Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Celerina boccia Botta

L’assemblea comunale di Celerina, piccola località albergo celerina (ipotesi)turistica nella Valle Engadina, ha respinto un progetto da 200 milioni di franchi.

Era l’1 di aprile del 2008, un lunedì. Con 296 voti contrari e 88 a favore, gli elettori di Celerina bocciavano seccamente il progetto per un nuovo albergo di Mario Botta, che vediamo qui accanto in un’immagine virtuale.

A far storcere il naso agli abitanti del comune engadinese erano state in particolare le dimensioni delle quattro torri, la più alta delle quali doveva misurare 77 metri su 17 piani.

La posizione di Botta

In una presa di posizione pubblicata il venerdì precedente dal Corriere del Ticino, Mario Botta difendeva il suo operato: a suo parere, dal profilo economico, il progetto «offriva agli ospiti e agli abitanti una serie di infrastrutture stabili capaci di funzionare sull’arco dell’intero anno».

In merito alle accuse di scempio paesaggistico, l’architetto ticinese precisava che le nuove costruzioni sarebbero sorte su zone già utilizzate, evitando così di compromettere nuove aree verdi.

Per quanto concerneva la marcata presenza verticale, Botta rilevava che oggi gli insediamenti urbani sono obbligati a crescere su sé stessi, stratificandosi in altezza. Egli sottolineava inoltre: «Le torri agiscono (…) da contrappunto fra l’immagine orizzontale estesa del villaggio antistante e le forme organiche della montagna sullo sfondo. È questa una presenza forte che dichiara la sua contemporaneità con un linguaggio, una tecnologia e materiali conformi all’odierna cultura (…)».

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Data
sabato, 28 febbraio 2009

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