Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Il commento della domenica di Emanuela Rosi

Quando Botta “oscurerà” il degrado …

(commento apparso domenica 8 marzo sul quotidiano La Nazione)

Dobbiamo rendere merito all’assessore alla cultura Stefano Milano.
E’ vero: smettiamola di parlare di centro storico quando cerchiamo di capire il senso del Progetto Botta.
Il centro storico di Sarzana va da Porta Parma a Porta Romana, da via Torrione Genovese a via Landinelli.
Il resto (citiamo l’assessore) «è una casuale aggregazione di strade, edifici e servizi senza dignità progettuale e senza immagine, che (questi davvero!) offendono e mortificano oltre mille anni di storia».
Dove però sono stati mandati a vivere migliaia di sarzanesi, su rotonde e binari, tra i capannoni, senza servizi, marciapiedi e parchi. Che continueranno a evitare la variante per non imbottigliarsi, a incolonnarsi pazienti nei Sobborghi per portare i figli nelle scuole troppo piccole, fare gimkana in via Paradiso fino allo stadio, rischiare la vita per arrivare al mare in bicicletta e passeggiare solo nella tenuta di Marinella.
Mai avuta l’«ipocrita concezione di un centro storico “diffuso” bello, ed intatto» che l’assessore ci consiglia di abbandonare dopo aver contato, fuori dalle mura, «9 moduli urbani» che presentano, a chi arriva a Sarzana non certo la “città ospitale” ma «un caotico tessuto periferico senza qualità» che non offre «percezione alcuna della città storica e delle sue dimensioni».
Cominciamo però a metabolizzare il fatto che il Progetto Botta ci regalerà il decimo modulo urbano ma disegnato da un’archistar, con due “torrette” (15 e 9 piani), quattro piani di cemento su una piazza coperta, parcheggi, capolinea dei bus, 9 palazzi stile Lego, un viale alberato di poche centinaia di metri ma con marciapiedi e piste ciclabili che i sarzanesi chiedono da tempo sbagliando zona. E, tranquilli, non per oscurare i campanili ma solo quella «casuale aggregazione senza dignità progettuale e senza immagine».
Non avremo più un fatiscente centro culturale polivalente, ma stanze moderne per le associazioni culturali affacciate sull’unica piazza (coperta), un pezzo di municipio ma nuovo, ristorante panoramico, centinaia di negozi da far invidia a quelli che stanno chiudendo nel centro storico «ideale», insomma una nuova Sarzana «da vendere» firmata Botta. Nessuno ha chiesto ai cittadini di oggi quali sono i loro veri bisogni, ma forse la città di Botta è solo per quelli che verranno e soddisfa se stessa.

Emanuela Rosi

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Data
lunedì, 9 marzo 2009

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