Sarzana, che Botta!

« È anzitutto alla casa di abitazione che occorre rivolgere la massima cura. Se gli uomini vivessero veramente da uomini, le loro case sarebbero dei templi »

Mario Botta, citando Ruskin


Piano Botta: al consiglio i documenti dello scandalo della valutazione ambientale

Da ieri i consiglieri comunali di Sarzana sono in possesso della documentazione sui più scandalosi aspetti della procedura di screening di valutazione di impatto ambientale del Piano Botta. Oggi, giovedì 16, il Consiglio è chiamato a pronunciarsi sulle soluzioni che l’ufficio tecnico ha predisposto per adeguare il Piano Botta  alle prescrizioni della Regione.

I famosi tetti a falda. Immagine tratta dal bilancio 2007 di Abitcoop Liguria

I famosi tetti a falda. Immagine tratta dal bilancio 2007 di Abitcoop Liguria

Noi li abbiamo informati che lo screening di VIA dovrebbe essere effettuato secondo la normativa italiana ed europea, rispettando procedure di trasparenza, di evidenza pubblica per garantire col contributo di professionisti indipendenti, incaricati dal Comune, e sotto gli occhi dei cittadini, che il Piano rispetti le leggi ambientali in materia di inquinamento acustico, atmosferico, sicurezza geologica, sismica ecc..
Noi li abbiamo informati che lo screening di Via è stato invece delegato ai privati proprietari delle aree, quindi interessati a che l’affare vada in porto “a prescindere” dalle esondazioni del Fosso della Manichetta, dell’inquinamento acustico di 5 decibel sopra la norma ecc..
Noi li abbiamo informati che questi privati sapevano che la Regione avrebbe deciso di non effettuare la Valutazione ambientale strategica già prima che la stessa Regione si pronunciasse. Lo attestano le date di alcune relazioni. Del resto sono gli stessi privati che sapevano che si sarebbe fatto il Piano Botta prima del 26 giugno 2007 (data in cui la Giunta decise la Variante), tanto da inserirlo nel bilancio societario del 2007, anticipando il nome e i disegni di Mario Botta. Rare doti di preveggenza.
I consiglieri comunali possono decidere di ripetere lo screening di Via secondo principi di trasparenza o limitarsi a fare i geometri e contare i centimetri di distanza tra il palazzo pentagonale e il binario della ferrovia, trascurando il loro dovere di garantire ai futuri cittadini di Sarzana vivibilità, salute, sicurezza.

Questa la lettera ai consiglieri

<<Lo scopo di questa nota è di sottolineare gli aspetti giuridici e tecnici, che attengono lo screening di VIA della Variante in oggetto e che abbiamo approfondito nel corso della nostra attività, come contributo al delicato compito che il Consiglio comunale è chiamato ad espletare con l’esame delle soluzioni individuate in risposta alle prescrizioni dettate dalla Regione. Scriviamo questa nota perché per noi il rapporto di cittadini associati con le istituzioni deve comunque prevalere sulle vie giurisdizionali pur intraprese. Crediamo che il Consiglio comunale, debba dare una valutazione politica e non meramente tecnica all’iter che è stato adottato e che è chiamato a concludere, anche per le responsabilità che porta.
Rientra nelle nostre finalità statutarie promuovere il rispetto del principio di legalità, della trasparenza negli atti amministrativi e nell’azione politica, nella partecipazione dei cittadini ai processi decisionali in linea con le norme europee. Non ci attardiamo nel contenzioso sull’applicabilità o meno della VAS o della VIA alla Variante in questione. E’ oggetto di ricorso al TAR. Restiamo nell’ambito della scelta della Regione e rileviamo quanto segue.

Lo screening di VIA nella legislazione italiana ed europea.

Il Testo Unico dell’ambiente (Decreto legislativo 152/2006, modificato con D. Lgs. N. 4 del 16/1/2008) all’art.20 riforma le procedure per lo screening di VIA, adeguando la normativa italiana a quella europea, introducendo criteri (europei) di pubblicità, trasparenza degli atti e partecipazione, prevedendo:

1)    in avvio di procedura l’Amministrazione comunale deve dare un avviso sintetico sul Bollettino della Regione del deposito del progetto preliminare e dello studio preliminare ambientale, indicando tempi e luoghi di consultazione degli atti, i termini entro cui possono essere presentate osservazioni e deve pubblicare sul sito WEB del Comune i principali elaborati del progetto preliminare e dello studio preliminare ambientale;

2)    entro 45 giorni dall’avviso chiunque può presentare osservazioni

3)    l’autorità competente (la Regione) verifica la compatibilità del progetto in base ai criteri di legge (Allegato V del richiamato decreto) e delle Osservazioni pervenute.

Vigenza della normativa nazionale.

Il D.Lgs. 4 del 16/1/2008 dava tempo alle Regioni un anno per adeguarsi.

Il Testo Unico dell’ambiente recita testualmente:

1. Le Regioni adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni del presente decreto, entro dodici mesi dall’entrata in vigore. In mancanza di norme vigenti regionali trovano diretta applicazione le norme di cui al presente decreto. 2. Trascorso il termine di cui al comma 1, trovano diretta applicazione le disposizioni del presente decreto, ovvero le disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili “.

La Regione (e il Comune) hanno ignorato che nel gennaio 2009 scadeva il termine per adeguare la normativa regionale all’Europa. Si è insistito per l’applicazione della vecchia L.R. 398/1999, che non prevede alcuna delle procedure richiamate.

Applicare o meno una norma italiana (ed europea) è un atto politico, non tecnico.

