Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Rubbia: il nucleare è caro e ha tempi troppo lunghi

Da Greenstyle

A pochi giorni dal Referendum 2011, nel quale i cittadini italiani saranno chiamati, tra l’altro, a decidere sull’eventuale costruzione di centrali nucleari nel nostro paese, ecco l’intervento del fisico Carlo Rubbia, attualmente costretto a lavorare all’estero proprio a causa delle sue idee anti-nucleariste.

L’intervista, pubblicata sulle pagine di Repubblica, fornisce un quadro molto chiaro del pensiero del premio Nobel per la fisica e contribuisce sicuramente a chiarire alcuni aspetti della vicenda che, per vari motivi, non sono stati spiegati correttamente.

Secondo Rubbia, la questione non è legata esclusivamente al merito della decisione del governo italiano di ricavare almeno il 25% di energia elettrica dall’atomo ma, soprattutto, dalle spese che sarà necessario sostenere per portare a regime gli impianti del nostro paese:

Non si può rispondere con un sì o con un no. Bisogna esaminare i problemi partendo da una domanda fondamentale: quanti soldi ci vogliono e chi li mette. Si dice che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro. Ma senza calcolare gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l’arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci, a Yucca Mountain, spendendo 7 miliardi di dollari.

Per raggiungere un obiettivo del genere, necessario perché altrimenti si hanno solo i problemi senza i vantaggi, serviranno una ventina di centrali e quindi possiamo immaginare un costo diretto che si aggira sui 100 miliardi di euro. Il punto, come dicevo, è chi li mette sul tavolo.

Se, infatti, il costo fosse sostenuto esclusivamente da società private, il progetto potrebbe anche essere fattibile ma, secondo il fisico friulano, queste si limiteranno esclusivamente a gestire il tutto, utilizzando finanziamenti pubblici.

L’intervista a questo punto si sposta, inevitabilmente, sulla decisione tedesca di chiudere le proprie centrali nucleari e investire nelle fonti rinnovabili, soprattutto l’eolico:

Io ho parlato a lungo proprio con le persone che hanno preso questa decisione. È stato un passo importante perché il futuro è lì, ma bisogna tener presenti i tempi dell’operazione: le fonti rinnovabili per esprimere a pieno il loro potenziale, arrivando a sottrarre quote importanti ai combustibili fossili, hanno bisogno ancora di 10-15 anni. Quindi bisogna pensare a una transizione.

Una centrale nucleare approvata oggi sarebbe pronta tra 10-15 anni, alla fine del periodo di transizione. Noi abbiamo bisogno di impianti con un basso impatto ambientale e tempi di costruzione rapidi.

L’idea è quella di un mix improntato su una maggiore efficienza energetica, una crescita costante del fotovoltaico e dell’eolico e, soprattutto, l’utilizzo di due fonti energetiche in grado di essere immediatamente utilizzabili a costi bassi. Quali?:

Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60% di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni.

E poi c’è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. L’Italia ha una potenzialità straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest’area si può ottenere l’energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi.

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Data
giovedì, 9 giugno 2011

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