del 1921. E sottolinea: &#8220;Il più importante mercato ortofrutticolo della provincia&#8221;. Quindi la frase da annoverare tra le frasi celebri del Nostro Presidente: &#8220;Ho pensato che la storia non si cancella&#8221;.</p>
<p>Peccato che solo undici giorni dopo, il 30 marzo, Maurizio Corona, indossata la veste di presidente del Consiglio comunale, metteva ai voti e votava la variante di via Muccini, meglio nota come Piano Botta, che prevede la demolizione di quel pezzo tanto importante di storia sarzanese. Corona nell&#8217;articolo mostrava dolore per quel Vecchio Mercato, &#8220;di cui &#8211; scriveva &#8211; l&#8217;illustre architetto ticinese ha deciso la fine&#8221;.<br />
<strong>&#8220;La storia è di chi la scrive&#8221;</strong>, e Corona col suo voto sul Piano Botta l&#8217;ha scritta. &#8220;La storia (l&#8217;ex Mercato) non si cancella&#8221;. E Corona col suo voto l&#8217;ha cancellata.<br />
Bella ma sfortunata prova, scrivono i cronisti sportivi per giustificare le disfatte della squadra di casa.</p>
<p>Esercizio di ipocrisia politica, scrivono i giornalisti di pagine più impegnate. Il presidente dell&#8217;Hockey Sarzana il 19 marzo 2009 fingeva di ignorare che  la fine del mercato non era affatto decisa. Mario Botta, ancorché illustre architetto, non era e non è il Podestà di Sarzana. Non poteva decidere un bel nulla. Il suo progetto (e con esso la demolizione del Vecchio Mercato) per passare aveva bisogno del voto decisivo del Consiglio comunale e del suo presidente &#8230;.. Maurizio Corona. E&#8217; probabile che quando il 19 marzo  scrive l&#8217;articolo per il sito, Corona avesse già firmato la convocazione al 30 marzo del Consiglio comunale per decretare la fine del Vecchio Mercato. Dottor Jeckyll e Mister Hyde.</p>
<p>Sabato scorso siamo entrati nel Vecchio Mercato col professor Giovanni Spalla, urbanista. La madre di una bambina del Pattinaggio ci ha chiesto meravigliata: &#8220;Lo demoliscono? E noi dove andiamo?&#8221;. Già, dove andrà l&#8217;Hockey Sarzana del presidente Corona? Lo potrebbero chiedere al Corona politico. Soprattutto ora che il Consiglio comunale ha votato anche la definitiva cancellazione dal Piano regolatore del Palazzetto dello sport per far posto all&#8217;ennesimo centro commerciale (ennesima Variante a un Piano Regolatore scaduto).<br />
<strong>Cosa ci aspettiamo?</strong> Che l&#8217;Hockey  Sarzana, il presidente Corona in testa, si mobiliti con il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; contro la demolizione di <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/1946-voto-segreto-per-scegliere-il-progetto-e-la-sede-del-mercato/" target="_blank">un pezzo di storia, perché &#8220;la storia non si cancella&#8221; (qui)</a>. Anzi, oggi il presidente (del Consiglio comunale) Corona sa che la Storia dei luoghi simbolici è <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/demolizione-dellex-mercato-come-cancellare-la-storia-eroica-del-dopoguerra/" target="_blank">tutelata da una legge dello Stato del 2004 (qui)</a>, che lui e i suoi colleghi hanno bellamente ignorato. Coraggio, dia un senso alle sue imponenti parole scritte il 19 marzo 2009. Riscatti sul campo la &#8220;bella, ma sfortunata prova&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.hockeysarzana.com/dettaglio.asp?ID=373" target="_blank">(qui  l&#8217;intervento di Maruzio Corona sul sito dell&#8217;Hockey Sarzana)</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/corona-storico-dell-arte.jpg"><img class="size-full wp-image-5358 alignright" title="corona storico dell arte" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/corona-storico-dell-arte.jpg" alt="corona storico dell arte" width="700" height="1497" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Censiti 600 beni culturali e ambientali. A che pro?</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/02/censiti-600-beni-culturali-e-ambientali-a-che-pro/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 14:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative di altri]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Censiti 600 beni culturali, ambientali, naturali del territorio di Sarzana. Un lavoro importante. Ma alla presentazione mancava l'assessore all'urbanistica. Doveva parlare dell'utilizzo della ricerca nel nuovo PRG ....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>di Laura Lazzarini e Barbara Sisti </em></h4>
<p>La storia recente è ricca di episodi di dimenticanza, negazione e violenza nei confronti del territorio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Indifferenza o invasività  hanno <strong>distrutto patrimoni artistici, naturali e di memoria collettiva</strong>, senza che ciò abbia condotto ad alcun vantaggio duraturo per chi il territorio lo abita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/census.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5392" title="census" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/census-207x300.jpg" alt="census" width="207" height="300" /></a>Per contrastare questa mentalità miope, nel 1999 è nato il <strong>PROGETTO CENSUS</strong>, sviluppato dalla cooperativa Earth (<a href="http://ecensus.parcomagra.it/" target="_blank">qui il link sul sito del Parco di Montemarcello</a>). Sfruttando i finanziamenti per le attività di ricerca messi a disposizione dalla legge regionale 21/80, il progetto si è posto l&#8217;obiettivo di sottoporre il territorio spezzino ad un&#8217;analisi atta, <strong>oltre a valorizzare i beni già noti</strong>,<strong> a</strong> <strong>far emergere risorse trascurate o nascoste da assumere come potenzialità per ipotesi di sviluppo a lungo termine, a beneficio (anche economico) delle comunità locali.</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il primo ad aderire come co-finanziatore  è stato il Parco di Montemarcello &#8211; Magra (2000 &#8211; 2009); si sono poi affiancati  il Parco  Nazionale delle 5 Terre (2002-2003), il <strong>Comune di Sarzana (2002 &#8211; 2009)</strong>, il Comune di Lerici (2004),  il Comune di Follo (2004 &#8211; 2005), il Comune della Spezia (2004-2006). Il progetto ha varcato i confini anche nella vicina provincia di Massa-Carrara, su richiesta della Comunità montana della Lunigiana (2004-2005).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">Tutto il materiale (beni </span>storici, archeologici e architettonici<span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"> da un lato, </span>ambientali e naturalistici dall&#8217;altro) <span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">è stato accuratamente catalogato</span> in volumi, organizzati in <strong>schede tecniche</strong> analitiche, materiale fotografico, con approfondimenti e suggerimenti <span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;"><strong>per la riscoperta, rivalutazione e valorizzazione del patrimonio</strong>.</span></p>
<p>Anche<strong> <a href="http://www.earth-ambiente.it/custom/pagina.asp?id=1723" target="_blank">NEL COMUNE DI SARZANA</a> </strong>quindi la campagna di ricerca,  avviata nel 2002, pare abbia prodotto per ciascun bene oggetto di analisi  (si parla oltre 600) una scheda coerente con gli standard richiesti dal Ministero che, inserita nel database regionale, andrà a costituire un catalogo a livello nazionale. E sulla carta questo viene dichiarato come passo iniziale per sviluppare progetti ed attività volti a favorire il turismo culturale. I dati, si dice, saranno addirittura inseriti all&#8217;interno del prossimo piano urbanistico della città&#8230;</p>
<h4>C&#8217;era dunque attesa per la presentazione del Progetto Census (6 febbraio 2010 &#8211; Fortezza di Sarzanello) anche da parte del nostro Comitato: sembrava aprirsi una prospettiva nuova nella gestione del territorio.</h4>
<h2 style="text-align: center;">DELUSIONE TOTALE!!!</h2>
<p style="text-align: left;">Il pomeriggio in Fortezza è stato molto interessante ma <strong>privo totalmente dei </strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><strong>risvolti urbanistici</strong></span> <span style="color: #000000;">così come annunciati</span></span>.<br />
