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	<title>Sarzana, che Botta! &#187; Scritti</title>
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		<title>Dai colori della Liguria alla &#8220;mattonata&#8221; Botta: non solo scelte di facciata</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 11:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 2 agosto quando Federico Galantini criticò l'uso di certi colori nel centro storico. Si attendeva una replica dell'Amministrazione. Han fatto spallucce. Pubblichiamo ora un articolo di Eliana Taraborelli che allarga la riflessione al Piano Botta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/12/dai-colori-della-liguria-alla-mattonata-botta-non-solo-scelte-di-facciata/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Per quattro mesi abbiamo atteso che le riflessioni e le critiche, anche aspre, espresse da Federico Galantini nell&#8217;intervista a Il Secolo XIX del 2 agosto (sottoriportato) producessero un effetto se non altro per l&#8217;attenzione, la sensibilità e il suo attaccamento alle tradizioni culturali di Sarzana. La risposta del Palazzo? Spallucce. Dopo quattro mesi esatti proponiamo un intervento della professoressa Eliana Taraborelli, che, partendo dalle riflessione di Galantini, allarga il discorso sul paesaggio urbano oltre il perimetro del centro storico, includendo uno sguardo preoccupato al futuro delineato dall&#8217;uniforme &#8220;mattonata&#8221; rossa del Piano Botta. Confidiamo di allargare il confronto. Le foto di corredo sono sufficientemente esplicative. (c. r.)</p>
<h3>I colori della Liguria: non solo scelte di facciata</h3>
<p>-di <strong>Eliana Taraborelli</strong></p>
<p>Convengo sulle profonde differenze rimarcate da Galantini tra la cultura cromatica delle facciate nei paesi della costa ligure e quella di Sarzana.</p>
<p>Ritengo però che la &#8220;storia&#8221; del luogo andrebbe citata sopratutto per quelle scelte non solo di &#8220;facciata&#8221; ma strutturali e urbanistiche di grande rilevanza e impatto nelle immediate vicinanze del centro storico.</p>
<p>L&#8217;orgoglio dei sarzanesi per le proprie radici dovrebbe essere unito ad una più vigile  e cauta attenzione verso il nuovo. Sarzana, sviluppatasi anche come paese agricolo per la fertilità della piana della Magra, vanta una tradizione contadina che era ed è esempio di saggezza ecologica e buon senso economico. Non a caso non era ammesso lo scempio del territorio, in quanto l&#8217;insediamento abitativo teneva sempre in considerazione lo spazio produttivo, per sprecare meno terra irrigua e coltivabile.</p>
<p>Dal dopoguerra, l&#8217;attività economica di tutta la vallata aveva avuto un importante fulcro nel vecchio mercato, che tenta, forse invano, di resistere all&#8217;ignoranza, alla dimenticanza e al degrado, il quale, non si toglie con le ruspe ma con la volontà di riqualificare, salvaguardando così anche la nostra storia.</p>
<p>Che dire inoltre della &#8220;mattonata&#8221; progettata da Botta in via Muccini?</p>
<p>La variante al piano regolatore, approvata dal consiglio comunale, infrange regole pianificatorie ben dettagliate dal Piano Paesistico Regionale, che riguardano anche la conformità dei materiali e il rispetto del linguaggio dell&#8217;intonaco e dei colori della tradizione locale.</p>
<p>L&#8217;uso del mattone che l&#8217;architetto Botta ha ben valorizzato in molte sue opere, seppur con le sue varianti cromatiche dovute alla cottura delle diverse terre, non qualifica assolutamente superfici di volumi così incombenti, chiusi e ripetuti, ma ne accentua solo la monotona uniformità formale, omologando Sarzana ad una delle tante periferie metropolitane senza alcun rispetto per le norme paesistiche e la cultura locale.</p>

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			<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/articolo-eliana/eliana.jpg" title="Via Neri: un improbabile colore per il centro storico accostato al Liberty" class="shutterset_set_36" >
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			<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/articolo-eliana/eliana3.jpg" title="Via 8 Marzo. Cemento e colore, piatto, uniforme da &amp;quot;casa popolare&amp;quot;" class="shutterset_set_36" >
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			<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/articolo-eliana/eliana2.jpg" title="Lo stesso edificio di via 8 Marzo, rivisitato con i colori liguri" class="shutterset_set_36" >
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<p>Galantini attacca la giunta «Sta deturpando la città»</p>
<p>Da Il Secolo XIX 02/08/10 (Pino Meneghini)</p>
<p>DURO J’ACCUSE DEL PROFESSIONISTA ED ESPONENTE DEL PD</p>
<p>Nel mirino i colori delle facciate di alcuni edifici del centro storico</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/08/galantini.jpg"><img class="alignright" title="galantini" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/08/galantini.jpg" alt="Federico Galantini" width="150" height="120" /></a></p>
<p>«ANCHE  fra chi ci amministra manca questo attaccamento a Sarzana, che si  riverbera nelle scelte nelle quali purtroppo non viene tenuto conto  della storia della città, delle sue tradizioni culturali ed  urbanistiche, forse perché questi temi non sono loro propri, con la  conseguenza di segni evidenti che deturpano la bellezza della nostra  città». A sollevare dubbi e critiche sulla gestione della qualità urbana  del centro storico di Sarzana è Federico Galantini, uno dei personaggi  tra i più conosciuti, appartenente sicuramente al gotha politico e  sociale della città. Uomo di sinistra, bersaniano doc, ma soprattutto  professionista apprezzato al punto d’essere scelto di recente come  commissario liquidatore nella complessa vicenda dei Cantieri Baglietto,  Galantini è solito dire ad alta Voce quello che pensa, anche se le  osservazioni riguardano la sua parte politica. Di questi ultimi tempi,  stanco di non ricevere nei fatti risposte positive alle sue critiche, ha  deciso di cominciare a metterle nero su bianco, affidando al giornale  quelli che vogliono essere stimoli ad operare meglio. Il casus belli  della lettera odierna riguarda i colori delle facciate delle case, che  vengono, come si sa, prescritti dall’ufficio urbanistica del Comune. A  Galantini non vanno proprio giù, per fare solo un esempio, i colori  degli edifici che attorniano la piazza dedicata a Fabrizio de André. «Il  palazzo della posta e della biblioteca – scrive – già brutto di per  se’, è di un color rosa confetto, per non parlare dei giallo arancioni  delle case nel fossato e del condomini Alhambra. Il giorno  dell’intitolazione mi Sono trovato là e mi sono vergognato, il nostro  cantautore avrebbe meritato di più».<br />
E che dire dell’edificio situato  fra piazza Cesare Battisti e piazza Garibaldi?<br />
<a class="shutterset_" title="Via Neri: un improbabile colore per il centro storico accostato al Liberty" href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/articolo-eliana/eliana.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/articolo-eliana/thumbs/thumbs_eliana.jpg" alt="eliana" /></a>«Un violento rosa viola,  che nulla c’entra con i colori tenui della città; ‘ma che c’azzecca con  Sarzana?’ direbbe un noto personaggio politico. Questi sono colori che  forse vanno bene nei paesi della Costa dei Pirati, tipici liguri, non  nella nostra Sarzana»,, appartenente invece alla cultura toscana. Dove  il riferimento alla Costa dei pirati è apertamente allusivo alla  provenienza dei due tecnici, massimi responsabili della gestione  urbanistica della città, entrambi provenienti da Portovenere.<br />
Quale  sarebbe allora il possibile rimedio, secondo la ricetta Galantini? «Mi  risulta che in Provincia giacciano inutilizzate importanti somme  destinate dalla Comunità Europea alla formazione professionale. Ebbene  perché non utilizziamo parte di questi finanziamenti a fondo perduto per  fare della formazione professionale ai dipendenti pubblici (e forse  anche a qualche amministratore) sulla storia anche culturale ed  urbanistica della nostra città?». ”Ea questo punto il commercialista,  trasformatosi per un giorno in censore, sfodera un altro attacco alla  cultura dell’improvvisazione che spesso regna nei rapporti fra città e  osservatori esterni o forestieri. «Forse in questo modo eviteremo, che  quando un turista venuto a Sarzana si trovasse a chiedere ad un vigile  dov’è la fortezza, invece di essere mandato alla Castruccio, potrebbe  sentirsi correttamente rispondere: “Scusi, quale, la Firmafede o la  Castruccio? Sa, a Sarzana ne abbiamo due!».</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/12/dai-colori-della-liguria-alla-mattonata-botta-non-solo-scelte-di-facciata/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ameglia, turismo e agricoltura di qualità occasione per i giovani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 15:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Puntare sulla riscoperta dell'agricoltura di qualità e dei prodotti tipici della nostra vallata, sul turismo, sulle energie alternative. E' la sfida che lancia ai giovani Gianni Torri, assessore all'ambiente di Ameglia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/11/ameglia-turismo-e-agricoltura-di-qualita-occasione-per-i-giovani/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>di <strong>Gianni Torri*</strong></p>
<p><strong></strong>L’ambiente in cui viviamo non assicura all’uomo solo la sussistenza fisica ma gli offre anche la possibilità di uno sviluppo intellettuale, morale, sociale e spirituale. E’ innegabile quindi l’importanza del territorio nella vita umana. Purtroppo esistono delle realtà territoriali dove l’intervento negativo dell’uomo ha prodotto danni ormai irreparabili.</p>
<p><strong>Val di Magra: terza pianura &#8220;ambientalista&#8221; d&#8217;Italia<br />
</strong>La Val di Magra ha ancora la fortuna di beneficiare di un habitat che presenta aspetti naturalistici importanti ed estremamente variegati con i suoi fiumi, le spiaggie, i piccoli borghi, il parco naturale e la campagna: basti pensare che la piana di Fiumaretta e Marinella è attualmente la 3° pianura in Italia per importanza dal punto di vista ambientale.  La politica locale potrebbe quindi fare molto per favorire un nuovo tipo di sviluppo per questa zona, se avesse il coraggio di invertire la tendenza, ormai trasversale, di sfruttare il territorio solo per ciò che può rendere in termini di metri cubi di cemento.<br />
Per quel che riguarda ad esempio il settore primario, l&#8217;agricoltura, occorre mettere in campo strategie che tendano a valorizzare i prodotti della terra cercando di recuperare la nostra cultura contadina, la sua capacità di essere in armonia con la natura ma non per proporre qualcosa di ormai passato ed obsoleto ma per offrire un nuovo modo di vivere proiettato nel futuro.</p>
<p><strong>Riscoprire l&#8217;agricoltura di qualità<br />
</strong>Sempre più persone scelgono di non sprecare, di alimentarsi meglio, di risparmiare energia investendo sulle fonti rinnovabili, insomma di vivere diversamente. E’ a questa nuova realtà sociale che la nostra economia locale, avendone le potenzialità, deve rivolgersi sviluppando ad esempio percorsi enogastronomici basati sulla produzione a chilometri zero, magari promuovendo un marchio che garatisca la provenienza e la qualità dei prodotti. Con queste nuove prospettive, noi amministratori  dobbiamo rivolgerci ai giovani affinché possano riconciliarsi con la terra, promuovendo un nuovo e al tempo stesso antico modo di fare agricoltura legato ad un rapporto più stretto con la terra, alla semplicità, alla qualità dei prodotti, alla loro stagionalità difendendo ed incentivando le varietà locali, salvaguardando l’ambiente e le risorse naturali.</p>
<p><strong>Un&#8217;opportunità per i giovani<br />
</strong>E’ su questa strada che il mio assessorato stà muovendosi promuovendo, ovunque mi sia possibile le aziende agricole presenti nel mio territorio e tutte quelle attività commerciali che nel loro esercizio hanno già avviato azioni che rientrano nel campo delle buone pratiche  e cercando di interessare anche quelle che non lo hanno ancora fatto.<br />
In collaborazione con il Parco sono stati avviati dei progetti come quello del recupero degli uliveti abbandonati o quello che incentiva la mobilità sostenibile, Bike sharing, mettendo a disposizione del turista e del cittadino biciclette elettriche e non, per gli spostamenti all’interno del comune.<br />
Con il Cea invece da tempo si è iniziato un percorso di educazione ambientale nelle scuole che vedrà il suo massimo sviluppo con il progetto Ecoschool per l’ottenimento della Bandiera verde per la scuola elementare di Fiumaretta dove verranno sviluppate in maniera importante le buone pratiche.<br />
Questi sono solo i primi passi che il mio assessorato sta muovendo in questo senso con tutte le difficoltà che innegabilmente s’incontrano a causa di un impoverimento culturale sulle problematiche ambientali che ha preso campo nella società odierna. Ancora lungo è quindi il cammino da percorrere per arrivare  al traguardo che alcune realtà amministrative hanno già raggiunto dimostrando che un nuovo sistema di sviluppo è possibile per un futuro migliore soprattutto per le nuove generazioni.</p>
<p><strong>* Gianni Torri è assessore all&#8217;ambiente nel Comune di Ameglia</strong></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/11/ameglia-turismo-e-agricoltura-di-qualita-occasione-per-i-giovani/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cemento = lavoro, una bufala! Serve un confronto su dati certi</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/cemento-occupazione-una-bufala-servono-dati-certi/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 18:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Cemento=sviluppo=occupazione. L'equazione è una bufala. Tavolara non decolla, in città molti fondi e appartamenti sono vuoti. E si continua a sprecare suolo. Ma a chi giova? Il parere del Comitato in vista del consiglio comunale del 18 ottobre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/cemento-occupazione-una-bufala-servono-dati-certi/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Il 18 ottobre prossimo il Consiglio comunale discuterà un ordine del giorno proposto dal consigliere del PD Stefano Lodovici col quale s&#8217;impegna la giunta Caleo a dare impulso ai quattro megaprogetti Botta, Marinella, Tavolara, raddoppio dell&#8217;Ipercoop. Il Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; ha preso posizione, chiedendo che si apra un confronto vero, fondato su dati di fatto, come ad esempio la consistenza del patrimonio immobiliare inutilizzato. Pubblichiamo il testo.</p>
<div id="attachment_7496" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/10/uliveto.JPG" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-7496" title="uliveto" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/10/uliveto-150x150.jpg" alt="uliveto" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">l&#39;uliveto di Tavolara (cliccare per ingrandire)</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;ordine del giorno di Lodovici ripropone come verità di fede l’equazione “più cemento = più sviluppo = più occupazione”. Come i suoi più autorevoli rappresentanti non tiene conto né della realtà che è sotto i nostri occhi, né del parere di esperti, né si pone alcune domande sul tipo di occupazione, sulle prospettive future una volta chiusi i cantieri, sulle conseguenze sul territorio.<br />
