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	<title>Sarzana, che Botta! &#187; Botta contro Botta</title>
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		<title>Botta: a Verona scopre la memoria dei luoghi e riduce le volumetrie</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 21:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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		<description><![CDATA[A Verona Mario Botta, "quello vero", ha trasformato gli ex Magazzini Generali in uno spazio per la città. Ha cancellato volumetrie già previste, ridotto quelle esistenti. Per far spazio a un grande roseto! Il committente è un Principe illuminato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Spazi urbani: Mario Botta, la memoria dei luoghi<br />
e gli ex Magazzini Generali di Verona.</h3>
<p>di <strong>Roberta Mosti</strong></p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercati-gen.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5227" title="mercati gen" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/mercati-gen.jpg" alt="mercati gen" width="150" height="128" /></a>Gli ex Magazzini Generali di Verona, sono un notevole esempio di architettura industriale, legata allo sviluppo economico dagli anni &#8216;30 del secolo scorso.</p>
<h4>Come accade ovunque nel nostro paese, molti dei primi siti di sviluppo industriale si trovano in posizioni prossime ai centri storici e il degrado del progressivo abbandono e dell&#8217;incuria li hanno resi appetibili a progetti di ricucitura con il tessuto urbano periferico.</h4>
<p>Questo complesso, di cui la Fondazione Cariverona è  proprietaria, rispecchia questa teoria.  L&#8217;area ha un&#8217;estensione di 100mila metri quadrati con 300mila metri cubi di fabbricati, <strong>la sua posizione è analoga a quella di via Muccini</strong>, prima periferia degradata lungo una delle principali vie d&#8217;accesso alla citta, inserita in un tessuto urbano frammentato di edifici residenziali, capannoni vuoti e aree libere.  L&#8217;edificio dei magazzini, prima dell&#8217;abbandono definitivo,  aveva ospitato <strong>spazi teatrali e associazioni</strong> e il piano di recupero vedrà la nascita di un centro policulturale dedicato a queste attività, ma senza sconvolgere l&#8217;aspetto del luogo, se non inserendo un ampio spazio verde. Quest&#8217;anno si apriranno i cantieri nella zona e <strong>anche i veronesi potranno vantarsi della scelta di un architetto di fama mondiale, Mario Botta</strong>, quale autore del progetto di restauro e riuso  del complesso industriale.</p>
<p><strong>Le analogie con Sarzana si fermano qua</strong>, ma ciò che meraviglia sono le affermazioni dell&#8217;architetto Botta in merito alle scelte di recupero:    “Trasformare il vecchio sedime dell’intero complesso industriale degli ex Magazzini Generali in uno spazio per la città, <strong>limitando al minimo le demolizioni all’interno del lotto e rinunciando anche a costruire ex novo edifici lungo viale del Lavoro, già previsti dal nuovo Prusst</strong>”.</p>
<h4>Evidentemente, quando i veronesi chiamano un grande architetto,  non è  per usarlo come una foglia di fico per operazioni speculative, ma per assicurarsi un esperto a cui affidarsi, accettando le soluzioni che propone  anche se riduce il costruito, anche se rinuncia alle volumetrie previste dai piani particolareggiati, a scapito di profitti speculativi ma a vantaggio di un maggior rispetto dello spazio, della città e della storia.</h4>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/articolo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5208" title="articolo" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2010/01/articolo.jpg" alt="articolo" width="700" height="808" /></a></p>
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		<title>Via Muccini, una parodia del Botta-pensiero</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/12/via-muccini-una-parodia-del-botta-pensiero/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 22:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA["Gli architetti sono chiamati a lavorare sul terreno della memoria, che oggi è il vero antidoto alla globalizzazione". Parole di Mario Botta in un'intervista a Repubblica. E Sara Frassini replica sul prestigioso "Abitare".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/10/loltraggio-alla-patria-delluomo/" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-3980 alignright" title="2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/2-150x150.jpg" alt="2" width="150" height="150" /></a>Articolo di <strong>Sara Frassini</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong>studentessa di Ingegneria edile-architett</em><em>ura di Pisa, del direttivo del Comitato &#8220;Sarzana, che botta!&#8221;.</em></p>
<p><em>Articolo pubblicato sul prestigioso sito</em><em> di architettura e urbanistica Abitare (<a href="http://www.abitare.it/highlights/una-lettera-a-mario-botta/" target="_blank">qui</a>) e ripreso da Marco Preve su Repubblica online (<a href="http://preve.blogautore.repubblica.it/2009/12/03/solare-a-pieve-archistar-a-sarzana-petizione-per-palmaria/" target="_blank">qui</a>).<br />
</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Ho letto con attenzione l&#8217;intervista a Mario Botta apparsa  nell&#8217;inserto Cultura del 23 novembre scorso di Repubblica (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/23/mario-botta-trovo-offensivo-essere-definito-un.html" target="_blank">QUI IL LINK</a>), perché il grande Maestro nella mia città, Sarzana, ha firmato un massiccio intervento su  un&#8217;area che è un terzo del perimetro urbano. Vorrei sviluppare alcune  considerazioni tra le teorie esposte dal Botta nell&#8217;intervista e le sue realizzazioni a Sarzana.</p>
<p>Mario Botta spiega come l’architettura post moderna abbia “<em>confuso gli stili con la storia facendone una caricatura</em>”, parla di<strong> memoria</strong> come di <strong>“<em>un bisogno reale</em>”</strong> che viene invece ridotto al “<em>rifacimento di timpani o colonne”</em>.  E non serve prestare una particolare attenzione per vedere sparse per il nostro territorio villette a schiera che ricordano templi romani e greci, miniaturizzati e ridicolizzati da colorazioni improbabili.  <em>“<strong>L’architettura è ineludibile</strong>. Non si può spegnere come fosse una trasmissione che non ti piace o accantonare come un libro che ti delude”,dice</em> Botta. Ed è vero. Infatti,siamo costretti a vedere quelle villette ogni giorno, andando all’università, a lavoro o a spasso. Il problema si ingigantisce quando la caricatura non è più su una singola costruzione ma si propone su un’intera area urbana.  <strong>Una superficie di circa sei ettari, adiacente al centro storico di Sarzana è destinata ad assorbire circa 200.000 mc di cemento</strong>.  <em>E se un archistar non può assumersi le colpe di un’amministrazione ancorata a previsioni ventennali, ha certamente gli strumenti per riconoscere  l’errore dei suoi committenti, un errore che porterà il suo nome e che ai sarzanesi non piace</em>. E si conferma così la dichiarazione di Rem Koolhaas , secondo cui il solo spazio riservato alla cittadinanza sarebbe oggi lo shopping, unica maniera di esprimere la partecipazione democratica.  “L’impressione è &#8211; dice Franco La Cecla &#8211; che tutto ciò riguardi soltanto un mondo di addetti ai lavori, un mondo di collezionisti”. E a noi, che abitiamo e viviamo Sarzana, non  resta che abbassare lo sguardo e rinchiuderci, per chi questa fortuna ce l’ha, nel nostro centro storico.</p>