Questo non perché i temi trattati non fossero attinenti e non fossero assolutamente in linea con un corretto modo di procedere, come ha giustamente sottolineato l&#8217;assessore Milano (soprattutto in vista della prossima redazione del nuovo strumento urbanistico). Ma, a dimostrazione dell&#8217;attuale (e futuro?) totale disinteresse dell&#8217;amministrazione comunale per la conoscenza vera del territorio delle sue particolarità, delle peculiarità storiche e architettoniche e nel caso di ieri anche naturalistiche, l&#8217;assessore Bottiglioni, al quale era stato riservato il compito di concludere il pomeriggio e la cui presenza era stata ampiamente annunciata e attesa&#8230; ha disertato l&#8217;incontro.<br />
<strong>Un presagio inquietante? Una premonizione sul metodo con cui verrà redatto il nuovo PRG e sulla fine che faranno le 600 schede, prodotte grazie al progetto Census e al lavoro della Earth? Sarà un nuovo spreco di denaro pubblico? Si attendono risposte (fatti).</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Filastrocca: Sarzana, che botta! continua la lotta&#8230;.</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 14:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'angolo della Satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Carla Ridella, attiva aderente del Comitato, ci ha dedicato una filastrocca per il nostro primo anniversario. Garbatamente ironica, merita l'angolo della satira. Un modo per sorridere anche su di noi. E sui protagonisti del Piano ....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="border: 1px solid #000000; padding: 0.04cm 0.14cm; margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>6  FEBBRAIO 2010 :  SARZANA, CHE BOTTA SPEGNE LA PRIMA CANDELINA….</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/compleanno21.jpg"><img class="size-full wp-image-5458 aligncenter" title="compleanno2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/compleanno21.jpg" alt="compleanno2" width="147" height="119" /></a><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ffffff;">&#8212;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span>Con un mix di gioie e affanni,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">sbattimenti  e disinganni,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">festeggiamo  il Comitato</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">che a Sarzana s’è formato</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">giusto giusto un anno fa</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">e giammai rinuncerà!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5459" title="mattoncini" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg" alt="mattoncini" width="145" height="15" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">Siam tanti ed uniti,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">grintosi e puliti,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">siam contro il cemento</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">e l’inquinamento.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">Vogliam l’ex  Mercato</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">non più dissestato,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">vogliam che il  Laurina</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">non sia più in rovina,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">percorsi felici</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">per chi marcia in bici,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">e spazi carini</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">pei  bus cittadini…..</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5459" title="mattoncini" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg" alt="mattoncini" width="145" height="15" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">Città medioevale,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">Sarzana assai vale,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">ma il grande architetto,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">dal  sommo intelletto,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">l’ha certo scambiata</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">per landa  isolata;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">già fece dei guai</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">a Tokio e Dubai,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">ma ciò non gli basta</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">e tutto entusiasta</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">progetta torrioni,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">disegna stazioni,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">palazzi  rossastri</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">ed altri disastri…..</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5459" title="mattoncini" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/mattoncini.jpg" alt="mattoncini" width="145" height="15" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">Ma noi resistiamo</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">e glielo gridiamo</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">al neo Buonarroti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">non siam degli idioti,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<h2 style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ff0000;"><em><strong> SARZANA, CHE BOTTA</strong></em></span></h2>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT"><span style="color: #ff0000;"><em><strong> </strong></em></span>continua la lotta !!!!!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;" lang="it-IT">cr/ 06.02.2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Valle del Serchio: la partecipazione non è uno slogan</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 00:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA["Partecipare per conoscere e decidere come vengono sepsi i nostri soldi". E' lo slogan dei Comuni della Valle del Serchio per coinvolgere i cittadini nella gestione della comunità. Condizione necessaria: la trasparenza. Un esempio da seguire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em> di Bruno Ferrari</em></h4>
<p><a href="http://www.cmmediavalle.it/index.php?option=com_inform&amp;view=article&amp;id=158&amp;Itemid=99158&amp;lang=it" target="_blank"></a><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/VALSERCHIO.JPG"><img class="alignright size-full wp-image-5425" title="VALSERCHIO" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/VALSERCHIO.JPG" alt="VALSERCHIO" width="150" height="138" /></a>Vivendo in una realtà in cui la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti il proprio territorio è guardata con diffidenza, se non addirittura fastidio, volgiamo lo sguardo ad altre realtà.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>La Comunità Montana della Media Valle del Serchio</strong>, che gestisce il Comprensorio di Bonifica n. 4 &#8220;Valle del Serchio&#8221; (con un&#8217;estensione di oltre 115.000 ettari abbracciando le Province di Lucca e Pistoia e ben 35 Comuni) ha deciso di <strong>aprirsi ai cittadini.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Lo slogan coniato è <strong><em>&#8220;partecipare per conoscere e decidere come vengono spesi i nostri soldi&#8221;</em></strong>: nella consapevolezza che la Bonifica e la Difesa del Suolo siano un costo inevitabile per una comunità che abbia a cuore la sicurezza e l&#8217;incolumità pubblica, la Giunta dell&#8217;ente ha deciso di dare la possibilità a tutti coloro che sono interessati di dire la propria su due iniziative che vanno a concorrere al Bilancio di Bonifica: &#8220;Custodia del territorio&#8221; e &#8220;Realizzazione di percorsi vita e recupero spazi verdi lungo i torrenti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la prima esperienza di questo genere in Toscana, che per la sua novità ed importanza ha ottenuto il finanziamento dall&#8217;Autorità Regionale per la Partecipazione che andrà a coprire il 61% dei costi vivi.</p>
