Sarzana, che Botta!

« Nessun dolore resiste quando uno, destandosi tre mattine di seguito, ha nella faccia lo splendore vivificante del sole che sorge »

Le Corbusier


Addio a Rodolfo Attinà. Il Comitato perde
un fondatore e un prezioso riferimento

Ogni volta che avevamo un dubbio in materia di diritto urbanistico o diritto ambientale, continuavamo a consultarlo, anche se per ragioni di salute da un paio d’anni aveva diradato la sua presenza alle iniziative del Comitato. Da ieri Rodolfo Attinà non ci potrà più dispensare i suoi preziosi pareri. Si è spento a 83 anni nella sua casa di via Massa Neri. Con lui il Comitato Sarzana, che botta! perde uno dei suoi soci fondatori, che assieme all’avvocato Rodolfo Furter, deceduto un anno e mezzo fa, a Marco Grondacci e al nostro vicepresidente, avvocato Andrea Forcieri costituivano il gruppo giuridico.

Rodolfo Attinà. Alle sue spalle Rodolfo Furter

In prima linea fin dalla fine degli anni Sessanta sui problemi ambientali, paesaggistici e urbanistici, aveva fatto parte di quel drappello di magistrati tra cui ricordiamo Adriano Sansa a Genova e Gianfranco Amendola a Roma, che iniziarono ad aprire il fronte di lotta agli abusi sul territorio e di tutela della salute pubblica dagli inquinamenti.
Nel maggio 2009 aveva posto la sua firma sull’atto costitutivo che faceva assumere al Comitato, nato nel febbraio di quell’anno, la forma giuridica dell’associazione. Lo aveva fatto con passione ed entusiasmo, deciso a impegnarsi in una battaglia civile, nonostante i problemi di salute si fossero già manifestati. Fu lui a incoraggiarci nel ricorso al Tar, insistendo molto su un motivo di illegittimità: la mancanza del parere preventivo dell’ufficio sismico provinciale sul progetto di Variante al Piano Regolatore che avrebbe deturpato Sarzana. Per legge il Comune avrebbe dovuto richiedere il parere prima dell’adozione in consiglio comunale. Attinà lo fece presente al sindaco Massimo Caleo, che lo aveva convocato nel marzo, stupito che un alto magistrato, che era stato procuratore della Repubblica, avesse aderito al Comitato. “Non lo abbiamo mai chiesto”, rispose il dirigente dell’Area tecnica. E Attinà, romano di nascita, non poté esimersi dalla battuta: “ Non è che se a Sarzana non applicate una legge, quella decade”.

Il Tar di Genova ci diede torto anche su quel punto. L’ex procuratore ne rimase sconvolto. Soprattutto per la motivazione addotta dai giudici amministrativi. In sentenza scrissero che era intervenuta una legge regionale che aveva superato quell’obbligo. Non indicarono la norma. Attinà era – mi si passi il termine – furioso. “Come può una legge regionale derogare una norma di sicurezza e di pubblica incolumità che sono di competenza esclusiva dello Stato!”.

Cercò di convincerci a ricorrere al Consiglio di Stato. Era il 2013. Gli scheletri di cemento  di via Muccini erano già al sesto piano. Si è mai vista in Italia la demolizione di un abuso tanto rilevante? Inoltre eravamo ormai certi che la parte pubblica del progetto, la colata di cemento in piazza Terzi, il palazzo “a mutanda” in via del Murello, che avevano dovuto arretrare sempre per colpa di quel magistrato che conosceva a menadito i codici dell’ambiente e dell’urbanistica e aveva contestato la circostanza che sorgeva a meno di trenta metri dalla linea ferroviaria, limite di legge, non avrebbero mai visto la luce per dissesto finanziario del Comune. E poi – ammettiamolo – servivano almeno diecimila euro. Attinà ci ha sempre rimbrottato per quella rinuncia. Era certo che la norma sulla sismica non fosse derogabile. L’anno successivo la Corte Costituzionale, chiamata a decidere su una legge sismica dell’Abruzzo che derogava la normativa nazionale, ribadì che trattandosi di norme di pubblica incolumità non sono derogabili dalle leggi regionali. Ma ormai erano decaduti i termini per il ricorso.

Del Comitato l’alto magistrato per alcuni anni è stato anche dirigente, assieme a Rodolfo Furter. Lo ricordiamo con affetto anche nei nostri incontri più amicali, come alle cene natalizie assieme alla moglie Rosalba Fileri, ospiti di Stefania Bernardini. Ci piaceva allora stimolarlo, come si fa con un nonno, a raccontare la sua attività di magistrato inquirente quando nel 1970 bloccò il mostro di cemento sull’isola Palmaria o quando fermò il complesso edilizio Case Maestri a Deiva Marina a metà degli anni Ottanta, realizzato su una secolare frana collinare, fino alla più recente inchiesta sulla discarica abusiva in Arsenale.

Ci mancheranno “i due Rodolfi”, Attinà e Furter, i due saggi del Comitato, quelli dai quali abbiamo imparato (o cercato di imparare) a non parlare a vanvera senza esserci prima documentati e senza aver prima consultato gli esperti (e le norme).

Conserveremo come un dono prezioso un testo di Diritto Urbanistico di Aldo ed Elisabetta Fiale per i tipi della Edizioni Giuridiche Simone, che ci regalò due anni fa con le parole: “A me non serve più. Sono sicuro che lo affido in buone mani”. E’ corredato di tante annotazioni scritte a matita di suo pugno. Sono gli appunti dei pareri che poi ci trasferiva a voce in riunione.
Da parte di tutto il Comitato, grazie Rodolfo.

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Data
giovedì, 30 agosto 2018

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