<p>Eppure più volte ho sentito e letto le teorie di Botta sull’architettura ed ha sempre ribadito che <em>“essa  non è lo strumento per costruire in un luogo ma per costruire quel  luogo. Deve tener conto delle sue caratteristiche, della sua identità, del suo essere a suo modo origine.</em>” Gli architetti sono chiamati a lavorare “<em>anche sul terreno della memoria, che oggi è il vero antidoto alla globalizzazione”</em>. Ma sono chiacchiere.<em> </em><strong> Sarzana e il suo meraviglioso centro storico non hanno forse memoria? </strong>Sarzana aveva veramente bisogno di variare il suo Piano Regolatore, in funzione di tipi edilizi sconosciuti a tutto il territorio ligure? Quell’area invece necessitava di uno studio che permettesse la ricucitura col centro storico, che stimolasse i suoi abitanti a partecipare alla vita del centro stesso e questo progetto non può assicurarlo e forse nemmeno sperarlo.</p>
<p>“<em><strong>Un architetto può lavorare per o contro la città. E per farlo deve dialogare con l’antico</strong>.” </em> <span style="text-decoration: underline;">Qui Mario Botta ha lavorato contro</span>. Ha rifiutato ogni tipo di dialogo, con l’antico e col moderno. Ha rifiutato di fermarsi davanti ad un esplicita richiesta degli abitanti, nascondendosi dietro a quell’alibi costante: gli architetti sono artisti con dietro una committenza che gli dice cosa e quanto fare. Anche Massimiliano Fuksas in un’intervista apparsa sul vostro giornale il 22 gennaio 2008 (citata da Franco La Cecla nel suo libro “Contro L’architettura”), aveva affermato che il problema è di tipo politico. Sta quindi solo ai politici affrontare l’emergenza generale in cui viviamo?  Io mi associo all’ immaginazione di F. La Cecla: “<em>sarebbe bello in realtà se da qui si partisse per un altro viaggio, più ambizioso, se gli architetti avessero voglia di essere una classe di cultori della bellezza e delle città e dell’abitarvi, se fossero gli intellettuali che si disdegnano per la mediocrità, la vetrinizzazione, la plastificazione della vita quotidiana. Avrebbero forse più influenza così, come gruppi di innamorati del bello urbano, che come designers di oggetti monumentali o di porcellane per collezionisti”</em></p>
<p>E ancora su un ultima cosa mi sento di richiamare questo grande architetto con un ultima domanda: ha affermato, sempre nella vostra intervista, di essere un <em>architetto globale</em>: “<em>posso essere un giorno in Corea, un altro in Cina, un altro ancora negli Stati uniti. Ma non adotterei mai un punto di vista globale sull’architettura”</em>.  Perchè  se accosto a quello di Sarzana altri progetti sviluppati a Treviso o Lugano, non trovo differenze  con la mia futura città?  E’ forse perché Sarzana ha un tessuto molto simile a quello di Treviso e Lugano che la sua lettura ha prodotto risultati simili? Così simili da portare un architetto di fama mondiale a progettare con gli stessi materiali,  stesse coperture, stesse tipologie in luoghi così diversi?  Io penso di no.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che se Mario Botta applicasse sempre le sue teorie con coerenza non si sentirebbe più offeso. In nessun modo e da nessuno.</p>
<p style="text-align: right;">Sara Frassini</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.abitare.it/highlights/una-lettera-a-mario-botta/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4490 aligncenter" title="abitare" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/abitare.jpg" alt="abitare" width="409" height="54" /></a></em></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://preve.blogautore.repubblica.it/2009/12/03/solare-a-pieve-archistar-a-sarzana-petizione-per-palmaria/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4495 aligncenter" title="preve" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/12/preve-300x57.jpg" alt="preve" width="300" height="57" /></a></p>
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		<title>Botta: soldi secondari rispetto ai bisogni dell&#8217;uomo</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/botta-soldi-secondari-rispetto-ai-bisogni-delluomo/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 20:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[I Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rapporto tra architettura e soldi è sempre esistito nella storia. Borromini e i suoi prìncipi, Domenico Fontana e Sisto V…  A Mario Botta, architetto di fama internazionale, a Sarzana sono toccati in sorte i Princìpi dell’Era della Cementificazione. Ha un bel parlare (intervista rilasciata a TVN, emittente milanese) di bisogni dell’uomo primari… ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra architettura e soldi è sempre esistito nella storia. Borromini e i suoi prìncipi, Domenico Fontana e Sisto V&#8230;  A Mario Botta, architetto di fama internazionale, a Sarzana sono toccati in sorte i Princìpi dell&#8217;Era della Cementificazione. Ha un bel parlare (intervista rilasciata a TVN, emittente milanese) di bisogni dell&#8217;uomo primari&#8230;</p>
<p>Clicca sull&#8217;immagine per visualizzare l&#8217;estratto&#8230;</p>
<p><a href="http://www.tubechop.com/watch/28599" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3165" title="botta video soldi" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/09/botta-video-soldi.jpg" alt="botta video soldi" width="400" height="271" /></a></p>
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		<title>Botta: architettura sostenibile? Roba da giovani!</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/09/botta-architettura-sostenibile-roba-da-giovani/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 20:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[I Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande architetto, che in passato ha rappresentato la modernità.