<p>Nella prima fase, sperimentale, il progetto si è limitato a coinvolgere il territorio e la popolazione di 7 Comuni (per un totale di oltre 45.000 ettari): quattro in Provincia di Lucca (Bagni di Lucca, Barga, Borgo a Mozzano e Coreglia Antelminelli) e tre in Provincia di Pistoia (Abetone, Cutigliano e Piteglio). Un campione di circa 200 contribuenti nell&#8217;area prescelta hanno ricevuto un invito a partecipare ad un primo ciclo d&#8217;incontri pubblici nel quale saranno spiegate le modalità con cui si svilupperà il percorso partecipativo. Chiunque, però, ha potuto partecipare alle iniziative pubbliche.</p>
<p>Il progetto si sviluppa sostanzialmente in tre fasi.</p>
<div id="attachment_5428" class="wp-caption alignright" style="width: 466px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/VALS1.JPG"><img class="size-full wp-image-5428" title="VALS1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/VALS1.JPG" alt="I facilitatori all'opera tra i cittadini" width="456" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">I facilitatori all&#39;opera tra i cittadini</p></div>
<p>1) In un primo incontro pubblico (<a href="http://www.thetis.tv/cmmediavalle/incontro-bilancio-partecipativo-bonifica.html" target="_blank">vedi fotogallery</a>) sono state illustrate le competenze dell&#8217;attività di Bonifica della Comunità Montana, il processo partecipativo, la sua metodologia e le finalità. In questo primo ciclo di assemblee, attraverso tavoli di progettazione partecipata, con l&#8217;ausilio di <strong>facilitatori</strong> ed esperti di processi partecipativi, <strong>i cittadini sono stati messi in grado di formulare proposte ed avanzare suggerimenti. </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div id="attachment_5473" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/bruno.jpg"><img class="size-full wp-image-5473" title="bruno" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/02/bruno.jpg" alt="bruno" width="400" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">La raccolta dei voti</p></div>
<p>2) Nel secondo ciclo d&#8217;incontri pubblici, tenutosi a Fornaci di Barga il 30 gennaio scorso (<a href="http://www.thetis.tv/cmmediavalle/incontro-bilancio-partecipativo-fornaci-di-barga-2010.html" target="_blank">vedi fotogallery</a>), le <strong>proposte </strong>che avevano superato il vaglio di fattibilità tecnica, <strong>sono state messe in votazione</strong> per individuare quanto e con quali modalità l&#8217;Ente dovrà spendere le risorse di bilancio individuate.</p>
<p>3) Infine, un terzo ciclo di assemblee pubbliche (a marzo) servirà ai cittadini a fare proposte e a condividere il <strong>Bilancio Sociale della Bonifica</strong>, cioè quel documento redatto dalla Comunità Montana nel quale sono contemplate e descritte nel dettaglio le iniziative, i progetti e le attività portate avanti nell&#8217;anno solare precedente dall&#8217;Ente.</p>
<p>Tutti i risultati del percorso partecipativo sono resi pubblici sia <a href="http://www.cmmediavalle.it/index.php?option=com_inform&amp;view=article&amp;id=158&amp;Itemid=99158&amp;lang=it" target="_blank">sul sito internet della Comunità Montana</a>, sia attraverso una minuziosa campagna di comunicazione.</p>
<p><strong>Da sottolineare il ruolo che hanno le associazioni del territorio: associazioni di categoria, ambientaliste, del volontariato, sindacati sono stati coinvolti a monte del percorso partecipativo per validarlo e durante tutto lo svolgimento con un ruolo di controllo e supervisione all&#8217;interno del Comitato di Monitoraggio.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Comitato spegne la prima candelina e accende la luce sul territorio e la sua storia</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbiamo fatto...]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Le architetture]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comitato "Sarzana,che botta!" il 6 febbraio compie un anno. E lo festeggia. Con un'iniziativa in difesa di un pezzo di storia, l'ex mercato ortofrutticolo, con un'assemblea con l'avvocato Mattia Crucioli, che illustra il ricorso al Tar, con una festa di aderenti e simpatizzanti al Loggiato di Gemmi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5255" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercato_lat_ristr_rimp.JPG"><img class="size-full wp-image-5255" title="mercato_lat_ristr_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercato_lat_ristr_rimp.JPG" alt="L'ex mercato con un po' di maquillage..." width="400" height="288" /></a> <p class="wp-caption-text">L&#39;ex mercato con un po&#39; di maquillage..</p></div>
<p><strong>Sabato 6 febbraio</strong> il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; compie un anno. E si festeggia nel segno della lotta per la difesa del territorio e della sua storia, mettendo a punto con l&#8217;avvocato Mattia Crucioli il ricorso al Tar e sollevando davanti alla Soprintendenza il problema della salvaguardia del vecchio mercato ortofrutticolo, esempio di architettura razionalista del dopoguerra, destinato alla demolizione per far posto a due palazzoni di 4 piani lunghi sessanta metri!</p>
<p><strong>L&#8217;appuntamento è al Loggiato Gemmi</strong>. <strong>Alle 17</strong> di sabato per l&#8217;incontro dei cittadini con l&#8217;avvocato Crucioli; <strong>alle 20</strong> per un incontro conviviale con musica.</p>
<p>Proprio <strong>il 6 febbraio 2009</strong>, infatti, si tenne la <strong>prima riunione nella sede dell&#8217;Arci in via Landinelli</strong>. Il sabato precedente, 31 gennaio, la commissione territorio aveva iniziato l&#8217;esame del progetto di Variante al piano particolareggiato di via Muccini con un calendario fitto di lavori per arrivare in tempi rapidi all&#8217;approvazione. Carlo Ruocco (attuale presidente del Comitato) rompe gli indugi e via mail convoca tutte le persone, che potevano essere sensibili alle sorti del territorio di Sarzana. Chiude il suo appello con un eloquente &#8220;Parlate ora o tacete per sempre&#8221;, per sottolineare l&#8217;urgenza della mobilitazione.<br />
E il Comitato parte alla grande. I promotori sono poco più di una ventina. Ma con molte idee in testa. Ci sono i giovani, primo fra tutti Marco Bernardini, che pensano subito a Facebook, per diffondere il messaggio. Ovviamente si rivela una carta vincente, assieme alla creazione di un blog proposto da Laura e Luca Lazzarini (che oggi curano questo sito). Viene eletto un presidente provvisorio, Roberto Mazza, che resta &#8230;. provvisorio &#8230;. per tutto l&#8217;iter della pratica in Consiglio comunale. E viene scelto un nome, scherzando col cognome dell&#8217;archistar incaricata del progetto. E&#8217; un &#8220;botta e risposta&#8221; tra Marco e suo padre Corrado, che porta a &#8220;Sarzana, che botta!&#8221;, che si rivela buono per tutte le devastanti scelte previste sul territorio della Val di Magra, dove il consumo di suolo negli ultimi venti anni è schizzato a ritmi vertiginosi.</p>
<p>Da quella prima riunione<strong> il Comitato è cresciuto</strong>, si è arricchito di varie professionalità (tra i primi aderenti l&#8217;ex procuratore della Repubblica Rodolfo Attinà, l&#8217;avvocato Rodolfo Furter), che hanno permesso di trattare il Piano Botta con serietà e competenza.<br />
Il Comitato è stato accolto con comprensibile ostilità dall&#8217;Amministrazione, insofferente verso chi invoca trasparenza e muove critiche fondate non sull&#8217;ideologia ma su competenza tecnica.<br />
Ed è stato accolto con diffidenza da larga parte delle forze politiche, sempre sospettose verso forme di aggregazione spontanea dei cittadini, che non ricadono sotto il loro controllo.</p>
<p><strong>Due risultati</strong> il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; può dire di aver ottenuto.</p>
