Sarzana, che Botta!

« Tutte le scelte collettive dovranno venire presentate e discusse con una procedura razionale e con argomenti in se stessi reversibili, perchè la minoranza deve venire rispettata in quanto a sua volta maggioranza virtuale »

Marco Romano


L’assessore Milano interviene

Il Secolo XIX – 07/03/09  – (Alessandro Grasso Peroni)

L’ASSESSORE ALLA CULTURA STEFANO MILANO
Il Comitato che contesta il progetto annuncia offensive per farlo fallire
IL “DAY AFTER” della presentazione al cinema Moderno del “Progetto Botta” ha lasciato una Sarzana attentissima a cosa significhi realmente questa variante alla riqualificazione di via Muccini. Prende la parola nel dibattito l’assessore alla cultura Stefano Milano, che piazza la sua di botta: «Discutiamo delle altezze, delle forme, delle collocazioni e dei “segni”estetici è l’inciso ­ma smettiamo di definire “centro storico” o parte integrante di esso, una casuale aggregazione di strade, edifici e servizi senza dignità progettuale e senza immagine , che (questi davvero!) offendono e mortificano oltre mille anni di storia». Conclusione alla quale Milano arriva ragionando sull’ «approccio di alcuni che appare falsato da pregiudiziali legate alla mancata valutazione del progetto nella sua interezza, ed alla “ipocrita” concezione di un centro storico “diffuso” bello, ed intatto, molto lontana dal vero». Concetto quest’ultimo che nella sala blù del Moderno giovedì sera è riecheggiato ripetutamente. Da precisare che la riqualificazione si farà comunque, come ha sempre sottolineato l’amministrazione, perché se la Variante Botta non verrà approvata, c’è “titolare” il Prg di Gino Piarulli, che lo stesso governo cittadino e la cittadinanza, non ha mancato di criticare anche duramente in questi giorni. «Sarzana oggi, è il prodotto di innumerevoli operatori che nel tempo ne hanno mutato la struttura, senza assumere una fisionomia urbana definita, confrontabile con la sua dimensione storica», prosegue Milano, che, ricordandone l’evoluzione storica, pone come «nel corso della seconda metà del XIX secolo si verificano i primi strappi al tessuto consolidato». Ovvero «l’ospedale (1858) e la stazione ferroviaria (1863), opere seguite rispettivamente ad est e ad ovest da due grandi brecce nelle mura, innescando il processo di espansione esterna ­aggiunge l’assessore ­seguite al Canale Lunense e delle due centrali idroelettriche ». Ricordata l’opera sbagliata della copertura dei fossati di via Landinelli Milano chiude ricordando che «oggi il dibattito sulle nuove proposte non può che partire dal fatto che chi arriva a Sarzana si trova immerso in un caotico tessuto periferico senza qualità, e non ha percezione alcuna della città storica e delle sue dimensioni. Il progetto di riqualificazione della periferia ovest di Sarzana, la più colpita dall’assedio indistinto dell’edilizia senza qualità, ha lo scopo di conferirle nuova dignità urbana, darle un’immagine riconoscibile e distinta, un segno della buona architettura contemporanea. “Sarzana che Botta” risponde con il pensiero di Roberto Mazza, il portavoce. «Siamo contenti, non delusi ­afferma ­, forse abbiamo inserito qualche dubbio in più o consolidato maggiormente quelli preesistenti. Ora loro procederanno verso questo delirante progetto in cui neppure Botta crede. Nel senso che capisce benissimo che non é il contesto adatto. La vallata non é l’Asia (cui lui ha fatto riferimento parlando dei veri grattacieli rispetto alla nostra “torretta”) ne la lunghissima costa incontaminata di Atacama (deserto del Cile) dove la sua torre potrebbe servire egregiamente come faro». Ecco la “chiamata alle armi”: «Dobbiamo organizzare una lotta un po’ più pesante, abbiamo bisogno di potenziare molto gli aderenti, non solo via internet, ma raccattati tra gente di qui, spiegando e persuadendo. Impegnarci ciascuno coinvolgendo amici e famiglie,conoscenti con locali pubblici che possano fare proseliti tenendo le liste di adesione sui banconi. Stiamo preparando manifesti con cui riempire la Provincia: ci autotassiamo per far volantinaggio. Prima di decidere altre misure di protesta dobbiamo fare un balzo in avanti raggiungendo 2000 iscritti. Solo la paura del voto e del “casino” li può ancora fermare»

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Data
venerdì, 6 marzo 2009

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