Sarzana, che Botta!

« D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda »

Italo Calvino


Il ruolo delle Archistar nella città autoritaria dal fascismo alla democrazia

Eddyburg n. 32 (1.10.2010) L’Archistar nella città autoritaria

Data di pubblicazione: 30.09.2010

di Fabrizio Bottini

Fra i temi toccati nell’ultima edizione della Scuola di Eddyburg, spiccano i vantaggi di una buona gestione urbanistica per la qualità generale, abitativa ed economica, della città. Fra gli esempi virtuosi non è mancato quello storico di realizzazioni italiane nel periodo fra le due guerre mondiali. Come sempre trattando il rapporto fra decisionismo fascista e trasformazioni territoriali, in primo piano sta naturalmente la domanda: sino a che punto è riproponibile il modello in una società democratica? E ancora: il giudizio positivo sul prodotto, non nasconderà magari una inconfessabile nostalgia per gli aspetti autoritari del processo decisionale?

Una risposta ci arriva proprio dalla storia, dal fatto che uno dei prodotti collaterali del fascismo, in genere dei regimi autoritari, è il trionfo della figura che oggi chiamiamo archistar, ovvero chi svolge (più o meno consapevolmente) la funzione di colorata cortina fumogena fra decisioni e consenso necessario a tradurle in realtà.

Fra gli anni ’20 e il secondo dopoguerra, il fascismo italiano e la sua organizzazione corporativa di fatto favoriscono una certa confusione fra archistar e urbanista, restringendo il ruolo di quest’ultimo alla pura progettazione spaziale, e svuotando molti degli aspetti socioeconomici che legano il piano urbanistico territoriale all’insieme delle politiche urbane. Al solido paziente lavoro degli apparati municipali, si sostituiscono le smaglianti prospettive monumentali, e a volte anche qualche procedura semplificata di emergenza per realizzarle davvero.

Il trionfo dell’immagine, e della comunicazione martellante per attribuirsi meriti urbanistici e distribuire colpe al prossimo, poi diventerà una fiorente industria anche nell’Italia democratica. Una bella copertina a colori costa assai meno di un ufficio di piano competente e ricco di articolazioni disciplinari.

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Data
domenica, 3 ottobre 2010

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