<p>1) <strong>Aver riportato l&#8217;attenzione dei cittadini sulle scelte urbanistiche</strong>, favorendo la conoscenza del Piano Botta e la partecipazione dei cittadini. Insomma quella che in Emilia si chiama &#8220;Urbanistica partecipata&#8221;. Ancora oggi il plastico realizzato per il Comitato dall&#8217;architetto Monica Boschi resta l&#8217;unico strumento in grado di far comprendere bene l&#8217;impatto dei palazzoni in mattoni rossi sul resto della città. Nei paesi europei di più lunga tradizione democratica, i plastici vengono prodotti dalle Amministrazioni o dai privati interessati.</p>
<p>2) <strong>Aver indicato un metodo di lavoro</strong>. L&#8217;organizzazione in gruppi, culturale, giuridico e tecnico, ha consentito di sviluppare un&#8217;analisi molto attenta del Piano e di tradurla in messaggi per la cittadinanza. E&#8217; un metodo che implica fatica. La fatica di studiare le carte, di elaborare analisi, dedicando al Comitato buona parte del tempo libero di ognuno.</p>
<p>Le Osservazioni critiche al Piano Botta presentate in Consiglio comunale sono frutto di quel metodo. Snobbate dai politici, che faticano a leggere le carte, si stanno rivelando preziose per il <strong>ricorso al Tar</strong>. Questa è la battaglia che ora ci vede impegnati, estremo tentativo di scongiurare uno strappo urbanistico nel cuore della città, a bloccare un progetto devastante anche per la memoria e la cultura della città. Basti pensare alla sorte (la demolizione totale) decretata dal Piano per l&#8217;ex mercato ortofrutticolo, edificio di architettura razionalista, prima opera pubblica realizzata nel dopoguerra dal sindaco Paolino Ranieri. Cancellare la storia: è già successo con la Vetreria. Pochi sanno che era di epoca napoleonica e si estendeva lungo tutta via Muccini.</p>
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		<title>Bottiglioni creò, Bottiglioni distrugge</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'angolo della Satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati sessantaquattro anni da quando il consiglio comunale deliberò la costruzione del mercato ortofrutticolo. Era sindaco di fresca nomina Paolino Ranieri. Il relatore della delibera fu un assessore con un nome anche oggi &#8230; familiare ai sarzanesi: Bottiglioni. L&#8217;ingegner Gastone Bottiglioni era assessore all&#8217;urbanistica e ai lavori pubblici. In quanto tale era, come si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/bottiglioni2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5257" title="bottiglioni2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/bottiglioni2.jpg" alt="bottiglioni2" width="150" height="122" /></a>Sono passati sessantaquattro anni da quando il consiglio comunale deliberò la costruzione del mercato ortofrutticolo. Era sindaco di fresca nomina Paolino Ranieri. Il relatore della delibera fu un assessore con un nome anche oggi &#8230; familiare ai sarzanesi: Bottiglioni. L&#8217;ingegner Gastone Bottiglioni era assessore all&#8217;urbanistica e ai lavori pubblici. In quanto tale era, come si direbbe oggi, il responsabile del procedimento.<br />
Era ingegnere, uno del ramo. Portò a termine il concorso per il progetto in poche settimane. Era l&#8217;immediato dopoguerra. Dio solo sa se c&#8217;era fame di lavoro. Eppure tutte le procedure furono rispettate. E la votazione dei vari progetti in consiglio comunale avvenne a scrutinio segreto! Era l&#8217;alba della democrazia dopo venti anni di fascismo. E il mercato fu realizzato. Sessantaquattro anni dopo un altro assessore Bottiglioni mette la firma sul mercato: Roberto, avvocato, per decretarne la demolizione. Per sostituirlo con due biscioni di mattoni rossi alti quattro piani e lunghi sessanta metri. Senza un bando, senza un concorso, un architetto mutuato dai privati, incaricato &#8220;brevi manu&#8221;, un dibattito pletorico in consiglio comunale dove ormai, parafrasando un noto spot pubblicitario della Cirio, come la Giunta crea, il Consiglio conserva. Non è che con la pratica di demolizione dell&#8217;ex mercato si è demolita anche la democrazia?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Demolizione dell&#8217;ex mercato: come cancellare la storia eroica del dopoguerra</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 09:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[E' il simbolo della ricostruzione postbellica a Sarzana. Eppure l'ex mercato è condannato dal Piano Botta alla demolizione. Con una segnalazione alla Soprintendenza Beni architettonici il Comitato solleva il caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong>di Barbara Sisti &#8211; </strong>storica dell&#8217;arte</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong>Abbandonato all&#8217;incuria per lunghi anni, <strong>l&#8217;ex mercato ortofrutticolo di piazza Terzi</strong> appare oggi un edificio fatiscente. Eppure è uno dei rari esempi di architettura razionalista nella nostra provincia, opera di un architetto, Cesare Galeazzi, tra i più eminenti professionisti spezzini del Novecento.<br />
Ma <strong>la furia devastatrice, che in nome di un malinteso &#8220;sviluppo&#8221; si sta abbattendo sul nostro territorio, non conosce la storia, la cultura, l&#8217;ingegno che sta dietro a quell&#8217;opera</strong>, per lunghi anni simbolo del rapporto concreto tra la città e la campagna.<br />
Con una <strong>lettera alla Soprintendenza Beni architettonici e paesaggistici della Liguria</strong> il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; solleva il caso e lancia un grido di allarme contro la demolizione. Lo fa dopo aver condotto una ricerca sulla costruzione del manufatto e sul suo autore, i cui risultati costituiscono l&#8217;ossatura della segnalazione alla Soprintendenza.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Questo il testo della lettera</strong>, dove vengono riassunti gli elementi salienti storici, architettonici, antropologici del manufatto.</p>
<p>&#8220;Con <strong>delibera di Giunta n. 136 </strong>dell’1 10 2009, avente per oggetto: &lt;&lt;Approvazione progetto integrato di riqualificazione urbanistica architettonica dell’area ex mercato – Bandi progetti integrati di riqualificazione urbana di cui alla Delibera di Giunta Regionale n. 682 del 21.05.2009 – F.A.S. 2007-2013&gt;&gt;, il Comune di Sarzana ha avviato la pratica per il cofinanziamento dell’intervento da parte della Regione Liguria.</p>
<p>Il progetto in questione fa riferimento alla delibera del Consiglio comunale di Sarzana n. 88 del 10 novembre 2009 &#8211; Variante di iniziativa pubblica al Piano Particolareggiato, relativa all’area progetto n. 3 di via Muccini e Varianti contestuali e connesse al Piano Regolatore Generale vigente.</p>
<p><strong>Nella Variante è contenuta la previsione della completa demolizione dell’edificio che ospitava il mercato ortofrutticolo</strong>.</p>
<div id="attachment_5302" class="wp-caption alignright" style="width: 164px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/paolino4.jpg"><img class="size-full wp-image-5302" title="paolino" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/paolino4.jpg" alt="Paolino Ranieri, sindaco del dopoguerra (immagine presa dal sito del Museo della Resistenza)" width="154" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Paolino Ranieri, sindaco del dopoguerra (immagine presa dal sito del Museo della Resistenza)</p></div>
<p>L’edificio in oggetto fu <strong>realizzato</strong> nell’immediato dopoguerra<strong> con</strong> <strong>delibera del Consiglio Comunale n. 11 del 15 maggio 1946</strong>. Nella delibera venne assegnato l’incarico ai progettisti, architetto Cesare Galeazzi e ingegner Giovan Battista Spezia e approvata la spesa per la realizzazione del primo lotto, mentre la spesa per la realizzazione del secondo e ultimo lotto, venne approvata con delibera consiliare n. 8 del 2/2/1947. Il Consiglio comunale di Sarzana nel motivare la scelta del progetto Galeazzi-Spezia, avvenuta a conclusione di una selezione tra più soluzioni progettuali, evidenziò che era dettata da <strong>&lt;&lt; un maggior valore dal lato architettonico&gt;&gt;</strong> dell’opera rispetto alle altre in concorso. (Archivio Storico del comune di Sarzana, Delibere Consiliari, anno 1946 n.11 Costruzione Nuovo Mercato. Allegato A).</p>
