Sarzana, che Botta!

« Tutte le scelte collettive dovranno venire presentate e discusse con una procedura razionale e con argomenti in se stessi reversibili, perchè la minoranza deve venire rispettata in quanto a sua volta maggioranza virtuale »

Marco Romano


 

Sarzana, che botti!

Allo studente Massimo Caleo le grida manzoniane devono essere rimaste molto impresse. E l’espressione gli deve essere proprio piaciuta. Divenuto sindaco vi si esercita con grande passione. Contro le prostitute e i viados, contro le bottigliette di birra abbandonate nei giardini. “Grida” che puntualmente nessuno, tanto meno il sergente Garçia, fa rispettare. Ai primi di dicembre all’avvicinarsi del Capodanno ha emesso un’altra “grida”: vietati i botti. Anche questa volta non è stato ascoltato. I sarzanesi hanno sparato più degli anni passati. Il fenomeno non è stato represso da alcuna forza dell’ordine, tanto meno dai vigili comunali. Quei botti non salutavano il nuovo anno. Erano chiaramente botti di giubilo, di esultanza alla notizia della “salita” di Caleo al parlamento. In piazza Garibaldi le esplosioni di giubilo continuano ancora oggi. La piazza è luogo caro a Massimo Baudone, aspirante sindaco. Vi organizza ogni estate “Suona Garibaldi”. La prossima estate spera di suonare La Marcia trinfonale dell’Aida …. magari in versione rock.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Data
sabato, 19 gennaio 2013

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3 commenti per “Sarzana, che botti!”


  1. Massimo Baudone scrive:

    Buongiorno,
    complimenti per la foto dell’angolo della satira sembra un cartellone di un film anni ’80…. Anche il pezzo non è male, mi ha fatto sorridere di prima mattina e questo e’ positivo. Buona giornata. Massimo Baudone

  2. beppe barsott scrive:

    c’è poco da ridere, purtroppo. Se questo è il modo di selezionare i deputati del PD stiamo freschi, quando mai usciremo dalla “crisi”?

  3. Vito scrive:

    Nel Pd la carriera si fa consegnando l’unita’, ci sono dirigenti che in vita loro non hanno mai lavorato un giorno!!! …. scaldare una sedia all’ASL o se preferite all’ ACAM non significa lavorare ma essere grassi afidi…



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