Sarzana, che Botta!

« D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda »

Italo Calvino


Piano Botta, ex mercato e Comune: voragine di debiti. Pagheremo con l’Imu

articolo di Carlo Ruocco

La società Sarzana Valorizzazione Patrimonio e Servizi s.r.l. di proprietà al cento per cento del Comune è sull’orlo del dissesto finanziario. Dal prossimo 31 dicembre non sarà più in grado di far fronte agli impegni assunti con la Cassa di Risparmio della Spezia.

Il mercato di piazza Terzi negli anni Cinquanta

Costituita cinque anni fa per permettere al Comune di Sarzana – in profondo rosso – di incassare cinque milioni di liquidità e pagare debiti e servizi, la società Sarzana Valorizzazione non è in grado non solo di restituire alla Cassa di Risparmio il capitale, ma neppure di pagare gli interessi maturati (270 mila euro l’anno). La notizia è stata riportata da La Nazione (leggi qui). Ci si sarebbero attese reazioni, commenti dai banchi della maggioranza e, soprattutto, dell’opposizione. Invece il clamore è durato un giorno. Il “Sopire, sopire, sopire” di manzoniana memoria si attaglia alla perfezione alla politica sarzanese.

Il fallimento della “finanza creativa”: pagano i contribuenti

Il fallimento a soli cinque anni di distanza della “brillante operazione di finanza creativa” dei nostri amministratori comunali sarà pagato a caro prezzo dai cittadini sarzanesi con le tasse e con i tagli ai progetti della parte pubblica del Piano Botta e dei servizi sociali. Ma come si è arrivati a questa drammatica situazione?

Una nuova società per raggirare la legge (finanziaria)

Nel 2007 il Comune – già troppo indebitato – non può contrarre nuovi mutui con le banche a causa del  patto di stabilità. Allora viene partorita la genialata per raggirare la legge (finanziaria). Viene creata la società Sarzana Valorizzazione Patrimonio srl, nuova di zecca, senza un euro in cassa. Dalla Carispe ottiene uno scoperto di cinque milioni (poi portato a sei), garantito dal Comune con una lettera di “patronage”: se non paga la società, paga il Comune. Operazione rischiosa per un Comune che non può indebitarsi ulteriormente. Folli i dirigenti della Carispe? No, maggiore è il rischio, più alti gli interessi. E qui sorge la prima domanda: quanto è lo “spread” (il differenziale) tra gli interessi di un normale mutuo contratto da un Comune e quello pattuito tra Carispe e Sarzana Valorizzazione? In Comune non se ne curano, tanto paga Pantalone, cioè i contribuenti sarzanesi. Ma ora ce lo devono dire, contratti alla mano.

La società s’indebita, acquista l’ex mercato, il Comune incassa

La nuova società utilizza lo scoperto per acquistare dal Comune una serie d’immobili tra cui l’ex mercato e tutta piazza Terzi e la striscia di terreno vicino alla ferrovia che entra nel nuovo Piano Botta. Proprio il Piano Botta prevede una bella speculazione su quell’area, aumentando le volumetrie previste dal PRG (un nuovo palazzo grande quanto la Vetraia). Un’operazione siffatta poteva anche andare a buon fine se invece di procedere alla Variante Botta il Comune avesse mantenuto il vecchio piano particolareggiato: la società avrebbe potuto mettere subito in vendita i beni, rientrare dei capitali e non farsi massacrare dagli interessi.

Nel 2007 il mattone tira. Ma arriva la Variante Botta e blocca tutto.

Nel 2007 il mercato immobiliare tirava ancora. Era un buon momento per “valorizzare il patrimonio”. Ma le cooperative hanno deciso di cambiare il volto alla città. Vogliono imporre i mattoncini rossi di Mario Botta. In Emilia se ne producono tanti. Lo hanno già annunciato nel loro bilancio di previsione nella primavera del 2007. Si procede a variante (delibera di giunta del 26 giugno 2007). Ma le varianti hanno i loro tempi. E gli interessi bancari sui cinque milioni cominciano a lievitare. La società Sarzana Valorizzazione non ha entrate proprie e per pagare gli interessi attinge allo scoperto di conto, pagando anche gli interessi sugli interessi. Gli annunci del sindaco Caleo “Apriremo i cantieri a giugno 2009” oggi risuonano come un auspicio per esorcizzare l’incombente catastrofe finanziaria. Ma la Variante deve essere prima approvata dalla Provincia, poi deve andare in Regione per lo screening di Via. Gli immobili non possono essere messi in vendita senza certezza sulla loro destinazione urbanistica, certezza che avevano con il vecchio Piano. Una domanda s’impone: il Comune, procedendo a variante, ha fatto gli interessi propri, cioè della comunità e dei contribuenti sarzanesi, o delle cooperative?

2009: crisi del mercato immobiliare.