E’ di tre giorni orsono un documentato servizio giornalistico apparso su La Nazione a firma di Massimo Merluzzi (<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/fornaci-filippi-e-tavolara-spreco-di-suolo-da-manuale/" target="_blank">qui</a>) sullo stato di alcuni megaprogetti già approvati, che non decollano non per cavilli burocratici o per l’ostruzione degli ambientalisti, ma perché non hanno mercato. Ci riferiamo a Tavolara, Santo Stefano, Camisano di Ameglia. E’ dei mesi scorsi il grido di allarme di esperti del commercio come Alberto Ravecca e Silvano Mannozzi sull’eccessiva presenza di centri commerciali. Parlano di saturazione. E qui cosa si continua a prevedere? Undicimila metri quadrati di superfici commerciali nel progetto Botta, quando già sono sfitti molti fondi dell’ex Pastificio Biava e dell’ex caserma dei Carabinieri e il centro storico è in sofferenza; ventiduemila metri quadrati di commerciale nel Progetto Marinella (di cui la metà ad Ameglia) più altre migliaia a Tavolara.<br />
Proprio Tavolara è il più eclatante esempio di scelleratezza nell’uso del territorio. Verrà distrutto uno splendido uliveto (e non solo) per far posto a nuovi capannoni artigianali, quando nel raggio di un chilometro insistono gli scheletri delle vecchie Fornaci Filippi.</p>
<p>Si vuole poi dire una buona volta quale tipo di manodopera assorbe oggi l’edilizia, per quanto tempo, quali sono le ricadute economiche di 74 mila metri quadrati di seconde case? Due riflessioni finali. Chiusi nel giro di due o tre anni i cantieri dei megaprogetti, ci saranno nuovi disoccupati. Apriremo nuovi cantieri per bruciare altro territorio e via ad oltranza fino a fare della piana di Luni una lastra di cemento? Seconda riflessione. La più grossa fetta del business andrà a gonfiare le casse dei grandi gruppi immobiliari, Unieco, Caltagirone ecc., estranei alla nostra realtà.  La comunità locale pagherà qualche centinaio di posti di lavoro temporanei con la deturpazione permanente del paesaggio, la maggiore invivibilità per caos da traffico, inquinamento, impoverimento delle risorse naturali. Cerchiamo di aprire un confronto vero, non ideologico, fondato su dati di fatto (ad esempio del patrimonio immobiliare inutilizzato).</p>
<p><strong>Comitato Sarzana, che botta!</strong></p>
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		<title>Tram e piste ciclabili Nottingham governata dai laburisti. Sarzana no</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/tram-e-piste-ciclabili-nottingham-governata-dai-laburisti-sarzana-no/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 19:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=7355</guid>
		<description><![CDATA[50 km. di piste ciclabili, i centri commerciali non in periferia, un sistema che scoraggia l'uso dell'auto privata. Da Nottingham un modello. E' governata dai laburisti. Sarzana no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/tram-e-piste-ciclabili-nottingham-governata-dai-laburisti-sarzana-no/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h2>Tram elettrici e piste ciclabili</h2>
<h2>la città modello è Nottingham</h2>
<h3>50 km. per le due ruote, i centri commerciali non in periferia, un sistema che scoraggia l&#8217;uso dell&#8217;auto privata. Dall&#8217;Inghilterra un esempio da seguire</h3>
<p>LONDRA &#8211; E&#8217; famosa per il suo leggendario sceriffo, colui che dava la caccia Robin Hood, a quanto pare con scarsa fortuna. Ma adesso Nottingham può vantare un altro titolo: quello di città meno auto-dipendente di tutta la Gran Bretagna. La sua rete di autobus e tram, insieme a un gran numero di piste ciclabili e a un&#8217;avversione per i grandi shopping-center nei sobborghi, hanno convinto gli abitanti a utilizzare il meno possibile la macchina, preferendo mezzi alternativi, come i trasporti pubblici, la bicicletta o al limite le proprie gambe. In uno studio effettuato dalla Campaign for Better Transport, un&#8217;associazione per i trasporti ecologici, Nottingham ha ricevuto più voti di ogni altri città del Regno Unito per la qualità dei suoi trasporti pubblici e l&#8217;impegno a favore di una riduzione dell&#8217;inquinamento.</p>
<p>Amministrata dal partito laburista, nell&#8217;ultimo decennio la città di Robin Hood ha fatto grandi investimenti in 50 chilometri di piste ciclabili, una rete di tram elettrici lunga 15 chilometri e un vasto servizio di bus urbani. Scoraggiando la creazione di vasti centri commerciali lungo la cintura di periferia, come è invece la norma in quasi tutte le altre città, le autorità locali hanno contribuito a ridurre gli spostamenti per fare la spesa o per fare shopping, dislocando la distribuzione commerciale nei quartieri, più vicino a chi ne deve usufruire. Una efficiente rete di scuolabus ha distolto la maggioranza dei genitori dall&#8217;accompagnare i figli a scuola in auto.</p>
<p>Qualcuno che si lamenta c&#8217;è sempre: alcune associazione di commercianti ed esercenti, ad esempio, accusano l&#8217;amministrazione cittadina di volere esagerare, criticando in particolare nuovi piani per affibbiare una tassa di 300 sterline ad auto a tutte le aziende e agli uffici privati i cui dipendenti vengono al lavoro in macchina e la parcheggiano in centro. La municipalità replica che i proventi di questa insolita forma di tassazione andrebbero reinvestiti in trasporti pubblici. Si tratta comunque di un&#8217;ennesima misura per convincere la popolazione a non utilizzare l&#8217;automobile. &#8220;Il successo di Nottingham&#8221;, afferma il rapporto che le ha assegnato il primato, &#8220;deriva dalla capacità di avere saputo offrire alla gente un&#8217;alternativa valida ai trasporti privati, piuttosto che cercare di tirarli fuori dalle loro auto semplicemente perché causano ingorghi o danneggiano l&#8217;atmosfera&#8221;.</p>
<p>Al secondo posto della graduatoria per la minore dipendenza dalle automobili c&#8217;è Londra, la cui metropolitana trasporta 4 milioni di persone al giorno, con gli autobus che portano altri 3 milioni di passeggeri e da questa estate l&#8217;introduzione di un vasto servizio di biciclette a noleggio che si possono prendere e depositare in appositi parcheggi sparsi per la città. Al terzo posto Brighton, e al quarto Manchester.</p>
<p>repubblica.it</p>
<p>(14 settembre 2010)</p>
<p>dal nostro corrispondente</p>
<p><strong>ENRICO FRANCESCHINI</strong></p>
<p>(articolo segnalato a &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; da ANDREA AGOSTINI)</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/tram-e-piste-ciclabili-nottingham-governata-dai-laburisti-sarzana-no/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Premiare la rendita o la vivibilità? I punti della Scuola di Eddyburg</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 06:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[La Scuola di Eddyburg fondata da Edoardo Salzano ha concluso a Napoli i lavori della sua edizione 2010 dedicati alla Rendita fondiaria. Pubblichiamo la sintesi fatta dall'urbanista sul sito Eddyburg.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/premiare-la-rendita-o-la-vivibilita-le-conclusioni-della-scuola-di-eddyburg/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/15555/0/293/" target="_blank">Da Eddyburg: </a></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, Swiss, Futura, sans-serif; font-size: 16px; color: #336699; text-align: left; font-weight: bold; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: #ffffff; text-decoration: none; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">n. 30 (17.09.2010) La partita contro la rendita immobiliare</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Arial, Verdana, Helvetica, Swiss, Futura, sans-serif; font-size: 11px; color: #000000; text-align: left; font-weight: normal;">Data di pubblicazione: 16.09.2010</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>di <strong>Edoardo Salzano</strong></p>
<div id="attachment_7101" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/salzano.jpg"><img class="size-full wp-image-7101" title="salzano" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/salzano.jpg" alt="L'urbanista Edoardo Salzano" width="150" height="128" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;urbanista Edoardo Salzano</p></div>
<p>A conclusione della sesta edizione della Scuola di Eddyburg, in un confronto tra esperienze e saperi diversi volto a comprendere gli effetti dell’abnorme crescita della rendita immobiliare negli ultimi anni e a contrastarla, si è convenuto su alcuni punti.</p>
<p>Dal punto di vista della scienza economica la rendita immobiliare (fondiaria ed edilizia) non può essere eliminata. Tuttavia i piani regolatori e le politiche urbane possono esaltare o ridurre gli incrementi della rendita. E soprattutto il legislatore e l’amministratore pubblico possono operare perché i plusvalori derivanti dalle decisioni urbanistiche e dagli investimenti pubblici vengano trasferiti in parte consistente alla collettività.</p>
<p>Le trasformazioni territoriali recenti hanno provocato peggioramenti insopportabili della vivibilità (abitazioni, servizi, trasporti, salute) e della funzionalità delle città e dei territori, degrado ambientale, nonchè distruzione di valori non negoziabili (suolo agrario, paesaggi rurali, beni culturali). Esse sono state stimolate dagli incrementi della rendita che hanno garantito ai proprietari immobiliari rendimenti decine di volte superiori agli altri investimenti.</p>
<p>Gli investimenti immobiliari sono sorretti da una domanda che è elevata per una serie di motivi. Alcuni meritano di essere soddisfatti, con maggiore o minore priorità. Altri devono rimanere insoddisfatti, quali quelli derivanti da mere intenzioni speculative.</p>
<p>Gli strumenti della pianificazione urbanistica sono la sede della selezione delle componenti della domanda. Essi devono avere due requisiti: i vincoli per la tutela delle risorse culturali e naturali hanno la priorità sulle decisioni di trasformazione; le aree da destinare al soddisfacimento della domanda che si ritiene di soddisfare vanno individuate tra quelle già urbanizzate e oggi inutilizzate (aree ex industriali, caserme ecc.) od occupate con densità inadeguate .</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/premiare-la-rendita-o-la-vivibilita-le-conclusioni-della-scuola-di-eddyburg/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Piano Botta. La sicurezza? Una fatalità</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 10:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[La Regione ha prescritto al Comune di arretrare i palazzi del Piano Botta di 30 metri dalla linea ferroviaria in ossequio a un decreto sulla sicurezza del trasporto. Il Comune preferisce chiedere la deroga alle FS. La sicurezza dei cittadini? Una fatalità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/piano-botta-la-sicurezza-una-fatalita/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>La tragedia ferroviaria di Viareggio e il grave incidente rischiato l’estate scorsa nei pressi dello scalo merci della Spezia non sono bastati come richiamo per i nostri amministratori sulla sicurezza e l’incolumità dei cittadini. <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/Piano_Botta_RENDER.JPG"><img class="alignright size-large wp-image-7151" title="Piano_Botta_RENDER" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/Piano_Botta_RENDER-1024x507.jpg" alt="Piano_Botta_RENDER" width="1024" height="507" /></a><br />
Inutilmente nelle osservazioni al Piano Botta, inviate al consiglio comunale lo scorso anno, avevamo contestato l’eccessiva vicinanza (22 metri) del palazzo a base pentagonale a destinazione residenziale, del nuovo centro commerciale e della stazione dei bus, previsti in piazza Terzi. Solo i consiglieri Mione, Baudone (PD) e Rampi (PDL) avevano colto i problema. Ora anche l’Ufficio di Valutazione impatto ambientale della Regione Liguria nel decreto sullo screening di VIA ha posto la prescrizione di riportare a trenta metri la distanza minima come previsto dal DPR 753 del 1980. Essendo quella norma una misura di sicurezza per il trasporto ferroviario, derogabile a discrezione dei responsabili delle Ferrovie dello Stato, il Comune di Sarzana ha pensato bene di chiedere la deroga. Per i nostri amministratori, ormai tutti tesi a far cassa, la speculazione edilizia sulle aree vale molto più dell’incolumità dei cittadini.<br />
<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/distanza_binari.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7233" title="distanza_binari" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/distanza_binari.jpg" alt="distanza_binari" width="302" height="227" /></a>Nel tentativo di fermare questa incredibile manifestazione di cinismo, come “Comitato Sarzana, che botta!” <a href="http://www.valdimagranews.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=13064&amp;Itemid=17" target="_blank">abbiamo deciso di scrivere ai responsabili delle FS</a> per richiamare almeno la loro attenzione sul problema sicurezza non solo dei convogli, ma anche di chi vive a ridosso della linea ferroviaria. Tra l’altro la zona interessata dall’intervento edilizio è a ridosso di una curva dei binari in direzione Genova e la distanza di sicurezza, sempre per il richiamato decreto, potrebbe addirittura aumentare a discrezione delle FS!<img style="-webkit-user-select: none" src="file:///Users/carlo/Library/Mail%20Downloads/P1010040.jpg" alt="" /><img style="-webkit-user-select: none" src="file:///Users/carlo/Library/Mail%20Downloads/P1010040.jpg" alt="" /></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/piano-botta-la-sicurezza-una-fatalita/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La lettera di Donati al direttore della Normale: torni presto!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 22:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla vigilia della lectio magistralis al Festival, Piero Donati, storico dell'arte, già Soprintendente, ha indirizzato una lettera-appello a Salvatore Settis, da questi richiamata in apertura di conferenza. Ne condividiamo il contenuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/la-lettera-di-donati-al-direttore-della-normale-torni-presto/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Lettera aperta a Salvatore Settis</p>
<p>Caro professore, lei verrà a Sarzana ad aprire il Festival della Mente e ciò non può che far piacere a tutti coloro che hanno a cuore le sorti  del patrimonio storico-artistico italiano e di quella particolare dimensione di esso che è il paesaggio.</p>
<p>Lei non ignora certo che gli abitanti della piana di Sarzana – una delle due pianure agricole della Liguria – stanno dibattendo sulla sostenibilità delle proposte presentate dalla Marinella SpA, emanazione del Monte dei Paschi di Siena, proprietario dal 1930 della parte ancora intatta di tale pianura. Il dibattito si sta allargando ed anche la stampa nazionale comincia a dedicare spazio all’argomento.</p>
<p>Nessuno si aspetta che lei, il 3 settembre, parteggi per i sostenitori o per gli oppositori della proposta della Marinella SpA. Accetti però un consiglio: trovi il tempo, prima di tenere la sua lectio magistralis, di andare nella tenuta di Marinella e, volgendo le spalle al mare, vedrà svettare alla sua destra il Sagro e noterà senza sforzo, alla sua sinistra, la cima del Gottero. Due toponimi assai eloquenti, che trasmettono all’uomo contemporaneo l’eco di quella sacralità che l’uomo antico attribuiva alla terra presidiata come sentinelle da quelle vette. E non occorre essere cultori della New Age per capire che anche i Romani, nel scegliere il sito su cui edificare la colonia di Luni, tennero probabilmente conto di questo substrato.</p>
