Sarzana, che Botta!

« Il diritto alla città non è soltanto un diritto all’accesso di quanto già esiste, ma il diritto di cambiarlo. Noi dobbiamo essere certi di poter vivere con le nostre creazioni. Ma il diritto di ri-fare sé stessi attraverso la creazione di tipi qualitativamente differenti di socialità urbana è uno dei più preziosi diritti umani »

Harvey(2003)


La falda va in pressione: allagato il cantiere di via Muccini. Timori tra gli abitanti

Articolo di Carlo Ruocco

Lo spettacolo che si è presentato alla vista degli abitanti

Sono bastate trentasei ore di pioggia intensa tra venerdì sera e domenica mattina per allagare completamente l’area del cantiere Botta.

La "polla" d'acqua

L’acqua ha raggiunto il livello della piastra di cemento armato alta circa un metro su cui poggeranno i primi palazzi. Tutta quella massa d’acqua non è davvero piovuta dal cielo. Secondo alcuni testimoni è sgorgata dal sottosuolo con un forte getto in un punto preciso a ridosso delle palancole che sostengono il terrapieno di via Muccini in corrispondenza del parcheggio sterrato. Secondo altri il getto d’acqua veniva da un tubo giallo che affondava nel terreno, probabilmente collegato a una pompa di estrazione. In un caso o nell’altro l’acqua è risalita dalla falda con forte pressione. La conferma viene osservando la zona confinante con via Ronzano, separata da un terrapieno dall’area in costruzione: presentava un allagamento di modesta dimensione.

Una polla d’acqua gorgogliava

L'area era tutta un vasto bozo

I testimoni dell’evento sono gli abitanti di via VIII Marzo. Quando domenica mattina si sono affacciati alle finestre che danno sul cantiere hanno subito notato la ricca polla d’acqua che gorgogliava a ridosso delle palancole in uno dei bozi di cui è disseminata la zona dalle prime piogge di ottobre. Alcuni hanno pensato che fuoriuscisse da un tubo giallo affondato nell’acquitrino. Ma sarebbe davvero un non senso che l’impresa allaghi l’area in cui sta costruendo.
Inutile la pompa installata
Lunedì mattina alla riapertura del cantiere le maestranze si sono trovate di fronte a uno spettacolo inatteso. Venerdì sera prima di lasciare il cantiere avevano sistemato una pompa che avrebbe dovuto aspirare la pioggia prevista nel week end in modo da mantenere il terreno in condizioni idonee per proseguire la gettata di cemento armato per realizzare la “platea” di un metro di spessore. Non prevedevano che la forza della pressione della falda sotterranea avrebbe provocato una breccia nel terreno e inondato tutta l’area. Del resto tutte le perizie geologiche hanno sempre escluso la presenza di una falda in pressione. Se la falda non era in pressione ai tempi dei rilevamenti, vuol significare che è stata messa in pressione dalle prime opere di cemento armato? Se così fosse, il problema potrebbe diventare più serio col procedere nei lavori.

Operai al lavoro lunedì per prosciugare l'area

Un giorno per aspirare l’acqua e il fango
I tecnici e gli operai dell’impresa Valle di Genova hanno lavorato tutto il giorno per aspirare l’acqua e il fango, che sono stati incanalati nel condotto che porta al Fosso della Manichetta. Sono anche riusciti a tamponare la fenditura che si era aperta nel terreno. L’incidente ripropone però molti interrogativi sulla validità degli studi effettuati in sede di screening di Valutazione d’Impatto Ambientale.
Un treno di cemento lungo 182 metri
In quell’area compresa tra via Ronzano e il cavalcavia della variante Cisa devono sorgere senza soluzione di continuità un palazzo a ponte (o arco retto), uno dei due blocchi del palazzo a ponte su via Muccini, che dovrà segnare l’ingresso in città dall’autostrada, e tre torri, tutti di sette piani, alti 24,60 metri, collegati tra loro da un piano terra di esercizi commerciali per una lunghezza di 118 metri su via Muccini e 64 metri su via Ronzano.

La costruenda "platea" di cemento armato

Proprio per la presenza della falda, sottovalutata nella perizia geologica dello screening di Valutazione d’impatto ambientale, l’impresa Valle di Genova (controllata da Abitcoop Liguria) sta realizzando una piastra (platea) di cemento armato di 90 centimetri d’altezza coperta da una guaina impermeabile e da venti centimetri di conglomerato. In totale una piastra di un metro e 10 centimetri d’altezza, estesa per una superficie di circa quattromila metri quadrati (c’è chi in ambienti vicini all’impresa parla di 4.500 mq). Su questa piastra dovranno poggiare i palazzi e le infrastrutture. L’obiettivo degli ingegneri statici è di rendere assolutamente stabili le future costruzioni.
I timori degli abitanti
La conseguenza – osservano gli abitanti dei palazzi vicini – è lo spostamento di oltre quattromila metri cubi d’acqua, che dovranno trovare sbocco da qualche parte. Questa volta ha allagato lo scavo, ma quando non avrà più quello spazio dove andrà a premere ed erodere?
E’ comprensibile che quanto è successo tra sabato e domenica abbia allarmato i residenti: finora è stata realizzata meno di un quarto della piastra di cemento armato. Cosa succederà quando l’opera sarà completata? E cosa accadrà nei periodi di pioggia più prolungati e intensi? Quella massa d’acqua in pressione – si chiedono i residenti – inciderà sulle fondamenta dei palazzi circostanti o semplicemente rigurgiterà dai tombini di via Muccini e via Ronzano?
Da rivedere la Valutazione d’impatto ambientale
Non aspettatevi da noi una risposta. Non siamo esperti. Ma dall’attenta lettura delle carte prodotte dal 2009 a oggi possiamo dire che neppure gli esperti, cioè il geologo Massimo Morachioli, che ha redatto tutte le perizie geologiche contraddicendosi di volta in volta, i geologi della provincia e della Regione, che hanno esaminato la Variante Botta e l’hanno approvata, sono in grado di dirlo. Anzi da parte di tutti loro c’è stata una sottovalutazione (o negazione) del problema.
Il Comitato “Sarzana, che botta! scrive alla Regione
E non è un problema da poco. Ne va dell’incolumità degli abitanti dell’area. Sembra che gli eventi calamitosi degli ultimi anni – da Genova a Ortonovo – non abbiano insegnato nulla. Per questo motivo il Comitato Sarzana, che botta! porrà l’accaduto all’attenzione dell’ufficio ambiente della Regione che ha negato la Valutazione d’impatto ambientale per il progetto, limitandosi a uno screening che oggi appare molto superficiale, fondato sulle relazioni di tecnici incaricati non dal committente pubblico (il Comune) ma dai soggetti privati (le cooperative) interessati alla rapida conclusione dell’iter della Variante.

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Data
mercoledì, 23 gennaio 2013

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