Sarzana, che Botta!

« Nessun dolore resiste quando uno, destandosi tre mattine di seguito, ha nella faccia lo splendore vivificante del sole che sorge »

Le Corbusier


Cemento = lavoro, una bufala! Serve un confronto su dati certi

Il 18 ottobre prossimo il Consiglio comunale discuterà un ordine del giorno proposto dal consigliere del PD Stefano Lodovici col quale s’impegna la giunta Caleo a dare impulso ai quattro megaprogetti Botta, Marinella, Tavolara, raddoppio dell’Ipercoop. Il Comitato “Sarzana, che botta!” ha preso posizione, chiedendo che si apra un confronto vero, fondato su dati di fatto, come ad esempio la consistenza del patrimonio immobiliare inutilizzato. Pubblichiamo il testo.

uliveto

l'uliveto di Tavolara (cliccare per ingrandire)

“L’ordine del giorno di Lodovici ripropone come verità di fede l’equazione “più cemento = più sviluppo = più occupazione”. Come i suoi più autorevoli rappresentanti non tiene conto né della realtà che è sotto i nostri occhi, né del parere di esperti, né si pone alcune domande sul tipo di occupazione, sulle prospettive future una volta chiusi i cantieri, sulle conseguenze sul territorio.
E’ di tre giorni orsono un documentato servizio giornalistico apparso su La Nazione a firma di Massimo Merluzzi (qui) sullo stato di alcuni megaprogetti già approvati, che non decollano non per cavilli burocratici o per l’ostruzione degli ambientalisti, ma perché non hanno mercato. Ci riferiamo a Tavolara, Santo Stefano, Camisano di Ameglia. E’ dei mesi scorsi il grido di allarme di esperti del commercio come Alberto Ravecca e Silvano Mannozzi sull’eccessiva presenza di centri commerciali. Parlano di saturazione. E qui cosa si continua a prevedere? Undicimila metri quadrati di superfici commerciali nel progetto Botta, quando già sono sfitti molti fondi dell’ex Pastificio Biava e dell’ex caserma dei Carabinieri e il centro storico è in sofferenza; ventiduemila metri quadrati di commerciale nel Progetto Marinella (di cui la metà ad Ameglia) più altre migliaia a Tavolara.
Proprio Tavolara è il più eclatante esempio di scelleratezza nell’uso del territorio. Verrà distrutto uno splendido uliveto (e non solo) per far posto a nuovi capannoni artigianali, quando nel raggio di un chilometro insistono gli scheletri delle vecchie Fornaci Filippi.

Si vuole poi dire una buona volta quale tipo di manodopera assorbe oggi l’edilizia, per quanto tempo, quali sono le ricadute economiche di 74 mila metri quadrati di seconde case? Due riflessioni finali. Chiusi nel giro di due o tre anni i cantieri dei megaprogetti, ci saranno nuovi disoccupati. Apriremo nuovi cantieri per bruciare altro territorio e via ad oltranza fino a fare della piana di Luni una lastra di cemento? Seconda riflessione. La più grossa fetta del business andrà a gonfiare le casse dei grandi gruppi immobiliari, Unieco, Caltagirone ecc., estranei alla nostra realtà.  La comunità locale pagherà qualche centinaio di posti di lavoro temporanei con la deturpazione permanente del paesaggio, la maggiore invivibilità per caos da traffico, inquinamento, impoverimento delle risorse naturali. Cerchiamo di aprire un confronto vero, non ideologico, fondato su dati di fatto (ad esempio del patrimonio immobiliare inutilizzato).

Comitato Sarzana, che botta!

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Data
domenica, 10 ottobre 2010

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1 commenti per “Cemento = lavoro, una bufala! Serve un confronto su dati certi”


  1. MarioG scrive:

    Non sapevo molto di voi, ne’ di quanto il comune volesse fare E’ uno scempio ed una scellerataggine!
    Sono con voi!
    Mario G



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