Sarzana, che Botta!

« Se le amministrazioni non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori »

Corrado Guzzanti


Piano Antenne,
dal Centro Storico
ai Grisei una battaglia
che dura da 10 anni

Ci sono voluti nove anni perché il Comune di Sarzana si decidesse a dotarsi di un Piano delle radiotelefrequenze. Nove anni per produrre un Piano fondato su pochissimi dati, vecchi e superati, sui livelli d’inquinamento elettromagnetico e per sfornare un Regolamento fotocopiato da quello di Spezia. Una vergogna. In nove anni non sono stati effettuati da Arpal neppure i rilevamenti obbligatori per la legge regionale 41 del 1999, sebbene l’impianto di via Landinelli sorga davanti alla Biblioteca Martinetti e in pieno centro abitato.

L’impianto di via Landinelli serve tre gestori e le reti televisive. Sorge di fronte alla Biblioteca (palazzetto rosa sulla destra)

Eppure il 22 ottobre del 2008 la Consulta del Centro storico, (presidente Carlo Ruocco, vicepresidente Fabio Alberti, consiglieri Stefano Ambrosini, Franco Asti, Daniele Pili, Piero Tovani, Roberta Valerio), aveva chiesto al sindaco di fornire alle Consulte e all’opinione pubblica copia dei risultati dei controlli effettuati da Arpal “con periodicità almeno annuale”, come prescrive la legge (Il testo integrale). Nessuna risposta. Ovvio, i rilevamenti non venivano effettuati.
La Consulta non mollò la presa, decisa a condurre una battaglia per attuare un obbligo di legge. Sindaco era Massimo Caleo, oggi vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato. Presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio comunale era Massimo Baudone, oggi assessore ad Ambiente e Territorio.

I documenti della Consulta erano tutti protocollati. Se solo li avessero letti, avrebbero avuto la strada tracciata per fare un buon Piano delle Antenne. Tra l’altro le richieste della Consulta del Centro Storico erano elaborate in assemblee cittadine sempre molto partecipate. Cambiano i sindaci e le giunte, la musica non cambia: i cittadini vengono ignorati. La partecipazione è una farsa. E i risultati sono deludenti.

Per redigere un Piano che garantisse la salute dei cittadini secondo il principio di precauzione, raccomandato fin dal 2003 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Consulta del Centro proponeva di affidare l’incarico a istituzioni pubbliche e di ricerca o tramite gara (vera, non con un solo concorrente, come è avvenuto oggi); di monitorare le emissioni nei coni di irradiamento, nei retroglobi, soprattutto ai piani alti delle abitazioni e delle scuole alla confluenza di più impianti; di creare con i proventi introitati dai ripetitori esistenti su suolo pubblico una rete mobile di rilevamento dei campi elettromagnetici e di sottoscrivere convenzione con Arpal per il controllo permanente dell’elettrosmog; di utilizzare tali proventi anche per aumentare le centraline dell’inquinamento atmosferico; di rendere pubblico il “catasto delle antenne” di Sarzana e dei comuni limitrofi, già disponibile presso Arpal, rendendo concreto il diritto all’informazione. (Il testo integrale)

Era il 4 dicembre del 2008. Ma la prima richiesta della Consulta del Centro storico di monitorare i campi magnetici e di redigere un Piano Antenne risale addirittura al Primo febbraio 2007 (presidente Stefano Ambrosini) su sollecitazione di trentadue cittadini di via del Murello e via Lucri, firmatari di una petizione.
Dal 2015 il testimone è passato ai cittadini dei Grisei, un quartiere “prediletto” dai gestori, che, appoggiati dal Comitato Sarzana, che botta!, hanno respinto l’installazione di un ripetitore davanti al cimitero, in zona vincolata dalla Soprintendenza come “bellezza d’insieme”, e ora si oppongono con forza al raddoppio degli impianti sul loro territorio previsto dal Piano.
Le Consulte non si sono mai più mobilitate su un tema tanto delicato per la salute. Addirittura non si sono date neppure cura di presentare il Piano alle assemblee di quartiere, venendo meno a un compito istituzionale.

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Data
venerdì, 10 novembre 2017

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