Sarzana, che Botta!

« Il fine di ogni associazione è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo: libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione »

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789


“Coop connection”
un libro inchiesta
scomodo e impietoso
in scena a Sarzana

Un libro d’inchiesta, che difficilmente troverebbe posto alla rassegna dei Libri per strada, sarà presentato venerdì 23 alle 21,15 alla sala della Repubblica a Sarzana. Già il titolo fa capire che è un libro scomodo: Coop connection. E’ stato edito da Chiarelettere, casa editrice indipendente dai grandi gruppi editoriali. Nella Sarzana segnata irrimediabilmente dal Piano Botta, imposto dal colosso immobiliare Unieco e da Abitcoop Liguria, dove l’edilizia dell’ultimo ventennio è stata profondamente segnata dall’attività delle cooperative, riducendo al lumicino le imprese edili locali, è come parlare di corda a casa dell’impiccato.
Coop connection, uscito il maggio scorso, al terzo posto nelle classfiche di vendita, è il prodotto di un’inchiesta del giornalista di Panorama e Radio 24 Antonio Ambrosi. Lo presenterà Simona Folegnani, referente alla Spezia della Casa della Legalità e rappresentante per la Liguria del Centro studi Lazzati, una fondazione molto attiva sul fronte dell’analisi delle organizzazioni mafiose.
Il libro di Amorosi è la prima inchiesta sulle coop in Italia. L’autore ha preso spunto dallo scandalo degli scandali, “Mafia capitale”, che ha acceso i riflettori su un universo economico che da solo genera 151 miliardi di fatturato, dando lavoro a più di un milione di persone. Grande distribuzione, grandi opere, servizi, alimentazione, assicurazioni, l’universo coop copre tutto il territorio dal nord al sud, in nome della solidarietà, a difesa dei lavoratori. Un libro che racconta la realtà di un business protetto, di un sistema che cela al suo interno un mondo sotterraneo fatto – come rivelano alcune inchieste giudiziarie – di corruzione, criminalità organizzata e sfruttamento, che hanno emarginato le nobili finalità delle origini del movimento cooperativistico in Italia.

Un meccanismo – sostiene l’autore citando prove e fonti – che produce un fiume di invisibili, di schiavi a tre euro l’ora, costretti a vivere in condizioni al limite dell’umana sopportazione. Un sistema – scrive Amorosi – difeso da un’intera classe dirigente, che sopravvive grazie agli intrecci di potere e alla disattenzione della magistratura.
Si può non condividere, ma è senz’altro da ascoltare senza turarsi le orecchie.

 

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Data
martedì, 20 settembre 2016

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