<p>Nelle immediate adiacenze della tenuta di Marinella, lei noterà poi una grande struttura d’impianto razionalista, circondata da un ampio parco ed in stato di palese abbandono. Si tratta della ex-colonia della Gioventù Italiana del Littorio (più nota come Colonia Olivetti) ed è proprietà della Regione Liguria. Lei converrà che coloro che sostengono la necessità della realizzazione di nuove strutture ricettive nella piana di Sarzana non possano sottrarsi ad una semplice, elementare domanda: perché non si comincia dal recupero di ciò che già esiste, soprattutto se si tratta, come in questo caso, di un immobile di pregio sottoposto a vincolo ?</p>
<p>Caro Settis, un suo libro del 2002 aveva in copertina, non certo a caso, un terribile quadro di Goya che raffigura Saturno nell’atto di sbranare uno dei suoi figli. Una metafora di cristallina chiarezza, che avrebbe dovuto e dovrebbe allarmare le coscienze. La decisione di invitarla ad inaugurare il Festival della Mente potrebbe significare che la consapevolezza della posta in gioco ha cominciato, anche se tardivamente, a farsi strada. Sono però legittime, lei lo capisce, anche altre chiavi di lettura…Buon soggiorno a Sarzana, caro Settis, e torni presto.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/donati.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7189" title="donati" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/donati.jpg" alt="donati" width="150" height="112" /></a>Piero Donati, storico dell’arte</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/la-lettera-di-donati-al-direttore-della-normale-torni-presto/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Progetto Marinella, perché non si discute sui dati?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 22:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[L'AD della Marinella spa ha replicato l soprintendente Piero Donati (e a Settis). Il Progetto Marinella è una garanzia per il paesaggio. I dati non lo confortano. Il botta e risposta sui giornali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/progetto-marinella-perche-non-si-discute-sui-dati/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>06/09/10 Il Secolo XIX – PROGETTO BOTTA &#8211; Marinella, il comitato anti Botta contro il piano</p>
<p>LA POLEMICA</p>
<p>IL COMITATO “Sarzana che Botta”, dopo la battaglia peraltro tutt’altro che conclusa sulla riqualificazione di via Muccini, mette a fuoco nel mirino anche il Progetto Marinella. E interviene per la prima volta riprendendo la polemica aperta dal sovrintendente della Liguria Piero Donati che aveva invitato il relatore del Festival della mente Salvatore Settis, direttore della Normale, a «fare una visita a Marinella», alla quale ha risposto l’amministratore delegato Giovanni Reverberi. «Ci sono due concetti espressi dal professor Settis al Festival della Mente sui quali riflettere _ dice il presidente del Comitato Carlo Ruocco _ : il richiamo alla cultura dell’assoluto prevalere dell’interesse pubblico nel governo del territorio e l’appello ai cittadini affinché si associno per fare scudo contro un saccheggio che vede la Liguria al primo posto nel dilagare del cemento e dei porticcioli turistici ». Questioni «assolutamente assenti nella replica dell’amministratore delegato di Marinella spa Reverberi al soprintendente Piero Donati », dice Ruocco. «Stupiscono alcune sue affermazioni – prosegue – . La prima: Reverberi chiede a Settis di documentarsi sul Progetto Marinella. Il direttore della Normale di Pisa ha già visto <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/08/marinella-mezzo-milione-di-mc-di-cemento-lo-chiamano-sviluppo-ecosostenibile/" target="_blank">i dati del progetto pubblicati sul nostro sito</a>. Tra questi i spiccano i 54mila metri quadrati di superficie utile per nuove residenze: 22mila a Marinella,32mila ad Ameglia. Per Ameglia significa una previsione d’incremento demografico prossima al 28 per cento. Per Marinella forse il raddoppio ». E qui scatta l’ironia sottile di Ruocco: «I giovani amegliesi hanno intenzione di proliferare come coniglietti e i ragazzi di Marinella di moltiplicarsi come cavallette ?_ domanda _ Oppure stiamo parlando di seconde case? Dov’è l’interesse pubblico nel sacrificare territorio per chi verrà al mare alcuni weekend l’anno?». Reverberi dice anche che “dal 1999 è stato attivato un percorso di concertazione con tutti i soggetti pubblici e privati interessati”. «Chi ha selezionato i “soggetti privati” e secondo quale criterio? – si chiede Ruocco – I cittadini della Val di Magra e della Lunigiana, che fruiscono del bene comune chiamato litorale sanno dei 7.200metri quadrati di nuovi stabilimenti, che privatizzeranno le spiagge?». TROPPO CEMENTO. Giudicati eccessivi i 54mila mq di nuove residenze</p>
<p>05/09/10 La Nazione &#8211; Comitato Botta attacca il Progetto Marinella</p>
<p>NEL BOTTA e risposta sul Progetto Marinella, sollecitato dalla presenza di Settis al Festival, si inserisce il presidente del «Comitato Botta» Carlo Ruocco che sottolinea «i 54mila metri quadrati di nuove residenze. 22mila a Marinella, 32mila ad Ameglia». «Per Ameglia significa una previsione d’incremento demografico vicina al 28%. Per Marinella forse il raddoppio — scrive — I giovani amegliesi hanno intenzione di proliferare come coniglietti e i ragazzi di Marinella di moltiplicarsi come cavallette? O parliamo di seconde case? Dov’è l’interesse pubblico nel sacrificare territorio per chi verrà al mare alcuni week-end l’anno? E non discuto i 42mila mq di alberghi e agriturismi, anche se alcune megastrutture andrebbero valutate nel loro impatto ambientale». Sul «percorso di concertazione» di cui parla l’amministratore delegato della Marinella Spa, chiede «chi ha selezionato i “soggetti privati” e secondo quale criterio? I cittadini di Val di Magra e Lunigiana, che fruiscono del bene comune chiamato litorale sanno dei 7200 metri quadrati di nuovi stabilimenti, che privatizzeranno le spiagge?» L’idea dell’Ad Reverberi di migliorare l’ambiente prevedendo un nuovo «sistema infrastrutturale (strade, asfalto, bitume) che, con schermature vegetazionali, ridurrà le emissioni di gas» per Ruocco è «uso disinvolto di suggestioni ecologiste».</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/progetto-marinella-perche-non-si-discute-sui-dati/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Festival e la realtà, tutt&#8217;altra musica</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Festival della Mente ha per Sarzana un ritorno economico da record. E le ricadute culturali? Almeno per urbanistica e paesaggio le note sono dissonanti. Un articolo di Carlo Ruocco per Eddyburg ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/il-festival-e-la-realta-tutt%e2%80%99altra-musica/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Pubblichiamo l&#8217;articolo sul Festival della Mente e il contesto territoriale scritto da Carlo Ruocco per il prestigioso sito di architettura &#8220;Eddyburg&#8221; diretto dal professor Edoardo Salzano.</p>
<p><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/15732/0/372/" target="_blank">Sarzana, un Festival della Mente per nascondere la devastazione del paesaggio di Luni</a></p>
<p>Data di pubblicazione: 31.08.2010</p>
<p>Autore: Ruocco, Carlo</p>
<p><em>La presentazione dell’iniziativa e la denuncia di due operazioni speculative nel nome dello “sviluppo”. Scritto per Eddyburg, 31 agosto 2010 (m.p.g.)</em></p>
<p>Si è affermato negli anni come uno degli appuntamenti “cult” dell’estate italiana. Ma il Festival della Mente di Sarzana, giunto alla settima edizione, rischia di diventare un simbolo della divaricazione tra cultura e “politica del fare” soprattutto per quanto concerne ambiente, paesaggio, territorio, quasi una sottolineatura dell’inutilità della cultura nell’epoca del Mercato. A tenere la “lectio magistralis”, che tradizionalmente inaugura il Festival, è chiamato Salvatore Settis. Il titolo: “Paesaggio come bene comune, bellezza e potere”.<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/07/2_1.JPG"><img class="alignright size-full wp-image-244" title="treviso" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/07/2_1.JPG" alt="treviso" width="431" height="251" /></a></p>
<p>Il professor Settis parlerà in una città e in un’area, quella apuano-lunense, a cui la “politica del fare” sta cambiando radicalmente volto con buona pace del paesaggio, del consumo di territorio, della tutela del patrimonio archeologico, naturale, antropologico, in cui il “Mercato” e soprattutto la “Rendita” sono i moloch sul cui altare sacrificare ogni scelta di amministrazioni da sempre guidate dalla sinistra. Tre varianti (<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/08/marinella-mezzo-milione-di-mc-di-cemento-lo-chiamano-sviluppo-ecosostenibile/" target="_blank">1 Marinella</a> -<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/variante-botta-immagini/" target="_blank">2 Botta</a> &#8211; <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/12/tavolara-cemento-verde-per-riqualificare-larea-agricola/" target="_blank">3 Tavolara</a>) a strumenti urbanistici, stanno per riversare tra Sarzana e la piana dell’antica Luni e del basso corso della Magra 230 mila metri quadrati di seconde case, centri benessere, capannoni artigianali, centri commerciali, strutture balneari e albeghiere, a cui andranno ad aggiungersi due porti turistici lungo le verdi sponde della Magra per ospitare mille barche il tutto arricchito da arginature alte tre o cinque metri per contenere esondazioni sempre più frequenti.</p>
<p>Settis svolgerà la sua appassionata arringa in difesa del paesaggio italiano di fronte alla platea raffinata del festival e al sindaco di Sarzana Massimo Caleo, un teorico locale del teorema cemento = sviluppo = occupazione. Mentre il Festival della Mente celebrerà l’unicità del paesaggio italiano, <a href="http://www.valdimagranews.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=12729&amp;Itemid=17" target="_blank">un geologo sarà al lavoro per preparare gli studi geotecnici del “Piano Botta”</a>, una variante al piano regolatore del 1994, firmata dall’archistar Mario Botta e approvata nei giorni scorsi dalla Provincia. Botta ha disegnato una Sarzana in mattoncini a vista su un’area di sessantaduemila metri quadrati, una “Sarzana Due” a meno di trecento metri dal centro storico medievale e rinascimentale tutt’affatto diversa nelle tipologie architettoniche, dai colori del paesaggio ligure. Oltre quarantasettemila metri quadrati di nuove superfici residenziali, commerciali, ricettive, di terziario privato e pubblico, in larga parte previste dal PRG del 1994, ma solo in minima parte realizzate. Proprio la mancata realizzazione in un arco di tre lustri avrebbe dovuto suggerire una rivisitazione del vecchio piano, rivedendo una previsione d’incremento demografico errata, riconsiderando una previsione di domanda che il Mercato non ha confermato neppure in anni di bolla speculativa.</p>
<p>L’Amministrazione, sollecitata da Unieco di Reggio Emilia, proprietaria dei terreni, il cui logo compare ormai in tutte le grandi operazioni cementizie dello spezzino, da Levanto a Lerici, a Sarzana, in una sorta di colonizzazione emiliana, ha proceduto a una rivisitazione del piano particolareggiato che garantisce la rendita, sventolando la parola d’ordine degli “inalienalibili diritti acquisiti” dei proprietari con buona pace delle sentenze del Consiglio di Stato.</p>
<p>Ha incaricato, ovviamente senza concorso, l’architetto Mario Botta, presentato dalle Coop e che per le Coop aveva redatto le prime bozze progettuali dei nuovi palazzi, che ridisegnavano il volto della città (tutte informazioni sfacciatamente messe nero su bianco nella delibera di incarico del 2007). Disegni dei palazzi già visibili nella brochure del Bilancio 2007 di Abitcoop Liguria quando erano ancora ignoti al consiglio comunale di Sarzana nel gennaio 2009. La Variante porta la dicitura “di iniziativa pubblica”!</p>
<p>Nella sua prima stesura il progetto prevedeva un grattacielo cilindrico alto 67 metri di mattoncini rossi. Nelle dichiarazioni del Maestro Botta doveva richiamare le torri dell’acqua del mantovano. Sarzana in provincia di Mantova….. Così la colonizzazione Unieco cambia il volto ligure di una città. Il progetto della torre è crollato sotto i colpi di un Comitato di cittadini. Il resto è rimasto, compresa l’assoluta mancanza di verde fruibile.</p>
<p>Come onestamente ammesso dallo stesso Botta “Con quelle volumetrie o si va in alto o si occupa ogni spazio orizzontale”. Ma la Rendita non consente di ridurre le volumetrie. Neppure se a suggerirlo pubblicamente al Principe è un Maestro dell’architettura.</p>
<p>Se Sarzana nel suo ingresso occidentale somiglierà a Treviso, a Sesto San Giovanni o a Lugano, poco importa. Millecento nuovi abitanti previsti, undicimila metri quadrati di superfici commerciali in una città che vanta il primato di ipermercati, undicimila metri quadrati di terziario, a Sarzana già oggi largamente invenduto. Conta il business da 160 milioni di euro.</p>
<p>C’è chi si chiede: chi acquisterà? Ed evoca preoccupato i dati del rapporto 2009 della Direzione nazionale antimafia che indica la Liguria e Sarzana come luogo di riciclaggio.</p>
<p>Mentre il “Piano Botta” muove i primi passi, i sindaci di Sarzana e Ameglia lanciano la crociata contro gli ambientalisti che, riuniti in un Coordinamento di associazioni e comitati, hanno dirottato la loro attenzione sulla più esaltante epopea del cemento, il Progetto Marinella. “Costoro si oppongono allo sviluppo, Si rischia di perdere un’occasione unica per mettere fine al degrado della zona”.</p>
<p>Promotrice del Progetto Marinella è la banca Monte dei Paschi, storica proprietaria di quasi tutti i terreni agricoli della bassa piana della Magra fino alle pendici del colle dei Cappuccini di Bocca di Magra. Acquisì quei terreni durante il fascismo per il fallimento di un ricco imprenditore del marmo, Fabricotti. Li acquisì come terreni agricoli, aspettando con la pazienza di una banca centenaria che la Dea Rendita desse i suoi frutti.</p>
<p>Il PRG di Sarzana del 1994 prevede solo interventi di ristrutturazione e recupero del vecchio borgo agricolo di Marinella. Troppo poco per le aspettative di Monte dei Paschi, che nel 1999 lancia il “Progetto unitario di Marinella”. Unitario perché comprende tutta la proprietà, che abbraccia i comuni di Sarzana e Ameglia. Nel tempo il progetto è cresciuto in concomitanza con l’avvento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Gaetano_Caltagirone" target="_blank">Francesco Gaetano Caltagirone </a>alla vicepresidenza della banca senese. Anche i partecipanti al progetto sono cresciuti, comprendendo l’immancabile Unieco, il Consorzio delle Cooperative di Produzione e lavoro emiliane, le società Condotte e Condotte Acque di Astaldi. Le cifre dell’affare parlano da sole e fanno impallidire il Piano Botta. 155 mila metri quadrati di edificato previsto, di cui quasi 87 mila di nuova edificazione. Un terzo della superficie è a destinazione residenziale in una Liguria a crescita zero. Anche il “commerciale” non scherza: 23 mila metri in un’area, secondo Confesercenti, già satura di ipermercati.</p>
<p>Gli amministratori di sinistra non se lo vogliono sentir ripetere: ma con il famigerato Piano casa di Berlusconi non avrebbero potuto prevedere neppure la metà di nuove edificazioni!</p>
