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	<title>Sarzana, che Botta! &#187; Dai quotidiani</title>
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		<title>Tram e piste ciclabili Nottingham governata dai laburisti. Sarzana no</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 19:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[50 km. di piste ciclabili, i centri commerciali non in periferia, un sistema che scoraggia l'uso dell'auto privata. Da Nottingham un modello. E' governata dai laburisti. Sarzana no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/10/tram-e-piste-ciclabili-nottingham-governata-dai-laburisti-sarzana-no/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h2>Tram elettrici e piste ciclabili</h2>
<h2>la città modello è Nottingham</h2>
<h3>50 km. per le due ruote, i centri commerciali non in periferia, un sistema che scoraggia l&#8217;uso dell&#8217;auto privata. Dall&#8217;Inghilterra un esempio da seguire</h3>
<p>LONDRA &#8211; E&#8217; famosa per il suo leggendario sceriffo, colui che dava la caccia Robin Hood, a quanto pare con scarsa fortuna. Ma adesso Nottingham può vantare un altro titolo: quello di città meno auto-dipendente di tutta la Gran Bretagna. La sua rete di autobus e tram, insieme a un gran numero di piste ciclabili e a un&#8217;avversione per i grandi shopping-center nei sobborghi, hanno convinto gli abitanti a utilizzare il meno possibile la macchina, preferendo mezzi alternativi, come i trasporti pubblici, la bicicletta o al limite le proprie gambe. In uno studio effettuato dalla Campaign for Better Transport, un&#8217;associazione per i trasporti ecologici, Nottingham ha ricevuto più voti di ogni altri città del Regno Unito per la qualità dei suoi trasporti pubblici e l&#8217;impegno a favore di una riduzione dell&#8217;inquinamento.</p>
<p>Amministrata dal partito laburista, nell&#8217;ultimo decennio la città di Robin Hood ha fatto grandi investimenti in 50 chilometri di piste ciclabili, una rete di tram elettrici lunga 15 chilometri e un vasto servizio di bus urbani. Scoraggiando la creazione di vasti centri commerciali lungo la cintura di periferia, come è invece la norma in quasi tutte le altre città, le autorità locali hanno contribuito a ridurre gli spostamenti per fare la spesa o per fare shopping, dislocando la distribuzione commerciale nei quartieri, più vicino a chi ne deve usufruire. Una efficiente rete di scuolabus ha distolto la maggioranza dei genitori dall&#8217;accompagnare i figli a scuola in auto.</p>
<p>Qualcuno che si lamenta c&#8217;è sempre: alcune associazione di commercianti ed esercenti, ad esempio, accusano l&#8217;amministrazione cittadina di volere esagerare, criticando in particolare nuovi piani per affibbiare una tassa di 300 sterline ad auto a tutte le aziende e agli uffici privati i cui dipendenti vengono al lavoro in macchina e la parcheggiano in centro. La municipalità replica che i proventi di questa insolita forma di tassazione andrebbero reinvestiti in trasporti pubblici. Si tratta comunque di un&#8217;ennesima misura per convincere la popolazione a non utilizzare l&#8217;automobile. &#8220;Il successo di Nottingham&#8221;, afferma il rapporto che le ha assegnato il primato, &#8220;deriva dalla capacità di avere saputo offrire alla gente un&#8217;alternativa valida ai trasporti privati, piuttosto che cercare di tirarli fuori dalle loro auto semplicemente perché causano ingorghi o danneggiano l&#8217;atmosfera&#8221;.</p>
<p>Al secondo posto della graduatoria per la minore dipendenza dalle automobili c&#8217;è Londra, la cui metropolitana trasporta 4 milioni di persone al giorno, con gli autobus che portano altri 3 milioni di passeggeri e da questa estate l&#8217;introduzione di un vasto servizio di biciclette a noleggio che si possono prendere e depositare in appositi parcheggi sparsi per la città. Al terzo posto Brighton, e al quarto Manchester.</p>
<p>repubblica.it</p>
<p>(14 settembre 2010)</p>
<p>dal nostro corrispondente</p>
<p><strong>ENRICO FRANCESCHINI</strong></p>
<p>(articolo segnalato a &#8220;Sarzana, che botta!&#8221; da ANDREA AGOSTINI)</p>
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		<title>Progetto Marinella, perché non si discute sui dati?</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/progetto-marinella-perche-non-si-discute-sui-dati/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 22:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[L'AD della Marinella spa ha replicato l soprintendente Piero Donati (e a Settis). Il Progetto Marinella è una garanzia per il paesaggio. I dati non lo confortano. Il botta e risposta sui giornali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/progetto-marinella-perche-non-si-discute-sui-dati/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>06/09/10 Il Secolo XIX – PROGETTO BOTTA &#8211; Marinella, il comitato anti Botta contro il piano</p>
<p>LA POLEMICA</p>
<p>IL COMITATO “Sarzana che Botta”, dopo la battaglia peraltro tutt’altro che conclusa sulla riqualificazione di via Muccini, mette a fuoco nel mirino anche il Progetto Marinella. E interviene per la prima volta riprendendo la polemica aperta dal sovrintendente della Liguria Piero Donati che aveva invitato il relatore del Festival della mente Salvatore Settis, direttore della Normale, a «fare una visita a Marinella», alla quale ha risposto l’amministratore delegato Giovanni Reverberi. «Ci sono due concetti espressi dal professor Settis al Festival della Mente sui quali riflettere _ dice il presidente del Comitato Carlo Ruocco _ : il richiamo alla cultura dell’assoluto prevalere dell’interesse pubblico nel governo del territorio e l’appello ai cittadini affinché si associno per fare scudo contro un saccheggio che vede la Liguria al primo posto nel dilagare del cemento e dei porticcioli turistici ». Questioni «assolutamente assenti nella replica dell’amministratore delegato di Marinella spa Reverberi al soprintendente Piero Donati », dice Ruocco. «Stupiscono alcune sue affermazioni – prosegue – . La prima: Reverberi chiede a Settis di documentarsi sul Progetto Marinella. Il direttore della Normale di Pisa ha già visto <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2010/08/marinella-mezzo-milione-di-mc-di-cemento-lo-chiamano-sviluppo-ecosostenibile/" target="_blank">i dati del progetto pubblicati sul nostro sito</a>. Tra questi i spiccano i 54mila metri quadrati di superficie utile per nuove residenze: 22mila a Marinella,32mila ad Ameglia. Per Ameglia significa una previsione d’incremento demografico prossima al 28 per cento. Per Marinella forse il raddoppio ». E qui scatta l’ironia sottile di Ruocco: «I giovani amegliesi hanno intenzione di proliferare come coniglietti e i ragazzi di Marinella di moltiplicarsi come cavallette ?_ domanda _ Oppure stiamo parlando di seconde case? Dov’è l’interesse pubblico nel sacrificare territorio per chi verrà al mare alcuni weekend l’anno?». Reverberi dice anche che “dal 1999 è stato attivato un percorso di concertazione con tutti i soggetti pubblici e privati interessati”. «Chi ha selezionato i “soggetti privati” e secondo quale criterio? – si chiede Ruocco – I cittadini della Val di Magra e della Lunigiana, che fruiscono del bene comune chiamato litorale sanno dei 7.200metri quadrati di nuovi stabilimenti, che privatizzeranno le spiagge?». TROPPO CEMENTO. Giudicati eccessivi i 54mila mq di nuove residenze</p>
<p>05/09/10 La Nazione &#8211; Comitato Botta attacca il Progetto Marinella</p>
<p>NEL BOTTA e risposta sul Progetto Marinella, sollecitato dalla presenza di Settis al Festival, si inserisce il presidente del «Comitato Botta» Carlo Ruocco che sottolinea «i 54mila metri quadrati di nuove residenze. 22mila a Marinella, 32mila ad Ameglia». «Per Ameglia significa una previsione d’incremento demografico vicina al 28%. Per Marinella forse il raddoppio — scrive — I giovani amegliesi hanno intenzione di proliferare come coniglietti e i ragazzi di Marinella di moltiplicarsi come cavallette? O parliamo di seconde case? Dov’è l’interesse pubblico nel sacrificare territorio per chi verrà al mare alcuni week-end l’anno? E non discuto i 42mila mq di alberghi e agriturismi, anche se alcune megastrutture andrebbero valutate nel loro impatto ambientale». Sul «percorso di concertazione» di cui parla l’amministratore delegato della Marinella Spa, chiede «chi ha selezionato i “soggetti privati” e secondo quale criterio? I cittadini di Val di Magra e Lunigiana, che fruiscono del bene comune chiamato litorale sanno dei 7200 metri quadrati di nuovi stabilimenti, che privatizzeranno le spiagge?» L’idea dell’Ad Reverberi di migliorare l’ambiente prevedendo un nuovo «sistema infrastrutturale (strade, asfalto, bitume) che, con schermature vegetazionali, ridurrà le emissioni di gas» per Ruocco è «uso disinvolto di suggestioni ecologiste».</p>
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		<title>Il paesaggio diventa bene alienabile, per legge. Basta far cassa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Salvatore Settis aprirà il 3 settembre il Festival della Mente con una lectio magistralis intitolata "Paesaggio come bene comune, bellezza e potere". Riportiamo un suo intervento che fa presagire vita non facile per i cementificatori presenti all'evento sarzanese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/09/il-paesaggio-diventa-bene-alienabile-per-legge-basta-far-cassa/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Dalla Prima Pagina di Repubblica 31/05/2010</p>
<p>SALVATORE SETTIS</p>
<h4><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/settis.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6600" title="settis" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/07/settis.jpg" alt="settis" width="150" height="121" /></a>Prosegue alacremente il cantiere di smontaggio dello Stato. Sotto l´etichetta di &#8220;federalismo demaniale&#8221;, passano a Regioni ed enti locali 19.005 unità del demanio dello Stato, per un valore nominale di oltre tre miliardi.</h4>
<p>Mente Calderoli quando afferma (La Padania, 7 maggio) che i beni trasferiti «demaniali sono e demaniali resteranno». Il demanio non è una forma di proprietà, ma servizio pubblico nell´interesse generale di tutti i cittadini, per questo è inalienabile. Al contrario, <strong>i beni trasferiti possono essere «anche alienati per produrre ricchezza a beneficio delle collettività territoriali», o saranno versati in fondi immobiliari di proprietà privata</strong>; <strong>la legge incoraggia anzi i Comuni a produrre varianti urbanistiche che ne consentano non solo la mercificazione, ma la cementificazione, sigillata e garantita dai ricorrenti condoni edilizi </strong>(l´ultimo disegno di legge, presentato dal Pdl, sana con un sol colpo di spugna tutti i reati contro il paesaggio e l´ambiente commessi o da commettersi entro il 31 dicembre 2010).</p>
<p>La manovra Tremonti, approvata sulla parola e senza il testo finale da un Consiglio dei ministri assai ubbidiente, aggraverà lo stato delle finanze locali, strangolando ulteriormente Comuni Province e Regioni. Il taglio previsto, quasi 15 miliardi nel biennio 2011-12 (4 miliardi ai soli Comuni), <strong>obbligherà i Comuni ad alienare l´alienabile</strong>, e <strong>a concedere licenze di edificazione a occhi chiusi, pur di incassare gli oneri di urbanizzazione</strong>, un tributo che, contro la ratio originaria della norma Bucalossi (1977), si può ora utilizzare nella spesa corrente per qualsiasi finalità. <strong>Ai sacrifici richiesti ai cittadini (basti ricordare la riduzione imposta al Servizio sanitario nazionale: 418 milioni nel 2011, 1.132 milioni dal 2012 in poi) si aggiungerà dunque l´ecatombe delle nostre città, del nostro paesaggio</strong>.</p>
<p>Le disposizioni in materia di conferenze di servizi (art. 49 della bozza), che riprendono il disegno di legge Brunetta-Calderoli sulla cosiddetta &#8220;semplificazione della pubblica amministrazione&#8221;, vanificano gli argini posti dal Codice dei Beni Culturali. Secondo la nuova norma, <strong>ogni volta che il Codice richiede l´autorizzazione di interventi edilizi che incidano sul paesaggio, «il Soprintendente si esprime in via definitiva in sede di conferenza di servizi in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza»</strong>; la sua eventuale assenza dalla conferenza dei servizi equivale al pieno consenso del Soprintendente. Viene in tal modo riesumato e radicalizzato il principio del silenzio-assenso, un istituto che sin dalla legge 241 del 1990 non può applicarsi «agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico», come ribadito più volte, dalla legge 537 del 1993 alla legge 80 del 2005 (governo Berlusconi). Invano il ministero dei Beni Culturali, che aveva ottenuto la soppressione di analoghe norme almeno due volte (nella Finanziaria 2008 e nell´abortito decreto-legge sul &#8220;piano casa&#8221;), ha richiamato il governo al rispetto della legge. Ma la tutela del paesaggio imposta dall´art. 9 della Costituzione richiede che, in una materia così sensibile, il previsto giudizio di compatibilità degli interventi edilizi con il valore culturale del bene venga formulato espressamente e dopo attenta valutazione: il silenzio o l´inerzia non può in alcun modo sostituire l´attivo esercizio della tutela, che l´art. 9 della Costituzione pone fra i principi fondamentali dello Stato. Lo ha espressamente dichiarato la Corte Costituzionale in almeno cinque sentenze: in questa materia «il silenzio dell´Amministrazione preposta non può avere valore di assenso» (sentenza nr. 404 del 1997). Il silenzio-assenso, nato per tutelare il cittadino contro l´inerzia della pubblica amministrazione, non può diventare un trucco per eludere la legge col sigillo di una norma anticostituzionale.</p>
<p>Ma c´è di peggio, e lo ha ben visto Eugenio Scalfari (Repubblica, 30 maggio), che ha lucidamente disegnato la «prospettiva raccapricciante» di un´Italia a due velocità: «Federalismo al Nord e accentuazione del centralismo statale al Sud». La &#8220;manovra Tremonti&#8221; è anche troppo esplicita: prevede (art. 43 della bozza) che «nel Meridione d´Italia possono essere istituite zone a burocrazia zero». Burocrazia zero significa che per tutte le nuove «iniziative produttive» (non meglio definite) ogni procedimento amministrativo di qualsiasi natura viene «adottato esclusivamente dal Prefetto ovvero dal Commissario di Governo», e diventa operativo dopo 30 giorni. Non senza raccapriccio, immaginiamo dunque, domani o dopodomani, un´Italia con il Nord governato dalla Lega e il Sud dai gauleiter della Lega.</p>
<p>Sotto la maschera bugiarda di un federalismo democratico, nuove forme di centralismo spuntano per ogni dove. Definanziando decine di istituti culturali (cito fra gli altri la gloriosa Scuola archeologica di Atene, a Napoli l´Istituto Croce e quello di Studi Filosofici, e così via), la manovra Tremonti sottrae ogni possibile finanziamento futuro di queste istituzioni al ministero dei Beni Culturali, e ne sposta la responsabilità alle Finanze e a Palazzo Chigi: una forma di commissariamento che espande ed esaspera, per contrappasso, quello che i Beni Culturali hanno fatto, dando Pompei a un commissario della Protezione Civile senza la minima competenza archeologica. Le centinaia di pensionamenti dell´alta burocrazia ministeriale, propiziati se non imposti dalla stretta pensionistica della manovra, decapitando numerosi uffici in tutto il Paese, favoriranno inevitabilmente un continuo ridisegnarsi delle competenze, in cui il diktat del ministero delle Finanze avrà sempre più peso, e agli altri ministri non resterà che rassegnarsi al silenzio-assenso.</p>
