Sarzana, che Botta!

« Quando il cittadino è passivo è la democrazia che s’ammala »

Alexis de Tocqueville


L’urbanista La Cecla: i Metri Cubi Firmati non fanno città

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Negli ultimi anni si è elaborata una strategia a livello europeo, per i piccoli centri, di rilancio dell’immagine.

Sarzana è dentro a questa idea, che si definisce branding (creazione, gestione e sviluppo di una marca, ndr): grazie anche al Festival della Mente, il suo nome si sta posizionando molto bene nelle “classifiche”.

Attenzione però. In questo discorso valgono molto le qualità intrinseche di un luogo: la città attrae se è piacevole, vivibile, offre quello che la gente continua a cercare in un posto come Sarzana (passeggiare, intrattenere relazioni faccia a faccia con le altre persone, godere della fruizione di un’estetica all’italiana, solare).

Questa è una via di sviluppo italiana molto interessante: se c’è un Futuro per le piccole e medie città italiane è il turismo culturale.

In questo senso il progetto proposto da Botta è stravecchio: un luogo come Sarzana non può essere rilanciato con un discorso di metri cubi, o con un discorso di Metri Cubi Firmati.

Se qualcuno dall’esterno vuol venire a vivere a Sarzana non viene certo in un posto del genere.

Tutti questi appartamenti, chi dovrebbero attirare? Potrebbero diventare un immenso Ikea attaccato a Sarzana, un immenso shopping center. Ma anche lì attenzione: è in atto una grossa crisi anche per questo tipo di strutture.

Però… se si riesce a bloccare questo progetto, resterà il problema di fare un progetto su Sarzana. E’ importante che il comitato non sia un gruppo di resistenza, ma un comitato che ha una sua idea diversa della città.

Non c’è bisogno di militanza, c’è bisogno di professionalità.

Ecco, un problema di questo piano è che manca di professionalità, manca di ciò di cui un professionista dovrebbe tener conto. E’ UN PROGETTO FATTO MALE.

Pertanto il comitato deve cercare di proporsi come soggetto semiprofessionale, o comunque incaricare dei professionisti di fare qualcosa di alternativo e di più appropriato per Sarzana.

Il concetto di contrapposizione può essere controproducente: vi possono sempre accusare di essere contro il futuro, contro il progresso, contro il miglioramento della città.

Le cose non si fanno più con la contrapposizione; in questo senso il comune ha dimostrato scarsa intelligenza, non recependo la vostra presenza. Dimostratevi più avanti del Comune, costituendovi in soggetto propositivo.

A Botta questa cosa può servire per tenere in piedi lo studio di 316 persone, ma non ne può ricavare una pessima figura. Se il dibattito continua, non potrà non tirarsi indietro.

Questa cosa è datata, non porta nulla neanche dal punto di vista architettonico, è un dèja-vu. E questo è tragico: il fatto che gli architetti non trovino il tempo di fare qualcosa di diverso dal trito e ritrito. Botta poteva almeno mandare qualche suo scagnozzo a dare un’occhiata, invece lui stesso c’è venuto forse una volta.

Poi c’è la cubatura: questo è un tipico progetto immobiliare. L’Italia è l’unico paese a non avere una facoltà dove si impara ad essere immobiliaristi, a capire che questo è un mestiere che bisogna fare bene. Guadagnarci è giusto, ma con la consapevolezza che occorre fare cose di qualità. I metri cubi si svalutano a meno che non siano costruiti con senso ecologico, sostenibile, secondo una vera estetica.

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Data
sabato, 28 novembre 2009

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