<p>Oggi l’immobile ha assunto un forte valore testimoniale, quale memoria della fase post-bellica di sviluppo della città, simbolo del rapporto concreto e costante tra la realtà agricola, fortemente caratterizzante i dintorni urbani, e quella cittadina, un tempo luogo di incontro e scambio, ora luogo di memoria e di potenziale recupero di un’identità.</p>
<p>Inoltre è doveroso sottolineare che l’architetto Cesare Galeazzi è annoverato tra i professionisti più illustri della provincia della Spezia. Allievo di Franco Oliva, fu un protagonista della ricostruzione post-bellica della provincia. Godeva di grande considerazione presso la Soprintendenza ai Monumenti della Liguria, che lo designò quale componente della  commissione  edilizia dal 1963 al 1977.</p>
<p>Galeazzi legò il suo nome a molti progetti di edifici civili e religiosi sempre nel segno “razionalista”. Tra le sue maggiori opere, oltre al mercato ortofrutticolo di Sarzana, oggetto della presente segnalazione, si ricordano alla Spezia l’Istituto Maria Ausiliatrice, la Chiesa di San Vincenzo, l’edificio delle Scuole del Sorriso Francescano, la residenza dei Padri Gesuiti, la Chiesa dei Salesiani, con l’originale campanile a vela, il grattacielo di Piazza Beverini.</p>
<p>L’architetto collaborò con Adalberto Libera al progetto generale di massima della Cattedrale di Cristo Re, di cui firmò il progetto esecutivo (Aldo Landi, Enciclopedia Storica della Città della Spezia, Accademia Lunigianese Capellini, 2008 Allegato B. Cfr. Marzia Ratti, Sergio Fregoso, Cesare Galeazzi. Tarsie, disegni, sculture e vetrate. 1927-1999, Ed. Giacché).</p>
<p>Appare evidente, alla luce di quanto sopra riferito ed esposto, che <strong>siamo in presenza di un manufatto di proprietà pubblica soggetto alla tutela prevista dall’art. 12 comma 1 del DLGS 42/2004 in quanto &lt;&lt;opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni&gt;&gt;.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Botta: a Verona scopre la memoria dei luoghi e riduce le volumetrie</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 21:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[A Verona Mario Botta, "quello vero", ha trasformato gli ex Magazzini Generali in uno spazio per la città. Ha cancellato volumetrie già previste, ridotto quelle esistenti. Per far spazio a un grande roseto! Il committente è un Principe illuminato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Spazi urbani: Mario Botta, la memoria dei luoghi<br />
e gli ex Magazzini Generali di Verona.</h3>
<p>di <strong>Roberta Mosti</strong></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercati-gen.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5227" title="mercati gen" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercati-gen.jpg" alt="mercati gen" width="150" height="128" /></a>Gli ex Magazzini Generali di Verona, sono un notevole esempio di architettura industriale, legata allo sviluppo economico dagli anni &#8216;30 del secolo scorso.</p>
<h4>Come accade ovunque nel nostro paese, molti dei primi siti di sviluppo industriale si trovano in posizioni prossime ai centri storici e il degrado del progressivo abbandono e dell&#8217;incuria li hanno resi appetibili a progetti di ricucitura con il tessuto urbano periferico.</h4>
<p>Questo complesso, di cui la Fondazione Cariverona è  proprietaria, rispecchia questa teoria.  L&#8217;area ha un&#8217;estensione di 100mila metri quadrati con 300mila metri cubi di fabbricati, <strong>la sua posizione è analoga a quella di via Muccini</strong>, prima periferia degradata lungo una delle principali vie d&#8217;accesso alla citta, inserita in un tessuto urbano frammentato di edifici residenziali, capannoni vuoti e aree libere.  L&#8217;edificio dei magazzini, prima dell&#8217;abbandono definitivo,  aveva ospitato <strong>spazi teatrali e associazioni</strong> e il piano di recupero vedrà la nascita di un centro policulturale dedicato a queste attività, ma senza sconvolgere l&#8217;aspetto del luogo, se non inserendo un ampio spazio verde. Quest&#8217;anno si apriranno i cantieri nella zona e <strong>anche i veronesi potranno vantarsi della scelta di un architetto di fama mondiale, Mario Botta</strong>, quale autore del progetto di restauro e riuso  del complesso industriale.</p>
<p><strong>Le analogie con Sarzana si fermano qua</strong>, ma ciò che meraviglia sono le affermazioni dell&#8217;architetto Botta in merito alle scelte di recupero:    “Trasformare il vecchio sedime dell’intero complesso industriale degli ex Magazzini Generali in uno spazio per la città, <strong>limitando al minimo le demolizioni all’interno del lotto e rinunciando anche a costruire ex novo edifici lungo viale del Lavoro, già previsti dal nuovo Prusst</strong>”.</p>
<h4>Evidentemente, quando i veronesi chiamano un grande architetto,  non è  per usarlo come una foglia di fico per operazioni speculative, ma per assicurarsi un esperto a cui affidarsi, accettando le soluzioni che propone  anche se riduce il costruito, anche se rinuncia alle volumetrie previste dai piani particolareggiati, a scapito di profitti speculativi ma a vantaggio di un maggior rispetto dello spazio, della città e della storia.</h4>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/articolo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5208" title="articolo" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/articolo.jpg" alt="articolo" width="700" height="808" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>1946, voto segreto per scegliere il progetto e la sede del mercato</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un voto segreto per scegliere il progettista e il terreno dove erigere il mercato ortofrutticolo. Funzionava così la democrazia a Sarzana nel 1946 per salvaguardare i consiglieri da condizionamenti economici o di partito. Una lezione per oggi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Ruocco</strong></p>
<p><strong>Un voto segreto</strong> per scegliere il progetto del mercato ortofrutticolo e il luogo dove realizzarlo <strong>per garantire la massima libertà di scelta ai consiglieri comunali</strong>, svincolandoli dai condizionamenti ideologici o dei partiti di appartenenza o da interessi economici. <strong>Funzionava così la democrazia a Sarzana subito dopo la Liberazione</strong>. La ricerca condotta da Barbara Sisti sull&#8217;ex mercato di piazza Terzi, destinato dal Piano Botta alla demolizione, ci ha consentito anche di affondare lo sguardo sul funzionamento della democrazia ai tempi dei sindaci Goliardo Luciani e Paolino Ranieri. Altra musica. Non a caso viene scelto il progetto di un architetto, Cesare Galeazzi, molto legato alla Curia. I consiglieri dell&#8217;epoca hanno votato il progetto, non il colore politico del progettista (o dell&#8217;impresa che poteva stargli dietro).<br />
Una grande lezione di trasparenza che ci viene dal passato. Quando i comunisti &#8230; &#8220;mangiavano i bambini&#8221;, ma rispettavano le regole sui concorsi pubblici e sulla trasparenza.<br />
L&#8217;iter amministrativo dell&#8217;assegnazione dell&#8217;incarico per il progetto di nuovo mercato, la scelta dell&#8217;area dove operare l&#8217;insediamento, sono un esempio di dibattito nell&#8217;interesse pubblico. Tre le opzioni: l&#8217;attuale piazza Terzi, l&#8217;attuale piazza Martiri, piazza Veneto. Chi sostiene piazza Terzi intende con lungimiranza lasciare alla città la possibilità di espandersi, vuole realizzare la struttura lontana dal centro urbano per evitare alla città la movimentazione dei mezzi. Sessant&#8217;anni fa!<br />
Si procede a votazione per scrutinio segreto. E&#8217; un modo trasparente per evitare ingerenze da parte dei proprietari dei terreni interessati. La prima fumata è nera. Su 24 votanti piazza Terzi ottiene 12 voti. Piazza Martiri 8. Piazza Veneto 4. Si procede a una seconda votazione tra le prime due soluzioni e prevale piazza Terzi con 13 voti.</p>