<p>Se tutto questo fosse fatto, come vuole la party line diffusa anche in quella che fu la sinistra, per contrastare la crisi e avviare la ripresa, potremmo provare a farcene una ragione. Ma incombe su questa interpretazione più d´un sospetto. <strong>Perché la devastazione del paesaggio e l´offesa alla Costituzione dovrebbero alleviare la crisi economica? </strong>Che cosa guadagna in coesione e in forza economica il Paese col &#8220;commissariare&#8221; l´intero Sud, riducendolo a una colonia a &#8220;burocrazia zero&#8221;, cioè governata dai prefetti? Perché, se le casse sono vuote al punto da dover ridurre i finanziamenti alla sanità (mettendo in forse il diritto alla salute garantito dall´art. 32 della Costituzione), dovremmo ostinarci a voler costruire il ponte sullo Stretto? Il «tesoretto di Giulio», come qualche leghista ha affettuosamente chiamato i risparmi che la manovra dovrebbe mettere da parte, non servirà proprio a promuovere un federalismo i cui costi nessuno si attarda a calcolare? Lo smontaggio dello Stato serve ad assicurare la stabilità della moneta e il benessere dei cittadini, o ad accelerare la disgregazione del Paese voluta dalla Lega e dai suoi complici d´ogni colore, a velocizzare il saccheggio del territorio e la spartizione del bottino?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera</p>
<p><strong>Salvatore Settis </strong>(Rosarno, 11 giugno 1941) è un archeologo italiano. Dal 1999 è direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Laureatosi in Archeologia classica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1963, ottiene nel 1965 il diploma di perfezionamento.  All&#8217;Università di Pisa è stato prima assistente (1968-1969), poi professore incaricato (1969-1976), quindi professore ordinario (1976-1985) di Archeologia greca e romana.  Tra il 1977 e il 1981 è stato direttore dell&#8217;Istituto di Archeologia e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dello stesso ateneo.  Insegna Archeologia classica presso la Normale di Pisa dal 1985.  Ha inoltre diretto il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles dal 1994 al 1999.  È stato eletto direttore della Normale nel 1999, carica che ricopre tuttora, dopo le rielezioni del 2003 e 2007.  È inoltre membro del Deutsches Archäologicisches Institut, della American Academy of Arts and Sciences, dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei e del Comitato scientifico dell&#8217;European Research Council.  Il suo libro Italia S.p.a.. L&#8217;assalto al patrimonio culturale nel 2003 ha vinto il premio Viareggio nella categoria Saggistica.  Dal 2004 è membro del Comitato dei garanti della Scuola Galileiana di Studi Superiori.  Nel 2008 si pronuncia in modo esplicito contro la politica di tagli indiscriminati all&#8217;Università promossa dal governo Berlusconi sulle pagine dei quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, fatto che lo porta, nel febbraio 2009, a dare le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, dovute soprattutto al desiderio espresso dal neo-ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che egli non criticasse la linea del governo.</p>
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		<title>Concorsi: a Pantelleria Giorgio Furter batte Massimiliano Fuksas</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove si fanno i concorsi, può succedere che le "archistar" restino al palo e che vincano giovani architetti, magari sarzanesi. E' successo a Pantelleria. Lo studio Nuvola B di Giorgio Furter ha battuto Fuksas. Ecco perché l'Europa impone i concorsi pubblici per incarichi sopra i 20 mila euro. Via Muccini doveva andare a concorso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Forse il sindaco Massimo Caleo liquiderà la notizia col detto latino &#8220;Nemo propheta in patria&#8221; (nessuno è profeta a casa sua). Ma la notizia pubblicata da Il Secolo XIX delle tre vittorie in concorsi internazionali di restyling urbano vinti dallo <a href="http://www.nuvolab.it/news_IT.html" target="_blank">studio Nuvola B</a> capitanato dal giovane sarzanese Giorgio Furter suona come un grave atto d&#8217;accusa alla miopia della nostra amministrazione comunale guidata da Massimo Caleo. Vincere a Pantelleria, in Svizzera (patria di Mario Botta) e in Belgio non è uno scherzo. Soprattutto vincere a Pantelleria, un sito naturale molto delicato, lasciandosi alle spalle nientepopodimeno che Massimilano Fuksas, deve essere una soddisfazione, ma anche uno schiaffo alla propria città d&#8217;origine.</p>
<p>Lo studio di architetti &#8220;Nuvola B&#8221; a Sarzana non potrà mai vincere, perché nella Sarzana di Giorgio Furter la normativa europea, che impone concorsi pubblici per gli incarichi superiori ai ventimila euro, viene disinvoltamente raggirata. Per la variante di via Muccini doveva essere fatto concorso pubblico (cinquantamila euro a Mario Botta, architetto presentato da Unieco, gruppo privato di Reggio Emilia).</p>
<p>Sarzana è fuori dall&#8217;Europa? Il quesito andrà posto alla Corte dei Conti.</p>
<p>Pubblichiamo di seguito l&#8217;articolo di <strong>Pino Meneghini</strong></p>
<p>Il Secolo XIX 22/05/10 SEC</p>
<p>È A CAPO DEL GRUPPO NUVOLA B</p>
<p>Nel progetto di restyling di Pantelleria si lascia alle spalle il famoso Fuksas</p>
<p>PINO MENEGHINI</p>
<p>NUVOLA B è un gruppo di cinque    giovani architetti dell’Università di    Firenze, nato nel 1998, a capo del    quale è il sarzanese Giorgio Furter,    che in poco tempo ha vinto tre importanti    concorsi internazionali di    restyling urbano, a Pantelleria, in    Svizzera e in Belgio. Non solo,ma a    dimostrazione che non si trattava di    piccole cose di provincia, si deve aggiungere    che in uno di questi, quello    dell’isola del Mediterraneo, hanno    lasciato alle loro spalle in graduatoria    un nume sacro dell’architettura    mondiale come Massimiliano Fuksas.    Le ragioni del successo si capiscono    analizzando i lavori di Nuvola B,    del quale fanno parte, oltre a    Furter, David Benedetti, Jan De    Clercq, Angelo Ferrari, Giorgio Furter,    Nicola Lariccia: dalle immagini    dei progetti presenti su internet appare    evidente che la cifra dei loro interventi    è la leggerezza, la capacità    cioè di adattarsi e rispettare il tessuto preesistente.    Nel caso di Pantelleria    si trattava di sistemare e riqualificare    il lungomare cittadino, a Bagnes    (Svizzera) il gruppo è stato    chiamato a risistemare gli spazi pubblici    di un’importante stazione turistica    e sciistica come Verbier, una    delle località di montagna più frequentate della Svizzera,    con un comprensorio di piste molto ampio e che    in estate riesce a fare leva su molti    sport di montagna (trekking,mountain    bike, deltaplano, golf), oltre che    su eventi musicali internazionali di    pregio assoluto. In entrambi i casi,    l’atteggiamento dei progettisti è di    grande rispetto per l’ambiente e la    natura, così come lo è nel progetto di    riqualificazione del centro di Oedelem    (Belgio) bandito dal comune di    Beernem, oppure quello realizzato    l’anno precedente sempre in Belgio,    a Lommel, dove sono ancora primi    in un concorso per la costruzione di    una collegio pensionato    per 130 ragazzi    con difficoltà fisiche e mentali.    Ma già nel 2005 il gruppo si era distinto    aggiudicandosi un insolito    concorso, per la costruzione di rampe    provvisorie atte a superare ponti    e dislivelli della maratona di Venezia.    Scorrendo il loro catalogo colpisce    in modo particolare la soluzione    adoperata per la progettazione del    museo nazionale d’arte moderna di    Oslo, nella quale una sorta di ragnatela a maglie larghe unifica due preesistenti    edifici della stazione ferroviaria    (uno dei quali è il Centro per il    Nobel della Pace),mentre un gigantesco    ragno stilizzato campeggia sul    piazzale che fronteggia l’edificio. Di    fronte alla professionalità del gruppo fiorentino e alla coerenza del    loro    linguaggio architettonico, soprattutto    là dove si interviene in situazioni    ambientali critiche, non paiono    del tutto infondate le voci di chi    sosteneva che per creare il piano del    quartiere satellite della nuova Sarzana    non era probabilmente necessario ricorrere    ad un’archista r come    Mario Botta, o, di chi più di recente    ha ritenuto che il discusso waterfront    della marina spezzina dell’architetto    valenciano Josè Llavador,    poteva trovare una soluzione meno    aggressiva e più rispettosa dell’ambiente.    Anche per questa ragione ci    permettiamo di consigliare agli amministratori    di casa nostra di visitare    sul web il sito del gruppo e di ripensare    alla reale utilità dei grandi    divi dell’architettura.    ©riproduzione riservata</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/giorgio-furter-a-pantelleria-batte-fuksas-in-un-concorso-pubblico/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Campos Venuti: Città senza cultura. Conferenza alla Spezia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 21:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uno dei miti dell&#8217;urbanistica italiana del XX secolo. Giuseppe Campos Venuti sarà lunedì 7 giugno alle ore 17 al Centro Allende ai giardini pubblici della Spezia per presentare il suo libro &#8220;Città senza cultura&#8221;, un&#8217;intervista sull&#8217;urbanistica curata da Federico Oliva, presidente dell&#8217;Istituto nazionale di architettura. Per chi è interessato all&#8217;urbanistica, alla città, al vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/06/campos-venuti-citta-senza-cultura-al-centro-allendeo-unita/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>E&#8217; uno dei miti dell&#8217;urbanistica italiana del XX secolo. Giuseppe Campos Venuti sarà lunedì 7 giugno alle ore 17 al Centro Allende ai giardini pubblici della Spezia per presentare il suo libro &#8220;Città senza cultura&#8221;, un&#8217;intervista sull&#8217;urbanistica curata da Federico Oliva, presidente dell&#8217;Istituto nazionale di architettura.</p>
<p>Per chi è interessato all&#8217;urbanistica, alla città, al vivere civile, al paesaggio e all&#8217;ambiente è un&#8217;occasione da non perdere.</p>
<p>Di seguito pubblichiamo un articolo dedicato al Campos Venuti dal quotidiano L&#8217;Unità.</p>
<p><strong>Il federalismo di berlusconi spingerà i comuni alle peggiori mascalzonate</strong></p>
<p>di Jolanda Bufalini</p>
<p>È un tuffo nella cultura del Novecento, fra Karl Marx e economia classica liberale, la conversazione con Giuseppe Campos Venuti, che ha affidato ad un libricino denso quanto agile, le riflessioni di un cinquantennio abbondante di urbanistica. Rendita, profitto, riformismo, massimalismo, sembra di cogliere un gusto ironico nell’uso di categorie considerate demodé ma niente affatto aride, come dimostrano le pagine su l’Aquila, precocissime, visto che materialmente l’intervista fu registrata nel maggio 2009: «Appena possibile la gente deve tornare nelle sue strade comprando nei negozi riaperti&#8230;vedere i monumenti sui quali sono cominciati i consolidamenti più facili, si devono riaprire gli edifici pubblici..Rendendo consapevoli che i lavori non saranno brevi ma che i cittadini si sono già riappropriati della loro città». Campos Venuti critica le piattaforme anti-sismiche sovradimensionate delle new town di berlusconi, «sono proporzionate a palazzi di otto piani» ma non risparmia critiche alla sua parte: «La politica in genere non ama l’urbanistica, forse perché impone regole, e la sinistra è lenta a capirla». Ora poi persino l’Emilia Romagna, dove Campos arrivò, mandato da Alicata, come giovane assessore nelle giunte di Dozza a Bologna, ha cancellato l’assessorato all’urbanistica. Lei si definisce un “urbanista riformista”&#8230; «Lo so, è un termine sputtanato&#8230;ma io uso un lessico storico, non berlusconiano e quelle che Berlusconi sta facendo sono controriforme e non riforme. Riformismo è produrre cambiamenti positivi, senza usare i metodi coercitivi o cruenti della rivoluzione. E nell’urbanistica è più facile: in Italia c’è una legge approvata quasi per caso, quando le truppe dell’Asse erano a El Alamein. Altri paesi hanno adeguato la legislazione, noi siamo fermi a 65 anni fa». A proposito di riforme del governo: è stato votato il federalismo demaniale «È una follia che spingerà i comuni alle peggiori mascalzonate. Un finto federalismo che costringerà i comuni virtuosi a sobbarcarsi costi insopportabili di manutenzione, e gli altri a creare un attivo perverso attraverso speculazioni e varianti. I comuni, d’altra parte, sono fra l’incudine e il martello perché, non solo gli è stata tolta integralmente l’Ici, che Prodi aveva abolito al 40% per ragioni sociali. C’è anche una legge di Berlusconi (purtroppo non cancellata da Prodi nel 2006) che autorizza ad usare gli oneri di urbanizzazione – già bassi in Italia- per le spese di bilancio ordinarie, dagli stipendi dei vigili urbani a quelli dei bidelli. Ma gli oneri di urbanizzazione non fanno parte del bilancio comunale, sono il contributo che il costruttore deve dare ai servizi urbani in cambio della autorizzazione a costruire. Se il quesito fosse sottoposto alla Corte costituzionale questo scippo non potrebbe che essere considerato incostituzionale». Lei polemizza con quelli che chiama urbanisti massimalisti, sulla questione degli espropri. «Io ho fatto gli espropri a Bologna, quando erano a prezzi bassi. Ma ora il prezzo è di mercato e, da quando è venuto meno l’elemento punitivo dell’esproprio, le città hanno cominciato a crescere male. Non riesco a capire che sinistra sia quella che vuole gli espropri: a prezzo di mercato si fa un favore alla rendita, tanto più che il comune è obbligato a costruire entro cinque anni mentre il diritto dei privati è sine die». La sua impostazione, ovvero un piano programmatico più un piano operativo prescrittivo di 5 anni, fa cadere il diritto edificatorio acquisito dai privati con i vecchi Prg? «Non lo cancella ma lo addormenta. Il programma a priori permette al comune di scegliere, fra le proposte dei privati che rientrano nelle norme già stabilite, quelle che danno di più come verde pubblico e servizi. Senza nessuna contrattazione, tutte le previsioni previste nel piano operativo valgono cinque anni passati i quali il diritto a costruire scade». Però i suoi critici dicono che dietro questo metodo si nasconde la contrattazione «No, se oggi Alemanno a Roma per costruire la linea C della metropolitana si sta mangiando altri pezzi di Agro romano, questo si deve anche alla legge regionale sbagliata, che fu voluta da Rifondazione ». Nel suo libro insiste molto sui danni prodotti da una rendita eccessivamente alta «La rendita è la cosa peggiore, perché sul profitto si possono fare delle battaglie, per redistribuirlo. La rendita, invece, viene in tasca senza far nulla. Al massimo si deve corrompere un assessore per ottenere una variante urbanistica. E in Italia la rendita è altissima. In Francia si aggira intorno al 14%, da noi è intorno al 50%. E’ uno dei motivi per cui ai costruttori non conviene fare case belle, guadagnano già abbastanza con la speculazione sulle aree. Bisognerebbe tassare la rendita urbana» Perché? « Noi che ci occupiamo di urbanistica e di opere che servono all’urbanistica, il significato del debito pubblici lo capiamo meglio di altri. Il debito alto in Italia è cominciato negli anni del Caf, contrastato da Ciampi e Prodi, si è aggravato pesantemente con Berlusconi e continua a penalizzare l’Italia. in venti anni a Madrid si sono realizzate sette linee metropolitane, a Roma una sola. E i valori immobiliari siano aumentati proprio negli anni Ottanta, in parallelo con il debito pubblico, non è una coincidenza ma la conseguenza di una situazione in cui crescono le rendite urbane e finanziarie». Tornando alle”riforme” di Berlusconi, c’è anche il Piano case «Bisognerebbe che il centro sinistra facesse capire che il Piano Casa danneggia il costruito, danneggia i vicini. Le faccio l’esempio di Molinella, un comune del bolognese di cui mi sono occupato nell’ultimo decennio. Lì non tutti hanno sfruttato al massimo la possibilità di costruire, c’è quindi una riserva legale che riguarda il 56% circa della popolazione. È chiaro che, se quel 44% che ha già esaurito la propria quota di costruito, utilizzerà il Piano case di Berlusconi, farà un danno agli altri, a quelli che pensavano di avere il verde davanti e invece si troveranno a poca distanza un muro. Alla violazione legalizzata dei piani urbanistici esistenti, e quindi al danno per la collettività, si aggiunge il danno ai privati. Ma la sinistra è lenta nelle cose urbanistiche, mentre io sono convinto che sia importante conoscere per governare. Non serve strillare, perché la gente, invece di ascoltare, si tappa le orecchie, serve conoscere e trovare soluzioni di buon senso. Il buon senso è rivoluzionario». Negli ultimi anni c’è stato un proliferare di centri commerciali «I centri commerciali non si possono imputare agli urbanisti, sono i politici a trattare queste cose direttamente. Io capisco che, per certi aspetti, la grande distribuzione ha un senso economico ma, dal punto di vista urbanistico, il presidio del negozio nel quartiere significa sicurezza e vivibilità ambientale. Però i piccoli commercianti non ce la fanno, gli affitti sono troppo onerosi, e bisognerebbe pensare come aiutarli. E pensare che quando ho cominciato, per gli operai il commerciante era la longa manus del capitalismo. La vita cambia ma non per colpa dell’urbanista».</p>
