Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Dai colori della Liguria alla “mattonata” Botta: non solo scelte di facciata

Per quattro mesi abbiamo atteso che le riflessioni e le critiche, anche aspre, espresse da Federico Galantini nell’intervista a Il Secolo XIX del 2 agosto (sottoriportato) producessero un effetto se non altro per l’attenzione, la sensibilità e il suo attaccamento alle tradizioni culturali di Sarzana. La risposta del Palazzo? Spallucce. Dopo quattro mesi esatti proponiamo un intervento della professoressa Eliana Taraborelli, che, partendo dalle riflessione di Galantini, allarga il discorso sul paesaggio urbano oltre il perimetro del centro storico, includendo uno sguardo preoccupato al futuro delineato dall’uniforme “mattonata” rossa del Piano Botta. Confidiamo di allargare il confronto. Le foto di corredo sono sufficientemente esplicative. (c. r.)

I colori della Liguria: non solo scelte di facciata

-di Eliana Taraborelli

Convengo sulle profonde differenze rimarcate da Galantini tra la cultura cromatica delle facciate nei paesi della costa ligure e quella di Sarzana.

Ritengo però che la “storia” del luogo andrebbe citata sopratutto per quelle scelte non solo di “facciata” ma strutturali e urbanistiche di grande rilevanza e impatto nelle immediate vicinanze del centro storico.

L’orgoglio dei sarzanesi per le proprie radici dovrebbe essere unito ad una più vigile  e cauta attenzione verso il nuovo. Sarzana, sviluppatasi anche come paese agricolo per la fertilità della piana della Magra, vanta una tradizione contadina che era ed è esempio di saggezza ecologica e buon senso economico. Non a caso non era ammesso lo scempio del territorio, in quanto l’insediamento abitativo teneva sempre in considerazione lo spazio produttivo, per sprecare meno terra irrigua e coltivabile.

Dal dopoguerra, l’attività economica di tutta la vallata aveva avuto un importante fulcro nel vecchio mercato, che tenta, forse invano, di resistere all’ignoranza, alla dimenticanza e al degrado, il quale, non si toglie con le ruspe ma con la volontà di riqualificare, salvaguardando così anche la nostra storia.

Che dire inoltre della “mattonata” progettata da Botta in via Muccini?

La variante al piano regolatore, approvata dal consiglio comunale, infrange regole pianificatorie ben dettagliate dal Piano Paesistico Regionale, che riguardano anche la conformità dei materiali e il rispetto del linguaggio dell’intonaco e dei colori della tradizione locale.

L’uso del mattone che l’architetto Botta ha ben valorizzato in molte sue opere, seppur con le sue varianti cromatiche dovute alla cottura delle diverse terre, non qualifica assolutamente superfici di volumi così incombenti, chiusi e ripetuti, ma ne accentua solo la monotona uniformità formale, omologando Sarzana ad una delle tante periferie metropolitane senza alcun rispetto per le norme paesistiche e la cultura locale.

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Galantini attacca la giunta «Sta deturpando la città»

Da Il Secolo XIX 02/08/10 (Pino Meneghini)

DURO J’ACCUSE DEL PROFESSIONISTA ED ESPONENTE DEL PD

Nel mirino i colori delle facciate di alcuni edifici del centro storico

Federico Galantini

«ANCHE fra chi ci amministra manca questo attaccamento a Sarzana, che si riverbera nelle scelte nelle quali purtroppo non viene tenuto conto della storia della città, delle sue tradizioni culturali ed urbanistiche, forse perché questi temi non sono loro propri, con la conseguenza di segni evidenti che deturpano la bellezza della nostra città». A sollevare dubbi e critiche sulla gestione della qualità urbana del centro storico di Sarzana è Federico Galantini, uno dei personaggi tra i più conosciuti, appartenente sicuramente al gotha politico e sociale della città. Uomo di sinistra, bersaniano doc, ma soprattutto professionista apprezzato al punto d’essere scelto di recente come commissario liquidatore nella complessa vicenda dei Cantieri Baglietto, Galantini è solito dire ad alta Voce quello che pensa, anche se le osservazioni riguardano la sua parte politica. Di questi ultimi tempi, stanco di non ricevere nei fatti risposte positive alle sue critiche, ha deciso di cominciare a metterle nero su bianco, affidando al giornale quelli che vogliono essere stimoli ad operare meglio. Il casus belli della lettera odierna riguarda i colori delle facciate delle case, che vengono, come si sa, prescritti dall’ufficio urbanistica del Comune. A Galantini non vanno proprio giù, per fare solo un esempio, i colori degli edifici che attorniano la piazza dedicata a Fabrizio de André. «Il palazzo della posta e della biblioteca – scrive – già brutto di per se’, è di un color rosa confetto, per non parlare dei giallo arancioni delle case nel fossato e del condomini Alhambra. Il giorno dell’intitolazione mi Sono trovato là e mi sono vergognato, il nostro cantautore avrebbe meritato di più».
E che dire dell’edificio situato fra piazza Cesare Battisti e piazza Garibaldi?
eliana«Un violento rosa viola, che nulla c’entra con i colori tenui della città; ‘ma che c’azzecca con Sarzana?’ direbbe un noto personaggio politico. Questi sono colori che forse vanno bene nei paesi della Costa dei Pirati, tipici liguri, non nella nostra Sarzana»,, appartenente invece alla cultura toscana. Dove il riferimento alla Costa dei pirati è apertamente allusivo alla provenienza dei due tecnici, massimi responsabili della gestione urbanistica della città, entrambi provenienti da Portovenere.
Quale sarebbe allora il possibile rimedio, secondo la ricetta Galantini? «Mi risulta che in Provincia giacciano inutilizzate importanti somme destinate dalla Comunità Europea alla formazione professionale. Ebbene perché non utilizziamo parte di questi finanziamenti a fondo perduto per fare della formazione professionale ai dipendenti pubblici (e forse anche a qualche amministratore) sulla storia anche culturale ed urbanistica della nostra città?». ”Ea questo punto il commercialista, trasformatosi per un giorno in censore, sfodera un altro attacco alla cultura dell’improvvisazione che spesso regna nei rapporti fra città e osservatori esterni o forestieri. «Forse in questo modo eviteremo, che quando un turista venuto a Sarzana si trovasse a chiedere ad un vigile dov’è la fortezza, invece di essere mandato alla Castruccio, potrebbe sentirsi correttamente rispondere: “Scusi, quale, la Firmafede o la Castruccio? Sa, a Sarzana ne abbiamo due!».

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Data
giovedì, 2 dicembre 2010

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