<p>Non mancano neppure 7200 metri quadrati di stabilimenti balneari: tradotto significa privatizzazione del litorale, soggetto a forte erosione, oggi in parte libero e selvaggio, quindi “degradato”. Infine la ciliegina: il “polo nautico” nel Parco del fiume Magra con una prevista escavazione di milioni di metri cubi di inerti per far posto a circa mille attracchi.</p>
<p>Calcolare l’ammontare dell’operazione fa venire le vertigini a chi non si chiama Caltagirone. C’è chi azzarda 700 milioni di euro.</p>
<p>La lectio magistralis del professor Settis cadrà in questo contesto. A conferma che il Festival viene pensato a Milano. Sarzana lo ospita, perché è un evento che richiama pubblico e riflettori. Quindi denaro. Lo scorso anno lo sponsor, la Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, per voce del suo presidente Matteo Melley, ha posto la questione: non si può guardare solo alle ricadute economiche; occorre iniziare a valutare le ricadute culturali.</p>
<p>Ebbene una frase di Settis, scelta per la brochure del programma, sembra già un invito alla riflessione sul contesto: &#8220;Anche la devastazione del paesaggio italiano, a cui assistiamo oggi, è un prodotto culturale ed appartiene all&#8217;orizzonte che ci circonda. Chiediamoci perché. Chiediamoci se il paesaggio può tornare ad essere un bene comune e come questo può dipendere da noi&#8221;.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/il-festival-e-la-realta-tutt%e2%80%99altra-musica/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il paesaggio diventa bene alienabile, per legge. Basta far cassa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Salvatore Settis aprirà il 3 settembre il Festival della Mente con una lectio magistralis intitolata "Paesaggio come bene comune, bellezza e potere". Riportiamo un suo intervento che fa presagire vita non facile per i cementificatori presenti all'evento sarzanese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/il-paesaggio-diventa-bene-alienabile-per-legge-basta-far-cassa/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Dalla Prima Pagina di Repubblica 31/05/2010</p>
<p>SALVATORE SETTIS</p>
<h4><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/settis.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6600" title="settis" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/settis.jpg" alt="settis" width="150" height="121" /></a>Prosegue alacremente il cantiere di smontaggio dello Stato. Sotto l´etichetta di &#8220;federalismo demaniale&#8221;, passano a Regioni ed enti locali 19.005 unità del demanio dello Stato, per un valore nominale di oltre tre miliardi.</h4>
<p>Mente Calderoli quando afferma (La Padania, 7 maggio) che i beni trasferiti «demaniali sono e demaniali resteranno». Il demanio non è una forma di proprietà, ma servizio pubblico nell´interesse generale di tutti i cittadini, per questo è inalienabile. Al contrario, <strong>i beni trasferiti possono essere «anche alienati per produrre ricchezza a beneficio delle collettività territoriali», o saranno versati in fondi immobiliari di proprietà privata</strong>; <strong>la legge incoraggia anzi i Comuni a produrre varianti urbanistiche che ne consentano non solo la mercificazione, ma la cementificazione, sigillata e garantita dai ricorrenti condoni edilizi </strong>(l´ultimo disegno di legge, presentato dal Pdl, sana con un sol colpo di spugna tutti i reati contro il paesaggio e l´ambiente commessi o da commettersi entro il 31 dicembre 2010).</p>
<p>La manovra Tremonti, approvata sulla parola e senza il testo finale da un Consiglio dei ministri assai ubbidiente, aggraverà lo stato delle finanze locali, strangolando ulteriormente Comuni Province e Regioni. Il taglio previsto, quasi 15 miliardi nel biennio 2011-12 (4 miliardi ai soli Comuni), <strong>obbligherà i Comuni ad alienare l´alienabile</strong>, e <strong>a concedere licenze di edificazione a occhi chiusi, pur di incassare gli oneri di urbanizzazione</strong>, un tributo che, contro la ratio originaria della norma Bucalossi (1977), si può ora utilizzare nella spesa corrente per qualsiasi finalità. <strong>Ai sacrifici richiesti ai cittadini (basti ricordare la riduzione imposta al Servizio sanitario nazionale: 418 milioni nel 2011, 1.132 milioni dal 2012 in poi) si aggiungerà dunque l´ecatombe delle nostre città, del nostro paesaggio</strong>.</p>
<p>Le disposizioni in materia di conferenze di servizi (art. 49 della bozza), che riprendono il disegno di legge Brunetta-Calderoli sulla cosiddetta &#8220;semplificazione della pubblica amministrazione&#8221;, vanificano gli argini posti dal Codice dei Beni Culturali. Secondo la nuova norma, <strong>ogni volta che il Codice richiede l´autorizzazione di interventi edilizi che incidano sul paesaggio, «il Soprintendente si esprime in via definitiva in sede di conferenza di servizi in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza»</strong>; la sua eventuale assenza dalla conferenza dei servizi equivale al pieno consenso del Soprintendente. Viene in tal modo riesumato e radicalizzato il principio del silenzio-assenso, un istituto che sin dalla legge 241 del 1990 non può applicarsi «agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico», come ribadito più volte, dalla legge 537 del 1993 alla legge 80 del 2005 (governo Berlusconi). Invano il ministero dei Beni Culturali, che aveva ottenuto la soppressione di analoghe norme almeno due volte (nella Finanziaria 2008 e nell´abortito decreto-legge sul &#8220;piano casa&#8221;), ha richiamato il governo al rispetto della legge. Ma la tutela del paesaggio imposta dall´art. 9 della Costituzione richiede che, in una materia così sensibile, il previsto giudizio di compatibilità degli interventi edilizi con il valore culturale del bene venga formulato espressamente e dopo attenta valutazione: il silenzio o l´inerzia non può in alcun modo sostituire l´attivo esercizio della tutela, che l´art. 9 della Costituzione pone fra i principi fondamentali dello Stato. Lo ha espressamente dichiarato la Corte Costituzionale in almeno cinque sentenze: in questa materia «il silenzio dell´Amministrazione preposta non può avere valore di assenso» (sentenza nr. 404 del 1997). Il silenzio-assenso, nato per tutelare il cittadino contro l´inerzia della pubblica amministrazione, non può diventare un trucco per eludere la legge col sigillo di una norma anticostituzionale.</p>
<p>Ma c´è di peggio, e lo ha ben visto Eugenio Scalfari (Repubblica, 30 maggio), che ha lucidamente disegnato la «prospettiva raccapricciante» di un´Italia a due velocità: «Federalismo al Nord e accentuazione del centralismo statale al Sud». La &#8220;manovra Tremonti&#8221; è anche troppo esplicita: prevede (art. 43 della bozza) che «nel Meridione d´Italia possono essere istituite zone a burocrazia zero». Burocrazia zero significa che per tutte le nuove «iniziative produttive» (non meglio definite) ogni procedimento amministrativo di qualsiasi natura viene «adottato esclusivamente dal Prefetto ovvero dal Commissario di Governo», e diventa operativo dopo 30 giorni. Non senza raccapriccio, immaginiamo dunque, domani o dopodomani, un´Italia con il Nord governato dalla Lega e il Sud dai gauleiter della Lega.</p>
<p>Sotto la maschera bugiarda di un federalismo democratico, nuove forme di centralismo spuntano per ogni dove. Definanziando decine di istituti culturali (cito fra gli altri la gloriosa Scuola archeologica di Atene, a Napoli l´Istituto Croce e quello di Studi Filosofici, e così via), la manovra Tremonti sottrae ogni possibile finanziamento futuro di queste istituzioni al ministero dei Beni Culturali, e ne sposta la responsabilità alle Finanze e a Palazzo Chigi: una forma di commissariamento che espande ed esaspera, per contrappasso, quello che i Beni Culturali hanno fatto, dando Pompei a un commissario della Protezione Civile senza la minima competenza archeologica. Le centinaia di pensionamenti dell´alta burocrazia ministeriale, propiziati se non imposti dalla stretta pensionistica della manovra, decapitando numerosi uffici in tutto il Paese, favoriranno inevitabilmente un continuo ridisegnarsi delle competenze, in cui il diktat del ministero delle Finanze avrà sempre più peso, e agli altri ministri non resterà che rassegnarsi al silenzio-assenso.</p>
<p>Se tutto questo fosse fatto, come vuole la party line diffusa anche in quella che fu la sinistra, per contrastare la crisi e avviare la ripresa, potremmo provare a farcene una ragione. Ma incombe su questa interpretazione più d´un sospetto. <strong>Perché la devastazione del paesaggio e l´offesa alla Costituzione dovrebbero alleviare la crisi economica? </strong>Che cosa guadagna in coesione e in forza economica il Paese col &#8220;commissariare&#8221; l´intero Sud, riducendolo a una colonia a &#8220;burocrazia zero&#8221;, cioè governata dai prefetti? Perché, se le casse sono vuote al punto da dover ridurre i finanziamenti alla sanità (mettendo in forse il diritto alla salute garantito dall´art. 32 della Costituzione), dovremmo ostinarci a voler costruire il ponte sullo Stretto? Il «tesoretto di Giulio», come qualche leghista ha affettuosamente chiamato i risparmi che la manovra dovrebbe mettere da parte, non servirà proprio a promuovere un federalismo i cui costi nessuno si attarda a calcolare? Lo smontaggio dello Stato serve ad assicurare la stabilità della moneta e il benessere dei cittadini, o ad accelerare la disgregazione del Paese voluta dalla Lega e dai suoi complici d´ogni colore, a velocizzare il saccheggio del territorio e la spartizione del bottino?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera</p>
<p><strong>Salvatore Settis </strong>(Rosarno, 11 giugno 1941) è un archeologo italiano. Dal 1999 è direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Laureatosi in Archeologia classica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1963, ottiene nel 1965 il diploma di perfezionamento.  All&#8217;Università di Pisa è stato prima assistente (1968-1969), poi professore incaricato (1969-1976), quindi professore ordinario (1976-1985) di Archeologia greca e romana.  Tra il 1977 e il 1981 è stato direttore dell&#8217;Istituto di Archeologia e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dello stesso ateneo.  Insegna Archeologia classica presso la Normale di Pisa dal 1985.  Ha inoltre diretto il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles dal 1994 al 1999.  È stato eletto direttore della Normale nel 1999, carica che ricopre tuttora, dopo le rielezioni del 2003 e 2007.  È inoltre membro del Deutsches Archäologicisches Institut, della American Academy of Arts and Sciences, dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei e del Comitato scientifico dell&#8217;European Research Council.  Il suo libro Italia S.p.a.. L&#8217;assalto al patrimonio culturale nel 2003 ha vinto il premio Viareggio nella categoria Saggistica.  Dal 2004 è membro del Comitato dei garanti della Scuola Galileiana di Studi Superiori.  Nel 2008 si pronuncia in modo esplicito contro la politica di tagli indiscriminati all&#8217;Università promossa dal governo Berlusconi sulle pagine dei quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, fatto che lo porta, nel febbraio 2009, a dare le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, dovute soprattutto al desiderio espresso dal neo-ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che egli non criticasse la linea del governo.</p>
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		<title>Tutela del paesaggio: quando la Politica era interesse pubblico</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[Fu un filosofo liberale, Benedetto Croce, a dare all'Italia la prima legge generale di tutela del paesaggio. In un saggio del professor Salvatore Settis il valore alto della Politica, che risponde all'interesse pubblico. Una lezione di storia e di civiltà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/tutela-del-paesaggio-quando-la-politica-era-interesse-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Benedetto Croce era un filosofo liberale, un raffinato esponente della cultura napoletana del primo Novecento. A lui, impegnatosi in politica, si deve la prima legge generale di tutela del paesaggio. Un tempo la tutela della più grande ricchezza italiana era un impegno comune all&#8217;intellighenzia di destra e di sinistra. Oggi bipartisan è soprattutto il business. Questo saggio del professor Salvatore Settis illumina su come la Politica, che privilegia l&#8217;interesse pubblico (per questo la P è maiuscola), sa dare grandi risposte al di là della collocazione Destra-Sinistra.</p>
<p><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/15731/0/99/" target="_blank">Da Eddyburg: Lezioni dimenticate. Che Croce tutelare il paesaggio!</a></p>
<p>Data di pubblicazione: 31.08.2010</p>
<p>Autore: Settis, Salvatore</p>
<p>Dalla storia l’appello per unirsi contro le devastazioni inflitte al nostro paesaggio. Su Il Sole 24 Ore, 29 agosto 2010 (m.p.g.)</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/settis.jpg"></a><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/Benedetto-Croce2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7109" title="Benedetto-Croce2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/09/Benedetto-Croce2.jpg" alt="Benedetto-Croce2" width="250" height="342" /></a>Nel suo Breve trattato del paesaggio (1997), recentemente tradotto da Sellerio, Alain Roger fa una riflessione interessante: nel 1912 tre grandi intellettuali europei osservarono, indipendentemente, che il paesaggio non è natura ma storia, perciò lo vediamo attraverso il filtro della letteratura e dell&#8217;arte. Questo più o meno scrissero in Francia Charles Lalo, in Germania Georg Simmel, in Italia Benedetto Croce. Tanta sintonia si spiega per il comune riferirsi a un topos classico, quello secondo cui «la natura s&#8217;ingegna a imitare l&#8217;arte», come scrisse Ovidio; ma riflette lo spirito del tempo di quel principio di secolo, quando i movimenti per la conservazione del paesaggio si affermavano in tutta Europa. Per Croce, questa preoccupazione non fu solo teorica, ma si tradusse in un&#8217;energica azione politica: a lui infatti si deve la prima legge generale italiana per la tutela del paesaggio. È una storia che comincia da lontano, dall&#8217;Unità d&#8217;Italia. Cominciarono allora subito ardue battaglie per proteggere il patrimonio artistico e archeologico.</p>
<p>Gli Stati preunitari avevano in merito le leggi più antiche e avanzate del mondo: papi, repubbliche e sovrani, specialmente dal Settecento, sulla scia del diritto romano anteposero nettamente il bene comune (utilitas publica) agli interessi della proprietà privata, limitandone i diritti. L&#8217;unificazione del paese fu per mercanti e collezionisti l&#8217;occasione di approfittare del vuoto legislativo per vendere numerosissime opere d&#8217;arte (fu allora che avvenne la massima emigrazione di quadri, statue, manoscritti, disegni verso i musei stranieri). Restavano in vigore le leggi pontificie a Roma, quelle borboniche a Napoli, e così via; ma si stentò a lanciare una normativa nazionale. Il primo disegno di legge, voluto da Cavour e affidato a Terenzio Mamiani, naufragò subito; così, in rapida successione, le proposte di ministri della Destra (come Cesare Correnti e Ruggero Bonghi) e della Sinistra (come Michele Coppino, Francesco De Sanctis, Pasquale Villari, Ferdinando Martini). Si arrivò infine alla timida legge del 1902, che proteggeva ben poco, eppure fu bollata in Senato come feroce&#8217; perché intaccava i privilegi della proprietà privata, «diritto divino perché emanante dalla volontà di Dio».</p>