<p>3 giugno 2010</p>
<p><a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text6/fork/ref/101549oe.HTM?key=mascalzonate&amp;first=1&amp;orderby=1" target="_blank">pubblicato su L&#8217;Unità</a></p>
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		<title>Democrazia: Sarzana e Ameglia «bocciati» in trasparenza</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima la censura della commissione di vigilanza sulla trasparenza per la gabella di 50 euro imposta al Comitato Sarzana, che botta! per accedere a documenti urbanistici, poi la censura della Prefettura a Sarzana e Ameglia per i siti internet incompleti. Se la trasparenza è un fondamento della democrazia, c'è di che meditare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/democrazia-sarzana-e-ameglia-%c2%abbocciati%c2%bb-in-trasparenza/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>La Nazione 22/05/2010</p>
<p>L’ESPOSTO sulla mancanza di trasparenza nei siti internet dei Comuni di Ameglia e Sarzana non è caduto nel vuoto. Il prefetto della Spezia La Fauci ha raccolto le accuse di Giampiero Pesci, presidente del Comitato Cittadino di Bocca di Magra, e dopo averne verificato la fondatezza ha «tirato le orecchie» alle due amministrazioni comunali. In una lettera ai sindaci Galazzo e Caleo sottolinea dunque i dati mancanti nei rispettivi siti la cui pubblicazione è invece prevista dalla legge, chiedendone l’integrazione e l’aggiornamento. Nel sito internet del Comune di Ameglia, fa notare il vice prefetto, non sono aggiornate con i dati del 2009 gli incarichi di collaboraborazione e consulenze, mentre mancano del tutto l’albo dei beneficiari di provvidenze di natura economica e l’elenco degli amministratori designati dall’ente nelle società partecipate e i relatici comprensi. Nel sito di Sarzana i dati degli incarichi di collaborazione e consulenza sono fermi al primo semestre 2009, pubblicati invece l’elenco degli amministratori nominati nelle partecipate ed i loro compensi. Per Sarzana è il secondo richiamo sulla trasparenza dopo la «bocciatura» della commissione di vigilanza sull’accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha contestato la pretesa di 50 euro per dodici fotocopie ritendola «irragionevole e sproporzionata misura volta a scoraggiare il cittadino dall’esercitare un diritto soggettivo» sancito dalla Costituzione e da una legge dello Stato. I «costosi» atti erano stati richiesti dal presidente di «Sarzana, che botta!» per l’attività del Comitato sulla politica urbanistica del Comune.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/democrazia-sarzana-e-ameglia-%c2%abbocciati%c2%bb-in-trasparenza/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Vecchio Mercato, Colonia Olivetti &#8230;. il degrado alibi per le ruspe</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 22:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Vecchio mercato è degradato? Demoliamolo. E la Colonia Olivetti? E il San Bartolomeo? Tutti in stato di incuria. Diamo tutto alle ruspe? Un'intelligente riflessione di Emanuela Rosi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/patrimonio-abbandonato-la-ruspa-e-sempre-in-agguato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>di <strong>Emanuela Rosi </strong></p>
<p><strong></strong>da La Nazione 16/05/2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’EX MERCATO ortofrutticolo, oggi pala hockey, in settimana è passato all’esame dell’architetto Rossini, sovrintendente ai beni architettonici e al paesaggio, chiamato in causa per decidere se il vincolo che lo tutela può essere «abbattuto». Certo non devono essergli sfuggite le condizioni di degrado esterno e i rappezzamenti interni che lo hanno trasformato in un indefinibile ibrido architettonico, sporco e fatiscente. Se la bellezza percepita sarà il criterio per decidere se demolire il «vecchio» e ricostruire la copertura di una piazza appoggiata su due file di palazzi nuovi di pacca, il destino dell’ex mercato è segnato. Chissà se, nell’occasione, sono finiti sotto la lente della Sovrintendenza tutti gli altri beni architettonici tutelati, e degradati, della città. Se così fosse difficile ignorare il dubbio che sia necessaria una “deroga generale” ad abbattere l’incuria con cui quei beni sono stati conservati. Nell’ex ospedale di via Paci poco rimane di affascinante da salvare e la prevista Cittadella della salute starebbe di certo meglio in un edificio progettato ad hoc. Se poi si è spinto fino a Marinella ha cominciato a tremare l’ex colonia Olivetti che si accinge a cambiare proprietario dopo decenni di oblìo: una ruspa può spazzare via degrado, abusivi e spazzatura, poi mattoni e cemento e sulla spiaggia potrebbe sorgere una struttura decorosa con minor dispendio economico e di energia. Il casolare bruciacchiato di Santa Caterina poi sembra non aspettare altro che una ruspa. E della sparizione di una “disgraziata” villa Ollandini, e del parco botanico che fu sepolto dietro un cancello chiuso, forse pochi s’accorgerebbero. Basta ridefinire i concetti di patrimonio e tutela.</p>
<p><a href="emanuela.rosi@lanazione.net" target="_blank">emanuela.rosi@lanazione.net</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/patrimonio-abbandonato-la-ruspa-e-sempre-in-agguato/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Trasparenza, la Vigilanza boccia Sarzana. Irragionevoli 50 euro per 12 fotocopie!</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 22:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Pretendere 50 euro per dodici fotocopie è una “irragionevole e sproporzionata misura volta a scoraggiare il cittadino dall’esercitare un diritto soggettivo”. Sarzana bocciata in trasparenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/la-vigilanza-sulla-trasparenza-boccia-sarzana-irragionevoli-50-euro-per-12-fotocopie/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>di <strong>Carlo Ruocco</strong></p>
<p>Pretendere 50 euro per dodici fotocopie è una “irragionevole e sproporzionata misura volta a scoraggiare il cittadino dall’esercitare un diritto soggettivo” <span style="font-weight: bold;">sancito dalla Costituzione e da una legge dello Stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">La stroncatura dell&#8217;operato del Comune di Sarzana in materia di trasparenza degli atti pubblici è giunta dalla massima autorità di controllo: la commissione di vigilanza sull&#8217;accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ne ha dato notizia il giornalista Pino Meneghini sul Secolo XIX nell&#8217;articolo che riportiamo sotto. A parte il non trascurabile particolare che il quotidiano ha omesso di riferire che l&#8217;istanza di accesso agli atti era stata inoltrata dal presidente del Comitato Sarzana, che botta! e non dal &#8220;ficcanaso Carlo Ruocco&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217;attività del Comitato sulla politica urbanistica del Comune, la notizia è ben circostanziata perché fondata sul documento originale della Commissione, che qui riproduciamo integralmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Partendo dall&#8217;autorevole parere della Commissione, ora tocca al Comitato Sarzana, che botta! assumere iniziative per indurre il Comune a cancellare questa vergognosa gabella che lo pone tra gli enti più &#8220;oscuri&#8221; d&#8217;Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Intanto</span><span style="font-weight: bold;"> </span><span style="font-weight: bold;">l&#8217;importo: &#8220;deve essere equo e non esoso&#8221;, <span style="font-weight: normal;">afferma l&#8217;organo di vigilanza, </span>&#8220;in quanto la richiesta di un importo costituisce un limite all&#8217;esercizio del diritto di accesso&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Ci sembra di poter esigere dal Comune</span><span style="font-weight: bold;"> la restituzione del &#8220;maltolto&#8221;, </span><span style="font-weight: bold;">per giunta per una pratica che non era in archivio e non richiedeva di alcuna ricerca. Studieremo col gruppo giuridico la forma, se l&#8217;Amministrazione non vorrà provvedere spontaneamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Ma è </span><span style="font-weight: bold;">il regolamento<span style="font-weight: normal;">, che impone la gabella che va totalmente ripensato, perché </span>in totale contrasto con lo spirito della legge. <span style="font-weight: normal;">Anche in questo caso valuteremo col gruppo giuridico le modalità, evitando, se possibile, un oneroso ricorso al Tar.</span></span></p>
<p>Resta per il Comune la vergogna di una solenne stroncatura sul terreno della trasparenza, che è sempre stato un tema caro alla sinistra. Meraviglia ancora una volta il silenzio di tanti intellettuali e democratici contro questo palese abuso.</p>
<p><strong><em>Di seguito l&#8217;articolo di Pino Meneghini.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><br />
Tassa sugli atti, il Comune “bocciato” in trasparenza</p>
<p>Da Il Secolo XIX – 16/04/10 (PINO MENEGHINI)</p>
<p>LA COMMISSIONE NAZIONALE CENSURA L’ENTE LOCALE</p>
<p>Chiesti 50euro per fotocopiare due pratiche: tariffario “troppo esoso”</p>
<p style="text-align: justify;">LE TARIFFE applicate dal comune  di Sarzana nei confronti di chi richiede  copie di atti amministrativi,  sono una <em><strong>“irragionevole e sproporzionata misura  volta a scoraggiare il  cittadino dall’esercitare un diritto  soggettivo”</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6288" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/Consiglio-Ministri-su-mancata-trasparenza.jpg" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-6288" title="Consiglio Ministri su mancata trasparenza_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/05/Consiglio-Ministri-su-mancata-trasparenza_rimp-150x150.jpg" alt="cliccare per ingrandire la lettera dalla Presidenza del Consiglio" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">cliccare per ingrandire la lettera dalla Presidenza del Consiglio</p></div>
<p>Con questo severo giudizio  la <strong>Commissione di Vigilanza</strong> sull’accesso ai documenti amministrativi  istituita <strong>presso la Presidenza  del Consiglio dei Ministri</strong>, non  solo <strong>boccia il tariffario</strong> deliberato  dalla giunta comunale nell’aprile  del 2008, ma <strong>lancia </strong>anche <strong>il sospetto</strong> che quelle tariffe esose abbiano lo  scopo di <strong>allontanare dai “segreti”</strong> degli uffici i cittadini troppo curiosi.  Si chiude così – almeno per ora e fatti  salvi tardivi ripensamenti dell’amministrazione  comunale – la  vertenza che aveva visto <strong>due cittadini  ficcanaso</strong>, Carlo Ruocco e Pier  Luigi Marchi, chiedere le <strong>prove documentali  di quelle che sono state  definite le “false fideiussioni”</strong>, prestate  al Comune dai costruttori a  fronte dell’impegno assunto di realizzare  opere pubbliche in luogo del  pagamento dei prescritti oneri di  urbanizzazione. Il fatto è, sostenevano Ruocco e Marchi,  che <strong>il Comune in taluni casi non era riuscito né a  far realizzare le opere promesse, né,  tantomeno, a riscuotere le somme  dovute e garantite da fideiussioni  stranamente prive di validità, pur in  presenza di palesi inadempienze da  parte delle ditte costruttrici.</strong> Come  si ricorderà, in quell’occasione  l’amministrazione aveva richiesto  <strong>per due sole fotocopie</strong> di pratiche  relativamente recenti, <strong>ben 50 euro</strong> per diritti di segreteria, aumentabili  a 100 euro se le pratiche fossero state  anteriori al 1998, e questo a prescindere dal numero delle fotocopie  richieste. La notizia ripresa immediatamente dal Secolo XIX,  era stata  trasformata da un cittadino in un  esposto, inviato per un parere sul  caso sarzanese, alla Commissione  che vigila sulla trasparenza della  pubblica amministrazione, un organo  autorevole istituito dalla stessa  legge sulla accessibilità ai documenti  pubblici e sulla trasparenza,  presieduta dal sottosegretario  Gianni Letta, e composta da tecnici  e da quattro parlamentari. Questa  nei giorni scorsi ha tenuto una delle  periodi che riunioni del suo Plenum,  ed ha espresso il parere sopra riportato,  che <strong>condanna, almeno sul piano giuridico e morale,  l’amministrazione  a modificare quelle norme incompatibili con il principio di accessibilità  agli atti e di trasparenza </strong>che  deve guidare l’attività degli enti  pubblici, e di quelli locali in specie.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/05/la-vigilanza-sulla-trasparenza-boccia-sarzana-irragionevoli-50-euro-per-12-fotocopie/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Avvenire è il coraggio di fare Cultura</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 23:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[I Botta e Risposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=4935</guid>
		<description><![CDATA[Sarzana al centro del dibattito nazionale sull'urbanistica partecipata. Come esempio negativo, ovviamente. Merito dell'inserto culturale de L'Avvenire di domenica che ha messo a confronto La Cecla, Botta e Ray Lorenzo. Tutto da leggere. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/lavvenire-e-il-coraggio-di-fare-cultura/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><div class="mceTemp">di <strong>Carlo Ruocco</strong></div>
<div class="mceTemp">Un&#8217;intera pagina dedicata alla riflessione sul modo di fare urbanistica oggi, sull&#8217;uso delle grandi firme dell&#8217;architettura per far passare progetti faraonici tagliando fuori i cittadini, cercando il loro consenso dopo aver operato le scelte e tacciandoli con lo stucchevole ritornello: &#8220;Che titolo avete per giudicare una star?&#8221;</div>
<div class="mceTemp">Ebbene il quotidiano dei Vescovi italiani, l&#8217;Avvenire, domenica ha portato un grande contributo al dibattito. Un&#8217;intera pagina introdotta da una pregevole riflessione dell&#8217;architetto antropologo professor Franco La Cecla e corredata da due interviste con testi contrapposte: una a Ray Lorenzo, architetto di scuola statunitense, che sostiene la partecipazione dei cittadini nella fase preliminare dei piani, l&#8217;altra a Mario Botta, che vede, ovviamente, la partecipazione come ostacolo al genio creativo con possibilità di derive demagogiche.</div>
<div class="mceTemp">E all&#8217;interno di questo confronto, Sarzana la fa da protagonista. Il professor La Cecla la indica come esempio negativo di partecipazione, di programmazione democratica dell&#8217;uso del territorio. Il grande antropologo mette il dito sulla piaga: gli edifici progettati estranei alla cultura del luogo, gli stessi progettati da Botta in altre città, in altre nazioni, in altri contesti storici.</div>
<div class="mceTemp">Mario Botta, ovviamente, difende il suo operato, scaricando ancora una volta le responsabilità sulle scelte dell&#8217;Amministrazione &#8220;Qui ci sono volumetrie che scaturiscono da indici di edificabilità decisi dall&#8217;amministrazione comunale, sulla cui base sono già stati assegnati i lotti &#8230;. La decisione è già presa&#8221;.</div>
<div class="mceTemp">Il grande architetto dimentica (o proprio ignora) che un lotto è pubblico, che il piano regolatore ha già superato i dieci anni e deve essere sottoposto a verifica, che le volumetrie, proprio per questa ragione, non sono immutabili. E finge di dimenticare che una grande firma dell&#8217;architettura può anche scegliere di non avallare deliri costruittivi.</div>