<p><strong>Per la scelta del progettista si procede per concorso pubblico.</strong> Allora non c&#8217;è ancora un obbligo derivato da una legge europea. Ma gli amministratori dell&#8217;epoca (delibera di giunta del 21 ottobre 1945, sindaco Luciani) decidono di lanciare un bando aperto a tutti i professionisti della provincia per il progetto di massima. Dopo una prima selezione ne restano in gara tre: l&#8217;ingegner Notari, l&#8217;ingegnere Giulio Mazzucchini, già capo ripartizione in Comune e autore del progetto della scuola elementare di viale XXI Luglio, l&#8217;ingegner Giovanni Battista Spezia, che associa a sé l&#8217;architetto Cesare Galeazzi, già una &#8220;firma&#8221; all&#8217;epoca.</p>
<p>Il 19 aprile del 1946 la Giunta (sindaco Ranieri) decide di investire della scelta il consiglio comunale, che si riunisce una settimana dopo, nomina una commissione al suo interno con la facoltà di nominare consulenti tecnici. Ma è un consiglio già qualificato: vi figurano due ingegneri, un geometra, tre professori, un avvocato. Sorprende la rapidità del lavoro svolto. Il progetto di massima dell&#8217;ingegner Notari viene escluso, perché non prevede la realizzazione di magazzini per lo stoccaggio delle merci. Al consiglio, nella seduta straordinaria del 15 maggio, vengono illustrati gli altri due progetti di massima. Quello dell&#8217;architetto Galeazzi viene segnalato per il &#8220;maggior valore architettonico&#8221;.</p>
<p>Anche in questo caso si procede alla scelta con scrutinio segreto.<br />
Alla prima votazione, fumata bianca. Il progetto Spezia-Galeazzi ottiene 16 voti su 24 votanti.</p>
<p>Il Consiglio si ricompatta nella votazione del finanziamento del primo lotto: unanimità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Consumo di suolo: allarme degli urbanisti, si cementifica troppo</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/consumo-di-suolo-allarme-degli-urbanisti-si-cementifica-troppo/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[In undici anni in Italia è stata coperta di cemento e asfalto una superficie grande quanto l'Umbria. Il consumo di suolo sta preoccupando i cittadini più sensibili. Affrontiamo il tema. Sarzana dovrà darsi un nuovo piano urbanistico ....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/cartina_italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5179" title="cartina_italia" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/cartina_italia.jpg" alt="cartina_italia" width="379" height="450" /></a></h4>
<h4 style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><em><strong>di Silvia Minozzi</strong></em></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Un impressionate documento, pubblicato su  Eddyburg, 18 novembre 2009<strong> </strong><span style="color: #000000;"><span style="background: #ffff00 none repeat scroll 0% 0%;">(<a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/14222/1/164" target="_blank">link</a>)</span></span> da Paolo Berdini, denuncia che <strong>il consumo di suolo in Italia</strong>, cioè l’edificazione a scopi industriali, commerciali o abitativi, sta raggiungendo cifre impressionanti: dai dati ISTAT relativi alle volumetrie realizzate negli anni 1995-2006, e sicuramente sottostimate, si ricava che :</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Abitazioni</strong>: Sono state costruite quasi 9 milioni di stanze per abitazione (8.897.959 corrispondenti a 1.122.043.692 metri cubi realizzati).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/tavola-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4600" title="tavola 1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/tavola-1.jpg" alt="tavola 1" width="600" height="326" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Alle stanze di nuova costruzione vanno aggiunte quelle realizzate attraverso ampliamento di edifici esistenti, pari a oltre un milione (1.043 mila). Si arriva <strong>in totale a circa 10 milioni di stanze</strong>.</p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;">Questa <strong>enorme offerta</strong> non ha alcuna relazione con l’aumento della domanda.</h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>La popolazione italiana, dopo una sostanziale stasi in tutto il decennio 1990-2000, ha iniziato a crescere con tassi molto modesti soltanto per l’apporto della popolazione straniera.</strong> Il milione 900 mila abitanti di incremento demografico registrato dal 1995 al 2006 è rappresentato quasi esclusivamente dagli <strong>immigrati, persone che, salvo eccezioni, non hanno la minima possibilità di accesso alle abitazioni costruite nel quindicennio</strong>. Soltanto l’1% di queste, infatti, è costituito da alloggi pubblici: tutto il resto sono abitazioni private.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/tavola-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4604" title="tavola 2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/tavola-2.jpg" alt="tavola 2" width="600" height="268" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Risulta dunque evidente che<strong> l’enorme mole di costruzioni realizzate non ha alcuna corrispondenza con la domanda, ma è evidentemente legata ad altri fattori</strong>.  Sono stati costruiti 562.885 edifici; le abitazioni fino a due piani rappresentano percentualmente il 52,1% dell’intera produzione edilizia. L’impronta a terra dell’edificio medio di 2.000 metri cubi è pari a circa 290 metri quadrati. Il territorio fondiario consumato dai 562.885 edifici è dunque pari a circa 130.600 ettari. Per tener conto delle urbanizzazioni primarie, dei servizi e dei parcheggi, si devono aggiungere 196 mila ettari. Si arriva così a 326 mila ettari di territorio consumato. Si deve infine aggiungere al dato stimato una percentuale relativa all’abusivismo.</p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;"><strong>In totale, la quantità di territorio consumata nel periodo 1995 – 2006 dal comparto residenziale è stimata pari a circa 390 mila ettari.</strong></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Comparto produttivo: </strong>l’Istat certifica che sono stati realizzati 246.451.984 metri quadrati di manufatti produttivi. Soltanto con la realizzazione dei <strong>capannoni</strong> sono stati dunque consumati <strong>24.645 ettari di terreno</strong>. Per tenere conto delle strade di allacciamento e di distribuzione e dei parcheggi va raddoppiata  la precedente quantità. In complesso il consumo territoriale di suolo delle nuove costruzioni è di 164.300 ettari. Gli ampliamenti degli edifici produttivi esistenti hanno occupato ulteriori 45.974.441 metri quadrati. Tenendo conto dell’incremento per le urbanizzazioni primarie (anche in questo caso si è utilizzato un parametro di aumento del 100%) si raggiunge il valore di 10.000 ettari. Alla somma dei due precedenti valori (173.500 ettari) si deve ancora aggiungere una percentuale del 20% per tener conto dell’abusivismo, e cioè altri 34.700 ettari.</p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;"><strong>In totale, il consumo di suolo per il comparto produttivo è stimato pari a circa 210 mila ettari.</strong></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Infrastrutture</strong> : strade, autostrade, ferrovie.<span style="font-family: Times-Roman;"> </span>Il calcolo del consumo di suolo causato dalla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali realizzate negli undici anni considerati non può fare affidamento su alcun dato statistico. Per stimarlo si è operato sui valori della larghezza standard degli impalcati infrastrutturali per le tipologie ferroviarie e per quelle autostradali o stradali. Il parametro lunghezza è stato calcolato sulle opere realizzate in questi anni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Il consumo di suolo per la realizzazione delle infrastrutture è stato stimato di circa 150 mila ettari.