Oggi ci stupisce sentirlo affermare, durante un'intervista ad una TV locale milanese, che l'architettura sostenibile è cosa del Futuro (entrare nell'articolo per visualizzare il video). Il Maestro ha da imparare dai giovani, per i quali l'ecosostenibilità e il risparmio energetico sono Storia dell'oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande architetto, che in passato ha rappresentato la modernità.</p>
<p>Oggi ci stupisce sentirlo affermare, durante un&#8217;intervista ad una TV locale milanese, che l&#8217;architettura sostenibile è cosa del Futuro (cliccare sull&#8217;immagine qui sotto per vedere l&#8217;estratto).</p>
<p><a href="http://www.tubechop.com/watch/28600" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3171" title="botta sostenibile" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/10/botta-sostenibile.jpg" alt="botta sostenibile" width="400" height="272" /></a></p>
<p>Il Maestro ha da imparare dai giovani, per i quali l&#8217;ecosostenibilità e il risparmio energetico sono Storia dell&#8217;oggi.</p>
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		<title>Sesto San Giovanni non risparmiata dal mattoncino</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/sesto-san-giovanni-non-risparmiata-dal-mattoncino/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 21:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unicità]]></category>
		<category><![CDATA[sesto san giovanni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora dal sito Urbanfile.
Botta a Sesto San Giovanni (ex Area Campari).

Dobbiamo ripeterci: uso esclusivo del mattoncino rosso, finestrelle, palazzi a ponte, cilindri (per quanto &#8220;segati&#8221; a metà) ricordano il progetto Botta di Sarzana.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora <a href="http://www.urbanfile.it/index.asp?ID=3&amp;SID=253" target="_blank">dal sito Urbanfile</a>.<br />
Botta a Sesto San Giovanni (ex Area Campari).</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/4.JPG"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1321" title="4" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/4-300x227.jpg" alt="4" width="300" height="227" /></a><br />
Dobbiamo ripeterci: uso esclusivo del mattoncino rosso, finestrelle, palazzi a ponte, cilindri (per quanto &#8220;segati&#8221; a metà) ricordano il progetto Botta di Sarzana.</p>

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		<title>Treviso due</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/treviso-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 20:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Piazza coperta, palazzi a ponte, uso esclusivo del mattoncino rosso, ossessiva ricorrenza di anguste finestrelle: l'associazione tra Treviso 2 e Sarzana 2 sorge spontanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante i nostri viaggi telematici siamo incappati nel sito di Treviso 2 (<a href="http://www.treviso2.it/page.jsp?idLingua=1" target="_blank">qui</a>).<br />
Un vasta opera di riqualificazione è stata affidata all&#8217;archistar Mario Botta il quale ha pensato &#8220;una cittadella caratterizzata dall&#8217;uso raffinato del mattone&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/2_1.JPG"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1326" title="2_1" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/2_1-300x174.jpg" alt="2_1" width="300" height="174" /></a></p>
<p>Piazza coperta, palazzi a ponte, uso esclusivo del mattoncino rosso, ossessiva ricorrenza di anguste finestrelle: l&#8217;associazione tra Treviso 2 e Sarzana 2 sorge spontanea.</p>

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		<title>Mattoncini anche a Padova</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/mattoncini-anche-a-padova/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/mattoncini-anche-a-padova/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 19:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito Urbanfile.
La nuova Facoltà di Biomedicina a Padova.
Porta la firma dell&#8217;architetto ticinese Mario Botta il progetto del nuovo polo didattico dell&#8217;Università di Padova che sarà pronto nel 2010. Rigorosamente in mattoncino rosso.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.urbanfile.it/index.asp?ID=3&amp;SID=426" target="_blank">Dal sito Urbanfile</a>.<br />
La nuova Facoltà di Biomedicina a Padova.<br />
Porta la firma dell&#8217;architetto ticinese Mario Botta il progetto del nuovo polo didattico dell&#8217;Università di Padova che sarà pronto nel 2010. Rigorosamente in mattoncino rosso.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/BiomedicinaBotta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1726" title="BiomedicinaBotta" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/BiomedicinaBotta-300x168.jpg" alt="BiomedicinaBotta" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Piazza coperta: Botta copia Cintoia</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/08/cintoia-fi-ecco-da-dove-botta-ha-tratto-ispirazione-per-la-nostra-piazza-coperta/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 00:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Unicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Centro Commerciale a Cintoia (FI) viene citato nelle riviste di architettura come esempio di riqualificazione urbana riuscita (es.: qui)

Qui le cose vengono chiamate con il nome appropriato: il corpo centrale del complesso è a tutti gli effetti una galleria commerciale, e come tale viene definito.
