Sarzana, che Botta!

« Quando il cittadino è passivo è la democrazia che s’ammala »

Alexis de Tocqueville


Caleo, che botta! E’ sindaco del 46 per cento

Mayor_C_miniaturadi Carlo Ruocco

Esulta Massimo Caleo, sindaco confermato per il secondo mandato. E lancia i suoi proclami: ora subito il piano Botta, Marinella e nuovi centri commerciali. Come Napoleone Bonaparte impone i suoi codici.

Sarà il caso di porre la manzoniana domanda: fu vera gloria?
Non avendo la pazienza di aspettare la sentenza dei posteri, proviamo ad analizzare il voto.

E cominciamo da un primo dato clamoroso: per la prima volta nella storia di Sarzana un sindaco e la coalizione che lo esprime non rappresentano la maggioranza del corpo elettorale .

Siccome anche in politica “la matematica non è un opinione”, placati i trionfalistici bla-bla del dopo voto, il conto è presto fatto.

Gli aventi diritto al voto a Sarzana erano 18263. La coalizione che appoggiava Caleo ha ottenuto 8147 voti, a cui vanno aggiunte le 320 preferenze espresse per il solo sindaco col voto disgiunto.
Totale: 8467 voti pari al 46,3 per cento del corpo elettorale.

Nel 2005 i voti della coalizione che appoggiava Caleo furono 9722, a cui si sommavano le ben 664 preferenze espresse per il solo sindaco.
Totale: 10386, pari al 57,7 per cento del corpo elettorale.

Ci si potrebbe fermare qui e invitare il sindaco Caleo a riflettere, invece di gonfiare il petto e lanciare proclami trionfalistici nel tentativo di trasformare la conferma per il secondo mandato in un referendum sulla sua gestione del territorio, impostata sul cemento a go-go.
Il primo cittadino potrebbe sempre schermirsi dicendo che questa è una tendenza diffusa, potrebbe citare gli Stati Uniti, dove i presidenti (con l’eccezione di Obama) rappresentano un quarto degli elettori, potrebbe dire che chi diserta le urne e va al mare ha sempre torto. Tutto vero.
Ma è altrettanto vero che per Sarzana questo è un dato storico: un sindaco non rappresenta più la maggioranza del corpo elettorale.E dobbiamo dare atto al sindaco Caleo che nel suo discorso d’insediamento ha posto in rilievo il problema della forte astensione dal voto come un problema per la democrazia.

Ma a Sarzana è anche un problema suo. E per invitarlo a una maggiore riflessione, è il caso di ricordare a Caleo il risultato personale.
Nel 2005 nelle preferenze ottenute dai soli candidati sindaci, era andato fortissimo.
664 voti pari all’ 88,77 per cento delle preferenze assegnate col voto disgiunto. Un vero successo personale, ben oltre il già lusinghiero 77,35 per cento della coalizione.

Nel 2010 i voti personali di Caleo sono stati 320. Più che dimezzati. Sul totale delle preferenze un 62,38 per cento bel al di sotto del 67,6 della sua coalizione.

Diceva Andreotti, uno che se ne intendeva: “Il potere logora chi non ce l’ha”.
Caleo ha fatto clamorosamente eccezione alla regola andreottiana.

Lo invitiamo a chiedersi “Perché?”.
Non può invocare la flessione del voto della coalizione o del Partito Democratico. Perché, se è vero che il Partito Democratico su per giù ha perso tanti voti quasi quanti ne aveva la Margherita nel 2005, è altrettanto vero che il Capo della coalizione questa volta ha avuto un ruolo assai poco trainante.
Suggeriremo a Caleo di porsi anche un’altra domanda: quanti hanno votato la coalizione per fedeltà ideologica, turandosi il naso?
Sicuramente eviterebbe l’equazione “il popolo mi ha votato, quindi ha votato per i progetti Botta e Marinella”. Non tiene conto di un dato eclatante: la scomparsa di Rifondazione Comunista, che per cinque anni con l’assessore Antonella Guastini si era appiattita sulla linea Caleo in materia ambientale . Il travaso di voti a favore di una compagine ambientalista come il Sel (Sinistra ecologia libertà) è stato evidente.
E’ triplicata l’Idv, il cui esponente provinciale Maurizio Lipilini aveva apertamente sostenuto il Comitato Sarzana, che botta!, così come il secondo dei candidati per preferenze Gianfranco Damiano.
Ma Caleo sbaglierebbe anche a non tenere conto di chi nel PD ha votato col mal di pancia.
Fu lo stesso Paolo Bufano, dirigente di primo piano del Partito Democratico, a sostenere prima delle elezioni che molti del Comitato si riconoscevano nel PD. Una captatio benevolentiae? Un modo per catturare voti in fuga? O una conoscenza degli umori della base?
A elezioni avvenute, il confermato Caleo ci rifletta su. E dialoghi (non per puro omaggio al “democratically correct”, ma ascoltandone le ragioni) anche con chi non la pensa come lui. Ne potrebbe guadagnare in appeal per il suo futuro politico. E ne potrebbero guadagnare la democrazia e la città.

(qui si possono visionare i dati ufficiali)

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Data
venerdì, 23 aprile 2010

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