Sarzana, che Botta!

« È anzitutto alla casa di abitazione che occorre rivolgere la massima cura. Se gli uomini vivessero veramente da uomini, le loro case sarebbero dei templi »

Mario Botta, citando Ruskin


Magra, in agguato un nuovo saccheggio: servono alte competenze

Il Fiume Magra in zona Battifollo (cliccare per ingrandire)

  Estremamente preoccupati per le continue esternazioni di consiglieri regionali, sindaci, presidenti di provincia, sindacalisti e imprenditori, presidenti di consulte volte a invocare “escavazioni, escavazioni” negli alvei dei corsi d’acqua del Bacino Magra-Vara, argini sempre più alti, senza preoccuparsi di cosa succede nei paesi a valle, e soluzioni tampone, esautorando l’Autorità di Bacino, memori del dissesto provocato nel fiume Magra dalle dissennate escavazioni degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, abbiamo lanciato alle Regioni e alle Province una proposta al fine di scongiurare che le misure dettate dall’emergenza e dalla tensione del momento producano in futuro più danni dell’alluvione a solo vantaggio di chi è pronto a fare business sul dramma. Questo non vuol dire che il Comitato Sarzana, che botta! dice no alle escavazioni, no agli argini. Diciamo: il malato è grave? Parlino i primari!

Ecco il testo

Ai Presidenti delle Regioni Liguria e Toscana

Agli assessori al Territorio Regioni Liguria e Toscana

Agli assessori all’Ambiente Regioni Liguria e Toscana

Ai Presidenti delle Province La Spezia e Massa

Oggetto: Proposta relativa alla sicurezza idraulica e idrogeologica della Lunigiana – Salvaguardia dell’ambiente e delle popolazioni

Leggiamo con molta preoccupazione ogni giorno ricette elaborate da sindaci, presidenti di provincia e addirittura Consulte di quartiere per far fronte al dissesto idrogeologico e idraulico del Magra. La Provincia della Spezia ha annunciato a mezzo stampa di aver esautorato l’Autorità di Bacino e di procedere a un proprio piano di dragaggi e di arginature da Varese Ligure alla Foce con tecnici da lei scelti, senza indicare criteri di selezione, competenze, senza dire nulla sui controlli. E’ un copione anni Ottanta, quando la stessa Provincia autorizzò il prelievo di cinque milioni di metri cubi di inerti. Ne furono prelevati da un solo imprenditore 25 milioni senza che l’Ente fosse in grado o volesse intervenire. La supplenza fu esercitata dalla magistratura con le manette.

Comprendiamo l’emergenza. Ma proprio la gravità di quanto sta succedendo deve imporre maggior rigore, maggiore professionalità e discernimento nell’operare le scelte per non aprire la strada ai profittatori di ogni risma o per non procedere a rimedi peggiori dei mali.

La nostra proposta
Un concorso d’idee tra geologi, ingegneri, dipartimenti universitari, per individuare soluzioni in tempi rapidi, a basso costo e alto rendimento in termini di sicurezza

E’ una proposta che come Comitato avanziamo in primo luogo alle Regioni Liguria e Toscana.
La proposta parte da tre considerazioni.
L’intervallo in cui si ripetono forti precipitazioni si è terribilmente ridotto.
Il fiume Magra è straripato con gravi conseguenze nel ponte dell’Epifania del 2010, nello stesso anno l’antivigilia di Natale e il 25 ottobre scorso, dunque con un intervallo ridotto a dieci mesi.
I tempi d’intervento della nostra macchina pubblica sono dilatati. Nonostante leggi speciali, la capacità di mettere mano a importanti opere idrauliche o a trasferimenti di attività è ridotta.
Il bilancio dello Stato non consente nel breve periodo di sognare gli importanti stanziamenti che sarebbero necessari. Su questo punto ci sembra inutile soffermarci, dal momento che solo oggi sono stati sbloccati i fondi per l’alluvione del 2009.
Obiettivo non secondario del concorso d’idee: mobilitare le migliori competenze nazionali in materia di tutela del territorio, sicurezza delle popolazioni, salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.

Ringraziamo per l’attenzione e porgiamo distinti saluti

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Data
mercoledì, 16 novembre 2011

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1 commenti per “Magra, in agguato un nuovo saccheggio: servono alte competenze”


  1. Giacomo scrive:

    Concordo pienamente con l’affermazione che troppe parole si sono spese dopo l’alluvione (sarebbe più corretto dire “le alluvioni”) in merito alle soluzioni più idonee per la messa in sicurezza delle aree sondabili di Ameglia.
    Condivido anche il principio secondo cui la parola vada ceduta agli esperti per che facciano il proprio mestiere di consulenti, individuando con certezza le soluzioni più idonee, più economiche, più sicure ecc.
    Purtroppo già la scorsa alluvione il tema fu sollevato, tento in alto che se ne è occupato il tribunale delle acque di Torino, con un contenzioso in cui molti esperti, consulenti di parte e di ufficio, si sono confrontati con teorie e conclusioni differenti.
    Non possiamo trascurare il fatto che l’esimio Prof. Seminara è consulente di parte degli Enti la cui inerzia è stata ritenuta, dalle parti ricorrenti, causa principale dell’alluvione di dicembre 2009. Le sue conclusioni in merito all’utilità o meno del dragaggio della foce del fiume quale componente per la riduzione del pericolo di esondazione risulta oggi un tantino condizionata dal ruolo ricoperto e comunque discordande rispetto a quanto sostenuto dal altri esperti i cui parei sono ancora oggetto di confronto giudiziario.
    Una cosa è certa: se il dragaggio della foce fosse stato completato nel corso dell’anno corrente (unica l’opportunità, colpevolmente osteggiata dall’Autorità di Bacino e dalla Regione, di eseguirlo gratuitamente da parte dell’impresa incaricata del rinascimento delle spiagge di Massa) ed il fiume il 25 ottobre fosse comunque esondato, si avrebbe avuta la conferma di quanto asserito dall’esimio Professore.
    Certo è invece che l’alveo, con la sua sezione di deflusso inadeguata, non è stato in grado di smaltire la piena (forse centennale) del 25 ottobre.
    A questo punto, applicando un semplice metodo statistico, mi verrebbe da dire che probabilmente la ragione sta dalla parte della maggioranza di chi, applicando forse solo tanto buon senso, dice che è necessario realizzare il dragaggio della foce del fiume!
    Il miglior canale scolmatore è quello che “si può realizzare veramente” e che ha il minor impatto ambientale; in alveo!
    Il suo mantenimento deve essere affidato a chi ha un effettivo interesse anche economico a che avvenga; gli operatori nautici! Con uno strumento societario operativo pubblico privato.



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