<p>Presto si constatò alla prova dei fatti la debolezza della legge del 1902, e si avviò il percorso verso una normativa più efficiente, che dopo un faticoso percorso sarebbe diventata la legge n. 364 del 1909. In quelle accese discussioni esplose il contrasto fra la Camera (interamente elettiva) e il Senato, dove per nomina regia o per censo sedevano molti membri dell&#8217;alta aristocrazia, interessati a mettere sul mercato le proprie collezioni. Non tutti, però. Senatore era anche il principe Tommaso Corsini, membro della stessa famiglia del card. Neri Corsini, ispiratore nel 1737 del «patto di famiglia» Medici-Lorena che assicurò per sempre a Firenze le collezioni granducali, e del papa Clemente XII, che volle nel 1734 severe norme di tutela e la fondazione dei Musei Capitolini, prima raccolta pubblica d&#8217;Europa. Nel 1898, per reagire agli sventramenti del centro storico di Firenze che ne sfigurarono il volto a partire da quando fu capitale del Regno, Corsini aveva fondato l&#8217;«Associazione per la difesa di Firenze antica», che divenne il centro di un vasto movimento di opinione. Dopo la raccolta di migliaia di firme, in un&#8217;affollata assemblea a Firenze fu votata per acclamazione una petizione al Senato: a proporla fu Benedetto Croce, poco più che quarantenne e non ancora senatore, ma già autorevolissimo. Quella legge aveva tre padri: due ravennati, il ministro Luigi Rava e il direttore generale Corrado Ricci (artefici nel 1905 di una legge per la tutela della pineta di Ravenna) e un deputato toscano, Giovanni Rosadi.</p>
<p>Nel disegno di legge, essi avevano aggiunto alla tutela del patrimonio anche quella di «giardini, foreste, paesaggi, acque» di prevalente interesse pubblico. Approvata dalla Camera, questa norma venne bocciata dal Senato, e il comma 3 che la conteneva fu soppresso, pur invitando il governo a presentare un disegno di legge sulle «proprietà fondiarie che importano una ragione di pubblico interesse a causa della loro singolare bellezza». In questo testo, il termine paesaggio è evitato, e la dizione proprietà fondiarie indica di dove venissero le resistenze a includere il paesaggio fra i beni da tutelare. Ma Rosadi non rinunciò alla battaglia, e già il 4 maggio 1910 presentò una nuova proposta di legge. La relazione si apriva con una domanda: «E possibile che il Parlamento rimanga insensibile e inerte, quasi non si accorga neppure che si sente e si agita anche in Italia, e pi in Italia che dappertutto, una questione del paesaggio?». Fu possibile. Eppure era accaduto allora qualcosa che nell&#8217;Italia di oggi non si riesce nemmeno a immaginare, la formazione di un Comitato nazionale per la difesa del Paesaggio, che raccolse non solo dieci associazioni protezionistiche, ma anche sei Ministeri, le Ferrovie dello Stato ed altre istituzioni pubbliche.</p>
<p>La legge Rosadi continuò a trascinarsi invano fra Camera e Senato, ma l&#8217;impulso decisivo fu dato da Nitti, quando nel suo primo governo istituì (1919) un sottosegretariato alle Antichità e Belle arti, preannuncio del ministero dei Beni culturali creato quasi sessant&#8217;anni dopo. Sottosegretario fu il veneziano Pompeo Molmenti, sostituito pochi mesi dopo proprio da Rosadi, che tenne l&#8217;ufficio anche nei successivi governi Giolitti e Bonomi. Molmenti aveva nominato una commissione presieduta da Rosadi per redigere la nuova legge, che fu pronta in pochi mesi, riprendendo quella insabbiata dieci anni prima. Dopo la caduta del governo Nitti, il disegno di legge fu ereditato dal quinto governo Giolitti, dove ministro della Pubblica istruzione era Croce. Egli rilanciò immediatamente il progetto, presentandolo al Senato con una vigorosa relazione introduttiva, e riuscì a farlo approvare 31 gennaio 1921. Sciolta la Camera, si tennero il 15 maggio 1921 elezioni anticipate: ma prima che giurasse il nuovo governo e il nuovo ministro, Croce ripresentò la legge tal quale (15 giugno). Rosadi restava sottosegretario, e fu anche grazie a lui che la legge continuò il suo cammino coi ministri ravennati, Corbino (governo Bonomi) e Anile (governo Facta).</p>
<p>Finalmente approvata l&#8217;11 maggio 1922, la legge (n. 778) fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, quattro mesi prima della marcia su Roma. Occorre una legge che «ponga, finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e pi amate del nostro suolo», scrive Croce nella sua relazione, poiché «difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d&#8217;Italia, naturali e artistiche» risponde ad «alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia». Croce cita i movimenti per il paesaggio in Francia, Germania, Svizzera, Austria e Inghilterra, richiama Ruskin («il paesaggio altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria»), e argomenta che è necessario notificare i paesaggi di importante interesse , sottoponendoli a speciali limitazioni del diritto di proprietà, in nome di «ciò che è in cima ai pensieri di tutti, economia nazionale e conservazione del privilegio di bellezza che vanta l&#8217;Italia». Le limitazioni alla proprietà privata sono indispensabili come «una servitù per pubblica utilità», poiché sarebbe egualmente inammissibile «deturpare un monumento o oltraggiare una bella scena paesistica, destinati entrambi al godimento di tutti».</p>
<p>La legge Croce fu poi alla base della legge Bottai sul paesaggio (1939), che ancora è il nerbo del codice dei Beni culturali e del paesaggio, raro esempio di legge bipartisan condotta in porto da ministri (Urbani, Buttiglione, Rutelli) di due governi Berlusconi e di un governo Prodi; eppure è fra le leggi più disattese d&#8217;Italia, martoriata da deroghe, sanatorie, condoni, piani casa e quant&#8217;altro. Rileggiamo allora le parole di Croce, ma guardiamoci intorno: le «ingiustificate devastazioni» del nostro suolo si intensificano ogni giorno, il primato del pubblico bene che fu il cuore della storia d&#8217;Italia viene oggi impunemente calpestato in nome di un mercatismo straccione. Chiediamoci dunque: siamo capaci, noi oggi, di combattere le battaglie che un secolo fa seppero vincere Ricci e Rava, Rosadi e Benedetto Croce? Sapremmo coalizzarci in un rinnovato Comitato nazionale per la difesa del paesaggio?</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/tutela-del-paesaggio-quando-la-politica-era-interesse-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Bello, brutto&#8230; o abbandonato?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 22:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Non serve essere architetti o storici dell'arte per capire che il bello e il brutto sono parametri di giudizio soggettivi, e che in architettura difficilmente vengono utilizzati per descrivere qualsiasi manufatto. L'architettura va oltre il bello e il brutto, soprattutto quando si parla di edifici che hanno fatto la storia di un luogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/bello-brutto-o-abbandonato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-0rimprimp.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6964" title="mercato 0rimprimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-0rimprimp.jpg" alt="mercato 0rimprimp" width="400" height="327" /></a><span style="color: #ffffff;"> </span>Facciamo riferimento ad un articolo riportato in calce, ripreso dal La Nazione del 30 luglio.</p>
<p>Non serve essere architetti o storici dell&#8217;arte per capire che <em>il bello</em> e <em>il brutto</em> sono parametri di giudizio soggettivi, e che in architettura difficilmente vengono utilizzati per descrivere qualsiasi manufatto. L&#8217;architettura va oltre il bello e il brutto, soprattutto quando si parla di edifici che hanno fatto la storia di un luogo.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
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<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-4rimp.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6961" title="mercato 4rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-4rimp.jpg" alt="mercato 4rimp" width="690" height="714" /></a><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>E  quando chi li ha disegnati era un professionista di riconosciute capacità.<span style="color: #ffffff;">.</span>Nei tempi in cui operava l&#8217;architetto Galeazzi era rinomato per la tecnica che gli ha permesso di utilizzare sapientemente il cemento armato. Ne è dimostrazione proprio l&#8217;ex mercato ortofrutticolo e la sua ampia volta a botte, che per diversi anni ha ospitato lo scambio che avveniva giornalmente tra città e campagna.<span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-0rimp.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6962" title="mercato 0rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-0rimp.jpg" alt="mercato 0rimp" width="700" height="573" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"> </span>Il <em>capannone informe figlio della povertà di idee e mezzi della guerra</em>, come lo definisce il consigliere dell&#8217;UDC, è per<strong> il professor Ruschi</strong><em> </em>(autorità nel settore della valutazione e del restauro di opere architettoniche) <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/il-professor-ruschi-demolire-il-mercato-un-grave-danno-testimonianza-razionalista-in-liguria/" target="_blank">una delle prime testimonianze razionaliste del periodo postbellico in Liguria</a> e per <strong>il professor D&#8217;Alto</strong> (<span style="font-style: italic;">architetto, professore di Sociologia  urbana all’Università di Pisa, membro del consiglio della Fondazione  Giovanni Michelucci di Firenze)</span> <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/dalto-perche-non-demolire-il-vecchio-mercato/" target="_blank">una risorsa con la sua dignità storica e testimoniale</a>.</p>
<h3><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6367" title="vecchio_mercato_2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/2.jpg" alt="vecchio_mercato_2" width="390" height="293" /></a>Lo scempio non è il manufatto in sè ma il degrado che da anni lo assale.</h3>
<h3>E ciò che ha causato lo stato in cui versa è semplicemente l&#8217;incapacità di evitarlo.</h3>
<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
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<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
</span></p>
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</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span>L&#8217;ex mercato non è un residuato bellico, ma <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/demolizione-dellex-mercato-come-cancellare-la-storia-eroica-del-dopoguerra/" target="_blank">un&#8217;opera fortemente voluta dalla prima amministrazione democratica della Sarzana post fascista guidata da Paolino Ranieri </a>per rendere la città centro economico della vallata. E in nome della neonata democrazia fu oggetto di un <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/1946-voto-segreto-per-scegliere-il-progetto-e-la-sede-del-mercato/" target="_blank">concorso di idee e una votazione segreta</a>.</p>
<p>E non vogliamo dimenticare che recenti amministrazioni (fine anni &#8217;80) <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/con-la-demolizione-bruciati-558-mila-euro-appello-del-comitato-alle-forze-culturali/" target="_blank">hanno investito</a> quello che oggi sarebbe</p>
<h3 style="text-align: center;">oltre UN MILIARDO di lire (quasi 560.000 Euro)</h3>
<p>nel recupero dell&#8217;immobile.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-1rimp.jpeg"><img class="size-full wp-image-6963 aligncenter" title="mercato 1rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/mercato-1rimp.jpeg" alt="mercato 1rimp" width="700" height="520" /></a></p>
<p>Per ironia della sorte la relazione tecnica della ristrutturazione fu affidata a quello stesso architetto Mugnaini che o<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/ex-mercato-una-farsa-la-verifica-dinteresse-storico/" target="_blank">ggi redige la scheda </a>che attribuisce</p>
<h3 style="text-align: center;">VALORE ZERO</h3>
<p>all&#8217;edificio, decretandone la fine.</p>
<div id="attachment_6969" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/MERCATO-BOTTA.JPG"><img class="size-full wp-image-6969" title="MERCATO BOTTA" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/MERCATO-BOTTA.JPG" alt="L'edificio ideato da Botta in sostituzione del Mercato: due ali da 4 piani ciascuna, che gli abitanti di Piazza Terzi non vogliono" width="400" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;edificio ideato da Botta in sostituzione del Mercato: due ali da 4 piani ciascuna, che gli abitanti di Piazza Terzi non vogliono</p></div>
<p>Infine, si lasci dire agli abitanti di Piazza Terzi se l&#8217;abbattimento dell&#8217;ex-mercato sarà per loro fonte di contentezza: come si spiega allora che essi sono tra i principali sottoscrittori del ricorso contro il  Piano Botta?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong>Il Direttivo del Comitato Sarzana, che botta!</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;"><strong>-</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/4.jpg"><img class="size-full wp-image-6369 alignright" title="vecchio_mercato_4" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/4.jpg" alt="vecchio_mercato_4" width="390" height="293" /></a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2.jpg"><img class="size-full wp-image-6410 alignright" title="mercato_interno_2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2.jpg" alt="mercato_interno_2" width="400" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/rosignoli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6946" title="rosignoli" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/rosignoli.jpg" alt="rosignoli" width="194" height="798" /></a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/bello-brutto-o-abbandonato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Accolta un&#8217;osservazione del Comitato! Meglio tardi che mai</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 00:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Le osservazioni del Comitato? Qualche mese fa trattate come carta straccia, sono ora accolte a vantaggio del bene comune. Vittoria del buon senso, conferma che dietro l'adozione del piano Botta vi fu superficialità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/accolta-unosservazione-del-comitato-meglio-tardi-che-mai/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/saldi2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6942" title="saldi2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/saldi2.jpg" alt="saldi2" width="145" height="118" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/parcheggio.png"></a>Venerdi 23 luglio è stata convocata la Commissione Territorio per discutere il piano di Ricognizione dei beni di proprietà del Comune suscettibili di alienazione. I commissari erano chiamati a valutare quale  parte del nostro bene pubblico si potrebbe vendere per far cassa e fronteggiare questo difficile momento economico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tra questi beni sono stati individuati i parcheggi <span style="text-decoration: underline;">pubblici</span> sottostanti<br />
l&#8217;ex caserma dei carabinieri,<br />
l&#8217;ex Biava,<br />
l&#8217;ex Vetreria.<br />
