Sarzana, che Botta!

« Tutte le scelte collettive dovranno venire presentate e discusse con una procedura razionale e con argomenti in se stessi reversibili, perchè la minoranza deve venire rispettata in quanto a sua volta maggioranza virtuale »

Marco Romano


Magra, assalto alla diligenza per l’oro grigio

Era il 1968 quando il fiume Magra in piena si portò via il ponte di Romito Magra. Nessuno ebbe dubbi nel puntare l’indice sulle escavazioni selvagge di ghiaia che avevano abbassato il letto e tolto l’appoggio ai piloni. Iniziò una dura battaglia per bloccare le escavazioni e consentire al fiume di riacquistare la sua altezza naturale, anche perché nel frattempo a valle avanzava il cuneo salino e molti terreni diventavano improduttivi.  2009: il fiume in piena fa franare una campata del ponte della Colombiera. Come nel 2000 Fiumaretta, Cafaggio, Bocca di Magra vanno sott’acqua. Ma questa volta il messaggio viene capovolto. “Occorre dragare il fiume per evitare catastrofi”. E chi, come Legambiente e le altre organizzazioni ambientaliste, si oppone al dragaggio, cioè alle escavazioni di ghiaia, ricordando catastrofi precedenti, si trova sul banco degli imputati: nemici del popolo alluvionato.

Dragaggio unica alternativa?
Sembra che le alternative siano : o si draga, ignorando le conseguenze del cuneo salino che sale dal mare (l’acqua salata è più pesante e, se si abbassa il letto del fiume, s’incunea sempre più in alto, fino a Battifollo dove ci sono i pozzi Acam) e le conseguenze sulle infrastruttre (ponti) o si alzano argini di quattro metri, deturpando il paesaggio e trasformando il fiume in un canale oppure centinaia di case e di attività vanno sott’acqua.

Il “partito dei dragaggi” si prepara a una grande abbuffata (di inerti). C’è chi ha già fiutato il business e progetta una società mista con capitali pubblici e privati per gestire le escavazioni, cioè lanciarsi sulla diligenza, chiamata Magra, per catturare l’oro costituito dagli inerti e rivenderlo alle imprese di costruzioni. Ovviamente in nome della sicurezza idraulica della piana del Magra e l’incolumità delle popolazioni. La tutela dell’ambiente, delle risorse idriche per costoro sono un dettaglio trascurabile. La presenza di Bertolaso con i suoi poteri speciali viene vista come un’opportunità per superare i cavilli e le resistenze degli ambientalisti.

Servono interventi razionali e trasparenti

In tale contesto più che di procedure d’urgenza, che come dimostrano le inchieste in corso in altre città d’Italia, nascondono spesso il malaffare, c’è bisogno di trasparenza e di risposte efficaci nel perseguimento degli obiettivi: il miglior risultato in fatto di sicurezza, il minor danno per l’ambiente.

Allora perché non mettere al bando la demagogia, rileggere i documenti redatti in tempi non sospetti dall’Autorità di bacino? Hanno il pregio della razionalità e della competenza. Possono essere un punto di incontro tra amministrazioni e ambientalisti, lasciando fuori dalla porta i fautori “del business per il business” e l’ambientalismo parolaio.

Le “colpe” di Legambiente per gli assalitori della diligenza

Questa volta la colpa di Legambiente sarebbe la sua contrarietà ai dragaggi.
Ma il comunicato di Stefano Sarti e Alessandro Poletti, rispettivamente Presidente e Responsabile Aree Protette e Assetto Idrogeologico di Legambiente Liguria, smentisce questa dicerìa (vedere in calce).

Il fiume ha bisogno di rimozione di sovralluvionamenti, la cui necessità sia dimostrata da accurati studi scientifici approntati dall’ente preposto (l’Autorità di bacino).

NON DEVE INVECE ESSERE SOTTOPOSTO a quelli che la Provincia della Spezia chiama dragaggi, ma che in realtà sono escavazioni che rievocano i danni ambientali perpetrati dagli anni ’50 fino alla nascita del Parco Fluviale nel 1982.

(vedere qui un caso precedente).

L’intenzione manifestata dall’Amministrazione provinciale di rivendere i materiali frutto delle escavazioni per finanziare le opere di riassetto del fiume è a dir poco rischiosa.

piloni

i piloni del ponte sul fiume Magra, visibili alla base a causa delle escavazioni

Il Magra contiene in sé una riserva “d’oro”, i materiali del suo alveo, che lo ha reso in passato preda degli appetiti di aziende incuranti del dissesto provocato dall’abnorme allargamento e approfondimento del fiume, con buche profonde perfino 15-20 metri. Vi siete mai chiesti come mai la base dei piloni del ponte sono visibili? (foto da una pubblicazione di Legambiente del 2007 – qui)

Le conseguenze per l’ambiente furono importanti; forse la più grave, se non altro perché coinvolge quel bene prezioso che è l’acqua potabile, fu il fenomeno del cuneo salino (risalita dal mare di acque salate che inquinano le falde acquifere): si legge in un’altra pubblicazione (qui) che vi fu un’intrusione delle acque marine per ben 14 km a livello di falda, che inquinò i pozzi artesiani lungofiume, a tutt’oggi inutilizzabili, e che si fermò a ridosso dei pozzi dell’acquedotto di Fornola, il quale rifornisce 200mila persone tra La Spezia e Carrara. Si pensi che è bastata una semplice opera di escavazione per collocare un tubo SNAM, alla metà degli anni ’90, per provocare l’inquinamento del pozzo più a valle dell’acquedotto.

