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Margaret Mead


Abuso del territorio, abuso di minori: singolari analogie

di Roberto Mazza

Mentre introducevo i miei studenti al tema della trasmissione intergenerazionale dell’abuso, uno di loro mi ha chiesto sorridendo: “..dell’abuso edilizio professore?” suscitando in aula una distensione catartica che distoglieva l’attenzione dall’angoscioso tema dei minori maltrattati e dell’abuso sessuale.

Proseguendo a tono, ho risposto che dovremmo parlare più propriamente di abuso del territorio, non solo edilizio, e che tra i due abusi (ai bambini e al territorio) esistono una serie di attinenze e analogie. Sia per ciò che riguarda gli indicatori di rischio – le modalità di occultamento e di non assunzione della responsabilità rispetto al fatto, sia per ciò che attiene ai fattori di protezione e di prevenzione.

La cultura dell’abuso al territorio si trasmette da vecchie consuetudini, mancanze di norme tutelanti, minimizzazione dei danni prodotti, negazione delle responsabilità, mancanza di consapevolezza, scarsa cultura dello sviluppo. Proprio come nell’abuso ai bambini. E il lucido che di seguito ho proiettato agli studenti potrebbe essere molto utile anche per gli amministratori:

Gli adulti “non protettivi” cosa fanno quando vengono accusati di un reato o quando si cerca di ricostruire gli eventi traumatici?

Negano la responsabilità:      “Non sono stato io/sono stato costretto

Negano i fatti :                      “Non è vero

Negano l’impatto:                 “Non è stato così grave

Negano la consapevolezza:    “Non ero in me/non avevo coscienza del danno che avrei prodotto

Tutte queste modalità, sono perfettamente riconoscibili anche nei nostri amministratori: “Non ero in carica quando il progetto è stato approvato”; “Il progetto non danneggia il territorio o non in modo così grave“; “Quando fu approvato non si aveva consapevolezza del suo impatto ma ormai è troppo tardi e non si può più cambiare”.

Anche i fattori necessari per la protezione e la cura sono analoghi nelle due aree:

perché gli abusi non si ripetano è necessario che vi sia consapevolezza del danno, attraverso “testimonianze autorevoli” (gli adulti responsabili), i genitori (o i politici) competenti, la ricerca scientifica e i dati, i genitori (o gli amministratori) protettivi; la cura e la tutela dei bambini (e del territorio), la cultura dell’infanzia (e la cultura ambientale); i servizi attrezzati (psicosociali e urbanistici).

(articolo ripreso da Marco Preve su repubblica.it)

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Data
sabato, 10 ottobre 2009

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1 commenti per “Abuso del territorio, abuso di minori: singolari analogie”


  1. Paola Giusti scrive:

    Sono rimasta incredibilmente colpita dalla simmetria che proponi: veramente interessante e originale! Il ragionamento mi ha consentito di riflettere su come anche la consueta reazione ai due abusi sia analoga: si ritiene, in generale, che, pur trattandosi di eventi da condannare, la trattazione sia di competenza di altri (gli esperti, i professionisti, i tecnici…). Atteggiamento di comodo, per nulla efficace a produrre cambiamento, quello sostanziale, in termini di educazione ambientale, di tutela paesaggistica e amore per il territorio. Sostenendo il paragone che offri, mi vien da pensare all’antico detto africano che recita:”Per educare un bambino occorre un villaggio…”.



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