Sarzana, che Botta!

« Nessun dolore resiste quando uno, destandosi tre mattine di seguito, ha nella faccia lo splendore vivificante del sole che sorge »

Le Corbusier


Fiume: stop alle costruzioni in alveo. Dragaggi: decidano autorità competenti

Spazzati via i luoghi comuni dietro i quali sindaci, provincia e regione tentano di nascondere le responsabilità, messo in un cantuccio l’ambientalismo fondamentalista, restituita centralità agli studiosi del territorio: si può sintetizzare così il convegno organizzato dal Comitato Sarzana, che botta! al Chiostro di San Francesco. Il titolo ha rispecchiato il programma: Fiume di fango, fiumi di parole: ascoltiamo gli esperti.

Uno scorcio della sala durante la proiezione della relazione del professor Seminara (cliccare sull'immagine per ingrandire)

Dal convegno un messaggio chiaro alla politica: faccia un passo indietro, ascolti le autorità scientifiche, non si nasconda dietro l’alibi dell’emergenza per premiare il business e soprattutto la smetta di consentire la cementificazione di aree dove il fiume si è sempre espanso in fase di piena.
Malgarotto contro i luoghi comuni
Il fuoco contro le banalità lo ha aperto Carlo Malgarotto, vicepresidente regionale dell’Ordine dei geologi. Non solo una lezione teorica la sua, ma un’esperienza acquisita sul campo, infangandosi per un mese dopo d’alluvione.
“Sbaglia chi dice no ai dragaggi. E parimenti rischia di provocare danni peggiori chi pensa di prevenire i disastri, scavando gli alvei dei corsi d’acqua. Si deve dragare lo stretto necessario laddove il livello dell’alveo supera il livello di strade e case. Ma scavare oltre il livello naturale è opera costosa e inutile, provoca solo frane dai crinali”.

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Da sin. Raffaelli, Ruocco, Malgarotto, Roberta Mosti, Morello

Tagliare le piante in alveo o no?
“Il problema non sono le giovani e robuste piante che crescono negli alvei. Sono i tronchi di alberi precipitati a valle con le frane. Il problema vero sono i boschi in condizioni pietose, i tronchi morti che occludono la corrente sotto i ponti. Occorrerebbe incentivare il lavoro nei boschi, l’agricoltura in collina, la cura del territorio”.
Occorrono finanziamenti. Ma la finanziaria di Tremonti ha azzerato completamente i fondi per la difesa del territorio. Inoltre l’Autorità di bacino – ha denunciato Malgarotto – è in uno stallo totale. Una legge ne prevede la sostituzione con i distretti idrogeografici. Ma non viene attuata.

Il biologo Giuseppe Sansoni

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Sansoni, biologo, naturalista, che ha insistito sulla necessità di riesaminare i progetti di costruzione negli alvei. Auspicio condiviso dall’assessore all’ambiente di Ameglia Gianni Torri, uno dei rari politici presenti.

Lo studio “imboscato” del professor Seminara
La politica non solo non ascolta la comunità scientifica, ma quando la interpella nasconde i risultati. E’ la denuncia che a nome del Comitato ha fatto Carlo Ruocco, rendendo pubblico lo studio sul tratto focivo del Magra fatto dall’equipe del professor Giovanni Seminara dell’Università di Genova. I dragaggi dei fondali sono costosi e inutili. Servono alla nautica. Ma non a proteggere gli abitati di Ameglia e Fiumaretta, perché il fiume ristabilisce naturalmente il livello dell’alveo. Bisognerebbe dragare continuamente con costi proibitivi e con gravi danni al litorale. L’opera decisiva? Uno scolmatore a monte in grado di dirottare duemila metri cubi al secondo in fase di piena. “Questo studio comuni, provincia e regione lo hanno dal marzo scorso – è la denuncia forte del Comitato – E’ stato tenuto nei cassetti. Ora vogliamo che studi analoghi siano fatti per gli altri tratti del Magra. Altrimenti la comunità paga costi inutili”.
Ma c’è sempre qualcuno che trae vantaggio dalle disgrazie altrui e ci sono centri di poteri più forti delle popolazioni. Lo insegna la storia.
Gli ammonimenti della Storia di Renzo Raffaelli
Renzo Raffaelli, giornalista, autore del libro “Fiume Magra: storia di un tradimento” ha ripercorso le vicende del fiume negli anni Settanta, quando l’Intermarine s’insediò ai Falaschi come azienda per costruire piccole imbarcazioni da diporto, cavallo di Troia per l’industria dei cacciamine. Con il ricatto dell’occupazione l’azienda ha sempre condizionato le scelte delle amministrazioni di Sarzana e di Ameglia, fino al taglio del ponte. E sempre in quegli anni le escavazioni dell’alveo, che hanno arricchito pochi e dilapidato alveo e litorale e anche il principio di legalità con gli scandali di dirigenti pubblici e assessori, le cui mogli sono diventate intestatarie di ville costruite alla Bradia e servite da una strada costruita con la ghiaia del fiume.