L’invito di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste alla Provincia è nuovamente quello di rispettare “le norme sia regionali, nazionali e Comunitarie che regolamento la fruizione e la tutela degli ambienti e del contesto socio-economico insediato nelle aree del Magra: faccia ammenda e progetti opere di arginamento compatibili, in parte già finanziate fin da dopo l’alluvione del Gennaio 2009, e di cui invece pare siano ancora indietro addirittura i progetti, e la smetta di paventare soluzioni, come le escavazioni, buone solo a tacitare un errato immaginario collettivo popolare”.

Anche se, dobbiamo dire, l’immaginario collettivo non pare più tanto disposto a farsi tacitare.

E’ di poche settimane fa la notizia che oltre cento tra residenti di Cafaggio, Fiumaretta e Bocca di Magra, insieme ai vertici di Intermarine e cantieri San Lorenzo hanno affidato all’avvocato Daniele Granara il compito di verificare che tutti gli enti coinvolti

  • Autorità di Bacino,
  • Comuni di Ameglia, Sarzana ma anche tutti gli altri che si affacciano sul letto del fiume,
  • Province della Spezia e Massa Carrara,
  • le Regioni Liguria e Toscana,
  • Ente Parco,
  • ditta Edison, proprietaria delle dighe a monte

abbiano adempiuto ai rispettivi obblighi in tema prevenzione…

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Comunicato Stampa

LE ASSOCIAZIONI MONITORERANNO IL FIUME MAGRA: LA PROVINCIA RISPETTI LE REGOLE

Siamo giunti a conoscenza delle posizioni tenute dalla Provincia Della Spezia, in diversi incontri ed assemblee pubbliche, nelle quali ha proposto un dragaggio diffuso e generalizzato dell’asta Ligure del bacino del Magra, con rivendita dei materiali a scopo di autofinanziamento delle opere di riassetto fluviale.

Non opponendoci a priori verso interventi di “dragaggio” mirati e compatibili del tratto navigabile del fiume, d’altronde Normato dall’Autorità di bacino e dalla stessa ribadito anche da recenti dichiarazioni sulla Stampa, né siamo stati mai contrari alla rimozione di eventuali sovralluvionamenti laddove ne fosse scientificamente e normativamente dimostrata la necessità; siamo però contrari all’escavazione generalizzata dell’asta fluviale: un sì all’escavazione! Tanto è quanto espresso dalla Provincia, anche se essa tenta di edulcorare la comunicazione usando il termine ambiguo “dragaggio”, assolutamente improprio, e forse utilizzato perché l’analogo “escavazione” evoca, giustamente, i disastri compiuti con le escavazioni negli anni ’50, ’60 e ’70.

L’amministrazione provinciale dimentica che il Fiume Magra è un Sito di Importanza Comunitaria (Piana del Magra sito codice n. IT1345101), con presenza di aree pianeggianti con piccoli invasi artificiali e zone umide di rilevanza geomorfologica; depositi fluviali e palustri limoso-sabbiosi, habitat prioritari per la 92/43 CEE, vari taxa (gruppi di organismi, ndr) protetti ai sensi di direttive/convenzioni internazionali ed endemiti di particolare rilevanza.

Le continue cementificazioni degli ultimi decenni hanno reso impermeabile molte aree pianeggianti naturali del bacino imbrifero, contribuendo al rischio esondazione dello stesso Magra. La Provincia si dimentica che il fiume Magra è fortemente vulnerabile per gli interventi di bonifica, l’inquinamento e la speculazione edilizia. Nel 1991 un braccio fluviale morto, di grande importanza vegetale e faunistica, è stato quasi interamente colmato. Le spiagge sono sottoposte a forte erosione marina e a manomissione per scopi balneari.

Le escavazioni prospettate sono inutili e nocive, sia perché non risolverebbero il problema del rischio idraulico di persone e cose, anzi aggravandolo in molti casi, sia perché danneggerebbero l’habitat e l’assetto idrogeologico, mettendo a rischio la risorsa idrica di 200.000 persone; oltretutto, anche da un punto di vista economico, per l’Ente pubblico, costerebbe molto meno realizzare opere di arginatura in ambito urbanizzato che non inaugurare una stagione di escavazioni nel fiume: non ci sarebbe quindi il bisogno di rivendersi la ghiaia e la sabbia del fiume.

Chiediamo quindi alla Provincia un’assunzione di responsabilità e di rispetto delle norme sia regionali, nazionali e Comunitarie che regolamento la fruizione e la tutela degli ambienti e del contesto socio-economico insediato nelle aree del Magra: faccia ammenda e progetti opere di arginamento compatibili, in parte già finanziate fin da dopo l’alluvione del Gennaio 2009, e di cui invece pare siano ancora indietro addirittura i progetti, e la smetta di paventare soluzioni, come le escavazioni, buone solo a tacitare un errato immaginario collettivo popolare.

Gli scriventi monitoreranno tutti gli interventi nell’ambito fluviale del Magra ed hanno avviato richieste agli Enti competenti (Ente Parco compreso) circa le autorizzazioni rilasciate e/o i progetti in fase di realizzazione, allo scopo che le opere prospettate rispettino gli obblighi a norma di legge sulla valutazione di incidenza.

Il Presidente del WWF Regionale Ligure Marco Piombo

Il Presidente di Legambiente Liguria Stefano Sarti

Il Presidente dell’Associazione dei Comitati Spezzini Corrado Cucciniello

Il Presidente della Sez. Italia Nostra La Spezia Serena Spinato

Il Delegato LIPU La Spezia Paolo Canepa

Informazioni sull'articolo

Data
martedì, 9 marzo 2010

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