Circa <strong>5000 mq</strong> di parcheggio, ripetiamo, <span style="text-decoration: underline;">pubblico</span> mai utilizzati perchè di difficile gestione: al momento della loro progettazione non si era infatti considerato che i residenti dei soprastanti edifici non avrebbero gradito la commistione dei propri posti auto pertinenziali con quelli destinati alla comunità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il Comitato, tra le innumerevoli osservazioni che fece in sede di adozione della Variante al Piano Particolareggiato di Via Muccini, evidenziò<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/giallo-finanziario-parcheggi-pubblici-venduti-a-190-e-al-mq/" target="_blank"> (qui)</a> come la stima per la monetizzazione di questi parcheggi fosse di gran lunga inferiore rispetto al valore di mercato.<br />
<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/parcheggio.png"><img class="alignright size-full wp-image-6938" title="parcheggio" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/parcheggio.png" alt="parcheggio" width="339" height="643" /></a>Già nella <a href="https://docs.google.com/Doc?docid=d8pdfd9_28f8vvmmfr&amp;hl=it" target="_blank">relazione &#8220;economica&#8221;</a> allegata al piano si evinceva infatti che quei parcheggi di difficile gestione sarebbero stati monetizzati a 192 €/mq: circa 5.000 € a posto auto, quando un parcheggio coperto a Sarzana ha un costo minimo tre volte superiore!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Come tutte le altre osservazioni stese a cura del Comitato, anche questa fu rigettata.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Venerdì, la svolta: a fronte della richiesta del Consigliere Comunale Sara Frassini (già membro del direttivo del nostro comitato) di rivedere le stime di queste monetizzazioni, il dirigente dell&#8217;Ufficio Tecnico Franco Talevi e l&#8217;unanimità della Commissione hanno condiviso la proposta, impegnandosi quindi a variare la delibera di Consiglio Comunale che individua i valori di monetizzazione: verrà inserita la categoria di parcheggio coperto di proprietà pubblica o di solo uso pubblico, il cui maggior valore stimato verrà individuato dall&#8217;Ufficio Tecnico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Una vittoria del buon senso e un grande vantaggio per le casse del Comune. Ma anche l&#8217;ennesima dimostrazione che l&#8217;esame delle osservazioni è stata una farsa <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/11/osservazioni-esame-in-74-minuti-una-farsa/" target="_blank">(qui)</a>, una presa in giro della partecipazione <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/11/democrazia-partecipata-sarzana-non-e-bologna/" target="_blank">(qui)</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La conferma della superficialità con cui il consiglio comunale ha affrontato l&#8217;approvazione del piano Botta.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/accolta-unosservazione-del-comitato-meglio-tardi-che-mai/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Consumo di territorio: Liguria speculazione record. Altro che Sud</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/consumo-di-territorio-stop-alle-chiacchiere-i-fatti-sono-altri/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 23:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Marinella]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un documento molto pesante, ma fondamentale, per far capire dove sta andando il Bel Paese. Tra le vittime future di "ambientalisti pentiti" e colossi del mattone, c'è la nostra piana di Marinella e il fiume.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/consumo-di-territorio-stop-alle-chiacchiere-i-fatti-sono-altri/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Pubblichiamo un documento molto pesante, ma fondamentale per far capire dove stanno andando questo Bel Paese e la nostra Vallata.</p>
<div id="attachment_6864" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/Dossier-Consumo-di-Suolo.pdf" target="_blank"><img class="size-full wp-image-6864" title="Dossier Consumo di Suolo" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/Dossier-Consumo-di-Suolo.jpg" alt="Dossier Consumo di Suolo" width="400" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">cliccare sull&#39;immagine per visualizzare il dossier</p></div>
<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Il <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/Dossier-Consumo-di-Suolo.pdf" target="_blank">rapporto di Legambiente</a> è fondato su cifre. I numeri parlano. Andate a vedere la Liguria. Ormai detiene il record i cemento per metroquadro praticabile (cioè al netto delle zone montane e scoscese).</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Non paghi, Burlando e Caleo stanno variando il Piano normativo del Parco Magra per consentire di mettere l&#8217;acqua dove c&#8217;è la terra. E&#8217; il cavallo di Troia per le superdarsene circondate dal cemento delle infrastrutture e delle seconde case per nababbi padani.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/evoluzione.jpg"><img class="size-full wp-image-6914 aligncenter" title="evoluzione" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/evoluzione.jpg" alt="evoluzione" width="628" height="456" /></a><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/Masterplan2009.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6915" title="Masterplan2009" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/Masterplan2009.jpg" alt="Masterplan2009" width="418" height="576" /></a><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/planimetria_aerea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6916" title="planimetria_aerea" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/planimetria_aerea.jpg" alt="planimetria_aerea" width="650" height="437" /></a><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/scenari.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6917" title="scenari" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/scenari.jpg" alt="scenari" width="650" height="470" /></a></p>
<p>Sbagliamo se ricordiamo che Massimo Caleo, quando era presidente del Parco Magra e si vantava di essere un ambientalista, aveva votato un Piano normativa che prevedeva l&#8217;esatto contrario? Poi è arrivata Monte dei Paschi con l&#8217;immancabile colosso Unieco (di cui Fassino al telefono potrebbe dire &#8220;Abbiamo una banca e un colosso dell&#8217;edilizia!&#8221;), presentano il progetto di Marinella e lui, diventato sindaco, cambia opinione. Trasforma la terra in acqua. I miracoli del business, a cui il Nostro Sindaco sembra molto sensibile (Botta docet).</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/consumo-di-territorio-stop-alle-chiacchiere-i-fatti-sono-altri/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>De Architectura e il concorso: finalmente una giuria popolare!</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/de-architectura-e-il-concorso-finalmente-una-giuria-popolare/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 15:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso - I Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA["Finalmente un concorso per disegnare la città col contributo dei cittadini": De Architettura, uno dei siti più qualificati, ha lucidamente colto il significato del nostro concorso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/de-architectura-e-il-concorso-finalmente-una-giuria-popolare/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h3><a href="http://www.de-architectura.com/2010/07/sarzana-che-botta-bandisce-un-concorso.html">&#8220;SARZANA  CHE BOTTA&#8221; BANDISCE UN CONCORSO</a></h3>
<h3><a href="http://www.de-architectura.com/2010/07/sarzana-che-botta-bandisce-un-concorso.html" target="_blank">(dal sito De Architectura)</a></h3>
<div id="post-4656936579205883835"><!-- #fullpost{display:inline;} -->Il comitato “<strong>Sarzana che  Botta</strong>&#8220;, molto attivo in rete oltre che in città, organizza il  concorso di idee &#8220;<strong><a href="../2010/06/via-muccini-il-comitato-lancia-un-concorso-di-idee/" target="_blank">Ri-pensiamo  Via Muccini</a></strong>&#8220;.<br />
Per gli antefatti di questa vicenda rimando al sito del comitato e al <strong><a href="http://ginopi.blogspot.com/" target="_blank">ginopiarulliblog</a></strong>.<br />
Questa iniziativa è di grande interesse per diversi motivi:<br />
• un gruppo di cittadini si sono organizzati non solo per contestare un  progetto urbano, come accade di frequente e rimanendo nella mera logica  del no, ma vogliono proporre soluzioni alternative e valide per la loro  città, dando un bell’esempio ai loro amministratori;<br />
• il concorso è palese, cioè ogni concorrente apporrà in calce alle  tavole nome e cognome facendo così cadere il velo dell’ipocrisia sul  falso anonimato previsto dalle vigenti normative;<br />
• la formula del concorso presenta, finalmente, la caratteristica  fondamentale di affiancare alla giuria tecnica, una giuria popolare,  scelta oltremodo coerente con il fatto che le indicazioni progettuali  sono state date dal comitato stesso, cioè da un insieme di cittadini.<br />
<span id="fullpost"><br />
Il fatto più significativo e che più mi interessa è certamente la giuria  popolare. Non so quali metodi di selezione e di scelta del progetto  saranno adottati ma, comunque andrà, una cosa si può dire fin d’ora: il  progetto sarà quello giusto o almeno il più giusto tra quelli  presentati.<br />
Distillato purissimo di populismo? Neanche per sogno, è invece il  risultato di una semplice constatazione e di un minimo di ragionamento:  dato che la disciplina urbanistica, e la sua concreta attuazione e  gestione, ha ormai toccato il fondo, avendoci  consegnato città sempre  più brutte, sempre meno città e sempre più periferie monofunzionali e  prive di vita, da almeno 60 anni a questa parte, a fronte di procedure e  leggi cervellotiche e astratte, il perseverare con la stessa logica,  quella cioè di affidarsi, prima, agli esperti che appartengono  indiscriminatamente, alla cultura modernista e, poi, alla politica e  alla sua indifferenza rispetto alla qualità della città, è totalmente  illogico e insensato. Non credo esista altro campo delle scienze sociali  applicate che possa vantare una divaricazione così grande tra  aspettative e risultati. I risultati contano, non i processi, e i  risultati sono pessimi.<br />
E dunque che decidano almeno i cittadini, detentori delle scelte per la  loro città, veri e autentici proprietari, come comunità, come <em>civitas</em>,  del diritto di decidere sull’<em>urbs</em>.<br />
E poi, se la logica che governa l’architettura deve essere, come di  fatto è, quella dello show, del successo, del consenso organizzato e  guidato dall’alto che tanto alimenta il mito <strong>archistar</strong>, tanto  vale che a determinare tale successo non siano i media e le riviste, ma  la gente direttamente.</span></div>
<div>&#8212;&#8211;</div>
<div><span><a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/grande-consenso-al-concorso-di-idee-per-la-sfida-a-rinnovare-sarzana/" target="_blank">qui il nostro articolo sull&#8217;argomento</a><br />
</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div>e un elenco di alcune delle richieste:</div>
<div>- richiediamo l&#8217;invio del materiale per il concorso in oggetto. &#8230;<br />
- vorrei ricevere il materiale per partecipare al concorso &#8220;Sarzana che botta!&#8221;&#8230;<br />
- le scrivo a proposito del concorso&#8221;Ri-pensiamo via Muccini&#8221;. Volevo chiederle se possono partecipare anche i neo-laureati in architettura ancora privi di firma e di iscrizione all&#8217;albo?<br />
- Vorrei ricevere la documentazione per studiare il vostro concorso “Ri-pensiamo Via Muccini” che penso sia tutta in formato digitale&#8230;<br />
- son l&#8217;architetto &#8230;, volevo chiedere cortesemente se l&#8217;invio del materiale per il concorso in oggetto può avvenire anche prima della iscrizione per dare un occhiata al tema o dopo.<br />
- &#8220;vorrei partecipare al concorso quindi sapere se era possibile avere il materiale che serve e se è necessario pagare qualcosa.<br />
- &#8220;ho letto il bando di concorso e mi sembra che il tema sia molto stimolante. Vorrei ricevere la documentazione allegata per farmi un&#8217;idea più precisa ed eventualmente partecipare.<br />
- con la presente sono gentilmente a richiedere copia della documentazione relativa al bando di concorso &#8220;ri-pensiamo via muccini-nuova variante all&#8217;area progetto 3&#8243;, come da indicazioni sull&#8217;allegato  scaricato dal sito.<br />
- Vorrei partecipare al concorso di progettazione da voi bandito, potete spedirmi la documentazione relativa?<br />
- Richiedo la documentazione necessaria per partecipare al concorso: “Ri-pensiamo Via Muccini”    Nuova variante all’ Area Progetto 3.<br />
- volevo chiedere se era possibile avere materiale istruttorio (planimetrie, schede di piano o qualsiasi altro materiale utile alla redazione del progetto) riguardo al bando in oggetto.<br />
- Con la presente chiedo di poter essere iscritto al Concorso: “Ri-pensiamo Via Muccini” &#8211; Nuova variante all’ Area Progetto 3 e di poter ricevere la documentazione necessaria alla svolgimento del tema di Concorso.<br />
- con la presente, richiedo di ricevere la documentazione necessaria per la partecipazione al concorso “Ri-pensiamo Via Muccini”<br />
- We would like to receive more information about via Muccinni contest in Sarzana in order to decide entering in the competition. Would you please kindly send us all the terms of the competition to the adress below.<br />
- Scrivo per una richiesta di iscrizione al concorso “Ri-pensiamo Via Muccini”: Sarzana che botta, e alla relativa richiesta di documentazione.<br />
- Gentili organizzatori del concorso &#8220;Ri-pensiamo Via Muccini&#8221;, con riferimento al concorso in oggetto si chiede cortesemente l&#8217;invio del materiale concorsuale.<br />
- siamo un gruppo di architetti interessati a partecipare al concorso “Ri-pensiamo Via Muccini” , e vorremmo chiedervi se vi è possibile inviarci il materiale necessario.<br />
- Si richiede l&#8217;iscrizione e l&#8217;invio della documentazione per il gruppo Architetti &#8230;<br />
- &#8220;richiedo la documentazione relativa al concorso di idee &#8220;&#8221;Ri-pensiamo Via Muccini&#8221;<br />
- &#8220;vorrei, se possibile, ricevere il materiale relativo al concorso “Ri-pensiamo Via Muccini&#8221;<br />
- Richiesta della documentazione per il concorso di progettazione per la riqualificazione urbanistica dei comparti pubblico e privato compresi tra via Muccini e Piazza Terzi nel comune di Sarzana, da parte dell&#8217;Arch. &#8230;. e l&#8217;Arch. &#8230;<br />
- &#8220;Lieti di ricevere materiale per competition: Ri-pensiamo Via Muccini.<br />
- desidero ricevere la documentazione inerente al concorso di idee sarzanachebotta.<br />
- per partecipare al concorso, bisogna necessariamente essere iscritti all&#8217;Albo o possono partecipare anche neolaureati?<br />
- Vorrei poter ricevere il materiale del Concorso.<br />
- &#8220;richiedo l&#8217;iscrizione al concorso &#8220;Ri-pensiamo via muccini&#8221; per il seguente gruppo di lavoro: &#8230;<br />
- sono uno studente in ingegneria edile architettura presso l&#8217;università de l&#8217;aquila e volevo ricevere la documentazione per iniziare a riprogettare l&#8217;area oggetto del concorso<br />
- è possibile ricevere il materiale relativo al bando &#8220;ri-pensiamo via muccini&#8221;?<br />