</strong></p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;"><strong>La somma del consumo di suolo residenziale, di quello produttivo e di quello infrastrutturale porta ad un valore di 750 mila ettari. </strong></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ciò vuol dire che, se si tolgono le aree già urbanizzate,<strong> </strong></p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;"><strong>in undici anni è stata coperta dal cemento e dall’asfalto una regione grande quanto l’Umbria </strong></h4>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">e che ogni anno sparisce per lo stesso motivo l’intero comune di Ravenna.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times-Roman;"><strong>E</strong></span><strong>’ possibile fare qualcosa?</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L’associazione <em>Stop al consumo di suolo </em>è da tempo una realtà in crescita e l’adesione all’appello conta un sempre maggiore numero di contatti<span style="font-size: xx-small;">1</span>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">All’associazione partecipano <em>AltritAsti , Gruppo P.E.A.C.E. Pace, Economie Alternative, Consumi</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><em>Etici, Movimento per la Decrescita Felice</em><em><strong>, </strong></em><em>AltrItalialtroMondo</em><em><strong>, </strong></em><em>Eddyburg</em><em><strong>, </strong></em><em>Associazione dei</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><em>Comuni Virtuosi. </em>Insieme a questa rete di amministrazioni pubbliche e comitati, anche le grandi</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">associazioni ambientaliste e culturali sono impegnate nel contrastare la distruzione dei beni naturali</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">e la riduzione della biodiversità. <em>WWF, Fai, Italia Nostra, Comitato per la Bellezza e Legambiente</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">sono concretamente impegnate nel contenere la dilagante espansione urbana.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Edoardo Salzano</strong>, nel suo editoriale  pubblicato su Eddyburg il 18 dicembre <span style="background: #ffff00 none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous;">(<a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/14377/0/318/" target="_blank">link</a>)</span> ribadisce che <strong>è </strong><em><strong>necessario fare ricorso alla pianificazione territoriale e urbanistica</strong> la quale </em>deve stabilire le quantità di ulteriore edificazione ammissibile in relazione a chiari parametri di necessità sociale, e limiti invalicabili all’espansione delle città. La pianificazione urbanistica a livello locale deve a sua volta, rispettando i limiti posti dalla pianificazione d’area vasta, tracciare sul territorio il limite che separa la città dalla campagna, l’urbano dal non urbano né urbanizzabile: un limite invalicabile, rigorosamente vigilato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Città compatta però non significa città fatta solo di case e strade. Una densità ragionevole si può raggiungere senza la necessità di costruire grattacieli e riservando metà dell’area a verde e spazi aperti non asfaltati. Riportare la natura in città non è quindi solo una misura essenziale per il benessere dei cittadini, è anche un modo concreto di lottare contro lo sprawl.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Salzano sottolinea anche che <strong><em>Occorrono provvedimenti statali e regionali</em></strong> che, sulla base di chiari indirizzi politici volti a contrastare gli sprechi, finanzino i comuni virtuosi e disincentivino quelli che non accettino di contenere l’espansione edilizia e non riducono gli sprechi</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Infine, conclude Salzano,  esistono in ogni comune e in ogni territorio <strong><em>vaste aree urbanizzate e non utilizzate</em></strong>: dalle caserme alle zone industriali semivuote, alle fabbriche obsolete ai servizi trasferiti altrove, dalle zone urbane degradate o compromesse dall’abusivismo. Tutte possibilità di trasformazione e ri-utilizzazione su cui è possibile impegnare le intelligenze e le capacità professionali dei tecnici, e le risorse follemente impiegate nelle devastanti Grandi opere, inutili a tutti fuorché alla crescita dell’Ego dei promotori (primi ministri o sindaci che siano) e a quella del conto in banca di quanti approfittano del banchetto<span lang="en-US">.</span></p>
<h4 style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Come e dove si colloca Sarzana con il progetto Botta, il progetto Tavolara, il progetto Marinella, all’interno di questo discorso? Non forse tra i Comuni che lo Stato dovrebbe disincentivare?</strong></h4>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>De Architectura: Botta, la memoria dei luoghi o memoria di sè?</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/de-architectura-botta-la-memoria-dei-luoghi-o-di-se/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 23:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=5119</guid>
		<description><![CDATA[Gli architetti, le città, la memoria. Dopo Abitare e l'Avvenire, è il sito specializzato De Architectura a dibattere sul ruolo dell'urbanista. E inevitabilmente si parla di Sarzana e di Botta. Ma in città si pensa alle primarie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-weight: normal;">Sarzana e il piano Botta continuano ad essere riferimento di un dibattito nazionale sull&#8217;urbanistica, la città, la memoria, la partecipazione dei cittadini. Dopo il sito Abitare, la pagina culturale dell&#8217;Avvenire, ecco De Architectura con un saggio di Pietro Pagliardini affrontare i nodi del confronto.<br />
Solo a Sarzana, la città che si fregia del Festival della Mente, si ignorano i grandi temi e le importanti riflessioni sull&#8217;urbanistica contemporanea che il progetto Botta hanno scatenato. A conferma che il Festival si svilisce in città a mera occasione di consumo, un evento esclusivamente economico.<br />
A livello nazionale Botta, La Cecla, Pagliardini, Ray Lorenzo parlano di &#8220;memoria dei luoghi&#8221;, di architettura che deve rispettare la storia con scambi molto vivaci di opinione (Pagliardini: Botta ha memoria solo di se. I suoi progetti si assomigliano tutti&#8221; &#8211; vedasi il saggio integrale).<br />
A Sarzana, al massimo, si discute di primarie. Ma si tace che il prossimo sindaco, nuovo Principe come lo definisce Botta, deciderà il futuro urbanistico della città col nuovo PUC (Piano urbanistico comunale).<br />
<strong>Carlo Ruocco</strong> </span></h3>
<h3>ARCHISTAR E PARTECIPAZIONE</h3>
<p>da De Architectura (<a href="http://www.de-architectura.com/2010/01/archistar-e-partecipazione.html" target="_blank">link al sito originale</a>) di <strong>Pietro Pagliardini</strong></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/de_architectura._min.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5122" title="de_architectura._min" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/de_architectura._min.jpg" alt="de_architectura._min" width="150" height="135" /></a>Leggo su <strong>Avvenire di domenica 3 gennaio </strong>e commentato dal sito <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/lavvenire-e-il-coraggio-di-fare-cultura/" target="_blank">SARZANA, CHE BOTTA!</a>, come segnalatomi in un commento da Enrico Bardellini, <strong>una pagina sulle archistar</strong> e, da contraltare, alcuni spunti sulla partecipazione dei cittadini alle scelte per la città.<strong> Scrivono il sociologo Franco La Cecla e rispondono a Leonardo Servadio, Mario Botta e Ray Lorenzo.</strong></p>
<p>L’Avvenire, con Leonardo Servadio e non solo, è un giornale molto attento al fenomeno dell’architettura e della citt</p>
<p>à, sempre con un taglio non modaiolo ma problematico in cui si mostrano anche aspetti più nascosti e meno esplorati della realtà.</p>