Non così a Sarzana, dove una galleria commerciale vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Centro Commerciale a Cintoia (FI) viene citato nelle riviste di architettura come esempio di riqualificazione urbana riuscita (<a href="http://www.laterizio.it/costruire/_pdf/n54/54_266_271.pdf" target="_blank">es.: qui</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/2-cintoia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1328" title="2 cintoia" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/2-cintoia-300x202.jpg" alt="2 cintoia" width="417" height="280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qui le cose vengono chiamate con il nome appropriato: il corpo centrale del complesso è a tutti gli effetti una galleria commerciale, e come tale viene definito.</p>
<p style="text-align: justify;">Non così a Sarzana, dove una galleria commerciale vera e propria viene spacciata per Piazza Coperta. Ciò per  giustificare la totale assenza di piazze in una vasta area che, secondo il progetto, verrebbe totalmente occupata da edifici.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, nel confronto tra la riqualificazione del quartiere fiorentino e quella di Piazza Terzi infastidisce il fatto che un centro commerciale meriti una quantità di verde pari a quella prevista per tutta l&#8217;area del Progetto Botta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
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				<img title="2 cintoia" alt="2 cintoia" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/gallery/cintoia/thumbs/thumbs_2 cintoia.jpg" width="100" height="75" />
			</a>
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</div>

</p>
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		<title>Clamorosa conferma di Mario Botta</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/04/clamorosa-conferma-di-mario-botta/</link>
		<comments>http://www.sarzanachebotta.org/2009/04/clamorosa-conferma-di-mario-botta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 19:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[Le architetture]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sarzanachebotta.org/?p=1051</guid>
		<description><![CDATA[“La torre? La mettiamo orizzontale”
Al Festival “Città e territorio” di Ferrara l’archistar ticinese ha parlato del progetto di Sarzana.
Ha criticato le volumetrie, frutto di scelte politiche, “che mettono in croce l’architetto, chiamato a trasformare i dati quantitativi in qualità architettonica”.
“A volte ci si riesce – ha detto &#8211; a volte è meglio rinunciare”.
E alla nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>“<span>La torre? La mettiamo orizzontale”</span></h2>
<p><span><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/torre-orizzontale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1052" title="torre orizzontale" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/08/torre-orizzontale.jpg" alt="torre orizzontale" width="400" height="235" /></a></span><span style="font-style: italic;">Al Festival “Città e territorio” di Ferrara l’archistar ticinese ha parlato del progetto di Sarzana.<br />
Ha criticato le volumetrie, frutto di scelte politiche, “che mettono in croce l’architetto, chiamato a trasformare i dati quantitativi in qualità architettonica”.<br />
“A volte ci si riesce – ha detto &#8211; a volte è meglio rinunciare”.<br />
E alla nostra domanda “Ma un Maestro dell’architettura non può dire agli amministratori: state sbagliando”?, la risposta è secca: “Credete che non l’abbia detto? L’ho detto più volte”. </span></p>
<div><span style="font-weight: bold;">Servizio a cura di Carlo Ruocco</span></div>
<div><span style="font-weight: bold;"></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_1054" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px;">
<dd class="wp-caption-dd"><a href="http://4.bp.blogspot.com/_DlRRcKDlkL0/SfCfgmXPv4I/AAAAAAAAAXc/AxSgHzVb7qk/s1600-h/botta.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327933741581975426" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 350px; height: 263px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_DlRRcKDlkL0/SfCfgmXPv4I/AAAAAAAAAXc/AxSgHzVb7qk/s320/botta.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p><span><span><span><span><span><span><span><span><span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-style: italic;">Mario Botta sul palco di Ferrara illustra il suo progetto di Treviso. </span><br />
<span style="font-style: italic;">Due palazzi sono a ponte.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
</dd>
</dl>
</div>
<p></span><span style="font-size: small;"></p>
<div style="text-align: justify;"><span><span><span>Ferrara. 18 aprile. Sala estense del palazzo comunale. Le colonne neoclassiche, sormontate da capitelli, la struttura teatrale con tanto di palcoscenico, è l’ambiente giusto per ospitare un archistar. Mario Botta sul palco ha appena concluso la sua esposizione dei nove progetti realizzati nell’arco di anni in giro per il mondo. Il tema assegnatogli era “L’architettura e gli spazi pubblici”. L’architetto svizzero è uno dei tanti oratori, che hanno affollato le quattro giornate del Festival Città Territorio, alla seconda edizione nella splendida città romagnola, centro storico d’eccellenza, patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Prima di lui, nei tre giorni di apertura, i mostri sacri dell’urbanistica europea, come Edoardo Salzano, Vezio De Lucia, lo spagnolo Josep Maria Llop, il portoghese Joao Nunes, Bernardo Secchi hanno sviluppato il tema del coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni di cittadini nel disegno delle città, nella ideazione degli spazi pubblici, pensati come l’anima dei centri urbani, luoghi nel quale società e città s’incontrano e generano comunità, come sono state nei secoli le nostre belle, ampie, soleggiate piazze.</span></span></span></div>