<div class="mceTemp">Botta però non si difende dall&#8217;accusa di proporre le stesse costruzioni a Treviso, a Sesto San Giovanni, ignorando &#8220;la memoria dei luoghi&#8221; da lui stesso teorizzata come riferimento fondante di una buona architettura. La Cecla non a caso parla di &#8220;bipolarità schizofrenica&#8221; tra quanto le Archistar scrivono e quanto realizzano.</div>
<div class="mceTemp">Botta però dice anche una cosa sulla &#8220;progettazione partecipata&#8221;. Dice: &#8220;funziona dove l&#8217;architetto è in grado di dar forma al consenso&#8221;.</div>
<div class="mceTemp">Ci scusi, Maestro, ma come può dare &#8220;forma al consenso&#8221; se non ha mai ascoltato la città, i suoi abitanti, prima di schizzare palazzi ad arco retto, palazzi che fanno da ponte su strade di grande traffico, torri circolari e via col suo armamentario sempre uguale a ogni latitudine in barba ai suoi discorsi contro la globalizzazione? Come pensa di dare forma al consenso se ascolta solo il &#8220;Signore&#8221; della città, suo committente pubblico, o il suo committente privato, il grande gruppo cooperativistico?</div>
<div class="mceTemp">Come dare &#8220;forma al consenso&#8221; lo spiega Ray Lorenzo. Nell&#8217;intervista rilasciata a Leonardo Servadio, curatore della pagina, conferisce dignità storica alla partecipazione democratica nelle scelte urbanistiche. Negli Stati Uniti data dal 1776.</div>
<div class="mceTemp">Pubblichiamo i tre articoli nell&#8217;impegno che abbiamo assunto come Comitato Sarzana che botta! di fare cultura urbanistica (e democratica). Ma chi può recuperare dal parroco una copia dell&#8217;Avvenire di domenica, lo faccia. E&#8217; bella la pagina. E l&#8217;inserto cultura.</div>
<div id="attachment_4955" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/avvenire-03-01-10.pdf" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4955" title="bottalacecla2_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/bottalacecla2_rimp.jpg" alt="bottalacecla2_rimp" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Botta - Franco La Cecla (cliccare sull&#39;immagine per visualizzare gli articoli apparsi su L&#39;Avvenire del 3 gennaio 2010)</p></div>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h3>Archistar Ma la gente non li vuole!</h3>
<h4><em>di Franco La Cecla</em></h4>
<p><em>(<a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/avvenire-03-01-10.pdf" target="_blank">articolo apparso su L&#8217;Avvenire il 3 gennaio</a>)<br />
</em></p>
<p><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; </em></p>
<p>Bisognerebbe dedicare uno studio serio alla bipolarità schizofrenica che caratterizza oggi la cesura tra quanto le <strong>superstar dell’architettura</strong> <strong>scrivono, dichiarano, teorizzano</strong> e la loro <strong>pratica, il loro «vero mestiere»: quello di disegnare, progettare </strong>edifici, musei, quartieri, alberghi, case.</p>
<p>È un tema interessante.</p>
<p>Tutti i grandi architetti si sentono un po’ la reincarnazione di Vitruvio e Leon Battista Alberti.</p>
<p>Il solo fatto di essere delle superstar dell’architettura dà loro il permesso di parlare di temi più ampi, delle grandi questioni legate alla convivenza, alla globalizzazione, alla società multietnica.</p>
<p>Così è interessante ascoltare quello che dice in un’intervista recente Mario Botta, l’architetto svizzero italiano che ha tra l’altro firmato <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/scala1.jpg" target="_blank">l’<em>extension</em> della Scala a Milano</a> e innumerevoli altri progetti in tutto il mondo. Le sue parole non sono diverse da quelle di un’altra superstar – che da sempre scrive libri di teoria architettonica – come <strong>Vittorio Gregotti (</strong><em>progettista, tra l&#8217;altro, dello <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Chs5mpOV-pg&amp;feature=related" target="_blank">Zen di Palermo</a>, ndr</em><strong>)</strong>, o di una star un po’ più «modesta» come <strong>Massimiliano Fuksas</strong>. Li accomuna un disprezzo per l’espressione «archistar», una parola coniata da due geniali ricercatrici, <strong>Gabriella Lo Ricco</strong> e <strong>Silvana Micheli</strong>, in un libro pubblicato qualche anni fa da Bruno Mondadori, <a href="http://architettura.supereva.com/books/2003/200310017/index.htm" target="_blank"><strong>Lo spettacolo dell’Architettura</strong></a>. Tutti e tre (ma potremmo aggiungervi Zaha Hadid, o qualunque altro genio dello spettacolo mediatico dell’architettura) negano di essere delle archistar e additano al pubblico ludibrio quegli architetti che non si rendono conto, <strong>come dice Botta</strong>, che <strong>«l’architettura è ineludibile. Non si può spegnere come fosse una trasmissione che non ti piace o accantonare come un libro che ti delude»</strong>. E <strong>aggiunge che gli architetti sono chiamati a lavorare «anche sul terreno della memoria, che oggi è il vero antidoto alla globalizzazione»</strong>. Dovizia di citazioni da cui non deve mai mancare il <strong>riferimento a <a href="http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&amp;n_art=2513" target="_blank">Zygmunt Bauman</a></strong><a href="http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&amp;n_art=2513" target="_blank">, <strong>alle città «liquide»</strong></a>, una ripresa dei<strong> «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluogo" target="_blank">non luoghi» di Marc Augè</a></strong> e un <strong>appello a fare fronte all’emergenza ambientale</strong> in vista di una sostenibilità dell’ambiente costruito&#8230; Insomma nulla di più politically correct delle dichiarazioni delle superstar. <strong>Come dice Botta nell’intervista: l’architettura non è lo strumento per costruire in un luogo, ma per costruire quel luogo.</strong></p>
<p><strong>Deve tener conto delle sue caratteristiche, della sua identità, del suo essere a suo modo origine.</strong></p>
<p>Stranamente <strong>nessuna di queste personalità accenna mai vagamente o prende semplicemente come esempio le proprie realizzazioni</strong>.</p>
<p>Non se ne parla , non si racconta se sono state bene o male accolte, se sono state un fallimento o un successo. No, semplicemente esse esistono indipendentemente dai discorsi: sono l’opera, quello per cui gli architetti diventano delle superstar. Nelle interviste, nelle dichiarazioni <strong>non si parla mai dei problemi che per esempio sorgono con gli abitanti</strong> (<em><a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/02/celerina-boccia-botta/" target="_blank">Celerina</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZxnZluFA0tE" target="_blank">Boccadasse</a>, <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/piazza-luni-20-luglio-i-video/" target="_blank">Sarzana</a>, ndr</em>). Si può teorizzare la partecipazione, ma poi <strong>se un comitato cittadino protesta contro un progetto o lo rigetta, l’architetto si rifugia nelle braccia del committente</strong>, se ne lava bellamente le mani.</p>
<h4><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/09/plastico-progettuale._rimp4.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2310" title="plastico progettuale._rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/09/plastico-progettuale._rimp4.jpg" alt="plastico progettuale._rimp" width="380" height="296" /></a></h4>
<h4>È quanto è avvenuto a Mario Botta con un progetto megagalattico di 200mila metri cubi di cemento attaccato al centro storico di Sarzana, fatto di cubi massicci, monumentali ed edifici a cubo che scavalcano strade <strong> </strong>.</h4>
<p>Un comitato di 3000 abitanti (su ventimila residenti) si è opposto, si continua ad opporre, adducendo la follia di una snaturalizzazione del patrimonio storico, l’assoluta genericità del progetto che è <a href="http://www.sarzanachebotta.org/category/botta-contro-botta/lunicita/" target="_blank">lo stesso che Botta ha proposto a Treviso e altrove</a>, e soprattutto la sua inutilità (Sarzana è diventata un centro che attrae per il suo fascino discreto, il Festival della Mente, l’atmosfera da piccola cittadina ligure-toscana contenuta e coerente nel suo stile). Lo stesso è avvenuto a Fuksas, contestato a Savona per un grattacielo in mare di fronte all’ultima spiaggia popolare ed amata che ne sarebbe spazzata via. Si potrebbe citare anche Pescara ed il monumento in plastica dell’archistar Toyo Ito, costato un milione e trecentomila euro ed «esploso» all’inaugurazione.</p>
<p>Ma <strong>una caratteristica tipica delle archistar è di non legare le parole ai fatti</strong>, di giocare di «sponda» come se fossero dei guru della società a cui tutto è permesso, perché <strong>tanto con la loro azione riqualificano il patrimonio immobiliare</strong> di un posto, ne rilanciano il brand, <strong>fanno comodo ai sindaci pigri</strong> che hanno bisogno della loro azione per dimostrare che fanno qualcosa di eclatante. Per questo a <strong>Sarzana</strong>, come a Savona, come a Pescara i cittadini, i comitati, le associazioni di abitanti non contano nulla , nonostante tutta la pubblicità che si fa alla necessità di partecipazione e di vita civile. La democrazia non fa «brand». <strong>Eppure sono anni che la partecipazione è diventata il fiore all’occhiello di molte amministrazioni</strong>, da anni a <strong>Bologna</strong> i comitati di quartieri si servono di <strong>facilitatori</strong> che fanno da tramite tra l’amministrazione e le esigenze degli abitanti, e soprattutto si è sviluppata una professionalità che si è ricavata uno spazio non indifferente nel dialogo, nella negoziazione e nella possibilità che i progetti non vengano fatti a scapito degli abitanti, ma in un processo di scambio. Ad esempio a <strong>Torino</strong> c’è un’<strong>agenzia per la partecipazione </strong>che si chiama<strong> <a href="http://www.avventuraurbana.it/chisiamo/" target="_blank">«Avventura Urbana»</a></strong> e che oramai è un punto di riferimento indispensabile per ogni decisione che non voglia restare nel vuoto, ma incontrare il consenso di condomini, associazioni di strada, comitati di quartiere. «Avventura Urbana» si serve di tecniche sperimentate dall’advocacy planning in Inghilterra negli anni ’80 da personaggi come John Turner: meeting e riunioni dove il quartiere viene simbolizzato, rifatto dagli abitanti e discusso, dove ogni innesto nuovo viene compreso nel contesto e dove soprattutto si impara che la città non è cosa solo degli architetti, degli urbanisti e degli amministratori. Negli <strong>Stati Uniti</strong> esiste una commistione tra studi di architettura e agenzie di partecipazione, come ad esempio «Public Architecture». A <strong>San Francisco</strong>, un’organizzazione che sta trasformando la forma delle strade, la larghezza dei marciapiedi e detta regole alla diminuzione del traffico e all’aumento della socialità vis-a vis . Queste organizzazioni spesso stimolano forze che vengono ignorate dagli amministratori. A <strong>Pescara</strong> c’è un’agenzia guidata da Monica Giuliato, una filosofa, che si sta muovendo per fare risorgere il territorio delle imprese turistiche d’Abruzzo dal terremoto a partire dalla Confalberghi e dalla Confcommercio, attori rimasti fuori dalle logiche dirigistiche del commissariamento. Tempo fa si erano messi insieme per richiedere al Commissario un finanziamento per rilanciare il turismo. I due milioni di euro assegnati sono andati a Mediaset per un serial sull’Abruzzo e ovviamente oggi gli stessi soggetti si muovono in direzioni diverse, di coinvolgimento di comitati di giovani e di abitanti. A <strong>Milano</strong> c’è <strong>Ray Lorenzo</strong>, un architetto che si occupa da sempre di partecipazione e ha fondato «ABCittà» una organizzazione che aiuta abitanti a fondare cooperative in co- housing, gente che sceglie di andare a vivere insieme nello stesso complesso e di costruire insieme. Lorenzo è stato invitato dall’Unicef a dare dritte ai costruttori della nuova capitale del Kazakistan, Astana, riguardo allo spazio da riservare ai bambini.</p>
<p>Sempre Ray Lorenzo ha fondato una <a href="http://www.scuolaprogettazionepartecipata.it/Lorenzo.html" target="_blank">scuola di progettazione partecipata</a> per rieducare architetti ed urbanisti ad un approccio più sensibile.</p>
<p>Dovrebbero forse andarci i nostri architetti.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<h3><span><strong>Ma la demagogia combina disastri urbanistici</strong></span></h3>
<h4><span><strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/avvenire-03-01-10.pdf" target="_blank">(replica di Mario Botta raccolta sull&#8217;Avvenire del 3 gennaio da Leonardo Servadio)</a><br />
</strong></span></h4>
<p>«L’idea architettonica può sempre essere modificata, ma l’impostazione di fondo è data non dall’architetto, bensì da fattori che riguardano il modo in cui si evolve la realtà urbana». Criticato per un edificio a torre disegnato per Sarzana, <span style="color: #000000;"><strong>Mario</strong></span><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><strong>Botta</strong></span> dice la sua: «La &#8216;progettazione partecipata&#8217; non è una novità: si fece largo nel clima sessantottesco e molti professionisti impegnati vi aderirono. Notissimo il caso di Giancarlo De Carlo con le case popolari per Terni: fece scegliere il progetto ai destinatari. Fu una catastrofe urbanistica». <strong><br />
Perché?</strong><br />
«Le richieste della gente originano da quel che le è noto. Nel caso citato, gli operai cui le case erano destinate avevano in mente le cascine agricole della loro gioventù. Il tentativo di rispondere a quelle esigenze conservative si tradusse in un fallimento, perché non si può trasformare una cascina in un condominio di città. Al professionista spetta di interpretare le esigenze dell’utente e compaginarle con le tecniche costruttive attuali e con le condizioni oggettive del sito, inventando soluzioni nuove». <strong><br />
Quindi la progettazione partecipata non può funzionare?</strong><br />
«Funziona dove l’architetto è in grado di dar forma al consenso. Che però può configurarsi anche come &#8216;rapina&#8217;&#8230; Mi sembra che il rischio sia la demagogia: e questa conduce al fallimento. Soprattutto là dove vi siano vincoli precostituiti dal mercato o dalle scelte di piano». <strong><br />
Come a Sarzana?</strong><br />
«Proprio così: qui ci sono volumetrie che scaturiscono da indici di edificabilità decisi dall’amministrazione comunale e sulla cui base sono stati già assegnati i lotti. Si mira a ottenere un’alta densità abitativa: con edifici a torre. La decisione è già presa. Beninteso, capisco chi si oppone: sotto il profilo estetico le opinioni possono divergere. Ma per quanto mi riguarda ritengo preferibile agire su forti volumetrie in città ed evitare di invadere ulteriormente le campagna. Anche quando intervenni alla Scala di Milano mi accusavano di metter su un grattacielo che avrebbe oppresso l’edificio storico: s’è visto che il risultato è ben diverso». <strong><br />
Era meglio quando c’era il signore della città, unico committente?</strong><br />
«Ci sono sempre state tensioni, contrasti. Per un’architettura di qualità ci vuole anche discussione: purché sia autentica, competente e basata sul dialogo, non sul pregiudizio. Mi preoccupa l’ondata populistica, la contrapposizione a muso duro, la tendenza a manipolare l’emotività del momento». <strong> (L. Serv.)</strong></p>
<h3>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</h3>
<h3>«Consensus building»  &amp;«community design»</h3>