Si sarebbero dovuti seguire principi di trasparenza e di pubblicità a partire dall’affidamento degli incarichi per la redazione dello studio ambientale preliminare. L’attenzione dei cittadini, degli stessi consiglieri comunali, delle associazioni non avrebbero permesso di ignorare rappresentazioni della realtà palesemente lontane dal vero, ma indubbiamente comode per i soggetti privati interessati alla Variante.

Pensiamo che i consiglieri debbano porsi la domanda se l’omessa applicazione delle procedure di legge previste possano costituire un vantaggio patrimoniale ai “soggetti attuatori”.

Notiamo che nel decidere di applicare la vecchia legge regionale la Direzione Ambiente della Regione non motiva perché non applichi  il T.U. dell’ambiente.

COME SI E’ PROCEDUTO.

Il 31 marzo 2009, rispondendo a una nota tecnica del Comune di Sarzana del 17 marzo, la Direzione Ambiente della Regione, a firma della d.ssa Minervini, conveniva che, esclusa VAS e VIA, si dovesse procedere a semplice screening di VIA, secondo la L.R. 398/1999.

CHI HA EFFETTUATO LO SCREENING: INCARICHI AI PROFESSIONISTI – TEMPI, CRITERI  E MODALITA’

La Variante di via Muccini (e al PRG) porta la dizione “Variante d’iniziativa pubblica”.

Il soggetto proponente è dunque il Comune di Sarzana.

Come si evince dagli allegati (All. 1: risposta del dirigente Territorio Ing. Talevi a nostra richiesta di determina dirigenziale in merito; All. 2 e All. 3: Intestazioni relazione geologica e relazione energetica) i committenti delle relazioni sono stati scelti e incaricati dalle Cooperative (Abitcoop Liguria, La Marina).

Dalle date (febbraio 2009, marzo 2009) si evince che gli incarichi sono stati affidati e molte relazioni redatte ancora prima che la Regione indicasse la procedura dello screening di VIA secondo la vecchia legge regionale (quindi già escludendo lo studio preliminare ambientale previsto dal TU 2008).

Le doti di preveggenza delle cooperative sono senza dubbio straordinarie.

Nella risposta dell’ing. Talevi (punto 3) si afferma che non esistono determine dirigenziali d’incarico perché nessun onere finanziario deriva al Comune. Non viene specificato come i privati si siano accollati tali costi e come saranno eventualmente scomputati. Non risulta siano state stipulate convenzioni.

Rinunciando a scegliere i professionisti e a presiedere alla procedura (anche nell’ultima commissione Territorio è risultato evidente che i dirigenti comunali ignoravano il contenuto almeno di alcune relazioni) il Comune ha rinunciato a svolgere il ruolo che gli è proprio di garantire  la terzietà, l’imparzialità di un procedimento volto a garantire la compatibilità ambientale del progetto, compatibilità che attiene alla salute, alla sicurezza dei cittadini e alla vivibilità dell’area.

Come è facile comprendere questa pratica dello screening di VIA non è liquidabile come un puro fatto tecnico. E’ un atto politico che attiene le scelte urbanistiche e ambientali dell’Amministrazione.

PIANO DI INIZIATIVA PUBBLICA?

La gestione totalmente privatistica dello screening di VIA conferma che di pubblico la “Variante Botta” non ha nulla. Qui ci preme ricordare che la parte pubblica di riorganizzazione dell’area progetto 3 era già stata validamente affrontata con la delibera 26 giugno 2005 con la quale l’Amministrazione Caleo dava via libera alla Società di Trasformazione Urbana (STU) liquidando 72 mila euro di studi preliminari comprendendo anche un nuovo piano urbano dell’area di piazza Terzi e del parco ferroviario dismesso. Alla STU avrebbero dovuto partecipare le Ferrovie, senza dunque oneri per il Comune per l’acquisizione delle aree. Le nuove soluzioni urbanistiche (centro commerciale spostato oltre la ferrovie, assieme a residenze private e di edilizia pubblica (trenta alloggi!!!), erano motivate dalla necessità di “mitigare la pressione edilizia sull’area” di piazza Terzi e conservare il vecchio mercato.

PIANO DI INIZIATIVA PRIVATA.

Esattamente due anni dopo la stessa Amministrazione cambia indirizzo, senza motivare sull’abbandono della STU (e relativo sperpero di denaro pubblico). Cosa è intervenuto?

Alleghiamo (All. 4) fotocopie della brochure di presentazione del Bilancio 2007 di Abitcoop Liguria (all’epoca neppure proprietaria delle aree). L’originale è custodito per la produzione al TAR. Alleghiamo (All. 5) un’immagine del sito Abitcoop, dove si annuncia l’inizio dei lavori per Maggio 2008. Ecco motivata la gran fretta impressa a tutte le fasi di approvazione delle delibere del consiglio comunale.

Ci asteniamo da ogni altro commento.

Osservazioni critiche alle relazioni tecniche prodotte

Alleghiamo (All. 6) alla presente nota le Osservazioni critiche alle relazioni tecniche dei professionisti privati. Se avrete la pazienza di legge e approfondire potrete apprezzare la gravità di alcune affermazioni, che meriterebbero valutazioni in altre sedi.

Confidiamo che questo consiglio si faccia carico della tutela dei diritti dei cittadini residenti nell’area (e nelle aree sottostanti: Crociata).

Confidiamo altresì che questa volta il Consiglio comunale colga lo spirito di collaborazione che ispira questo Comitato per fare di Sarzana una città europea, in linea con le leggi e le democrazie europee e non mostri la stessa insofferenza/ostilità  dimostrata da alcuni consiglieri nella scorsa legislatura, che, accusando il Comitato di agire per interessi personali e di carriera politica dei suoi dirigenti, nascondevano la vera natura degli interessi economici in gioco.

Restiamo a disposizione per ogni chiarimento e auguriamo buon lavoro.

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Data
venerdì, 10 dicembre 2010

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