<p></span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">L’urbanistica partecipata contrapposta all’urbanistica “contrattata” tra amministrazioni pubbliche e potenti gruppi privati, l’interesse dei cittadini prevalente sull’interesse privato, sono il filo conduttore del Festival in questa terra di Romagna che di rosso, evidentemente, non ha solo i mattoncini dei suoi antichi palazzi medievali, del Castello Estense, delle sue chiese.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Alle 20 e 30, conclusa la relazione, Botta si concede a qualche domanda. La prima a rompere il ghiaccio è una studentessa spezzina, Sara Dughetti, che studia all’università di Ferrara. Sara, che non fa mistero della sua adesione al Comitato “Sarzana, che Botta!”, chiede di farle comprendere, alla luce di quanto il Maestro ha esposto in conferenza, quale sia l’idea di creazione di spazio pubblico, che sta dietro al Piano di Sarzana.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Domanda molto pertinente (e anche un tantino impertinente!), perché il progetto di Sarzana non è neppure lontano parente dei nove progetti illustrati dall’architetto Botta in conferenza. Ovunque grandi spazi, proporzione con gli ambienti circostanti, attenzione al contesto, pur rimanendo sempre fedele al “mattoncino rosso” come pelle buona per tutte le stagioni, tutte le latitudini e longitudini. Mai una galleria coperta, incassata tra due “stecche” di quattro piani di mattoni rossi, spacciata come piazza.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">L’archistar ha un momento d’incertezza. La prende alla larga. Smorza la portata del “progetto Sarzana”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Mette subito le mani avanti. </span><span style="font-style: italic; font-size: small;">“Difficile parlare senza avere davanti il progetto”</span><span style="font-size: small;">, esordisce.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">“</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">E poi</span><span style="font-size: small;">– si schermisce &#8211; </span><span style="font-style: italic; font-size: small;">non si tratta ancora di un progetto. Siamo ancora al plan mas. Un piano planivolumetrico, dove la parte essenziale dello spazio pubblico è il recupero dell’ex mercato, che diventa una piazza coperta. Attualmente stiamo lavorando, perché la prima ipotesi era quella di fare una torre per permettere un grande spazio libero come stazione degli autobus e che adesso stiamo rivedendo</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">E qui l’annuncio clamoroso: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Abbiamo preso la torre e invece di metterla in piedi l’abbiamo messa in orizzontale. Stiamo ancora elaborando questo progetto, ma il Piano di Sarzana è uno degli esempi classici di ricucitura del tessuto urbano, a cui è chiamato l’architetto contemporaneo. Noi dobbiamo correggere gli errori fatti nel passato e cerchiamo, là dove è possibile, di ricucire il tessuto per consolidare quelle parti che si ritengono importanti. E’ che a Sarzana c’è il grande taglio della ferrovia, l’asse viario d’ingresso alla città e così via. E poi si deve lavorare con quei quantitativi, che sono stati dati come scelte politiche. Per questo ogni tanto l’architetto viene messo in croce. Noi veniamo chiamati a dare forma a scelte politiche. Come nel caso di Treviso, l’appetito vien mangiando. Io a Treviso ho passato sette amministrazioni e ogni volta chiedono altri elementi. Il problema dell’architetto è di capire ogni volta se riesce ad avere la forza di trasformare questi dati quantitativi in qualità architettonica. Qualche volta ce la si fa e qualche altra volta è forse meglio rinunciare</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il dibattito prosegue per pochi minuti. La cena incombe. Ma l’occasione di confrontarsi faccia a faccia con il progettista di “Sarzana 2” è troppo forte.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">All’uscita dalla Sala Estense Mario Botta si guarda attorno, quasi si aspettasse il secondo round. E, avvicinato, accetta molto affabilmente di rispondere ad alcune domande.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Professore, un architetto di fama mondiale, invece di farsi mettere in croce, non può spiegare all’Amministrazione di un piccolo comune che quei volumi sono eccessivi?<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">“</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Più volte ho detto all’Amministrazione che quelle volumetrie sono esagerate. Cosa pensate che non gliel’abbia detto? Intanto però la torre non si fa più</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ma lei ha annunciato che la metterà in orizzontale. Scelta che potrebbe risultare altrettanto pesante.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Si stanno studiando anche altre soluzioni</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">I palazzi d’ingresso alla città non sono uno scherzo ….<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Sono della stessa altezza dei palazzi attorno</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Facciamo osservare che non è così.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Mi dicono che sono le stesse altezze dei palazzi esistenti. Gli indici che mi hanno dato sono quelli. Comunque quelle sono le volumetrie che hanno assegnato ai privati. L’errore è di tanto tempo fa. L’ho fatto più volte notare all’Amministrazione, anche se sono convinto che è bene contenere il perimetro della città, non espanderla</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Osserviamo che il tempo ha dimostrato che quegli indici, non fondati su studi demografici, erano sbagliati.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Come fu redatto quel piano, come furono formulate quelle previsioni non lo so. Sono le scelte politiche di cui parlavo</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Interviene la moglie. “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Siamo offesi per l’articolo sull’Avvenire</span><span style="font-size: small;">” (<a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/04/da-lavvenire-del-31-03-leonardo-servadio/" target="_blank">che potete leggere nel sito</a>, n.d.r.).<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Sai come sono i giornalisti</span><span style="font-size: small;">”.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">A poca distanza alcuni amici dell’archistar fanno apprezzamenti sulla bellezza di Sarzana. Attendono il Maestro per la cena.<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Botta si congeda: “</span><span style="font-style: italic; font-size: small;">Avremo modo di continuare il discorso. Magari a Sarzana</span><span style="font-size: small;">”.</span></div>
