Sarzana, che Botta!

« Quando il committente di una città impone case con un’architettura omogenea , l’esito ci appare sordo: le facciate non rispecchieranno più le diverse inclinazioni del gusto individuale(...) ratio medesima della loro bellezza »

Marco Romano


Mario Botta e il Festival della Mente

mario botta3Abbiamo ritrovato una vecchia intervista rilasciata da Mario Botta a La Nazione dopo il suo intervento al Festival della Mente, il 1° settembre del 2007, dove trattava il tema del rapporto tra architettura e territorio: <<Il primo atto del “fare architettura” è la conoscenza del luogo, la cui interpretazione avviene attraverso le verifiche e le relazioni che si vengono a definire con le scelte progettuali. Il rapporto fra architettura e territorio non è un rapporto fisso ma dinamico e continuo, che si consolida in un nuovo equilibrio al momento della realizzazione dell’opera architettonica. Un rapporto di dare ed avere reciproco che interpreta la cultura, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo>>.

Ed ecco l’intervista a Emanuela Rosi:

IL VECCHIO MERCATO sarà la piazza che alla zona sud della città ancora manca. E diventerà davvero città quella grande area che oggi appare come un disordinato «puzzle» di edifici degradati e spazi confusi. L’architetto Mario Botta la sfida l’ha raccolta diversi mesi fa ed ora ha idee chiare su come provare a vincerla.

«Tentare di ricucire le aree dismesse ai margini del centro storico con le sue parti già strutturate, dare a quelle zone, compiutezza, un’immagine definita, un ruolo» spiega il grande architetto svizzero che ha disegnato, tra gli ultimi interventi, il nuovo casinò di Campione d’Italia, uffici e residenze a Treviso, la biblioteca universitaria di Trento, il museo d’arte Bechtler a Charlotte, la galleria e museo d’arte della Tsinghua University in Beijing, gli uffici Leeum a Seul, le stazioni della metropolitana di Napoli. Lo intercettiamo mentre cerca di consumare un pranzo rapido tra la conferenza di Oliviero Toscani e la sua relazione proprio su «Architettura e territorio. Due forme d’espressione del proprio tempo» per il Festival della Mente. RICUCIRE è la «parola d’ordine» sua e dell’amministrazione comunale. Ed entrambi, in quella vasta area che parte da un albergo Laurina ormai condannato da decennale abbandono, costeggia la linea ferroviaria e arriva quasi al casello autostradale, cercheranno di dare risposte alle esigenze di una città cresciuta più in fretta della sua architettura, di mettere ordine e logica.

«Sarzana, una realtà medio-piccola, proprio per questo tra le più belle che esistono nel contesto urbano, capace di garantire al cittadino di vivere la cultura del proprio tempo e i sedimenti della sua storia. L’unico anticorpo alle lusinghe della globalizzazione» assicura l’architetto Mario Botta. Lui ha lavorato sul «modello asiatico» che progetta il nuovo azzerando l’esistente, e su quello «europeo» che chiede al futuro di integrarsi con il contesto esistente. Quello che farà a Sarzana.

Non vuol sentire parlare di «torri» al posto del vecchio mercato di piazza Terzi, tantomeno di grattacieli. Anticipa solo che «quell’area diventerà una grande piazza coperta, un punto di aggregazione e di incontro». Sopra? Forse una costruzione che richiama i silos del vecchio scalo merci ferroviario perché sarà il nodo intermodale il centro del suo progetto pubblico.

«E’ assurdo che ci sia un capolinea senza stazione degli autobus, senza servizi, mancano i marciapiedi e devono essere pavimentati, protetti, illuminati. A Sarzana si arriva nel centro in pochi minuti. Ci sono strade sbagliate, da spostare o raddrizzare. Servono i parcheggi altrimenti la città muore soffocata. Il vuoto è forse più importante del pieno – spiega il grande architetto – e quello che le amministrazioni pubbliche devono progettare sono i vuoti: spazi verdi, viabilità, parcheggi, piste ciclabili, piazze».

Non è troppo tardi per farlo secondo Mario Botta, anzi.

«L’aspetto positivo è che l’amministrazione comunale ha preso a pretesto le iniziative in corso sulle aree private per realizzare un piano complessivo e piegare lo sviluppo della città alle esigenze della collettività. Naturalmente per realizzare i vuoti, che costano ma non portano reddito, bisogna consentire di costruire. Quanto? Saranno gli indici dei piani comunali e le esigenze concrete a deciderlo, non io».

Emanuela Rosi
La Nazione. 2 settembre 2007

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Data
lunedì, 2 marzo 2009

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