Sarzana, che Botta!

« Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. »

Margaret Mead


Magra: assalto alla diligenza per l’oro (ghiaia) del fiume

di Carlo Ruocco

Il giornalista Renzo Raffaelli in un suo fortunato libro “Fiume Magra: storia di un tradimento” del 1987 ricordò un aneddoto riferito ad un altro collega, Franco Carozza, cronista di nera del Secolo XIX. Carozza alcuni anni prima aveva condotto un’inchiesta sui “signori della ghiaia”, che avevano sventrato il fiume Magra, creando fosse profonde anche diciassette metri, facendo avanzare il cuneo salino e bruciare molti campi coltivabili, crollare il ponte di Romito Magra, depauperare la spiaggia di Marinella dell’apporto di sabbia. Allora le escavazioni erano sotto il controllo della Provincia. Carozza scrisse che un alto dirigente della Provincia dell’epoca si era costruito la villa sulle colline di Sarzana con la sabbia regalata da uno dei grandi escavatori. Tutti i colleghi scommisero sull’incriminazione o di Carozza per diffamazione o del dirigente della Provincia per corruzione. Non successe né l’una, né l’altra cosa. Ma l’inchiesta rivelò il saccheggio del fiume: invece dei 5 milioni di metri cubi di ghiaia ne furono estratti 25 milioni. Il Re delle escavazioni, sarzanese, finì in manette. ghiaia doroAbbiamo evocato l’aneddoto per ricordare cosa ha rappresentato nella storia del fiume Magra il capitolo escavazioni. Può essere un’opera idraulica, ma può nascondere un grande business. La ghiaia è oro grigio.
Negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta ha fatto la fortuna di imprenditori amici e finanziatori di partiti politici di sinistra e di destra. E’ storia (maestra di vita).  Occorre il massimo di trasparenza nelle scelte, coerenza tra obiettivi e strumenti, rigore nel separare scelte politiche da scelte tecniche. Soprattutto non vi devono essere contiguità tra chi deve decidere dove scavare, chi scava e chi è preposto ai controlli sulle quantità estratte.
Ogni volta che si opera con leggi straordinarie in nome dell’emergenza si assiste ad episodi poco edificanti, come dimostra tutta la vicenda di Bertolaso alla Protezione civile, i “pieni poteri” ecc.

La notizia che l’Amministrazione provinciale ha deciso di esautorare l’Autorità di bacino e di procedere con tecnici di propria fiducia, quindi di nomina politica, a dragare il fiume da Varese Ligure alla foce del Magra, di costruire argini, non obbedisce a nostro avviso a questi requisiti e inquieta. L’Autorità di bacino è l’organismo che – dal momento della sua costituzione – ha al suo interno molte competenze, che ha studiato la storia, realizzato cartografie e monitorato il fiume . E’ sempre stata osteggiata da molti sindaci perché ha posto vincoli – a loro dire – troppo restrittivi. L’alluvione dimostra il contrario. Doveva avere più poteri e più forza.
La Provincia, che ha tanta responsabilità nell’approvazione dei piani urbanistici e delle varianti, che elabora il piano territoriale di coordinamento, esautora l’Autorità e vara i dragaggi, come medicina contro le alluvioni. Ha (e aveva) la competenza di “Difesa del suolo”: poteva esercitarla nel rispetto del piano di bacino. Sarebbe il caso che un piano di risanamento fosse redatto da organismi o professionisti di alta competenza. La sicurezza idraulica è un problema tecnico-scientifico, non politico. La politica faccia un passo indietro. Altrimenti il sospetto di aver fiutato il business è legittimo.

Il link dell’articolo di Manrico Parma su La Nazione : QUI

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Data
sabato, 12 novembre 2011

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2 commenti per “Magra: assalto alla diligenza per l’oro (ghiaia) del fiume”


  1. Raffaele (da FB) scrive:

    la solita italia viene fuori….

  2. Francesco scrive:

    A me i dragaggi fatti secondo le regole dove e quando serve e senza trasformare il fiume in un cantiere perenne mi starebbero anche bene, perche’ ormai il fiume e il parco circostante sono in uno stato pietoso con un’erosione terribile in certe anse del fiume… magari sarebbe anche l’occasione per ritracciare ad uso dei mezzi d’opera i percorsi ciclopedonali del lungofiume che ormai sono tutti devastati dalle piene ed impraticabili…

    mi dispiace solo che probabilmente con i dragaggi anche se fatti bene diventera’ impossibile guadare il fiume a piedi ed a cavallo per andare nella piana di Albiano da dove partono i sentieri che portano in Val di Vara ed altavia… a questo proposito sarebbe utile se venisse realizzata una passerella pedonale ad uso del Parco sul nuovo ponte stradale in progetto tra Albiano e S.Stefano.



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