</div>
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		<title>Intervista di Mario Botta sul Corsera dell&#8217;8.4.2009</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 17:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[
«Le città italiane ed europee


hanno bisogno del loro passato» 



«Non bisogna avere fretta, ma ricostruire soltanto quando ci sarà un’idea davvero chiara su come dovrà essere la nuova città dell’Aquila ». L’affermazione di Mario Botta, l’architetto svizzero (è nato a Mendrisio nel 1943) definito «tra i più celebri progettisti della contemporaneità » e più volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h3><span>«Le città italiane ed europee</span></h3>
</div>
<div>
<h3><span>hanno bisogno del loro passato» </span></h3>
</div>
<div><span><br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;">«Non bisogna avere fretta, ma ricostruire soltanto quando ci sarà un’idea davvero chiara su come dovrà essere la nuova città dell’Aquila ». L’affermazione di Mario Botta, l’architetto svizzero (è nato a Mendrisio nel 1943) definito «tra i più celebri progettisti della contemporaneità » e più volte in odore di Pritzker Prize (il Nobel dell’Architettura), all’apparenza potrebbe anche sorprendere. Ma poi, a guardarla bene, non più di tanto perché, come lo stesso Botta tiene subito a precisare, «naturalmente tenendo conto di quelle che sono le necessità primarie delle persone colpite dal terremoto ».</div>
<div style="text-align: justify;">«Essenziale, prima di formulare ogni ipotesi, è innanzitutto sapere lo stato reale della città, il suo grado di distruzione; appunto per questo dico che è meglio aspettare, la fretta è una cattiva consigliera, soprattutto in queste tragedie, perché spinge a voler ricostruire tutto e subito e non sempre questa è la via giusta da seguire».</div>
<div style="text-align: justify;">In questo senso, allora, è meglio aspettare? «A L’Aquila, come in tutte o quasi le città italiane, ci sono certo i palazzi, spesso segnati da una grande storia e da un’immagine pubblica e ci sono i ponti: quelli, certo, vanno ricostruiti in tempi stretti. Ma poi ci sono anche aree distrutte che forse non è così necessario ricostruire ex novo. Il compito di chi dovrà ripensare a L’Aquila dopo il terremoto è molto difficile perché, da una parte bisogna ridare alla città la propria funzione; dall’altra, bisogna ritrovare la memoria di quello che è stato distrutto; dall’altra parte ancora è necessario guardare verso il futuro. E infine—conclude Botta—bisogna saper mantenere la memoria di questo evento per quanto tragico». Perché, dice, «Anche a Messina c’è un prima e un dopo il terremoto».</div>
<div style="text-align: justify;">Allora come ricostruirebbe Mario Botta una città come L&#8217;Aquila? «Innanzitutto mantenendo intatta la memoria del prima e del poi. Quindi non ricostruirei mai una new town, un’ipotesi impraticabile soprattutto in una realtà come quella italiana, in cui le città non sono certo costruite secondo il criterio della funzionalità, ma piuttosto della memoria; le nostre sono città indissolubilmente legate al passato, con un’identità storica e culturale unica ». E allora, il primo compito, per Botta diventa così «quello di ricucire lo strappo provocato dal terremoto perché non si dimentichi, ma al tempo stesso anche non perdere un’occasione buona per ripensare la città, non tutta la città, ma un quartiere, magari degradato».</div>
<div style="text-align: justify;">La memoria, la storia, il passato, l’appartenenza sono d’altra parte elementi costanti del pensiero di Botta: «L’unicità di tutte le nostre città, parlo di quelle italiane ma anche di quelle europee, rappresenta un patrimonio incredibile in un momento in cui la globalizzazione, il pensiero unico comincia a mostrare le proprie incertezze». E prosegue: «Il nostro orgoglio di cittadini del Vecchio Continente nasce proprio da questo sentirsi parte di una realtà unica. Le new town possono andare bene in Asia o in Giappone, ma non va neppure bene ricostruire città &#8220;in stile&#8221;, senza memoria e nemmeno senza segni di modernità».</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/04/mario-botta2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1387" title="mario botta2" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/04/mario-botta2.jpg" alt="mario botta2" width="106" height="137" /></a>Dunque, il dialogo prima di tutto. Un dialogo ricucito senza fretta: «Non bisogna ricostruire &#8220;tutto e subito&#8221; perché c’è l’emergenza; bisogna riflettere, ritrovare i nostri legami, le nostre radici, la nostra storia». In questo (ma Botta tiene subito a chiarire «non voglio essere assolutamente frainteso» perché questa «è una tragedia davvero grande») «il terremoto può rappresentare un’occasione straordinaria per ripensare anche il futuro delle nostre città».</div>
<p><span style="font-weight: bold;">Stefano Bucci</span></p>
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		<title>Botta: nuova sconcertante intervista al Corsera</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 23:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unicità]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti del Comitato]]></category>

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&#8220;Le città devono conservare la loro identità storica e culturale&#8221;

 
&#8220;L’unicità di tutte le nostre città, parlo di quelle italiane ma anche di quelle europee, rappresenta un patrimonio incredibile in un momento in cui la globalizzazione, il pensiero unico comincia a mostrare le proprie incertezze».