Affinché la storia non si ripeta il Comitato invoca trasparenza nelle decisioni: sapere chi le prende, gli obiettivi, chi controlla.

Il presidente della Provincia Fiasella

Ricco di spunti il dibattito, che si è impennato d’intensità quando al convegno si è affacciato il presidente della Provincia Marino Fiasella.
Roberta Mosti, presidente del Comitato, l’ha invitato a intervenire. Fiasella si è prodotto in un nobile discorso ambientalista di alto profilo: occorre ricollocare il modello di sviluppo; il territorio è un bene limitato, non si può costruire a oltranza; bisogna investire in prevenzione. Insomma il gemello buono del presidente che ha esautorato i tecnici dell’Autorità di Bacino per procedere alle escavazioni nel Vara, associandosi ai 27 sindaci che hanno firmato la petizione a Burlando per scavare, scavare, scavare. Nessuno di loro si è presentato al convegno.

L'intervento del sindaco Banti

Si è presentato Egidio Banti, socio fondatore del Comitato Sarzana, che botta!, sindaco di Maissana, che non ha firmato quel documento. “Non è mia competenza di sindaco indicare quali sono le misure idonee – ha detto – Come non è mia competenza dire sì o no all’outlet di Brugnato in quel luogo”. Banti ha poi lamentato come si trovino i soldi per le emergenze e non per la prevenzione.
Non sono mancate le proposte, come quella dell’ingegner Giovanni Giromella di Carrara, che ha illustrato in sintesi un suo brevetto per creare uno scolmatore in alveo o sotterraneo.

Tante le testimonianze di cittadini, anche da Fiumaretta e Bocca di Magra, colpiti dall’evento.
Ciò che ha sorpreso è stato che nessuno ha chiesto dragaggi indiscriminati, ma solo interventi mirati e opere incisive.
Casella (Fiumaretta) già assessore di Ameglia come le arginature ad Aulla del 1974, la creazione della zona industriale a Ceparana, abbiano ristretto l’alveo del fiume e scaricato a valle i problemi.
Moretti (Comitato difesa del territorio) ha lanciato l’allarme per la creazione di un’altra area industriale a Pratolino, invasa il 25 ottobre da un metro e mezzo d’acqua.
Pellistri (Fiumaretta) ha attaccato la Provincia (settore Difesa del suolo) per non aver tenuto conto dello studio della società Idrodata, secondo cui costruire argini a monte senza creare aree di scolmo della piena significa riversare il problema a valle, come è accaduto.
Fiasella ha accennato una difesa della Politica: lo scolmatore costa, servono risorse. Le accise sulla benzina la gente le accetta per riparare i danni, non per la prevenzione. Dalla sala c’è chi ha fatto notare che le accise per terremoti e alluvioni restano per sempre, ma i denari vengono dirottati altrove e le opere non vengono fatte.

Dal Comitato Sarzana che botta! un impegno: vigilare e impegnarsi  affinché siano fatte opere utili e non buttati altri soldi inutilmente e a informare i cittadini con l’aiuto di esperti.

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Data
domenica, 4 dicembre 2011

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