Sarzana, che Botta!

« L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione (...). La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere »

Le Corbusier


Lettera al sindaco: Sarzana luogo di contraddizioni

Caro sindaco,

questa volta la milanese-rompi Le fa i complimenti…  A Lei, e non solo a Lei, per l’ottima organizzazione del “Festival carla2della Mente” : ospiti eccellenti, ineccepibile distribuzione degli “eventi” (ah, se solo si potesse eliminare questo ormai logoro, quasi caricaturale termine…) che ha permesso agli stakanovisti della cultura la fruizione di parecchi incontri, piena efficienza degli addetti e dei giovani volontari.

E, soprattutto, grazie per la meravigliosa “sorpresa” della partecipazione di Roberto Saviano, che ha veramente incantato e commosso tutti noi per umanità, sincerità, semplicità.

Mi è assai piaciuto il Suo discorso di apertura, nel quale ho riconosciuto amore, orgoglio, richiamo ai valori civici e artistici di una città nella quale risiedo da pochi mesi ma che già sento mia.

Pulchre, bene, recte (anch’io me la sono preparata…) ma – eh sì, purtroppo, c’è anche un ma – mentre ascoltavo il Suo discorso mi sono chiesta: “è lo stesso sindaco Caleo che voleva fortissimamente la Torre Botta, quello che tuttora intende sovraccaricare Sarzana con 200 mila metri cubi concentrati in 6 ettari, e via cementando?… che vuole affiancare al bellissimo centro storico della città una congerie di edifici inutilmente faraonici, dannosamente invasivi, sicuramente brutti? Colui che proclama Sarzana città d’arte e di cultura e nel contempo ne caldeggia la deturpazione, rischiando di diventare un ossìmoro vivente, un ircocervo sempre più lontano dai suoi concittadini, elettori e no? ”

Sindaco, faccio appello alla Sua onestà personale e intellettuale, al Suo “fiuto” di amministratore accorto e sensibile, chiedendoLe, in tutta sincerità, di ripensarci; siamo ancora in tempo per evitare di dar corso ad un progetto che non piace quasi a nessuno, che imbruttirà Sarzana senza apportare alcun vantaggio economico, viabilistico, turistico e men che mai elettorale…

Uno slogan ormai remoto, benché non così cronologicamente lontano, suonava come: “siamo realisti, pretendiamo l’impossibile” io – e con me sicuramente tantissimi realisti – auspichiamo il possibile, non ci deluda!

E, se può, se vuole, mi risponda…

Con affetto e simpatia,

Carla Ridella

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Data
giovedì, 10 settembre 2009

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