Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Urbanistica partecipata e trasparenza: l’esperienza di Bologna e Toscana

di Carlo Ruocco

I cittadini al convegno su urbanistica e partecipazione

I cittadini al convegno su urbanistica e partecipazione

Col concorso di idee per “Ri-pensare” via Muccini e piazza Terzi e il voto popolare sui progetti in gara il Comitato Sarzana, che botta! ha voluto lanciare alla città e all’amministrazione comunale alcune proposte per le future scelte urbanistiche. Innanzitutto il concorso come metodo trasparente per selezionare progetti e progettisti. A Sarzana e in provincia si continua ad assegnare incarichi pubblici senza concorso e i prescelti, guarda caso, sono sempre gli stessi nomi. Per i giovani professionisti non ci sono chances. Devono cercare fortuna fuori.
Col voto popolare il Comitato ha voluto sottolineare l’importanza della partecipazione dei cittadini alle scelte che investono il destino del territorio in cui vivono. Si è parlato al convegno di “partecipazione informata e consapevole”, antidoto alla manipolazione del consenso su progetti già concordati nelle segrete stanze tra amministratori e operatori immobiliari. Trasparenza e partecipazione per restituire priorità all’interesse pubblico nel disegno delle città.

Col convegno il Comitato ha inteso portare due tra le esperienze più avanzate in Italia. Volutamente abbiamo scelto due realtà, Bologna e la Toscana, dove la sinistra è al governo, in modo da non prestare il fianco a strumentalizzazioni politiche da parte dell’Amministrazione Caleo.
Claudio Mazzanti ha ben descritto l’esperienza dei Laboratori di urbanistica partecipata di Bologna, facendo dono al Comitato di due libri che saranno preziosa fonte di ispirazione per la nostra futura attività. Nel capoluogo emiliano la “rivoluzione urbanistica” fu avviata dal Comitato della Bolognina, che si oppose alla speculazione urbanistica delle ville  fuori le mura del sindaco di centrodestra Guazzaloca. Con quattromila firme di cittadini, imponendo la trasparenza degli atti amministrativi, il Comitato bloccò il progetto, proponendo un percorso diverso anche attraverso un’attività culturale, come un seminario aperto ai cittadini sui problemi del territorio articolato in una settimana di dibattiti con la consulenza di esperti dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Il nuovo sindaco Sergio Cofferati (riferimento di Massimo Caleo in Liguria nell’ultimo congresso del Pd, n.d.r.) fece tesoro dell’esperienza della Bolognina e codificò i Laboratori di Urbanistica partecipata nel nuovo Piano Regolatore di Bologna. I laboratori prevedono la partecipazione dei cittadini al processo di formazione del piano urbanistico (generale o particolareggiato che sia) attraverso l’impiego di “facilitatori”, cioè di giovani architetti e ingegneri che fungono da “mediatori culturali” per spiegare ai non addetti ai lavori il linguaggio tecnico. Insomma Cofferati fece la scelta di investire denaro in cultura urbanistica. Con questo metodo partecipativo a Bologna hanno trasformato la zona del mercato (300 mila mq di territorio) in parte in un parco urbano, in parte in zona residenziale e commerciale con soddisfazione di tutti. La partecipazione ha anche permesso di fissare come obiettivo del piano territoriale il mantenimento del patrimonio agricolo, puntando alla trasformazione della destinazione urbanistica di tre milioni di mq di aree dismesse dalle ferrovie, dall’Esercito, dalle industrie meccaniche.

L'intervento del professor Paolo Baldeschi

L'intervento del professor Paolo Baldeschi

La Rete dei Comitati della Toscana sta puntando soprattutto sull’obiettivo della salvaguardia del paesaggio toscano attraverso lo strumento dello Statuto del territorio. Il professor Paolo Baldeschi, che con Alberto Asor Rosa è tra i promotori della Rete, ha spiegato che lo Statuto è una sorta di “carta costituzionale” del territorio comunale o di un comprensorio di Comuni. Nello statuto sono scritti i principi e le linee guida che gli strumenti urbanistici devono rispettare e gli obiettivi che devono perseguire. Ha fatto l’esempio della zona del Chianti, dove è importante tutelare il valore del territorio agricolo. Ha notato che l’azione e il potere delle Soprintendenze ai beni paesaggistici si è rivelata insufficiente. “Guardate la Liguria – ha notato – Tutta la costa è sotto vincolo paesistico. Nonostante ciò è la regione più cementificata d’Italia”. La partecipazione dei cittadini avviene nella fase di elaborazione degli Statuti, come è avvenuto a Montespertoli. Ha sollecitato il Comitato “Sarzana, che botta!” a prendere conoscenza di queste realtà molto dinamiche e ha concluso con l’impegno di fornire tutto il materiale già prodotto da altri comitati.
Baldeschi ha di recente sviluppato su Eddyburg una riflessione sull’importanza dell’attività dei Comitati e degli Statuti. Per chi vuole approfondire, può cliccare su questo link: Le strettoie del neoambientalismo italiano.

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Data
lunedì, 22 novembre 2010

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