Sarzana, che Botta!

« Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. »

Margaret Mead


Renzo Piano: i concorsi un’occasione per i giovani e per rilanciare l’architettura

Renzo_PianoA soli 33 anni Renzo Piano si affermò in Francia, vincendo un concorso per la progettazione del Beaubourg. Col collega Rogers prevalse su 681 partecipanti. Proprio grazie ai concorsi – dice Piano in un’intervista al Sole 24 Ore del 28 gennaio scorso – l’architettura in Francia ha vissuto una grande stagione. Il grande urbanista vede nei concorsi una grande opportunità per i giovani. E critica l’Italia, dove i concorsi vengono visti come un’inutile perdita di tempo.
Il Comitato Sarzana, che botta! condivide da sempre questa idea. Per questo avevamo lanciato il concorso su via Muccini e Piazza Terzi che tanto interesse ha suscitato. Il concorso è anche un momento di trasparenza e di partecipazione. Ma le nostre amministrazioni sono sorde.

Ecco stralci dell’intervista di Renzo Piano al Sole 24 Ore realizzata da Giorgio Santilli.

D: …… l’Italia non premia i giovani talenti. Lei lo dice da tempo.
È così. I giovani talenti vengono penalizzati in Italia. Oggi, ma anche ieri. Io ho fatto la mia carriera altrove.
D: Il Beaubourg, lei aveva 33 anni. Come fu accolto?
Io e Rogers la spuntammo su 681 partecipanti. La nostra forza fu essere scelti da una giuria internazionale, ma all’inizio anche lì non fummo visti bene. Fu necessario un decreto del presidente Pompidou, su suggerimento della moglie, la signora Claude, per dichiararci architetti francesi. Allora per costruire bisognava essere Grand Prix de Rome. La grande stagione francese dei concorsi cominciò dopo, con la legge di Mitterrand. Ma quello fu l’inizio della frana che poi ha fatto così bene all’architettura francese.
D: Torniamo ai giovani italiani. Non è che anche un po’ responsabilità degli architetti più anziani come Renzo Piano se i giovani non si fanno spazio?
Io non sono un pigliatutto e poi lavoro per il 90% altrove. Il problema è che in Italia non si danno incarichi e non si fanno concorsi.
D.: Già, il mercato dell’architettura in Italia è debolissimo. Il Sole 24 Ore, dalle colonne del settimanale Progetti e concorsi, ha rilanciato l’idea di una proposta di legge d’iniziativa popolare sull’architettura. Aiuterebbe?
Aiuterebbe moltissimo e dovrebbe dare spazio ai giovani. Anche se per fare i concorsi le amministrazioni potrebbero anche semplicemente applicare la direttiva europea.
D.: Se però i concorsi non si fanno, non è solo colpa delle leggi. Le amministrazioni non hanno molta voglia.
Fare buoni concorsi è un’arte, anche da parte delle amministrazioni, bisogna sapere esattamente cosa chiedere, fare buoni briefing. La maggioranza degli amministratori è convinta che il concorso sia una perdita di tempo. Però colgo e condanno anche altre forme di diffidenza: concorso vuol dire lasciare libertà al progettista e perdere il telecomando.
imagesD.: Che cos’è il progetto?
Progettare è saper interpretare, a modo proprio, necessità e bisogni. È falso che i buoni progetti siano quelli che si fanno in totale libertà. L’architetto deve nutrirsi della pura forza della necessità, prenderla e farla volare.
Esiste la bellezza?
La bellezza è un’idea inarrivabile, se allunghi la mano ti scappa. È un’idea che ci arriva dall’antica Grecia, mi ha sempre colpito che nei linguaggi africani non esistano due parole distinte per “buono” e “bello”.
Lei in Grecia sta realizzando la nuova biblioteca di Atene.
Oggi la Grecia è un paese martire. La nuova biblioteca sarà realizzata nel Falero, il vecchio porto, con i soldi della fondazione Niarchos. Non sarà solo un luogo di libri, ma anche un centro di connessioni con altri luoghi del sapere, come deve essere una biblioteca oggi. Spero possa costituire una barriera contro l’imbarbarimento, rimandare indietro questo rischio.
Qual è la parola chiave dell’architettura nel XXI secolo?
Se nel XIX secolo è stata acciaio e nel XX globalizzazione, direi che nel XXI secolo sono fragilità della Terra, dialogo con la Terra, energia. I nostri edifici devono imparare a respirare, stop all’aria condizionata: qui c’è una componente energetica e tecnologica, ma anche una di poesia. L’architettura deve saper guidare e spiegare questa transizione degli edifici verso un’era nuova.

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Data
sabato, 19 febbraio 2011

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