- desidero ricevere il bando, il disciplinare e tutta la documentazione utile allo svolgimento del concorso in oggetto.<br />
- &#8220;Desidero ricevere maggiori informazioni riguardo al concorso di idee<br />
- saremmo interessati a valutare la possibilità di partecipare al concorso di idee da Voi proposto, pertanto, vi chiediamo gentilmente di inviarci i riferimenti e la documentazione necessaria.<br />
- &#8220;m&#8217;interesserebbe il concorso “Ri-pensiamo Via Muccini” per la riqualificazione urbanistica dei comparti pubblico e privato compresi tra via Muccini e Piazza Terzi nel comune di Sarzana&#8230;<br />
- &#8220;Rimango in attesa di un vostro contatto per la documentazione relativa al bando.<br />
- Richiesta di iscrizione al concorso &#8220;Ri-pensiamo a Via Muccini&#8221; da parte di &#8230; Studente di architettura iscritto alla laurea magistrale in architettura del paesaggio all&#8217;università IUAV di Venezia laureato in Scienze dell&#8217;Architettura presso la stessa<br />
- &#8220;volevo  iscrivermi al concorso “Ri-pensiamo Via Muccini”-&#8230;</div>
<div>&#8230;</div>
<div>&#8230;</div>
<div>&#8230;</div>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/07/de-architectura-e-il-concorso-finalmente-una-giuria-popolare/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>D&#8217;Alto: Perché salvare il Vecchio Mercato</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/dalto-perche-non-demolire-il-vecchio-mercato/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/dalto-perche-non-demolire-il-vecchio-mercato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 22:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Testimonianza storica, dignità architettonica, risorsa. Questi per Silvano D'Alto i motivi per salvare l'ex mercato di Sarzana dalla demolizione. Una riflessione che abbiamo inoltrato assieme a quella del professor Ruschi ai Beni Culturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/dalto-perche-non-demolire-il-vecchio-mercato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: left;"><em><strong>Dal professor Silvano D&#8217;Alto abbiamo ricevuto questo interessante parere, che volentieri pubblichiamo e che abbiamo provveduto a  inoltrare, assieme a quello del professor Pietro Ruschi, alla direzione regionale dei Beni Culturali.</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Ci stupisce il silenzio di quegli intellettuali spezzini che hanno addirittura scritto su Cesare Galeazzi, il più insigne architetto spezzino del dopoguerra, progettista dell&#8217;immobile di piazza Terzi.<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-6368" title="vecchio_mercato_3" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/3-150x150.jpg" alt="vecchio_mercato_3" width="150" height="150" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-style: normal; font-weight: normal;"><em>Ecco lo scritto del professor D&#8217;Alto.</em></span></strong></p>
<p>&lt;&lt;Espongo brevemente alcune ragioni che sconsigliano vivamente la demolizione del Mercato di Piazza Terzi:</p>
<p>– <em>il concetto di ‘recupero’ di un’area urbana</em>, dove ancora si conserva un forte ‘segno’ della storia della città: il Vecchio Mercato all’ingrosso di Sarzana sorge nell’immediato dopoguerra in concomitanza con la nascita della Repubblica (la delibera del Consiglio comunale è del 15 maggio 1946, la Repubblica nasce il 2 giugno).  La scelta del luogo in cui edificare il Mercato avviene – quasi in omaggio al nuovo spirito democratico della Repubblica – con una particolare procedura di votazione segreta da parte del Consiglio comunale che, nella scelta tra Piazza Martiri, Piazza Veneto e piazza Terzi, preferisce quest’ultima. Così la determinazione del luogo si rivela fin dagli inizi un momento partecipato, un riconoscimento di una identità più complessa e organizzata. Il luogo ne ricava una sua peculiarità simbolica.</p>
<p>Oggi il Vecchio Mercato è una  struttura dismessa da tempo nelle sue funzioni originarie ma, proprio per quella che fu una eminente centralità di luogo urbano, ogni decisione in merito richiede attenzione e lungimiranza nell’elaborare il rapporto tra memoria del passato e progetto di futuro;</p>
<p>– <em>la dignità architettonica del manufatto originario</em>. Si tratta di un edificio lungo 49,40 metri  e largo, al piano di base, 42 metri con un corpo centrale più stretto e alto che emerge e si eleva per tutta la lunghezza su una doppia fila di pilastri in cemento armato, sui quali si imposta,  tramite una trave di bordo, una ampia copertura a volta, ad arco ribassato. La copertura è formata  – per quanto è dato intuire – da file contigue di casseri in laterizio con interposte nervature in cemento armato (o soluzione analoga). Nella sommità centrale della convessità vennero ricavate delle asole (strisce vuote)  a formare una sequenza di lucernai, oggi tamponati con laterizi.</p>
<p>Una serie di catene a doppio tirante legano alla base gli estremi della volta in funzione  statica (la luce è ragguardevole: 22,30 metri).</p>
<p>L’intradosso della volta appare dunque dal basso come una superficie liscia e continua che oggi va perdendo la intonacatura di cemento. La misurata, distesa, convessità della volta definisce così lo spazio del mercato, con un senso raccolto di unità e di comunità. Una soluzione tecnicamente semplice ma interessante e coraggiosa, molto efficace dal punto di vista spaziale. Una soluzione che ha fatto virtù della povertà di risorse dell’epoca. Il manufatto infatti venne realizzato con i fondi della disoccupazione.</p>
<p>I fianchi laterali del corpo centrale dell’ edificio, espandendosi all’esterno in una sorta di corpi aggiunti, formavano gli stalli per la conservazione delle merci.</p>
<p>Nel progetto originario una teoria di finestre si apre (ancora si mantiene) sia sulla parte superiore delle pareti tra i pilastri, sia nei corpi in aggetto al piano inferiore, dove ogni stallo ha la sua finestra (finestre trasformate nelle modifiche del 1959 in porte con saracinesca). Si tratta di un doppio ritmo di aperture che rendevano molto luminoso – insieme ai lucernai superiori – lo spazio del Mercato.</p>
<p>Nel progetto si scorge dunque l’idea di uno spazio di vita vivace e festosa: un mercato appunto, luogo di commerci intensi, di scambi e di incontri. Oggi lo spazio centrale è utilizzato come pista di pattinaggio e altri sport, mentre gli antichi stalli hanno destinazione per servizi vari, di tipo culturale. Nel complesso il manufatto è in grave degrado, lascia una impressione di pesantezza a causa delle chiusure laterali che lo impoveriscono spazialmente;<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-6409" title="mercato_interno_1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_1-150x150.jpg" alt="mercato_interno_1" width="150" height="150" /></a></p>
<p>–  <em>la posizione urbanistica</em>: si direbbe perfetta nel corpo della struttura urbana, perché il mercato si struttura spazialmente su una strada interna in asse con via Terzi, un breve viale di tigli che idealmente prosegue nel mercato. Questi mercati comunali, a spazi ampi, non erano infrequenti nel dopoguerra e oggi rivelano quel clima di ripresa di vita sociale e di festa con l’aprirsi di un’epoca di pace. Ma sono anche un segno della prevalenza, a quell’epoca, del mondo rurale</p>
<p>Il mercato all’ingrosso di Piazza Terzi, costruito al margine della città ma fuori della cinta muraria, segue quasi per un istinto di libertà, e non solo di funzionalità, una localizzazione ben nota nella lunga tradizione della città dell’Occidente, che pone uno dei suoi mercati – quello di più controversi diritti – al confine tra città e campagna.  Il Mercato di Piazza Terzi era una cerniera non solo tra città e campagna, ma tra città confinanti: riforniva i mercati di Spezia e Carrara con il trasporto delle merci (frutta e prodotti orticoli) tramite la vicina stazione ferroviaria. Le testimonianze ci dicono (vedi blog “Sarzana, che Botta!”) della vivacità di quel luogo, momento centrale di una intensa pratica di vita urbana.</p>
<p>Ma a questo punto la riflessione si deve allargare in considerazioni più ampie. Sarzana è una città dove <em>il mercato è perfettamente integrato con il suo essere città</em>. La dimensione mercantile appartiene alla storia di Sarzana: crocevia e nodo commerciale tra le aree della Lunigiana e del Parmense, di Spezia, di Carrara, di Lucca e Valdera (nella strada romana Sarzanese-Valdera). Nel corso della sua storia Sarzana ha fatto dei commerci un centrale punto di sviluppo della sua economia e della sua crescita urbana e rurale. Il rapporto città-campagna è stato il fattore fondante sia della sua storia urbana che rurale: rapporto fertile di scambi vivaci e produttivi – fonte di ricchezza e di vita comunitaria – nel quale la città ha fatto valere il suo aristocratico dominio sulla campagna.</p>
<p>Tutto ciò ha portato a configurare una particolare cultura della città, espressa nelle frequenti pratiche di mercato che si sviluppano nel corso dell’anno: in particolare nella lunga tradizione del mercato del giovedì che richiama grandi quantità di popolazioni dai comuni limitrofi e dalla piana, in una pacifica aria di festa che testimonia il valore del mercato come luogo di incontro e di vivacizzazione degli spazi urbani.<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-6410" title="mercato_interno_2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2-150x150.jpg" alt="mercato_interno_2" width="150" height="150" /></a></p>
<p>L’edificio Mercato di Piazza Terzi sorge oggi – malgrado il degrado in cui si è lasciato cadere – come un <em>landmark</em> di una storia ampiamente vissuta: ossia come punto di riferimento, luogo storico, epocale, che <em>fa la storia di quel rapporto tra città e campagna</em>.</p>
<p>Oggi Sarzana ha perso i segni di quell’antica stagione di mercati coperti: il mercato di piazza San Giorgio, bella e ariosa copertura in ferro, è stato demolito per fare posto ad un parcheggio. La progettata demolizione dell’ex  Mercato ortofrutticolo configura la perdita di un segno urbano forte e ormai unico nel suo genere, che richiama quella storia: storia importante, che oggi il processo di urbanizzazione diffusa e ‘sgangherata’ della piana sta distruggendo, senza lasciare traccia di memoria. Se quel rapporto – città e campagna – è oggi inesorabilmente mutato, tuttavia è necessario che la elaborazione critica di quella memoria  – anche a livello di pratiche urbane – non vada perduta.</p>
<p>Di tale rapporto vanno trovate forme nuove, salvando con creatività innovativa una storia pregressa, impedendo consumi di suolo che non sappiano unire passato e futuro. Di Piazza Terzi e del suo Mercato si dovrebbe fare una preziosa risorsa: per fondare allo stesso tempo la testimonianza viva di un passato ancora vivo nella memoria collettiva della città e la sua interpretazione verso una vivacità di relazioni, di scambi, di nuovo luogo di vita – direi di mercato e di teatro, di incontri e di vita collettiva – di cui Sarzana ha bisogno per rinnovarsi nelle forme di vita urbana.</p>
<p>Invece della demolizione si può assai più utilmente e felicemente pensare l’edificio esistente come spazio dal quale muovere per costruire, con fertile proposta innovativa, un momento di nuova, pubblica, identità urbana, tra passato e futuro.     <em></em></p>
<p><strong>Arch. Silvano D’Alto</strong></p>
<p>già docente di “Sociologia urbana e rurale” e di “Sociologia dell’Ambiente” all’Università di Pisa</p>
<p>membro del Comitato scientifico della Fondazione Michelucci di Firenze</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/dalto-perche-non-demolire-il-vecchio-mercato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Concorsi: a Pantelleria Giorgio Furter batte Massimiliano Fuksas</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=6326</guid>
		<description><![CDATA[Dove si fanno i concorsi, può succedere che le "archistar" restino al palo e che vincano giovani architetti, magari sarzanesi. E' successo a Pantelleria. Lo studio Nuvola B di Giorgio Furter ha battuto Fuksas. Ecco perché l'Europa impone i concorsi pubblici per incarichi sopra i 20 mila euro. Via Muccini doveva andare a concorso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Forse il sindaco Massimo Caleo liquiderà la notizia col detto latino &#8220;Nemo propheta in patria&#8221; (nessuno è profeta a casa sua). Ma la notizia pubblicata da Il Secolo XIX delle tre vittorie in concorsi internazionali di restyling urbano vinti dallo <a href="http://www.nuvolab.it/news_IT.html" target="_blank">studio Nuvola B</a> capitanato dal giovane sarzanese Giorgio Furter suona come un grave atto d&#8217;accusa alla miopia della nostra amministrazione comunale guidata da Massimo Caleo. Vincere a Pantelleria, in Svizzera (patria di Mario Botta) e in Belgio non è uno scherzo. Soprattutto vincere a Pantelleria, un sito naturale molto delicato, lasciandosi alle spalle nientepopodimeno che Massimilano Fuksas, deve essere una soddisfazione, ma anche uno schiaffo alla propria città d&#8217;origine.</p>
<p>Lo studio di architetti &#8220;Nuvola B&#8221; a Sarzana non potrà mai vincere, perché nella Sarzana di Giorgio Furter la normativa europea, che impone concorsi pubblici per gli incarichi superiori ai ventimila euro, viene disinvoltamente raggirata. Per la variante di via Muccini doveva essere fatto concorso pubblico (cinquantamila euro a Mario Botta, architetto presentato da Unieco, gruppo privato di Reggio Emilia).</p>
<p>Sarzana è fuori dall&#8217;Europa? Il quesito andrà posto alla Corte dei Conti.</p>
<p>Pubblichiamo di seguito l&#8217;articolo di <strong>Pino Meneghini</strong></p>
<p>Il Secolo XIX 22/05/10 SEC</p>
<p>È A CAPO DEL GRUPPO NUVOLA B</p>
<p>Nel progetto di restyling di Pantelleria si lascia alle spalle il famoso Fuksas</p>
<p>PINO MENEGHINI</p>
