Sarzana, che Botta!

« l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio »

LeFebvre (1968)


Vecchio Mercato, intervenga il ministero dei Beni culturali

miniatura di Barbara Sisti e Carlo Ruocco

La battaglia del Comitato “Sarzana, che botta!” per salvare l’edificio del vecchio mercato ortofrutticolo di piazza Terzi continua. Dopo la segnalazione inviata il primo febbraio alla Soprintendenza ai Beni Culturali della Liguria, l’opera architettonica  dell’architetto spezzino Cesare Galeazzi, una delle poche testimonianze del genere in provincia, è stata portata all’attenzione del Ministero dei Beni culturali, della Direzione regionale per i beni culturali e della Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee.

casa scalamata1

la casa diroccata in Via San Bartolomeo "salvata" dalla demolizione

Il progetto di demolizione del vecchio mercato ortofrutticolo è un non senso in una Sarzana che spende soldi per censire tutto il patrimonio storico, anche quello “minore”, che ha vincolato con giusto orgoglio un centinaio di case rurali nel Piano Regolatore, che spende quattrini pubblici per salvare un rustico in via San Bartolomeo. Ci riferiamo alla casa colonica di autore ignoto situata nei pressi della linea ferroviaria. Per non abbatterla è stato anche deviato il percorso della nuova pista ciclabile, mettendo in atto opere di sostegno in cemento armato.
E’ veramente un comportamento contraddittorio.

In tante parti d’Italia ormai si punta al recupero. Anzi al ripristino delle strutture originarie. Potrebbe accadere la stessa cosa per il Vecchio Mercato, che fu cuore pulsante della storia contadina e commerciale della Val di Magra nel dopoguerra?

Intanto cerchiamo di portare un contributo di conoscenza. Quella struttura che oggi vediamo fatiscente, con tante porte sui lati, in origine era diversa. Abbiamo ritrovato i disegni di un intervento messo a punto da un geometra nel 1959 su mandato del Comune. L’intervento cambiò la fisionomia dell’edificio.
Dopo nemmeno 10 anni di attività il mercato ortofrutticolo era divenuto insufficiente, dato l´incremento delle produzioni ortofrutticole della vallata. Per questo motivo l´Amministrazione comunale commissionò un progetto di ristrutturazione che finì per modificare fortemente la struttura. Vennero aggiunte numerose aperture lungo i prospetti laterali al fine di moltiplicare gli affacci destinati alla vendita, mortificando inevitabilmente l’essenzialità geometrica delle linee architettoniche. L’adeguamento alle nuove esigenze d’uso portò alla rinuncia del primo ordine di finestre che vennero  sostituite con aperture chiuse da saracinesche.

Oggi sarebbe anche importante rivalutare l’opera nel contesto urbano, come essa fu inserita in una realtà urbanistica caratterizzata da edifici di due piani. E metterla a confronto per l’impatto sul contesto esistente con la nuova costruzione (“piazza coperta”) progettata da Mario Botta. Quattro piani, molto più lunga e più larga, sovrastante rispetto alle case antiche di via Terzi.

confronto

Del Vecchio mercato Botta conserva solo l’ideale prosecuzione di via Terzi nella galleria, la stessa continuità pensata a suo tempo da Galeazzi.

E sì, perché una volta il mercato era aperto e via Terzi proseguiva nella galleria, sovrastata dalla grande volta semicilindrica, sulla quale affacciavano gli stalli dove i contadini commerciavano le loro produzioni.

Quello era veramente un mercato a …. chilometri zero. Vogliamo riparlarne?

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Data
martedì, 30 marzo 2010

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