<h4><span><strong><strong><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/avvenire-03-01-10.pdf" target="_blank">(intervista a Ray Lorenzo di Leonardo Servadio, su Avvenire del 3 gennaio)</a></strong></strong></span></h4>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/ray-lorenzo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4991" title="ray lorenzo" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/ray-lorenzo.jpg" alt="ray lorenzo" width="114" height="114" /></a>«La <strong>progettazione partecipata</strong> dovrebbe cominciare prima che siano concepiti i piani di sviluppo delle aree urbane, non quando sono già approvati: altrimenti la partecipazione si riduce al tentativo di giustificare scelte già compiute, con ben poche possibilità di influire sulla realtà». Ray Lorenzo è un ingegnere statunitense che, trasferito in Italia una trentina d’anni fa, ha cercato di importarvi la cultura del progetto condiviso. «Che richiede un approccio multidisciplinare e la capacità di dialogare. Coinvolge sociologi, psicologi, amministratori locali, architetti, urbanisti, pedagoghi, esponenti delle associazioni presenti sul territorio&#8230; Negli Usa ha radice nei town meeting che accompagnano la società sin <strong>dall’epoca della rivoluzione del 1776</strong>, e che portano la comunità a progettare il proprio spazio di vita. Questa cultura ha dato luogo alla strategia del consensus building : in cui l’accento è posto sul secondo termine, cioè sul costruire assieme, non sul primo. Vi sono corsi di laurea di community design (io l’ho frequentato a Harvard) che formano professionisti capaci per accompagnare il dialogo tra le diverse componenti della comunità, finalizzandolo al progetto dello spazio comune».</p>
<p>Sta parlando di qualcosa che è all’essenza della «res publica»: si racconta che nella Roma repubblicana esistesse questa cultura, ma <strong>dopo la morte dei Gracchi non sembra molto presente qui da noi</strong>&#8230;</p>
<p>«In effetti i contrapposti egoismi, il pensare ognuno per sé, non favoriscono la progettazione partecipata. In Germania, dove la cultura della &#8216;cosa pubblica&#8217; è più diffusa, tale approccio al progetto dello spazio comune risulta più agevole. Ma anche qui in Italia qualcosa si muove in questa direzione: la cooperativa che ho fondato, ABCittà (<a href="http://www.abcitta.org" target="_blank">www.abcitta.org</a>), e che unisce architetti, pedagoghi, sociologi e altri, è stata chiamata in diverse realtà urbane.</p>
<p>Per esempio a Cormano (Mi) abbiamo trasformato un incrocio stradale in una piazza oggi goduta dalla popolazione.</p>
<p>L’essenza della progettazione partecipata sta nel senso di responsabilità che ogni singolo dovrebbe nutrire verso la propria città: a partire dagli amministratori pubblici sino all’uomo della strada».</p>
<p>Concretamente come avviene?</p>
<p>«È importante realizzare interventi su piccola scala: coinvolgere con efficacia la popolazione su megaprogetti è molto più difficile. Si riuniscono rappresentanze di cittadini, di amministratori pubblici, architetti (anche archistar, perché no?) attorno a un tavolo, e ci si confronta sugli obiettivi e sulle modalità per raggiungerli.</p>
<h4>Ci vuole una cultura del dialogo. Se non c’è, la si può formare&#8230;. Ma non dove i piani urbanistici sono già definiti».</h4>
<p>Leonardo Servadio</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;"><strong>Archistar</strong><strong> Ma <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> gente non li vuole!</strong></p>
<p align="justify">di <strong> Franco <span style="color: blue;"><strong>La</strong></span> Cec<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> </strong><br />
Bisognerebbe dedicare uno studio serio al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> bipolarità schizofrenica che caratterizza oggi <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> cesura tra quanto le superstar dell’architettura scrivono, dichiarano, teorizzano e <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> loro pratica, il loro «vero mestiere»: quello di disegnare, progettare edifici, musei, quartieri, alberghi, case. È un tema interessante. Tutti i grandi architetti si sentono un po’ <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> reincarnazione di Vitruvio e Leon Battista Alberti. Il solo fatto di essere delle superstar dell’architettura dà loro il permesso di parlare di temi più ampi, delle grandi questioni legate al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> convivenza, al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> globalizzazione, al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> società multietnica. Così è interessante ascoltare quello che dice in un’intervista recente Mario Botta, l’architetto svizzero italiano che ha tra l’altro firmato l’ extension del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> Sca<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> a Milano e innumerevoli altri progetti in tutto il mondo. Le sue parole non sono diverse da quelle di un’altra superstar – che da sempre scrive libri di teoria architettonica – come Vittorio Gregotti, o di una star un po’ più «modesta» come Massimiliano Fuksas. Li accomuna un disprezzo per l’espressione «archistar», una paro<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> coniata da due geniali ricercatrici, Gabriel<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> Lo Ricco e Silvana Micheli, in un libro pubblicato qualche anni fa da Bruno Mondadori, <em> Lo spettacolo dell’Architettura .</em> Tutti e tre (ma potremmo aggiungervi Zaha Hadid, o qualunque altro genio dello spettacolo mediatico dell’architettura) negano di essere delle archistar e additano al pubblico ludibrio quegli architetti che non si rendono conto, come dice Botta, che «l’architettura è ineludibile. Non si può spegnere come fosse una trasmissione che non ti piace o accantonare come un libro che ti delude». E aggiunge che gli architetti sono chiamati a lavorare «anche sul terreno del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> memoria, che oggi è il vero antidoto al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> globalizzazione». Dovizia di citazioni da cui non deve mai mancare il riferimento a Zygmunt Bauman, alle città «liquide», una ripresa dei «non luoghi» di Marc Augè e un appello a fare fronte all’emergenza ambientale in vista di una sostenibilità dell’ambiente costruito&#8230; Insomma nul<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> di più <em> politically correct</em> delle dichiarazioni delle superstar. Come dice Botta nell’intervista: l’architettura non è lo strumento per costruire in un luogo, ma per costruire quel luogo.<br />
Deve tener conto delle sue caratteristiche, del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> sua identità, del suo essere a suo modo origine.<br />
Stranamente nessuna di queste personalità accenna mai vagamente o prende semplicemente come esempio le proprie realizzazioni.<br />
Non se ne par<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> , non si racconta se sono state bene o male accolte, se sono state un fallimento o un successo. No, semplicemente esse esistono indipendentemente dai discorsi: sono l’opera, quello per cui gli architetti diventano delle superstar. Nelle interviste, nelle dichiarazioni non si par<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> mai dei problemi che per esempio sorgono con gli abitanti. Si può teorizzare <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> partecipazione, ma poi se un comitato cittadino protesta contro un progetto o lo rigetta, l’architetto si rifugia nelle braccia del committente, se ne lava bellamente le mani. È quanto è avvenuto a Mario Botta con un progetto megagalattico di 200mi<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> metri cubi di cemento attaccato al centro storico di <strong> Sarzana,</strong> fatto di cubi massicci, monumentali ed edifici a cubo che scavalcano strade. Un comitato di 3000 abitanti (su ventimi<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> residenti) si è opposto, si continua ad opporre, adducendo <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> follia di una snaturalizzazione del patrimonio storico, l’assoluta genericità del progetto che è lo stesso che Botta ha proposto a Treviso e altrove, e soprattutto <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> sua inutilità (Sarzana è diventata un centro che attrae per il suo fascino discreto, il Festival del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> Mente, l’atmosfera da picco<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> cittadina ligure-toscana contenuta e coerente nel suo stile). Lo stesso è avvenuto a Fuksas, contestato a <strong> Savona</strong> per un grattacielo in mare di fronte all’ultima spiaggia popolare ed amata che ne sarebbe spazzata via. Si potrebbe citare anche <strong> Pescara</strong> ed il monumento in plastica dell’archistar Toyo Ito, costato un milione e trecentomi<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> euro ed «esploso» all’inaugurazione.<br />
Ma una caratteristica tipica delle archistar è di non legare le parole ai fatti, di giocare di «sponda» come se fossero dei guru del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> società a cui tutto è permesso, perché tanto con <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> loro azione riqualificano il patrimonio immobiliare di un posto, ne rilanciano il <em> brand,</em> fanno comodo ai sindaci pigri che hanno bisogno del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> loro azione per dimostrare che fanno qualcosa di eclatante. Per questo a Sarzana, come a Savona, come a Pescara i cittadini, i comitati, le associazioni di abitanti non contano nul<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> , nonostante tutta <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> pubblicità che si fa al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> necessità di partecipazione e di vita civile. <span style="color: blue;"><strong>La</strong></span> democrazia non fa «brand». Eppure sono anni che <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> partecipazione è diventata il fiore all’occhiello di molte amministrazioni, da anni a <strong> Bologna</strong> i comitati di quartieri si servono di facilitatori che fanno da tramite tra l’amministrazione e le esigenze degli abitanti, e soprattutto si è sviluppata una professionalità che si è ricavata uno spazio non indifferente nel dialogo, nel<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> negoziazione e nel<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> possibilità che i progetti non vengano fatti a scapito degli abitanti, ma in un processo di scambio. Ad esempio a <strong> Torino</strong> c’è un’agenzia per <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> partecipazione che si chiama «Avventura Urbana» e che oramai è un punto di riferimento indispensabile per ogni decisione che non voglia restare nel vuoto, ma incontrare il consenso di condomini, associazioni di strada, comitati di quartiere. «Avventura Urbana» si serve di tecniche sperimentate dall’ advocacy <em> planning</em><br />
in Inghilterra negli anni ’80 da personaggi come John Turner: meeting e riunioni dove il quartiere viene simbolizzato, rifatto dagli abitanti e discusso, dove ogni innesto nuovo viene compreso nel contesto e dove soprattutto si impara che <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> città non è cosa solo degli architetti, degli urbanisti e degli amministratori. Negli Stati Uniti esiste una commistione tra studi di architettura e agenzie di partecipazione, come ad esempio «Public Architecture». A San Francisco, un’organizzazione che sta trasformando <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> forma delle strade, <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> larghezza dei marciapiedi e detta regole al<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> diminuzione del traffico e all’aumento del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> socialità <em> vis-a vis .</em> Queste organizzazioni spesso stimolano forze che vengono ignorate dagli amministratori. A Pescara c’è un’agenzia guidata da Monica Giulato, una filosofa, che si sta muovendo per fare risorgere il territorio delle imprese turistiche d’Abruzzo dal terremoto a partire dal<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> Confalberghi e dal<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> Confcommercio, attori rimasti fuori dalle logiche dirigistiche del commissariamento. Tempo fa si erano messi insieme per richiedere al Commissario un finanziamento per rilanciare il turismo. I due milioni di euro assegnati sono andati a Mediaset per un serial sull’Abruzzo e ovviamente oggi gli stessi soggetti si muovono in direzioni diverse, di coinvolgimento di comitati di giovani e di abitanti. A <strong> Milano</strong> c’è Ray Lorenzo, un architetto che si occupa da sempre di partecipazione e ha fondato «ABCittà» una organizzazione che aiuta abitanti a fondare cooperative in <em> co- housing,</em> gente che sceglie di andare a vivere insieme nello stesso complesso e di costruire insieme. Lorenzo è stato invitato dall’Unicef a dare dritte ai costruttori del<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> nuova capitale del Kazakistan, Astana, riguardo allo spazio da riservare ai bambini.<br />
Sempre Ray Lorenzo ha fondato una scuo<span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> di progettazione partecipata per rieducare architetti ed urbanisti ad un approccio più sensibile.<br />
Dovrebbero forse andarci i nostri architetti. <strong><br />
Fuksas contestato per un grattacielo a Savona, Botta per il nuovo centro storico di Sarzana, il monumento di Toyo Ito che «esplode» a Pescara: sono numerosi i casi in cui <span style="color: blue;"><strong>la</strong></span> cittadinanza s’oppone a opere costose e colossali</strong> <strong> A questi guru tutto è permesso, perché fanno comodo ai sindaci pigri per dimostrare che si fa qualcosa di eclatante.</strong> <strong><br />
Ma un po’ ovunque nascono comitati di cittadini che chiedono di farsi coinvolgere e di giudicare i prog</strong></p>
<p>Archistar Ma la gente non li vuole!</p>
<p>di Franco La Cecla</p>
<p>Bisognerebbe dedicare uno studio serio alla bipolarità schizofrenica che caratterizza oggi la cesura tra quanto le superstar dell’architettura scrivono, dichiarano, teorizzano e la loro pratica, il loro «vero mestiere»: quello di disegnare, progettare edifici, musei, quartieri, alberghi, case. È un tema interessante. Tutti i grandi architetti si sentono un po’ la reincarnazione di Vitruvio e Leon Battista Alberti. Il solo fatto di essere delle superstar dell’architettura dà loro il permesso di parlare di temi più ampi, delle grandi questioni legate alla convivenza, alla globalizzazione, alla società multietnica. Così è interessante ascoltare quello che dice in un’intervista recente Mario Botta, l’architetto svizzero italiano che ha tra l’altro firmato l’ extension della Scala a Milano e innumerevoli altri progetti in tutto il mondo. Le sue parole non sono diverse da quelle di un’altra superstar – che da sempre scrive libri di teoria architettonica – come Vittorio Gregotti, o di una star un po’ più «modesta» come Massimiliano Fuksas. Li accomuna un disprezzo per l’espressione «archistar», una parola coniata da due geniali ricercatrici, Gabriella Lo Ricco e Silvana Micheli, in un libro pubblicato qualche anni fa da Bruno Mondadori, Lo spettacolo dell’Architettura . Tutti e tre (ma potremmo aggiungervi Zaha Hadid, o qualunque altro genio dello spettacolo mediatico dell’architettura) negano di essere delle archistar e additano al pubblico ludibrio quegli architetti che non si rendono conto, come dice Botta, che «l’architettura è ineludibile. Non si può spegnere come fosse una trasmissione che non ti piace o accantonare come un libro che ti delude». E aggiunge che gli architetti sono chiamati a lavorare «anche sul terreno della memoria, che oggi è il vero antidoto alla globalizzazione». Dovizia di citazioni da cui non deve mai mancare il riferimento a Zygmunt Bauman, alle città «liquide», una ripresa dei «non luoghi» di Marc Augè e un appello a fare fronte all’emergenza ambientale in vista di una sostenibilità dell’ambiente costruito&#8230; Insomma nulla di più politically correct delle dichiarazioni delle superstar. Come dice Botta nell’intervista: l’architettura non è lo strumento per costruire in un luogo, ma per costruire quel luogo.</p>
<p>Deve tener conto delle sue caratteristiche, della sua identità, del suo essere a suo modo origine.</p>
<p>Stranamente nessuna di queste personalità accenna mai vagamente o prende semplicemente come esempio le proprie realizzazioni.</p>