Nel 2009 esplode la crisi mondiale e il mercato immobiliare si scopre saturo. Ne sanno qualcosa gli imprenditori del settore, ma anche il Comune e l’Arte che non riescono a piazzare gli ex macelli, gli appartamenti e i negozi dell’ex Brun Caprini. Il sindaco Caleo decide di affidare la società a un nuovo amministratore, Mauro Lucchesi. Giovanni Zanardi, che operava a titolo gratuito, esce di scena. Lucchesi viene presentato come un grande manager pubblico. E va pagato, anche se amministra una società che non opera un bel fico secco. La Carispe comincia a preoccuparsi. Tra capitale e interessi il tetto dei sei milioni di euro comincia ad avvicinarsi e il Comune di Sarzana e Lucchesi partoriscono solo flop come la modifica dello Statuto per trasformare la società una multiutility di servizi (tributari, parcheggi ecc.). Non hanno realizzato che per gestire i servizi occorre personale, attrezzature. Insomma denari. Altri debiti? Impossibile.

La Carispe impone il rientro dal debito

Agli inizi di quest’anno la Carispe inizia il pressing: rientrare. L’Europa ci guarda e l’epoca della finanza allegra è finita. Lucchesi si rende conto che riesce a pagare gli interessi per quest’anno. Poi ha raschiato il barile messo a disposizione da Carispe, dove – tra l’altro – sono arrivati i francesi, che non saranno tedeschi, ma neppure “stupides”. Ed ecco un’altra grande pensata partorita in piazza Matteotti, dove ha sede la giunta e l’ufficio di Lucchesi. Il Comune riacquista dalla sua società gli immobili (e gli interessi non pagati!). E con quali denari? Semplice: con gli oneri di urbanizzazione che le cooperative devono versare per costruire i palazzi Botta. E perché mai le Cooperative, che non sono un’opera pia, ma aziende economiche che puntano al profitto, dovrebbero anticipare tutti quei denari? Quale contropartita ottengono dal Comune? Si apre la strada all’urbanistica contrattata col nuovo PUC? Vengono coinvolte nella trattativa Comune-Ferrovie dello Stato (sancita nell’atto di compravendita del MetroPark)  per la futura destinazione urbanistica dell’area dismessa dalle FS lato Millepiedi?

Gli oneri di urbanizzazione distratti dai loro scopi

E se gli oneri di urbanizzazione servono per risanare la società Sarzana Valorizzazione con quali denari si faranno le opere di urbanizzazione primaria previste in base a standard obbligatori per legge? Ma semplice: se le accolleranno coloro che acquisteranno l’ex mercato e l’area di piazza Terzi. E se i quattrini non saranno sufficienti – dice con non chalance l’ingegner Talevi che del Piano Botta è il custode – invece di un parcheggione interrato si farà un parcheggio a raso. Da 457 posti auto? E dove, se in tutta l’area è previsto cemento e cemento? Nei pochi spazi verdi?

L'area di piazza Terzi nel Piano Botta: è tutta cementificata. In verde sono i tetti!

Il Comune sembra un imprenditore indebitato, che ha gestito male la sua azienda e continua a indebitarsi fino a finire in mano agli strozzini (coloro che acquisteranno piazza Terzi e immobili a prezzi stracciati ).

E ai sarzanesi? Più tasse, meno servizi e una città a mattoncini coop

Alla comunità sarzanese cosa verrà in dote? Un bel po’ di tasse in più per pagare i costi pagati per costituire la società, per il suo amministratore, per i revisori, i notai, gli interessi e i costi della nuova compravendita. Un bel po’ di servizi sociali, opere e spazi pubblici in meno. E una città più brutta, devastata dal cemento e dai mattoncini rossi.

Nota a margine:
sul sito del Comune il compenso del dottor Lucchesi, amministratore delegato della società, non compare.

http://www.sarzana.org/amministrazione/comunicazioni/L_296_2006.htm


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Data
sabato, 14 aprile 2012

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2 commenti per “Piano Botta, ex mercato e Comune: voragine di debiti. Pagheremo con l’Imu”


  1. D'Alto scrive:

    Ottimo articolo.Chiederebbe una risposta istituzionale. Perché l’urbanistica deve diventare un bene comune: la costruzione partecipata della città. Queste analisi sono indispensabili, perché aiutano a capire. Prima ancora che una denuncia sono l’invito a riflettere per costruire la città di tutti. L’urbanistica comincia di qui. Silvano D’Alto

  2. Annarosa Andrei (ricevuto tramite email) scrive:

    Piano Botta, società Sarzana Valorizzazione Patrimonio:
    mi sembra una storia gia’ vista, con la pista ciclabile Sarzana-mare sul viale 25 Aprile, prima a doppia corsia, poi a senso unico, poi un morto (investito da un’auto sulla ciclabile), poi la cancellazione della ciclabile.

    Ma si sa, il nostro sindaco e’ un politico e gli aspetti “tecnici” gli interessano poco.

    Cordialmente

    Annarosa Andrei



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