Sarzana, che Botta!

« D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda »

Italo Calvino


Beni Culturali, censito iI Vecchio Mercato ma Sarzana lo vuole demolire

di Carlo Ruocco    vecchio_mercato_4

Una ricercatrice, incaricata dal Ministero dei Beni culturali di censire le opere pubbliche realizzate in Liguria nel dopoguerra, ha compiuto un sopralluogo al Vecchio Mercato ortofrutticolo di piazza Terzi. A portare la studiosa a Sarzana è stato il nome del progettista, Cesare Galeazzi, considerato il maggior architetto spezzino del dopoguerra. Il veicolo con cui l’incaricata del Ministero ha individuato il Vecchio Mercato come opera di Galeazzi è stato il sito, “Sarzana, che botta!”.
Non essendo stati autorizzati a rivelare il nome della ricercatrice, ci limitiamo a raccontare la storia paradossale, tutta italiana, che si sta scrivendo attorno al Vecchio Mercato.

Da una parte c’è il Comune che ha deciso di abbattere un’opera che, al di là del valore architettonico, rappresenta una testimonianza di un’epoca, di una realtà contadina, del collegamento esistente tra città e campagna. Dall’altra c’è un Ministero dei Beni culturali che ha deciso di inventariare il patrimonio storico e architettonico dell’immediato dopoguerra.

L’incaricata dal Ministero è giunta a Sarzana la mattina del 18 maggio, pochi giorni dopo il Soprintendente Rossini, al quale spetta di esprimere il parere sull’istanza del Comune di nulla osta alla demolizione (la decisione finale spetta alla Direzione regionale dei Beni culturali).

La storica e antropologa inviata dal ministro Bondi è partita nella sua ricerca dal comune capoluogo. La Cattedrale di Cristo Re, il grattacielo di piazza Beverini, molte altre strutture civili e religiose. Si è imbattuta in un solo nome di progettista: Cesare Galeazzi, architetto spezzino. Oggi diremmo un “archistar” della provincia. Ha cercato su Internet notizie sul celebre professionista. I maggiori dettagli li ha trovati sul nostro sito “www.sarzanachebotta.org”. Ha scoperto che Galeazzi ha legato il suo nome anche a quello che era il mercato ortofrutticolo che per oltre venti anni ha servito le province della Spezia e di Massa. Ha anche scoperto che l’opera rischia la demolizione. E si è precipitata a Sarzana per visitarla, dove aveva in programma di venire per censire il nuovo San Bartolomeo dell’architetto Michelucci.

Ha chiesto di poter incontrare chi del Comitato ha ricostruito la storia del manufatto e ha visitato la struttura, notando l’incredibile stato di abbandono. Ha potuto ammirare l’imponente  volta a botte che fa da copertura all’ampio spazio aperto interno davanti agli occhi incuriositi di Maurizio Corona, uno dei “demolitori” (col suo voto in consiglio comunale a favore del piano Botta), lì in veste di dirigente dell’hockey. Ha sottolineato che l’interesse culturale del Vecchio Mercato è soprattutto per la storia che quel luogo racchiude, per il suo valore testimoniale e per il nome del suo illustre progettista.

Poi si è stupita nell’ascoltare che in quella zona sono già state demolite tutte le testimonianze della Sarzana industriale dell’Ottocento e dei primi del Novecento: la Vetreria di epoca napoleonica, la seconda per importanza in Italia dopo quella di Torino, il pastificio Biava. Un prezzo pagato dalla città alla logica distruttrice della speculazione in drappo rosso.

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Data
sabato, 29 maggio 2010

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