<p>Non se ne parla , non si racconta se sono state bene o male accolte, se sono state un fallimento o un successo. No, semplicemente esse esistono indipendentemente dai discorsi: sono l’opera, quello per cui gli architetti diventano delle superstar. Nelle interviste, nelle dichiarazioni non si parla mai dei problemi che per esempio sorgono con gli abitanti. Si può teorizzare la partecipazione, ma poi se un comitato cittadino protesta contro un progetto o lo rigetta, l’architetto si rifugia nelle braccia del committente, se ne lava bellamente le mani. È quanto è avvenuto a Mario Botta con un progetto megagalattico di 200mila metri cubi di cemento attaccato al centro storico di Sarzana, fatto di cubi massicci, monumentali ed edifici a cubo che scavalcano strade. Un comitato di 3000 abitanti (su ventimila residenti) si è opposto, si continua ad opporre, adducendo la follia di una snaturalizzazione del patrimonio storico, l’assoluta genericità del progetto che è lo stesso che Botta ha proposto a Treviso e altrove, e soprattutto la sua inutilità (Sarzana è diventata un centro che attrae per il suo fascino discreto, il Festival della Mente, l’atmosfera da piccola cittadina ligure-toscana contenuta e coerente nel suo stile). Lo stesso è avvenuto a Fuksas, contestato a Savona per un grattacielo in mare di fronte all’ultima spiaggia popolare ed amata che ne sarebbe spazzata via. Si potrebbe citare anche Pescara ed il monumento in plastica dell’archistar Toyo Ito, costato un milione e trecentomila euro ed «esploso» all’inaugurazione.</p>
<p>Ma una caratteristica tipica delle archistar è di non legare le parole ai fatti, di giocare di «sponda» come se fossero dei guru della società a cui tutto è permesso, perché tanto con la loro azione riqualificano il patrimonio immobiliare di un posto, ne rilanciano il brand, fanno comodo ai sindaci pigri che hanno bisogno della loro azione per dimostrare che fanno qualcosa di eclatante. Per questo a Sarzana, come a Savona, come a Pescara i cittadini, i comitati, le associazioni di abitanti non contano nulla , nonostante tutta la pubblicità che si fa alla necessità di partecipazione e di vita civile. La democrazia non fa «brand». Eppure sono anni che la partecipazione è diventata il fiore all’occhiello di molte amministrazioni, da anni a Bologna i comitati di quartieri si servono di facilitatori che fanno da tramite tra l’amministrazione e le esigenze degli abitanti, e soprattutto si è sviluppata una professionalità che si è ricavata uno spazio non indifferente nel dialogo, nella negoziazione e nella possibilità che i progetti non vengano fatti a scapito degli abitanti, ma in un processo di scambio. Ad esempio a Torino c’è un’agenzia per la partecipazione che si chiama «Avventura Urbana» e che oramai è un punto di riferimento indispensabile per ogni decisione che non voglia restare nel vuoto, ma incontrare il consenso di condomini, associazioni di strada, comitati di quartiere. «Avventura Urbana» si serve di tecniche sperimentate dall’advocacy planning in Inghilterra negli anni ’80 da personaggi come John Turner: meeting e riunioni dove il quartiere viene simbolizzato, rifatto dagli abitanti e discusso, dove ogni innesto nuovo viene compreso nel contesto e dove soprattutto si impara che la città non è cosa solo degli architetti, degli urbanisti e degli amministratori. Negli Stati Uniti esiste una commistione tra studi di architettura e agenzie di partecipazione, come ad esempio «Public Architecture». A San Francisco, un’organizzazione che sta trasformando la forma delle strade, la larghezza dei marciapiedi e detta regole alla diminuzione del traffico e all’aumento della socialità vis-a vis . Queste organizzazioni spesso stimolano forze che vengono ignorate dagli amministratori. A Pescara c’è un’agenzia guidata da Monica Giulato, una filosofa, che si sta muovendo per fare risorgere il territorio delle imprese turistiche d’Abruzzo dal terremoto a partire dalla Confalberghi e dalla Confcommercio, attori rimasti fuori dalle logiche dirigistiche del commissariamento. Tempo fa si erano messi insieme per richiedere al Commissario un finanziamento per rilanciare il turismo. I due milioni di euro assegnati sono andati a Mediaset per un serial sull’Abruzzo e ovviamente oggi gli stessi soggetti si muovono in direzioni diverse, di coinvolgimento di comitati di giovani e di abitanti. A Milano c’è Ray Lorenzo, un architetto che si occupa da sempre di partecipazione e ha fondato «ABCittà» una organizzazione che aiuta abitanti a fondare cooperative in co- housing, gente che sceglie di andare a vivere insieme nello stesso complesso e di costruire insieme. Lorenzo è stato invitato dall’Unicef a dare dritte ai costruttori della nuova capitale del Kazakistan, Astana, riguardo allo spazio da riservare ai bambini.</p>
<p>Sempre Ray Lorenzo ha fondato una scuola di progettazione partecipata per rieducare architetti ed urbanisti ad un approccio più sensibile.</p>
<p>Dovrebbero forse andarci i nostri architetti.</p>
<p>Fuksas contestato per un grattacielo a Savona, Botta per il nuovo centro storico di Sarzana, il monumento di Toyo Ito che «esplode» a Pescara: sono numerosi i casi in cui la cittadinanza s’oppone a opere costose e colossali A questi guru tutto è permesso, perché fanno comodo ai sindaci pigri per dimostrare che si fa qualcosa di eclatante.</p>
<p>Ma un po’ ovunque nascono comitati di cittadini che chiedono di farsi coinvolgere e di giudicare i progetti</p>
<p align="justify"><strong>etti</strong></p>
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<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2010/01/lavvenire-e-il-coraggio-di-fare-cultura/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Cecla: Piano Botta, progetto stravecchio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[I Video]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA["Un progetto stravecchio, fuori dal mercato europeo". Così Franco La Cecla, antropologo, docente all'università di Losanna, ha bollato il piano Botta. Pubblichiamo il preciso resoconto di Anna Chella da La Nazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/11/la-cecla-piano-botta-progetto-stravecchio/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h3 style="text-align: justify;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/11/la-cecla_portovenere_rimp1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4327" title="la cecla_portovenere_rimp" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/11/la-cecla_portovenere_rimp1.jpg" alt="la cecla_portovenere_rimp" width="172" height="159" /></a>Dal quotidiano La Nazione &#8211; articolo di Anna Chella</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>APPELLO «Un progetto senza senso: non fermatevi»</em></p>
<p style="text-align: justify;">AL COMITATO «Sarzana, che botta!», il ricorso al Tar servirà per prendere tempo. O meglio per riprendersi il tempo che le scadenze del consiglio comunale hanno azzerato: il tempo di proporre «alternative» al Piano Botta che martedì notte ha ricevuto dal consiglio comunale l’ultimo «sì». All’assemblea del Comitato, svoltasi ieri al Loggiato, ha partecipato Franco La Cecla, architetto e urbanista, docente all’università di Losanna. «Siate propositivi», ha ripetuto più volte. A due progetti alternativi a Botta, pare stiano pensando gli architetti Gianfranco Damiano e Gino Piarulli. E il Comitato, nonostante lo scoraggiamento («si avvicinano le ruspe, che cosa possiamo fare?»), guarda avanti. «Vogliamo giocare la carta del Tar per avere il tempo e la possibilità di partecipare in modo diverso», ha sottolineato Carlo Ruocco, presidente del Comitato. Il «modo diverso» si chiama urbanistica partecipata e proprio di questo il Comitato ieri ha invitato a parlare il professor La Cecla, che è stato durissimo contro il Progetto Botta (qui <a href="http://www.youtube.com/user/Sarzanachebotta#p/a/u/2/5zRMnKOnMps" target="_blank">VIDEO 1</a> &#8211; <a href="http://www.youtube.com/user/Sarzanachebotta#p/a/u/0/s7QZOlJ46-Q" target="_blank">VIDEO 2</a> &#8211; <a href="http://www.youtube.com/user/Sarzanachebotta#p/a/u/1/aB1qpSFcygI" target="_blank">VIDEO 3</a>). «Il futuro dei piccoli centri come Sarzana è nel turismo culturale — ha detto — e in questo senso, il progetto è stravecchio, metri cubi ’firmati’ senza senso, che non rispondono a nessuna offerta del mercato europeo. Chi dovrebbero richiamare questi spazi? Un immenso shopping center? Se si riesce a bloccare il progetto — ha proseguito — rimarrà il problema di cosa fare di Sarzana. E’ importante che il Comitato abbia delle idee e non faccia solo resistenza. Il fatto che il Comune non abbia recepito la vostra presenza è una mancanza di furbizia, la partecipazione dei cittadini è più che desiderabile. Siete più avanti del Comune, siate allora propositivi». Proprio per questo Stefania Bernardini del Comitato ha seguito un convegno sull’urbanistica partecipata a Firenze e ha raccolto le esperienze dei comitati bolognesi e fiorentini. «Ci insegnano che solo chi vive in una zona ne conosce i bisogni e ha il diritto di decidere», ha detto ieri. Roberta Mosti ha partecipato invece ad un convegno sulla Vas a Genova, dove ha scoperto un buon esempio di partecipazione nella Regione Umbria che incoraggia con incentivi i piccoli comuni che promuovono l’urbanistica partecipata. «C’è persino una tv via cavo che informa i cittadini su ciò che riguarda le scelte urbanistiche, tutto online. trasparente», ha raccontato. La discussione è stata ricca di domande e proposte. Il Comitato va avanti, nonostante le «osservazioni liquidate» e le accuse di calunnia. «Voi occupate un vuoto e questo è straordinario», li ha incoraggiati La Cecla. Proprio le osservazioni giudicate «non pertinenti» dall’amministrazione (esempi <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/incarico-a-botta-legittimo-per-l%E2%80%99autority-no/" target="_blank">QUI</a> e <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/laquila-non-insegna-piano-botta-ignorata-la-legge-sismica/" target="_blank">QUI</a>) saranno la base del ricorso al Tar.</p>
<h6 style="text-align: justify;"><em>(i link sono stati aggiunti dalla redazione del comitato)</em></h6>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/11/la-cecla-piano-botta-progetto-stravecchio/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Liguria &#8211; Il cemento veteromarxista</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/liguria-il-cemento-veteromarxista/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA["Saprà vorrà Burlando lanciare un progetto di salvaguardia della Liguria, chiamare a raccolta i liguri perché possano lasciare ai loro figli una regione perlomeno non troppo peggiore, possibilmente migliore di quella ricevuta gratuitamente dai padri?" E' l'appello lanciato da Vittorio Coletti su Repubblica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/liguria-il-cemento-veteromarxista/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h3>Caro Burlando, salviamo la Liguria dal cemento</h3>
<p>VITTORIO COLETTI</p>
<p>DOMENICA, 08 NOVEMBRE 2009 LA REPUBBLICA &#8211; Genova</p>
<p>Abbiamo scritto più volte che la salvaguardia del territorio dovrebbe essere una carta forte del centrosinistra nelle prossime Regionali.</p>
<p>Riconoscendo i propri errori, dovrebbe lanciare l´allarme per lo stato del territorio regionale, non solo sotto l´aspetto delle bellezze paesaggistiche, ma anche sotto quello dei suoi beni urbanistici e architettonici e sotto quello della sicurezza idrogeologica.</p>
<p>Le premesse del piano casa non sono incoraggianti.</p>
<p>Le difficoltà sulla variante blu, la debolezza di fronte ai comuni vogliosi di cemento sono certo oggettive, ma anche indizio di incertezza, di titubanza nell´opera di protezione territoriale, di scarsa convinzione, di sensibilità ambientale intermittente.</p>
<p><strong>Il fatto è che la sinistra paga il pedaggio di una cultura che l´ha a lungo indotta a considerare i beni naturali e storici come uno strumento da sfruttare e non un patrimonio da conservare e trasmettere.</strong></p>
<p>Lasciando, così, al radicalismo un po´ sfizioso e maniacale dei verdi e alla generosità ingenua di qualche associazione ambientalista la gestione di una dimensione che invece dovrebbe starle a cuore più che a qualunque altra forza politica.</p>
<p>La tutela della natura e della storia architettonica pregiata è infatti un modo per conservare un bene di tutti, che giova soprattutto a chi non ha altra ricchezza che quella comune, collettiva, storica e naturale.</p>
<p>Ci sono purtroppo ancora, a sinistra, una fatica, una difficoltà a comprendere l´importanza sociale ed economica della protezione del paesaggio, dovute, forse, all´impostazione veteromarxista dell´ideologia originaria, che vedeva nell´attività produttiva e costruttiva l´unico centro motore dell´economia e della politica.</p>
<p>Questo, probabilmente, spiega l´appoggio, nel recente passato, all´attivismo edilizio nei porti e la dissennata politica cementizia nel savonese. Lo noto oggi anche nella mia città d´origine, a Imperia, dove la sinistra locale non riesce a convincersi dell´opportunità di una battaglia per il riconoscimento e la tutela dei porti storici, di pregio e centralità urbana, come quello di Oneglia (o di Camogli o di Portofino), e premette logiche di sfruttamento commerciale (pur opportune, necessarie, ma non primarie e comunque da commisurare all´ambiente e al decoro circostanti) a quelle di valorizzazione architettonica e culturale dell´antico bacino, che pure avrebbero ricadute importanti sul turismo. <strong>Invece, una grande forza politica popolare dovrebbe cercare di diffondere una sensibilità che riconosca a centri cittadini, a paesaggi costieri e montani (l´architettura mirabile e utilissima dei muri a secco dell´entroterra, oggi fatiscente e in frana libera!) il pregio di monumenti storici e naturali, il valore di bene comune, insegnando che essi costituiscono il maggior patrimonio della Liguria e la sua carta d´identità nel mondo. </strong></p>
<p>A questo riguardo, come abbiamo già scritto, <strong>la Regione dovrebbe rivendicare il suo ruolo di garante del paesaggio naturale e urbano, non cedendolo al controllo esclusivo dell´ente locale più prossimo (il Comune), il meno indicato, come ben si sa, a proteggerlo, per comprensibili tentazioni di fare cassa </strong>attraverso di esso e l´ inevitabile esposizione alla pressione cementizia e speculativa degli abitanti. Le proteste dell´imperiese intorno al pur largheggiante piano casa sono indicative. Saprà, vorrà Burlando lanciare un grande progetto, finanziario e legislativo, di salvaguardia della Liguria, chiamare a raccolta i liguri <span style="text-decoration: underline;"><strong>perché possano lasciare ai loro figli una regione perlomeno non troppo peggiore, possibilmente migliore di quella ricevuta gratuitamente dai padri?</strong></span></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/liguria-il-cemento-veteromarxista/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il convegno di Italia Nostra sui quotidiani</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/il-convegno-e-i-quotidiani/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 00:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[I quotidiani locali danno spazio alle iniziative tenute dal Comitato a sostegno di Italia Nostra: dai banchetti, al pacifico approccio con Burlando al convegno del Barontini...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/il-convegno-e-i-quotidiani/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>La Nazione &#8211; 25/10/09 &#8211; pag. 12</p>
<p>EDILIZIA<br />
Le associazioni condannano Botta e il Piano casa ligure</p>
<p><em>DIBATTITO </em><em><br />
Al centro Barontini incontro su ambiente ed edilizia selvaggia con «Italia Nostra»</em></p>