<p>Sul tema archistar credo di aver già detto cento volte ma <strong>Mario Botta</strong>, ammesso che appartenga al mondo delle archistar in senso stretto (credo appartenga più a quello dei “Maestri”, che sono i padri delle archistar, non tanto per età anagrafica quanto per appartenenza ad un’epoca) non delude mai e <strong>offre sempre spunti di discussione</strong>.</p>
<p>Botta mi sembra essere affetto più che da “polarità schizofrenica”, come scrive La Cecla, da una certa indeterminatezza nelle sue affermazioni, un dire e non dire che lascia le porte aperte ad interpretazioni diverse, anche se è certamente vero che poi sono i suoi progetti a parlare, come deve essere per ogni architetto, e quelli sono chiarissimi: troppo uguali a se stessi ovunque.</p>
<h4>Dice Botta: “L’architettura è ineludibile. Non si può spegnere come fosse una trasmissione che non ti piace o accantonare come un libro che ti delude”.</h4>
<p>Io credo che questa sia una profonda verità ma <strong>non sono sicuro affatto che Botta gli attribuisca lo stesso significato che gli attribuisco io, cioè che l’architettura non produce beni di consumo ma edifici per l’uomo realizzati per durare nel tempo, per l’eternità nelle intenzioni di ognuno, per cui, una volta costruiti, hanno il dono o la dannazione della permanenza, restano lì a perenne godimento o condanna di chi vi passa davanti e di chi vi abita e, appunto, non si possono spegnere come la radio, né rimuovere in soffitta come un quadro venuto a noia</strong>.</p>
<p>Può anche darsi che Botta intenda che l’Architettura, con la A maiuscola naturalmente, promana con tale forza dalle profondità interiori del suo autore da non poterla controllare o spengere.</p>
<p>Può darsi, dico, perché appunto <strong>l’indeterminatezza</strong>, e non la schizofrenia, <strong>mi sembra la cifra di Botta</strong>.</p>
<h4>E prosegue: “l’architettura non è lo strumento per costruire in un luogo, ma per costruire quel luogo”.</h4>
<p>Questa frase è <strong>ancora più scivolosa</strong>.</p>
<p>Esaminiamone il significato:</p>
<p>Potrebbe essere il segno di una grande attenzione ai luoghi perché <strong>potrebbe significare che ogni edificio contribuisce a dare vita (o morte) ad un luogo ma potrebbe anche significare che è l’architetto, indifferente ai luoghi, a crearli ogni volta proprio con le sue architetture</strong>. C’è del vero anche nella seconda possibilità, ma questa senza la prima vuol dire attribuire all’architetto una potenza che sovrasta i luoghi.</p>
<p>In entrambe le espressioni, e ancor più dal combinato disposto delle due, <strong>traspare in filigrana una concezione “titanica” della figura dell’architetto capace di creare, con la sua architettura ineludibile, la vita dei luoghi</strong>. E’ certamente una <strong>visione da archistar o Maestro</strong>, temperata, questa volta sì, da una specie di pudore, o polarità schizofrenica come dice La Cecla, quando Botta afferma che “<strong>gli architetti sono chiamati a lavorare anche sul terreno della memoria</strong>, che oggi è il vero antidoto alla globalizzazione”.</p>
<p>Come non essere d’accordo! Solo che <strong>Botta dà l’impressione di lavorare sulla memoria di se stesso, dato che i suoi progetti si assomigliano sempre</strong> e sono firmati, <strong>poco connessi alla memoria dei luoghi, della comunità, della funzione reale e simbolica stessa dell’edificio </strong>(si vedano le sue chiese), casomai al richiamo ad <strong>elementi costruttivi che costituiscono la memoria dell’architettura, e non dei luogh</strong>i, come l’<strong>arco</strong> o certe forme geometriche astratte o l’<strong>uso del paramento a blocchi pesanti</strong> o <strong>volumi fortemente legati al terreno</strong> (salvo alla Scala, dove c’è un ribaltamento gravitazionale con l’astronave levitante sul tetto).</p>
<h4>Ma Botta si esprime anche sulla partecipazione dei cittadini alle scelte per la propria città.</h4>
<p>Qui il discorso è davvero più difficile perché <strong>si corre il rischio della facile demagogia politica o, all’opposto, dell’aristocratico disprezzo verso le masse ignoranti</strong>.</p>
<p>Mi sembra che raramente si affronti il problema in maniera “laica” e razionale, rispettosa della realtà, cioè quella di <strong>considerare, semplicemente, gli individui come cittadini facenti parte di una comunità e quindi, per definizione, detentori del diritto di esprimersi e di decidere le sorti e la forma del proprio ambiente di vita, cioè la città</strong>. Questa è per me una certezza che risiede nell’essenza della città, invenzione che ha qualche millennio di storia e senza la quale dubito avrebbe potuto esserci la storia stessa.</p>
<p>L’unica incertezza e l’unico motivo di discussione, e anche di divisione, dovrebbe essere quello legato alla rappresentatività e alle modalità di accesso a quel diritto, vale a dire se ricorrere ad una democrazia diretta o ad una rappresentativa. Certamente <strong>è esclusa del tutto la possibilità che possano essere gli architetti a decidere da soli</strong>: non è proprio previsto nei moderni manuali di filosofia politica, essendo Platone superato da un pezzo, almeno su questo argomento.</p>
<p>Ray Lorenzo non lo conosco, le cose che dice nell’intervista mi sembrano molto ragionevoli e di buon senso. Credo tuttavia, ma davvero mi posso sbagliare, che l’esperienza di cui è portatore, cioè quella americana, non possa essere trasferita meccanicamente in Italia dato che penso che là la società civile americana sia molto più strutturata in maniera spontanea attraverso gruppi e associazioni libere da legami politici. In sostanza credo che la società civile sia molto più forte che da noi, dove tutto tende ad essere istituzionalizzato per essere ricompreso all’interno del più ampio e complicato processo politico. Ogni occasione da noi è buona per creare un’agenzia, un comitato ufficiale, un Ente, un gruppo di lavoro che, in un modo o nell’altro, fa riferimento a qualche forza politica o a qualche istituzione pubblica. Insomma mi sembra che in Italia il rischio di addomesticare ogni gruppo nato spontaneamente, quando non creato istituzionalmente dall’alto, sia altissimo.</p>
<p>Leggendo l’articolo di La Cecla sento parlare di facilitatori (un nuovo lavoro, né più né meno), di una stabile Agenzia a Torino e mi metto subito sul chi va là: qui c’è sotto qualcosa, qui non c’è nessuna spontaneità, qui c’è un sistema istituzionalizzato e addomesticato che poco ha a che vedere con la partecipazione vera. Assomiglia molto al Garante dell’informazione della Legge Urbanistica della Regione Toscana: non dico che sia un errore in senso assoluto, ma che sia da esaltare proprio no, perché la partecipazione per legge proprio non funziona, si riduce ad uno stanco rito privo di contenuti, come, ad esempio, le assemblee partecipative istituzionalizzate in ambito scolastico, ormai buone solo per saltare una mattina di lezione.</p>
<p>Personalmente, ma posso ricredermi, sono convinto che sia estremamente difficile coinvolgere davvero i cittadini nel corso del progetto. Ascoltare i cittadini prima è doveroso, saggio, utile e necessario, al pari di quello che avviene quotidianamente nel rapporto tra un architetto e il proprio cliente; progettare insieme ad una moltitudine di persone mi sembra utopico e non proprio agevole.</p>
<p>Credo invece, fermamente, nella scelta dei cittadini, nella consultazione popolare sul progetto o su più progetti. E’ successo spesso nel passato lontano e recente, deve succedere molto più spesso. E’ la democrazia, niente di più, niente di meno; è la politica.</p>
<h3>E Botta che dice? Cosa può dire se ultimamente viene contestato a Genova, a Sarzana!</h3>
<p>Alla domanda se può funzionare l’architettura partecipata, risponde: “Funziona dove l’architetto è in grado di dar forma al consenso. Che però può configurarsi anche come ‘rapina’… “.</p>
<p>Evidentemente lui ritiene di non essere adatto a dare forma al consenso ma anche a non fare rapine. Almeno la sincerità e l&#8217;onestà deve essere apprezzata.</p>
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