Parola di Mario Botta, uno che di architettura &#8220;globalizzata&#8221; se ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h3><span style="font-style: italic;">&#8220;Le città devono conservare la loro identità storica e culturale&#8221;</p>
<p></span></h3>
<p><span style="font-style: italic;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;">&#8220;L’unicità di tutte le nostre città, parlo di quelle italiane ma anche di quelle europee, rappresenta un patrimonio incredibile in un momento in cui la globalizzazione, il pensiero unico comincia a mostrare le proprie incertezze».</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/04/identità-bottiana.jpg"><img class="size-full wp-image-1382 aligncenter" title="identità bottiana" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/04/identità-bottiana.jpg" alt="identità bottiana" width="632" height="643" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">Parola di Mario Botta, uno che di architettura &#8220;globalizzata&#8221; se ne intende e piazza &#8220;mattoncini rossi&#8221; qua e là per i continenti, a Sarzana, città italiana ed europea, come a Seul o a San Francisco.</div>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;affermazione è contenuta in un&#8217;intervista a firma di Stefano Bucci, apparsa sul Corriere della Sera in una pagina dedicata alla ricostruzione dell&#8217;Aquila dopo il terremoto. Ma non è la sola.</div>
<div style="text-align: justify;">Alla domanda &#8220;E allora come ricostruirebbe una città come l&#8217;Aquila?&#8221;, la risposta è davvero sconcertante se calata nel dibattito sul piano di via Muccini proposto a Sarzana.</div>
<p><span style="font-style: italic;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-style: italic;">«Innanzitutto mantenendo intatta la memoria del prima e del poi. Quindi non ricostruirei mai una new town, un’ipotesi impraticabile soprattutto in una realtà come quella italiana, in cui le città non sono certo costruite secondo il criterio della funzionalità, ma piuttosto della memoria; le nostre sono città indissolubilmente legate al passato, con un’identità storica e culturale unica »</span>.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-style: normal;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
</span></div>
</div>
<p>Per non correre il rischio di essere accusati di travisare il pensiero del Grande Maestro, pubblichiamo integralmente <a href="http://www.sarzanachebotta.org/2009/04/intervista-di-mario-botta-sul-corsera-dell8-4-2009/" target="_blank">(qui)</a> la parte dell&#8217;intervista, in cui l&#8217;architetto ticinese si diffonde sull&#8217;unicità, da salvaguardare, delle città italiane. Sarzana esclusa, ovviamente.</p>
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		<title>Botta: cittadini egoisti. Guarda il video!</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/03/botta-cittadini-egoisti-guarda-il-video/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 13:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[I Video]]></category>

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		<description><![CDATA[L'architetto Bottà si confronterà a breve con la cittadinanza sarzanese. Speriamo di godere di maggior fortuna dei residenti di Boccadasse che, per aver difeso il loro quartiere da uno scemio, vengono definiti egoisti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;"><span>Da Boccadasse a Sarzana<br />
</span></div>
<div style="text-align: left;"><span>i tanti volti di un archistar</span></div>
<div style="text-align: left;"><span>giovedì al Moderno</span></div>
<p><span> </span></p>
<div style="text-align: justify;"><span><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/mario-botta4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2006" title="mario botta4" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/mario-botta4.jpg" alt="mario botta4" width="152" height="200" /></a>L&#8217;appuntamento è fissato per le 17 di giovedì 5 marzo al cinema Moderno. L&#8217;architetto svizzero Mario Botta illustrerà alla città la seconda versione del piano di via Muccini, &#8220;torre mantovana dell&#8217;acqua&#8221; di sessanta metri compresa. Orario complicato per chi lavora nel settore privato o per chi studia fuori sede. C&#8217;è da augurarsi che sia un primo confronto. A Boccadasse Botta è andato più volte e sotto la spinta popolare ha modificato cinque volte il progetto di recupero del vecchio deposito di autobus. Non sappiamo, esaurita la presentazione da parte degli amministratori e l&#8217;illustrazione del progetto da parte dell&#8217;architetto Botta, quanto tempo rimarrà per gli interventi, le domande. Occorre prepararsi per un confronto serio, con argomenti consistenti. Ed essere presenti in tanti, per far capire che la città vuole discutere e che non ritiene affatto questa scelta &#8220;definitiva&#8221; , come scritto dall&#8217;assessore Bottiglioni sul sito del Comune. Sempre a Boccadasse Botta ieri è tornato a parlare dei diritti dei cittadini a dire la loro, ad avere progetti contestualizzati all&#8217;ambiente, verde e spazi fruibili. Le contestazioni? I cittadini amano la loro città e la difendono &#8211; dice l&#8217;archistar ticinese &#8211; ma una parte lo fa in maniera egoistica! (per caso, quelli che rifiutano il suo progetto?). <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZxnZluFA0tE" target="_blank">QUI PER VEDERE IL VIDEO</a><br />
</span></div>
<div>
<div>
<div style="text-align: justify;"><span><br />
</span></div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Mario Botta al Festival della Mente 2007 &#8211; il video</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 17:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>
		<category><![CDATA[I Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Cliccando qui, si accede alla pagina del sito del Festival della Mente dedicata all&#8217;intervento dell&#8217;Architetto Mario Botta.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="aligncenter" href="http://www.festivaldellamente.it/eventi_dettaglio.asp?id=107" target="_blank">Cliccando qui, </a>si accede alla pagina del sito del Festival della Mente dedicata all&#8217;intervento dell&#8217;<a href="http://www.archimagazine.com/galleria/botta/gbotta.htm" target="_blank">Architetto Mario Botta</a>.</p>