<p>«BURLANDO, scusi. Perchè state approvando un piano casa peggiore di quello del governo?». Il presidente della Regione, ieri, non è sfuggito al pacifico assalto del comitato «Sarzana, che botta!» che, in occasione della Giornata dei paesaggi sensibili indetta da Italia Nostra, teneva un sit-in in piazza Luni. E’ stato intercettato poco prima dell’inaugurazione di piazza De André. Alle domande di Roberta Mosti, vicepresidente del comitato, ha risposto che sul Piano casa, quello che Italia Nostra ha criticato in maniera durissima e Legambiente ha definito «il peggiore mai visto», in realtà «girano informazioni sbagliate». «Il Piano casa è una colata di cemento», recita il volantino del Comitato che parla di incrementi di volume previsti dal piano ligure fino al 60% contro il 35% di quello governativo. «Si confonde il piano casa con gli emendamenti presentati», ha spiegato Burlando al Comitato. «Ci ha detto che non saranno approvati e che il piano in sé invece è restrittivo rispetto a quello del governo», raccontano Roberta Mosti e Carlo Ruocco. Degli emendamenti «incriminati», del rischio di cementificazione che incombe sulla Liguria, si è discusso ieri pomeriggio al convegno organizzato dall’associazione ambientalista «Italia Nostra» al centro Barontini. Punto di partenza, naturalmente, il Progetto Botta. «Sosterremo sempre il comitato nella sua battaglia contro questo progetto», ha affermato con forza il consigliere nazionale di Italia Nostra Giovanni Gabriele. Luisa Rossi, docente universitaria, ha parlato di una «pericolosa erosione capillare del paesaggio». Barbara Sisti, storica dell’arte, ha raccontato con passione i principi che guidano l’azione di «Sarzana, che botta!», la convinzione che il «paesaggio non può essere spremuto per ricavarne più soldi possibile». Stefano Sarti, presidente di Legambiente Liguria, ha stroncato gli emendamenti al piano casa che «lo estendono alle aree industriali e artigianali, prevedono ampliamenti fino al 75%, includono gli immobili condonati, ed avrebbero conseguenze tragiche». Solidarietà al comitato dal presidente spezzino Wwf Giovanni Ponzanelli. Ha concluso la giornata il giornalista Marco Preve, autore del libro «Il partito del mattone». «Gli imprenditori vogliono fare soldi — ha spiegato il giornalista — le amministrazioni spalancano loro le porte. Alcune perchè credono che il mattone generi sviluppo, altre che sia il solo modo per pagare opere pubbliche quando si è squattrinati. Ma, con ogni metro cubo di cemento, se ne va la qualità della vita. Condannando il piano casa ligure, un senatore Pd ha parlato di lobby del cemento: non è successo nulla, tutti zitti a fare le primarie. Ci presentano come maestri questi architetti con demagogia pura. Si parla di rilanciare l’entroterra, e l’unica cosa che si fa è piantare tendoni coi prodotti tipici». «Voi siete un esempio — ha detto Preve al Comitato — siete come la febbre, campanello di allarme di un male che purtroppo nessuno ascolta».<br />
Anna Chella</p>
<div style="margin: 0pt; font-size: 12px;">Secolo XIX (on – line) – 25/10/09 &#8211; Pag. 40</div>
<div style="margin: 0pt; font-size: 12px;"><strong>CONVEGNO DI ITALIA NOSTRA</strong></div>
<p>ROBERTA Mosti, che del “Comitato Sarzana Che Botta” è una delle principali attiviste, intercetta il presidente Claudio Burlando nel centro cittadino, saluta, gli consegna un volantino e incalza: «Vede cosa c’è scritto? La crisi di oggi non si ferma distruggendo il territorio per sempre. Lo chiamano “piano casa”, è una colata di cemento». Burlando risponde: «Sono fermissimo, ne parleremo nel consiglio di mercoledì prossimo». E poi aggiunge «volete sapere come andrà a finire? Secondo me tutti gli emendamenti saranno bocciati, allora i costruttori se la prenderanno con noi regione». Ecco il prologo mattutino al convegno che poi è andato in scena ieri pomeriggio con Italia Nostra e il Comitato che si battono contro la cementificazione, individuando anche Sarzana come “paesaggio urbano sensibile” da tutelare, come tanti altri luoghi in Italia. E mentre il Comitato raccoglie denaro per pagare il ricorso al Tar contro la riqualificazione di via Muccini (finora raccolti più di 1.500 euro), continuano a fioccare le “botte a Botta”. Partendo anche dal libro”Il partito del Cemento” scritto dai colleghi giornalisti Marco Preve e Ferruccio Sansa e dalle linee guida della docente universitaria Luisa Rossi. La battaglia non si interrompe. Il consigliere nazionale di Italia Nostra Giovanni Gabriele spara a zero: «No a un’operazione speculativa e di cementazione selvaggia che significa troppo suolo, degrado, traffico impazzito, immondizia ». Barbara Sisti del Comitato: «Triste verificare ciò che non è accaduto rispetto alla tanto declamata urbanistica partecipata». A.G.P.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/il-convegno-e-i-quotidiani/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Progetto Marinella tra dubbi e ritardi (E. Rosi)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 00:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Marinella]]></category>

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		<description><![CDATA[TRASPARENZA e tempi biblici aleggiano come fantasmi sul Progetto Marinella che in dieci anni, non è andato più lontano di un master-plan approvato nell’aprile 2007. Mostre, riunioni, dibattiti, dichiarazioni di intenti e polemiche, ma di progetti veri e propri ancora non c’è traccia. Niente da poter approvare o bocciare, ritoccare, correggere o tagliare. Mentre il «Comitato Botta» è pronto ad allargare i suoi orizzonti su Marinella, a riaccendere l’attenzione è stata Legambiente rivelando la comparsa tra gli atti di un disegno della darsena di Fiumaretta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/il-progetto-marinella-tra-dubbi-e-ritardi-e-rosi/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>27/10/09 NAZ &#8211; Il Progetto Marinella tra dubbi e ritardi</p>
<p>La Nazione &#8211; 27/10/09 &#8211; pag. 12</p>
<p>Ancora ferma in Regione la variante del Parco. Piano in eredità al prossimo consiglio</p>
<p>L’ASSESSORE</p>
<p>«Due anni di attesa per i chiarimenti della società: ora si va avanti»</p>
<p>LA PROPRIETA’</p>
<p>«Diamo per scontato che l’approvazione arrivi tra poco: poi via ai progetti»</p>
<p>TRASPARENZA e tempi biblici aleggiano come fantasmi sul Progetto Marinella che in dieci anni, non è andato più lontano di un master-plan approvato nell’aprile 2007. Mostre, riunioni, dibattiti, dichiarazioni di intenti e polemiche, ma di progetti veri e propri ancora non c’è traccia. Niente da poter approvare o bocciare, ritoccare, correggere o tagliare. Mentre il «Comitato Botta» è pronto ad allargare i suoi orizzonti su Marinella, a riaccendere l’attenzione è stata Legambiente rivelando la comparsa tra gli atti di un disegno della darsena di Fiumaretta. «Solo una delle tante idee progettuali» si difende Marinella Spa. La realtà è che il Progetto, o meglio l’idea di progetto del Masterplan è ancora ferma a due anni e mezzo fa. Aspetta che la Regione Liguria approvi (o bocci) la variante al Piano della Nautica del Parco che potrebbe consentire di disegna la darsena nella piana agricola al di sopra della strada litornanea e ormai ha compiuto due anni. Perché? Lo spiega l’assessore regionale all’ambiente Franco Zunino. «A febbraio 2008 — dice — abbiamo chiesto alla società ulteriori approfondimenti, soprattutto sui rischi ambientali, a partire dal cuneo salino, per capire se l’ipotesi era infattibile. La società ci ha fatto avere un’idea di progetto per la darsena solo il 4 agosto di quest’anno, senza gli studi ambientali». Insomma la società privata «garantisce» la credibilità della variante del Parco. Ma, approfondisce poi l’assessore, gli studi sul cuneo salino li ha fatti fare la Regione grazie al Ministero che ha finanziato lo studio delle foci di Magra e Centa. «La relazione preliminare è arrivata ora, quella definitiva entro novembre— spiega Zunino — Dai dati che abbiamo i problemi sono seri ma non ostativi in termini assoluti: serviranno altri studi al momento della progettazione che dovrà dimostrare se è realizzabile senza conseguenze negative per l’ambiente». E l’iter prosegue: entro novembre la variante sarà alla commissione tecnico urbanistica, se passerà l’esame andrà in giunta quindi in consiglio. La Regione dirà la parola definitiva entro la fine della legislatura? L’assessore Zunino non si sbilancia: «dipende dal lavoro». Solo se passasse potrebbe partire la progettazione di Marinella che quindi finirà sul tavolo del prossimo consiglio regionale. Ottimista invece il presidente di Marinella Spa Pierluigi Corsi. «L’istruttoria dovrebbe essere essere terminata, si pensa che vada in consiglio nei prossimi giorni». E fiducioso: «Attendiamo con fiducia che il consiglio regionale l’approvi prima della sua decadenza, non sono pensabili ulteriori ritardi per uno sviluppo così interessante, ambientale, urbanistico e occupazionale, su cui si investono centinaia di milioni. Do per scontato che venga approvata: il Parco ha lavorato a lungo e trovato un’approvazione ampia. Considero che avremo l’approvazione entro qualche settimana e quindi potremo mettere mano alla progettazione esecutiva». Meno fiduciosi gli abitanti del borgo che ancora aspettano la permuta dell’ex Colonia Olivetti con le case di via Taruga, promessa ormai da un anno. Solo poche settimane fa la Consulta, temendo la sospensione del recupero del borgo, scriveva che da anni gli abitanti «aspettano una nuova residenza e l’intera popolazione di Marinella di vedere finalmente l’avvio del tanto sospirato Progetto».</p>
<p>Emanuela Rosi</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/il-progetto-marinella-tra-dubbi-e-ritardi-e-rosi/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Piano casa&#8221; in Regione, premiati gli abusi</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/primo-piano-sansa-e-preve-tecce-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 17:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Autorevoli pareri]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì la Regione approva il Piano Casa con un accordo destra-sinistra. Concessi incrementi di volume del 60 per cento anche nelle zone di pregio paesistico. I "premi" estesi alle case abusive. Ovviamente in nome della crisi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/primo-piano-sansa-e-preve-tecce-2/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/trenette-e-mattoni.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3865" title="trenette e mattoni" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/trenette-e-mattoni-150x144.jpg" alt="trenette e mattoni" width="150" height="144" /></a></p>
<p>di <strong>Carlo Ruocco</strong></p>
<p>L&#8217;appuntamento è per mercoledì 28. Il consiglio regionale della Liguria approva il &#8220;Piano Casa&#8221;, una legge che consente di ampliare le abitazioni monofamiliari e bifamiliari. Più piccola è la costruzione, più grande l&#8217;incremento concesso. Un premio ai proprietari di seconde case che hanno saccheggiato negli anni scorsi i rustici collinari prospicenti il mare, commettendo abusi.E già, perché con un emendamento proposto dal consigliere regionale del PD Cola, la possibilità di aumentare i volumi fino al 60 per cento si estende anche agli edifici abusivi, condonati e non.</p>
<p>In una regione che detiene il record italiano di abitazioni vuote per abitante con <strong>65 mila</strong> case inutilizzate, che vive sulla bellezza del suo paesaggio naturale, l&#8217;amministrazione di centro sinistra, in accordo con l&#8217;opposizione di centrodestra, si accinge a varare quello che il capogruppo del PD in commissione ambiente al Senato, Roberto Della Seta, ha definito come il peggior Piano casa d&#8217;Italia.</p>
<p>Non c&#8217;è da meravigliarsi. Negli ultimi dieci anni sotto i governatori Biasotti (centrodestra) e Burlando (centrosinistra) sono stati autorizzati <strong>3 milioni di metri cubi </strong>di costruzioni. Come se si fosse costruita una muraglia larga un metro e alta dieci metri da Sarzana a Ventimiglia. Ora quella muraglia di cemento verrà incrementata col Piano Casa. Sono previste possibilità di ampliamento che vanno dal 10 per cento per chi possiede case da mille metri cubi (una villa da 300 mq) al 60 per cento (c&#8217;è chi calcola addirittura del  75 %) per chi demolisce e ricostruisce un edificio fatiscente inferiore ai 150 mc (un rustico da 50 mq, cioè una seconda casa).<br />
Non vengono risparmiati neppure i Parchi, né le zone di pregio paesistico (Ani-Ma).</p>
<p>E c&#8217;è una proposta di concedere ampliamenti del 20 per cento anche a capannoni industriali, artigianali e agricoli, indipendentemente dalla loro collocazione. Ovviamente dietro lo scudo della crisi economica.<br />
Ben oltre il Piano casa proposto e poi ritirato dal governo Berlusconi, piano che il governatore Burlando aveva definito foriero di &#8220;eccessi inaccettabili&#8221;. Appunto!<br />
L&#8217;assessore regionale all&#8217;urbanistica Ruggeri (PD) parla di un provvedimento volto all&#8217;equità sociale, perché prevede aumenti di volume più grandi per le abitazioni più piccole, facendo finta di dimenticare che la Liguria è terra di seconde e terze case. Ruggeri classifica il giudizio del suo collega di partito Della Seta come &#8220;esagerazioni&#8221;.</p>
<p>La legge regionale viene varata senza alcuna Valutazione Ambientale Strategica, senza alcuna partecipazione dei cittadini e con scarsissima informazione. Gli unici articoli vanno ascritti a merito dei giornalisti che li hanno redatti. Uno di loro, Marco Preve, sarà domani, sabato 24, a Sarzana al Centro Barontini alle ore 16 al convegno di Italia Nostra sui &#8220;Paesaggi sensibili&#8221;.<br />
In Lombardia (governata dal centrodestra) per il mancato ricorso alla VAS Legambiente ha deciso di ricorrere alla Corte di giustizia europea.</p>
<p>E&#8217; partita una mobilitazione, lanciata dalla Casa della legalità, volta a chiedere ai rappresentanti dei cittadini che siedono in Regione di fermarsi a riflettere e a confrontarsi.</p>
<p><strong>Per chi vuole approfondire </strong>e farsi un&#8217;autonoma opinione, riportiamo qui alcuni articoli, il Progetto di Legge con gli emendamenti concordati in commissione, le Osservazioni di Legambiente.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/pianocasa_liguria_sansa-e-preve.pdf" target="_blank">Qui l&#8217;articolo di Sansa e Preve</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/cemento-nel-deserto.pdf" target="_blank">Qui l&#8217;articolo di Giglioli e Tecce</a></p>
<p><a href="http://www.genovaweb.org/doc/piano_casa_liguria.pdf" target="_blank">Qui il DDL Piano Casa</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/Legambiente-Osservazioni-DDL-476-Piano-Casa.pdf" target="_blank">Qui le Osservazioni di Legambiente al DDL 479 della Regione Liguria</a></p>
<p><a href="http://preve.blogautore.repubblica.it/2009/10/20/nel-pd-ce-una-lobby-del-cemento/" target="_blank">Qui il link all&#8217;articolo sul blog di Preve</a></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/pianocasa_liguria_60percento_secoloxix.pdf" target="_blank">Qui l&#8217;articolo apparso sul Secolo XIX</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/primo-piano-sansa-e-preve-tecce-2/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Accordo in famiglia Unieco vende i terreni ad Abit Coop</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/unieco-molla-il-progetto-botta-scommettiamo-sul-ritorno-del-mattoncino/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 21:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ ufficiale. Il 25 settembre è stato siglato l’accordo. La Cooperativa Emiliana UNIECO ha ceduto le sue quote di proprietà dei terreni edificabili – pari al 50% - del comparto privato del Progetto Botta, che sono così passate in mano  ad Abit Coop.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/unieco-molla-il-progetto-botta-scommettiamo-sul-ritorno-del-mattoncino/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="margin-bottom: 0cm;">di <strong>Laura Lazzarini</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #333333;">E’ ufficiale. Il 25 settembre è stato siglato l’accordo. La notizia è apparsa con risalto sui quotidiani locali. <span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;">La Cooperativa Emiliana </span><span style="color: #333333;"><strong>UNIECO</strong></span><span style="color: #333333;"> ha ceduto le sue quote di proprietà dei terreni edificabili – pari al 50% &#8211; del comparto privato del Progetto Botta, che sono così passate in  mano  ad Abit Coop.<br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;">Chi è </span><span style="color: #333333;"><strong>Abit Coop</strong></span><span style="color: #333333;">?<br />