<p>NUVOLA B è un gruppo di cinque    giovani architetti dell’Università di    Firenze, nato nel 1998, a capo del    quale è il sarzanese Giorgio Furter,    che in poco tempo ha vinto tre importanti    concorsi internazionali di    restyling urbano, a Pantelleria, in    Svizzera e in Belgio. Non solo,ma a    dimostrazione che non si trattava di    piccole cose di provincia, si deve aggiungere    che in uno di questi, quello    dell’isola del Mediterraneo, hanno    lasciato alle loro spalle in graduatoria    un nume sacro dell’architettura    mondiale come Massimiliano Fuksas.    Le ragioni del successo si capiscono    analizzando i lavori di Nuvola B,    del quale fanno parte, oltre a    Furter, David Benedetti, Jan De    Clercq, Angelo Ferrari, Giorgio Furter,    Nicola Lariccia: dalle immagini    dei progetti presenti su internet appare    evidente che la cifra dei loro interventi    è la leggerezza, la capacità    cioè di adattarsi e rispettare il tessuto preesistente.    Nel caso di Pantelleria    si trattava di sistemare e riqualificare    il lungomare cittadino, a Bagnes    (Svizzera) il gruppo è stato    chiamato a risistemare gli spazi pubblici    di un’importante stazione turistica    e sciistica come Verbier, una    delle località di montagna più frequentate della Svizzera,    con un comprensorio di piste molto ampio e che    in estate riesce a fare leva su molti    sport di montagna (trekking,mountain    bike, deltaplano, golf), oltre che    su eventi musicali internazionali di    pregio assoluto. In entrambi i casi,    l’atteggiamento dei progettisti è di    grande rispetto per l’ambiente e la    natura, così come lo è nel progetto di    riqualificazione del centro di Oedelem    (Belgio) bandito dal comune di    Beernem, oppure quello realizzato    l’anno precedente sempre in Belgio,    a Lommel, dove sono ancora primi    in un concorso per la costruzione di    una collegio pensionato    per 130 ragazzi    con difficoltà fisiche e mentali.    Ma già nel 2005 il gruppo si era distinto    aggiudicandosi un insolito    concorso, per la costruzione di rampe    provvisorie atte a superare ponti    e dislivelli della maratona di Venezia.    Scorrendo il loro catalogo colpisce    in modo particolare la soluzione    adoperata per la progettazione del    museo nazionale d’arte moderna di    Oslo, nella quale una sorta di ragnatela a maglie larghe unifica due preesistenti    edifici della stazione ferroviaria    (uno dei quali è il Centro per il    Nobel della Pace),mentre un gigantesco    ragno stilizzato campeggia sul    piazzale che fronteggia l’edificio. Di    fronte alla professionalità del gruppo fiorentino e alla coerenza del    loro    linguaggio architettonico, soprattutto    là dove si interviene in situazioni    ambientali critiche, non paiono    del tutto infondate le voci di chi    sosteneva che per creare il piano del    quartiere satellite della nuova Sarzana    non era probabilmente necessario ricorrere    ad un’archista r come    Mario Botta, o, di chi più di recente    ha ritenuto che il discusso waterfront    della marina spezzina dell’architetto    valenciano Josè Llavador,    poteva trovare una soluzione meno    aggressiva e più rispettosa dell’ambiente.    Anche per questa ragione ci    permettiamo di consigliare agli amministratori    di casa nostra di visitare    sul web il sito del gruppo e di ripensare    alla reale utilità dei grandi    divi dell’architettura.    ©riproduzione riservata</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cittadini e territorio, il caso Sarzana al convegno di Trento di sociologia ambientale</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[Cittadini, politici e "archistar". In un saggio del professor Silvano D'Alto al Convegno di Trento dei Sociologi dell'Ambiente una riflessione su identità urbana e consenso. I casi di Albaro, Boccadasse e Sarzana. Testo integrale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/cittadini-e-territorio-il-caso-sarzana-al-convegno-di-trento/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Pubblichiamo per gentile concessione del professor Silvano D&#8217;Alto la sua relazione al Convegno di Trento dei Sociologi dell&#8217;Ambiente del novembre 2009. Si tratta di un corposo saggio che affronta il tema della partecipazione, delle scelte urbanistica, della tutela dell&#8217;identità urbana prendendo come riferimento tre casi di mobilitazione dei cittadini per partecipare ai processi di trasformazione della loro città. Crediamo sia un contributo importante nel dibattito su urbanistica e partecipazione che si sta sviluppando in tutta Italia non solo nel mondo accademico e culturale.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/04/001_Identita-senso-urbano-partecipazione.pdf" target="_blank">Introduzione</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/04/002_Lido-di-Albaro.pdf" target="_blank">Lido Di Albaro</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/04/003_Boccadasse.pdf" target="_blank">Boccadasse </a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/04/004_Sarzana.pdf" target="_blank">Sarzana</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/cittadini-e-territorio-il-caso-sarzana-al-convegno-di-trento/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il professor Ruschi: &#8220;Demolire il Mercato? Grave danno al razionalismo in Liguria&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 22:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>

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		<description><![CDATA[Esprime stupore per l'intenzione dell'Amministrazione di Sarzana di demolire il Vecchio Mercato: "Un grave danno al patrimonio storico artistico italiano". A parlare il professor Ruschi, luminare di restauro architettonico ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/il-professor-ruschi-demolire-il-mercato-un-grave-danno-testimonianza-razionalista-in-liguria/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Esprime stupore per l&#8217;intenzione dell&#8217;Amministrazione comunale di Sarzana di demolire il Vecchio Mercato di piazza Terzi: &#8221;Sarebbe un grave danno al patrimonio storico artistico italiano&#8221;. Questa volta a parlare non è un Comitato di cittadini amanti della loro città, ma il professor Pietro Ruschi, uno dei più qualificati esperti italiani di restauro architettonico. Ha letto<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/demolizione-dellex-mercato-come-cancellare-la-storia-eroica-del-dopoguerra/" target="_blank"> sul nostro sito l&#8217;articolo di Barbara Sisti</a>, storica dell&#8217;arte, e le ha inviato un suo contributo in cui esprime &#8220;l&#8217;auspicio che le amministrazioni competenti decidano rapidamente per la conservazione di questa architettura&#8221;, &#8220;una delle prime testimonianze razionaliste del periodo postbellico in Liguria. <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6410" title="mercato_interno_2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/mercato_interno_2.jpg" alt="mercato_interno_2" width="400" height="298" /></a><br />
Pietro Ruschi, 67 anni, una vita professionale spesa tra impegno per le Soprintendenze, l&#8217;università di Udine, di Pisa, di Roma e grandi cantieri di  restauro di palazzi pubblici e privati, può essere veramente definito un&#8217;autorità nel settore della valutazione e del restauro di opere architettoniche. Laureato a Firenze con 110 e lode, ha prestato dapprima servizio presso la Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Firenze e Pistoia, dirigendo numerosi restauri. Nel 1992 ha intrapreso la carriera universitaria dapprima presso l&#8217;Università degli Studi di Udine e, dal 2008 presso la facoltà di di ingegneria di Pisa, corso di laurea magistrale in Architettura e Urbanistica, dove insegna restauro architettonico. Può vantare, caso raro, anche un diploma di Archivistica presso l&#8217;Archivio di Stato di Firenze. Onorati di pubblicare il suo autorevole scritto nella speranza che chi ha l&#8217;autorità, rifletta.<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/ruschi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6467" title="ruschi" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/06/ruschi.jpg" alt="ruschi" width="650" height="766" /></a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/il-professor-ruschi-demolire-il-mercato-un-grave-danno-testimonianza-razionalista-in-liguria/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Campos Venuti: Città senza cultura. Conferenza alla Spezia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 21:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uno dei miti dell&#8217;urbanistica italiana del XX secolo. Giuseppe Campos Venuti sarà lunedì 7 giugno alle ore 17 al Centro Allende ai giardini pubblici della Spezia per presentare il suo libro &#8220;Città senza cultura&#8221;, un&#8217;intervista sull&#8217;urbanistica curata da Federico Oliva, presidente dell&#8217;Istituto nazionale di architettura. Per chi è interessato all&#8217;urbanistica, alla città, al vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/campos-venuti-citta-senza-cultura-al-centro-allendeo-unita/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>E&#8217; uno dei miti dell&#8217;urbanistica italiana del XX secolo. Giuseppe Campos Venuti sarà lunedì 7 giugno alle ore 17 al Centro Allende ai giardini pubblici della Spezia per presentare il suo libro &#8220;Città senza cultura&#8221;, un&#8217;intervista sull&#8217;urbanistica curata da Federico Oliva, presidente dell&#8217;Istituto nazionale di architettura.</p>
<p>Per chi è interessato all&#8217;urbanistica, alla città, al vivere civile, al paesaggio e all&#8217;ambiente è un&#8217;occasione da non perdere.</p>
<p>Di seguito pubblichiamo un articolo dedicato al Campos Venuti dal quotidiano L&#8217;Unità.</p>
<p><strong>Il federalismo di berlusconi spingerà i comuni alle peggiori mascalzonate</strong></p>
<p>di Jolanda Bufalini</p>
<p>È un tuffo nella cultura del Novecento, fra Karl Marx e economia classica liberale, la conversazione con Giuseppe Campos Venuti, che ha affidato ad un libricino denso quanto agile, le riflessioni di un cinquantennio abbondante di urbanistica. Rendita, profitto, riformismo, massimalismo, sembra di cogliere un gusto ironico nell’uso di categorie considerate demodé ma niente affatto aride, come dimostrano le pagine su l’Aquila, precocissime, visto che materialmente l’intervista fu registrata nel maggio 2009: «Appena possibile la gente deve tornare nelle sue strade comprando nei negozi riaperti&#8230;vedere i monumenti sui quali sono cominciati i consolidamenti più facili, si devono riaprire gli edifici pubblici..Rendendo consapevoli che i lavori non saranno brevi ma che i cittadini si sono già riappropriati della loro città». Campos Venuti critica le piattaforme anti-sismiche sovradimensionate delle new town di berlusconi, «sono proporzionate a palazzi di otto piani» ma non risparmia critiche alla sua parte: «La politica in genere non ama l’urbanistica, forse perché impone regole, e la sinistra è lenta a capirla». Ora poi persino l’Emilia Romagna, dove Campos arrivò, mandato da Alicata, come giovane assessore nelle giunte di Dozza a Bologna, ha cancellato l’assessorato all’urbanistica. Lei si definisce un “urbanista riformista”&#8230; «Lo so, è un termine sputtanato&#8230;ma io uso un lessico storico, non berlusconiano e quelle che Berlusconi sta facendo sono controriforme e non riforme. Riformismo è produrre cambiamenti positivi, senza usare i metodi coercitivi o cruenti della rivoluzione. E nell’urbanistica è più facile: in Italia c’è una legge approvata quasi per caso, quando le truppe dell’Asse erano a El Alamein. Altri paesi hanno adeguato la legislazione, noi siamo fermi a 65 anni fa». A proposito di riforme del governo: è stato votato il federalismo demaniale «È una follia che spingerà i comuni alle peggiori mascalzonate. Un finto federalismo che costringerà i comuni virtuosi a sobbarcarsi costi insopportabili di manutenzione, e gli altri a creare un attivo perverso attraverso speculazioni e varianti. I comuni, d’altra parte, sono fra l’incudine e il martello perché, non solo gli è stata tolta integralmente l’Ici, che Prodi aveva abolito al 40% per ragioni sociali. C’è anche una legge di Berlusconi (purtroppo non cancellata da Prodi nel 2006) che autorizza ad usare gli oneri di urbanizzazione – già bassi in Italia- per le spese di bilancio ordinarie, dagli stipendi dei vigili urbani a quelli dei bidelli. Ma gli oneri di urbanizzazione non fanno parte del bilancio comunale, sono il contributo che il costruttore deve dare ai servizi urbani in cambio della autorizzazione a costruire. Se il quesito fosse sottoposto alla Corte costituzionale questo scippo non potrebbe che essere considerato incostituzionale». Lei polemizza con quelli che chiama urbanisti massimalisti, sulla questione degli espropri. «Io ho fatto gli espropri a Bologna, quando erano a prezzi bassi. Ma ora il prezzo è di mercato e, da quando è venuto meno l’elemento punitivo dell’esproprio, le città hanno cominciato a crescere male. Non riesco a capire che sinistra sia quella che vuole gli espropri: a prezzo di mercato si fa un favore alla rendita, tanto più che il comune è obbligato a costruire entro cinque anni mentre il diritto dei privati è sine die». La sua impostazione, ovvero un piano programmatico più un piano operativo prescrittivo di 5 anni, fa cadere il diritto edificatorio acquisito dai privati con i vecchi Prg? «Non lo cancella ma lo addormenta. Il programma a priori permette al comune di scegliere, fra le proposte dei privati che rientrano nelle norme già stabilite, quelle che danno di più come verde pubblico e servizi. Senza nessuna contrattazione, tutte le previsioni previste nel piano operativo valgono cinque anni passati i quali il diritto a costruire scade». Però i suoi critici dicono che dietro questo metodo si nasconde la contrattazione «No, se oggi Alemanno a Roma per costruire la linea C della metropolitana si sta mangiando altri pezzi di Agro romano, questo si deve anche alla legge regionale sbagliata, che fu voluta da Rifondazione ». Nel suo libro insiste molto sui danni prodotti da una rendita eccessivamente alta «La rendita è la cosa peggiore, perché sul profitto si possono fare delle battaglie, per redistribuirlo. La rendita, invece, viene in tasca senza far nulla. Al massimo si deve corrompere un assessore per ottenere una variante urbanistica. E in Italia la rendita è altissima. In Francia si aggira intorno al 14%, da noi è intorno al 50%. E’ uno dei motivi per cui ai costruttori non conviene fare case belle, guadagnano già abbastanza con la speculazione sulle aree. Bisognerebbe tassare la rendita urbana» Perché? « Noi che ci occupiamo di urbanistica e di opere che servono all’urbanistica, il significato del debito pubblici lo capiamo meglio di altri. Il debito alto in Italia è cominciato negli anni del Caf, contrastato da Ciampi e Prodi, si è aggravato pesantemente con Berlusconi e continua a penalizzare l’Italia. in venti anni a Madrid si sono realizzate sette linee metropolitane, a Roma una sola. E i valori immobiliari siano aumentati proprio negli anni Ottanta, in parallelo con il debito pubblico, non è una coincidenza ma la conseguenza di una situazione in cui crescono le rendite urbane e finanziarie». Tornando alle”riforme” di Berlusconi, c’è anche il Piano case «Bisognerebbe che il centro sinistra facesse capire che il Piano Casa danneggia il costruito, danneggia i vicini. Le faccio l’esempio di Molinella, un comune del bolognese di cui mi sono occupato nell’ultimo decennio. Lì non tutti hanno sfruttato al massimo la possibilità di costruire, c’è quindi una riserva legale che riguarda il 56% circa della popolazione. È chiaro che, se quel 44% che ha già esaurito la propria quota di costruito, utilizzerà il Piano case di Berlusconi, farà un danno agli altri, a quelli che pensavano di avere il verde davanti e invece si troveranno a poca distanza un muro. Alla violazione legalizzata dei piani urbanistici esistenti, e quindi al danno per la collettività, si aggiunge il danno ai privati. Ma la sinistra è lenta nelle cose urbanistiche, mentre io sono convinto che sia importante conoscere per governare. Non serve strillare, perché la gente, invece di ascoltare, si tappa le orecchie, serve conoscere e trovare soluzioni di buon senso. Il buon senso è rivoluzionario». Negli ultimi anni c’è stato un proliferare di centri commerciali «I centri commerciali non si possono imputare agli urbanisti, sono i politici a trattare queste cose direttamente. Io capisco che, per certi aspetti, la grande distribuzione ha un senso economico ma, dal punto di vista urbanistico, il presidio del negozio nel quartiere significa sicurezza e vivibilità ambientale. Però i piccoli commercianti non ce la fanno, gli affitti sono troppo onerosi, e bisognerebbe pensare come aiutarli. E pensare che quando ho cominciato, per gli operai il commerciante era la longa manus del capitalismo. La vita cambia ma non per colpa dell’urbanista».</p>
<p>3 giugno 2010</p>
<p><a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text6/fork/ref/101549oe.HTM?key=mascalzonate&amp;first=1&amp;orderby=1" target="_blank">pubblicato su L&#8217;Unità</a></p>
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