Sarzana, che Botta!

« È anzitutto alla casa di abitazione che occorre rivolgere la massima cura. Se gli uomini vivessero veramente da uomini, le loro case sarebbero dei templi »

Mario Botta, citando Ruskin


Lettera al sindaco

Al Comitato è pervenuto il sentito sfogo di Maria Clotilde Fiori Pucci. Lo pubblichiamo

Caro Sindaco Caleo,

ho continuato a seguire la vicenda del progetto-Botta e desidero ancora una volta trasmetterti il mio punto di vista in proposito.

Il progetto, scusa se insisto, non è soltanto discutibile ma assolutamente inaccettabile in un contesto ambientale (paesaggio, patrimonio storico–culturale, situazione socio-economica e pro- fessionale) come quello sarzanese.

Se infatti è vero, come Tu sostieni, che “la Politica ascolta il cittadino ma che deve poi scegliere con la decisione che il suo stesso ruolo prevede” , è ancor più vero che, proprio nel nostro contesto urbano, la Politica ha fatto nei decenni molti, molti errori. Errori che, pur anche in buona fede, hanno spesso generato danni irreversibili (vedi la stessa mancanza di qualità e di armonia in un’edilizia che ha massacrato irresponsabilmente certe zone del centro storico e buona parte delle periferie; e la decisione di destinare a zona commerciale quella della variante Aurelia, prevista in realtà come residenziale ).

Il progetto-Botta, soprattutto nel suo forzato inserimento a Sarzana, rivela mancanza sia di quel senso sociale che dovrebbe ispirare un’urbanizzazione rivolta al benessere comune e non di pochi (imprese appaltatrici ); sia di quel senso dell’estetica che non è un optional ma un valore irrinunciabile e indispensabile ad uno stile di vita di cui andar fieri (il condominio-catafalco in mattoncini rossi può anche essere vivibile e caratterizzante in mezzo alla triste steppa ma è completamente fuori posto e deprimente in un ambito già caratteristico di suo).

E’ infatti forse una novità che Sarzana abbia sempre avuto tutte le caratteristiche di città storica ed elegante? E ci dimentichiamo forse che Sarzana, fin dall’ultimo dopoguerra, ha subito, proprio da quella “Politica che ascolta il cittadino ma che deve poi assumersi la responsabilità delle scelte”, interventi urbanistici e architettonici che non sempre ne hanno tutelato la storia, l’architettura, la vivibilità, l’ eleganza?

Una volta erano gli anni della guerra e non si sapeva né leggere né scrivere quindi erano anche giustificati gli errori.

Oggi sappiamo tutti leggere e scrivere e gli errori non devono più ripetersi!

Il progetto-Botta è una mostruosità indicibile che forse la nostra scarsa partecipazione di cittadini alla vita pubblica meriterebbe, ma che la nostra bella città non deve affatto subire.

Grazie dell’attenzione
Maria Clotilde

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Data
mercoledì, 18 marzo 2009

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