<span style="color: #000000;">Leggiamo sul sito della società: si tratta di un consorzio di cooperative edili (42, precisano i quotidiani) attualmente presieduto da Bruno Giontoni, vice Luciana Arcangeli, che ha sede centrale a Genova e due sedi distaccate, una a La Spezia (di cui è responsabile Renato Menoni), l&#8217;altra a Savona. Nasce nel 1977 e, come scrive lo stesso presidente, <strong>ad esso si deve la gestione tecnica della quasi totalità dei programmi di edilizia convenzionata-agevolata realizzata dalle cooperative di Legacoop in tutti i principali centri abitati  della Regione</strong>. A Sarzana ha progetti in Località Olmo e in Località Camponesto, ed aveva in previsione di iniziare (committenti La Marina, Cooperativa Primo Maggio 85 e UNIECO) a maggio 2008 i lavori di Via Muccini.</span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/abitcoop-sito.jpg"><img class="size-medium wp-image-3255 aligncenter" title="abitcoop sito" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/abitcoop-sito-300x211.jpg" alt="abitcoop sito" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/Olmo.jpg"><img class="size-medium wp-image-3251 aligncenter" title="Olmo" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/Olmo-300x263.jpg" alt="Olmo" width="300" height="263" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ci rallegra il fatto che, come leggiamo sempre sul suo sito, Abitcoop è interessata al tema della vivibilità dei quartieri di nuova realizzazione e delle tecniche più innovative nel campo della costruzione ed è interessata e aggiornata sul tema della bioarchitettura. Perchè con l’acquisto delle aree facenti capo a Unieco (pari, ribadiamo, al 50% di quelle interessate al progetto) Abit Coop è definibile come proprietario unico dell’area: l’altra metà è infatti detenuta dalla Cooperativa La Marina, già socia della cooperativa genovese.<br />
<span style="color: #333333;">Appreso in questa fase di alienazione che Unieco era </span><span style="color: #333333;"><strong>davvero parte molto interessata </strong></span><span style="color: #333333;">al progetto (</span><span style="color: #333333;"><strong>e chissà che non rispunti con i suoi mattoncini rossi in futuro</strong></span><span style="color: #333333;">), siamo veramente stupefatti della reazione del vicesindaco Bottiglioni il quale, il 7 luglio scorso all’assemblea del nostro Comitato, alla domanda “</span>Perché la politica a Sarzana ha consegnato le chiavi della città a un colosso immobiliare come Unieco, che scandisce i tempi, i modi, il come e/o il dove procedere a Varianti?” rispose che UNIECO non c’entrava nulla.<br />
<strong>Vicesindaco Bottiglioni, ci vuol dare una spiegazione e rispondere alla domanda evidentemente pertinente?</strong></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/unieco-molla-il-progetto-botta-scommettiamo-sul-ritorno-del-mattoncino/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sogno tradito di Botta: una città a misura di bambino</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/il-sogno-tradito-di-botta-una-citta-a-misura-di-bambino/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 23:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se un sindaco le desse carta bianca, che città disegnerebbe? Botta: "Cercherei di salvare il mondo fantastico dell'infanzia e progetterei altri parchi-gioco, luoghi dove ci si può arrampicare sugli alberi..." A Sarzana non ha progettato nulla di tutto questo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/il-sogno-tradito-di-botta-una-citta-a-misura-di-bambino/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><strong>Architetto Botta, se un sindaco le desse carta bianca per disegnare una città cosa disegnerebbe?<br />
<em><span style="font-weight: normal;">“Cercherei di salvare il mondo fantastico dell’infanzia e progetterei altri parchi-gioco. Senza attrezzature fisse (che non lasciano inventare) ma luoghi dove ci si può arrampicare sugli alberi, giocare con l’acqua, costruire una capanna. E con una protezione per giocare anche quando piove. Vorrei che si costruissero dei bei ricordi”.</span><br />
<span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> Così si esprimeva Mario Botta, l&#8217;archistar svizzero incaricato del piano di via Muccini e piazza Terzi in un&#8217;intervista a Donna Moderna del febbraio 2008 rilasciata alla giornalista Giancarla Barbieri.<br />
All&#8217;intervistatrice che lo incalzava con la domanda</span></span></em><em> <strong>Non sembra un’utopia? </strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">rispondeva:</span></span><br />
<span style="font-weight: normal;"> “Basta uscire dalla logica commerciale. A un bambino servono meno cose di un automobilista”.</span><br />
<strong>Cioè salvare emozioni e fantasia?<br />
<em><span style="font-weight: normal;">“Sì, ma non mettiamoci in pace con la coscienza con le piste ciclabili e i parchi-gioco. La città deve funzionare bene per tutti. Se è a misura d’uomo sarà anche a misura di bambino”.</span></em></strong></em></strong></p>
<p>Ecco l&#8217;articolo integrale di Donna Moderna: <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/09/Città-a-misura-di-bambino2.pdf">Città a misura di bambino</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/il-sogno-tradito-di-botta-una-citta-a-misura-di-bambino/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Corsera: Dossier del WWF sulla cementificazione</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/corsera-dossier-del-wwf-sulla-cementificazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 14:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[In 15 anni il cemento ha ricoperto un&#8217;area grande come Lazio e Abruzzo Dal 1990 al 2005 consumata dall&#8217;urbanizzazione una superficie agricola che equivale alla superficie del Veneto (Qui l&#8217;intero articolo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/corsera-dossier-del-wwf-sulla-cementificazione/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><h3>In 15 anni il cemento ha ricoperto un&#8217;area grande come  Lazio e  Abruzzo</h3>
<p>Dal 1990 al 2005 consumata dall&#8217;urbanizzazione una superficie agricola che equivale alla superficie del Veneto</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/101.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1313" title="10" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/101-300x156.jpg" alt="10" width="300" height="156" /></a></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_04/anno_cemento_indagine_999b1b8e-8106-11de-87b4-00144f02aabc.shtml" target="_blank">(Qui l&#8217;intero articolo)</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/corsera-dossier-del-wwf-sulla-cementificazione/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il commento di Marina Terragni (Io Donna)</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/i-commenti-a-caldo/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 21:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[I Botta e Risposta]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere al Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[Diamo spazio ai commenti, iniziando con Marina Terragni: &#8220;Mi inserisco qui per osservare che la pesante delegittimazione del sindaco Caleo da parte del senatore Forcieri, a cui corrisponde un&#8217;attiva attenzione del Pd su quanto sta capitando nello spezzino, la collaborazione cementificatrice tra le giunte rosse e i colonizzatori rossi di Unieco, rendono plausibile l&#8217;ipotesi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/i-commenti-a-caldo/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p><span style="font-style: italic;">Diamo spazio ai commenti, iniziando con Marina Terragni:</span></p>
<p>&#8220;Mi inserisco qui per osservare che la pesante delegittimazione del sindaco Caleo da parte del senatore Forcieri, a cui corrisponde un&#8217;attiva attenzione del Pd su quanto sta capitando nello spezzino, la collaborazione cementificatrice tra le giunte rosse e i colonizzatori rossi di Unieco, <span style="font-weight: bold;">rendono plausibile l&#8217;ipotesi di un congelamento dei vari progetti, dal progetto Botta (che immagino sia preoccupato di vedere associato il suo nome a scempi ambientali) all&#8217;immane ecomostro di Marinella</span>, e l&#8217;attesa di una verifica congressuale delle posizioni del partito in materia di ambiente, a cui seguirà una verifica locale della gestione Caleo. Le decisioni della giunta, in sprezzo all&#8217;orientamento responsabile espresso dai cittadini, indicano la fine di ogni possibilità di dialogo e la necessità di un&#8217;opposizione senza sconti, che faccia riferimento al Pd nazionale contro una monocratica e miope gestione locale. E dunque in alto i cuori e orizzonti più grandi. Come insegnava Alexander Langer, agire localmente e pensare globalmente&#8221;.<br />
Marina Terragni</p>
<p>(autrice dell&#8217;articolo pubblicato su Io Donna che <a href="http://docs.google.com/Doc?docid=d8pdfd9_125g57zm2f2&amp;hl=it" target="_blank">QUI</a> riportiamo)</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/i-commenti-a-caldo/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Caleo, che Botta!</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/caleo-che-botta/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/caleo-che-botta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 13:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[I Botta e Risposta]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre siluri sulla giunta comunale. Il primo dall'ex senatore Lorenzo Forcieri (PD, presidente Autorità Portuale): "Non mi capacito di tanta ostinazione". Il secondo da Marina Terragni (Corriere della Sera): "Mario Botta è l'archistar ingaggiata per una speculazione da 200mila metri cubi". Il terzo da Egidio Banti: "Un errore di metodo che non mi sarei aspettato dall'amministrazione comunale di Sarzana".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/caleo-che-botta/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: bold; font-size: large;">Tre siluri sulla giunta comunale</span><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: small;">Il primo dall&#8217;ex senatore Lorenzo Forcieri (PD, presidente Autorità Portuale) che scrive al sindaco di Sarzana, Massimo Caleo. &#8220;Non mi capacito di tanta ostinazione&#8221;. Per di più a piano regolatore ormai da tempo scaduto.(&#8230;) &#8220;Perché, almeno nelle aree di proprietà del Comune non si e’ pensato a ridurre un po’ le volumetrie?&#8221;<br />
<span style="font-style: italic;">(<a href="http://docs.google.com/Doc?docid=d8pdfd9_124fpzfvdd5&amp;hl=it" target="_blank">leggere qui un estratto della lettera</a>)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il secondo da Marina Terragni (Corriere della Sera) che oggi scrive su Io Donna <span style="font-style: italic;">Sarzana. Botta e risposta</span>: &#8220;Mario Botta è l&#8217;archistar ingaggiata per una speculazione da 200mila metri cubi, in parte pubblica (giunta rossa bulgara: ma con il centrodestra sarebbe stato uguale, trattasi di danée) e in parte privata (Unieco, Coop rosse di Reggio Emilia, tra i maggiori colonizzatori dello spezzino).<span style="font-style: italic;"><br />
</span><!--    @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://docs.google.com/Doc?docid=d8pdfd9_125g57zm2f2&amp;hl=it" target="_blank">leggere qui l&#8217;articolo per esteso</a>)</span></p>
<p><span>Il terzo da Egidio Banti: &#8220;Quanto sta accadendo, purtroppo è la conferma pura e semplice di quanto, molto modestamente, mi ero permesso di segnalare già parecchi mesi or sono, e cioè un errore di metodo che io &#8211; volendole bene &#8211; non mi sarei aspettato dall&#8217;amministrazione comunale di Sarzana&#8221;.<br />
<span style="font-style: italic;">(</span><a href="http://docs.google.com/Doc?docid=d8pdfd9_126fz74rkdc&amp;hl=it" target="_blank"><span style="font-style: italic;">qui la lettera</span></a><span style="font-style: italic;">)</span></span></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/07/caleo-che-botta/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tavolara: come si evita la VAS</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 19:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Dai quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Tavolara]]></category>

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		<description><![CDATA[Da La Nazione Legambiente contesta la divisione dell’area in 5 progetti «La Regione intervenga con procedure di legge» CINQUE aree artigianali nel raggio di poche centinaia di metri a cavallo fra i Comuni di Sarzana e Castelnuovo: progetti tecnicamente diversi ma simili fra loro per tipologia, che cambieranno radicalmente la fisionomia della zona di Tavolara. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/06/tavolara-come-si-evita-la-vas/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div><p>Da La Nazione</p>
<h3>Legambiente contesta la divisione dell’area in 5 progetti<br />
«La Regione intervenga con procedure di legge»</h3>
<p style="font-size: 12px; text-align: justify;">CINQUE aree artigianali nel raggio di poche centinaia di metri a cavallo fra i Comuni di Sarzana e Castelnuovo: progetti tecnicamente diversi ma simili fra loro per tipologia, che cambieranno radicalmente la fisionomia della zona di Tavolara. Ma proprio la «divisione» fa storgere il naso a Legambiente che in una lettera alla Regione sottolinea come «la suddivisione in cinque parti risponda solo alla finalità di evitare le procedure complesse previste per le aree vaste», come la Via e la Vas. Legambiente chiede alla Regione di riunificare i progetti in uno solo e sottoporlo a Vas. Nel mirino di Stefano Sarti (presidente regionale di Legambiente) e Alessandro Poletti (presidente del circolo Valdimagra) la presenza di una grossa area artigianale a Tavolara, a cavallo dei Comuni di Castelnuovo Magra e Sarzana. «Le amministrazioni hanno suddiviso la zona in 4/5 progetti di cui uno, nel sopraferrovia sarzanese già sottoposto a screening di Via e pronto a partire. Esistono tre siti sopra la ferrovia: Tavolara est di Sarzana, fino a ieri area agricola; ex area Sbarbaro industriale dimessa; ex area Mattonificio Filippi dall’altra parte della’Aurelia, una zona industriale dimessa; due sotto la ferrovia, una sul lato castelnovese di Via Tavolara, in parte già occupata da tre segherie di marmo e granito e l’altra sul lato Sarzanese della strada, dove insistono discariche di marmettola e altre di emergenza di rifiuti solidi urbani risalenti all’epoca della vecchia Legge 12. Inoltre tali aree saranno attraversate da una nuova strada di penetrazione, biforcata lungo l’Aurelia (con una nuova rotatoria), e solo in piccola parte ricalcante la vecchia Via Tavolara, che è destinata a spostare importanti flussi di traffico dall’Aurelia al Viale XXV Aprile (Sarzana-Marinella), sventrando anche le aree agricole rimanenti e confinanti, in prossimità del Canale San Lazzaro, con il sito d’interesse comunitario (SIC) della Val di Magra».</p>
<p style="text-align: justify;">SECONDO Sarti e Poletti «dal disegno si evince che le 5 aree sono in realtà una e la loro suddivisione risponde solo alla finalità di evitare le procedure complesse previste per le aree vaste e a grande incidenza ambientale. E’ necessario quindi ricondurre le cinque aree a un progetto unitario». Da qui la richiesta alla Regione perchè «utilizzando i propri poteri sovraordinati e sostitutivi, attui una moratoria delle cinque aree, compresa quella in via di partenza nel sopraferrovia di Sarzana, e proceda all’unificazione del Progetto sottoponendolo a Valutazione ambientale strategica».</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.sarzanachebotta.org/2009/06/tavolara-come-si-evita-la-vas/' layout='default' show_faces='false' send='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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