<p><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/fest_mente_2007.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2038" title="fest_mente_2007" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/fest_mente_2007.jpg" alt="fest_mente_2007" width="562" height="246" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mario Botta e il Festival della Mente</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/03/mario-botta-e-il-festival-della-mente/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo ritrovato una vecchia intervista rilasciata da Mario Botta a La Nazione dopo il suo intervento al Festival della Mente,  il 1° settembre del 2007, dove trattava il tema del rapporto tra architettura e territorio:  &#60;&#60;Il primo atto del “fare architettura” è la conoscenza del luogo, la cui interpretazione avviene attraverso le verifiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/mario-botta3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1716" title="mario botta3" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/mario-botta3-106x150.jpg" alt="mario botta3" width="106" height="150" /></a>Abbiamo ritrovato una vecchia intervista rilasciata da Mario Botta a La Nazione dopo il suo intervento al Festival della Mente,  il 1° settembre del 2007, dove trattava il tema del rapporto tra architettura e territorio:  &lt;&lt;Il primo atto del “fare architettura” è la conoscenza del luogo, la cui interpretazione avviene attraverso le verifiche e le relazioni che si vengono a definire con le scelte progettuali. Il rapporto fra architettura e territorio non è un rapporto fisso ma dinamico e continuo, che si consolida in un nuovo equilibrio al momento della realizzazione dell’opera architettonica. Un rapporto di dare ed avere reciproco che interpreta la cultura, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo&gt;&gt;.</em></p>
<p><em>Ed ecco l&#8217;intervista a Emanuela Rosi:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL VECCHIO MERCATO</strong> sarà la piazza che alla zona sud della città ancora manca. E diventerà davvero città quella grande area che oggi appare come un disordinato «puzzle» di edifici degradati e spazi confusi. L’architetto Mario Botta la sfida l’ha raccolta diversi mesi fa ed ora ha idee chiare su come provare a vincerla.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tentare di ricucire le aree dismesse ai margini del centro storico con le sue parti già strutturate, dare a quelle zone, compiutezza, un’immagine definita, un ruolo» spiega il grande architetto svizzero che ha disegnato, tra gli ultimi interventi, il nuovo casinò di Campione d’Italia, uffici e residenze a Treviso, la biblioteca universitaria di Trento, il museo d’arte Bechtler a Charlotte, la galleria e museo d’arte della Tsinghua University in Beijing, gli uffici Leeum a Seul, le stazioni della metropolitana di Napoli. Lo intercettiamo mentre cerca di consumare un pranzo rapido tra la conferenza di Oliviero Toscani e la sua relazione proprio su «Architettura e territorio. Due forme d’espressione del proprio tempo» per il Festival della Mente. RICUCIRE è la «parola d’ordine» sua e dell’amministrazione comunale. Ed entrambi, in quella vasta area che parte da un albergo Laurina ormai condannato da decennale abbandono, costeggia la linea ferroviaria e arriva quasi al casello autostradale, cercheranno di dare risposte alle esigenze di una città cresciuta più in fretta della sua architettura, di mettere ordine e logica.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarzana, una realtà medio-piccola, proprio per questo tra le più belle che esistono nel contesto urbano, capace di garantire al cittadino di vivere la cultura del proprio tempo e i sedimenti della sua storia. L’unico anticorpo alle lusinghe della globalizzazione» assicura l’architetto Mario Botta. Lui ha lavorato sul «modello asiatico» che progetta il nuovo azzerando l’esistente, e su quello «europeo» che chiede al futuro di integrarsi con il contesto esistente. Quello che farà a Sarzana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vuol sentire parlare di «torri» al posto del vecchio mercato di piazza Terzi, tantomeno di grattacieli. Anticipa solo che «quell’area diventerà una grande piazza coperta, un punto di aggregazione e di incontro». Sopra? Forse una costruzione che richiama i silos del vecchio scalo merci ferroviario perché sarà il nodo intermodale il centro del suo progetto pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">«E&#8217; assurdo che ci sia un capolinea senza stazione degli autobus, senza servizi, mancano i marciapiedi e devono essere pavimentati, protetti, illuminati. A Sarzana si arriva nel centro in pochi minuti. Ci sono strade sbagliate, da spostare o raddrizzare. Servono i parcheggi altrimenti la città muore soffocata. Il vuoto è forse più importante del pieno &#8211; spiega il grande architetto &#8211; e quello che le amministrazioni pubbliche devono progettare sono i vuoti: spazi verdi, viabilità, parcheggi, piste ciclabili, piazze».</p>
<p style="text-align: justify;">Non è troppo tardi per farlo secondo Mario Botta, anzi.</p>
<p style="text-align: justify;">«L’aspetto positivo è che l’amministrazione comunale ha preso a pretesto le iniziative in corso sulle aree private per realizzare un piano complessivo e piegare lo sviluppo della città alle esigenze della collettività. Naturalmente per realizzare i vuoti, che costano ma non portano reddito, bisogna consentire di costruire. Quanto? Saranno gli indici dei piani comunali e le esigenze concrete a deciderlo, non io».</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Emanuela Rosi</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">La Nazione. 2 settembre 2007</span></div>
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		<title>A Boccadasse grande rispetto per il vicinato</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 07:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad Albaro (Genova), quartiere Boccadasse, Mario Botta è da sei mesi in lotta con gli abitanti, che ne contestano i progetti redatti per Abitcoop in variante al piano urbanistico. In un'intervista a Repubblica, cronaca di Genova del 28 febbraio scorso, ha spiegato la sua ultima rielaborazione. Nessun palazzone anni Sessanta-Settanta, tanto verde, piazza pubblica e "grande rispetto per il vicinato". Anche questo articolo merita un posto d'onore nella sezione "Botta contro Botta".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-448" title="Boccadasse veduta" src="http://www.lucalazzarini.net/wp/wp-content/uploads/2009/03/Boccadasse-veduta-300x105.jpg" alt="Boccadasse veduta" width="300" height="105" />Ad Albaro (Genova), quartiere Boccadasse, Mario Botta è da sei mesi in lotta con gli abitanti, che ne contestano i progetti redatti per Abitcoop in variante al piano urbanistico (<a href="http://unitiperboccadasse.blogspot.com/2009/03/assemblea-pubblica-di-lunedi-2-marzo-le.html" target="_blank">qui le immagini</a>).</p>
<div>In un&#8217;intervista a Repubblica, cronaca di Genova del 28 febbraio scorso, ha spiegato la sua ultima rielaborazione. Nessun palazzone anni Sessanta-Settanta, tanto verde, piazza pubblica e &#8220;grande rispetto per il vicinato&#8221;. Della serie &#8220;Botta contro Botta&#8221;.</div>
<div>Pubblichiamo ampi stralci dell&#8217;intervista.</div>
<div><span style="font-weight: bold;">Architetto Botta, ha rivisto le sue idee per Boccadasse?</span><br />
«È una normale progettazione in progress, si va avanti per approssimazioni progressive. Dove c&#8217; era un grande recinto chiuso, si va a costruire un isolato che si possa attraversare trasversalmente». Lei non costruisce abitualmente case&#8230; «L&#8217; ho fatto, ma più che altro sono musei, biblioteche, chiese: luoghi di uso pubblico. Mi interessa il riuso delle zone obsolete, che necessitano di una nuova destinazione, come in questo caso la rimessa dei bus; ed è una delle cose più importanti dal punto di vista sociale, si interviene dove c&#8217; è già una città. Quelle europee si riconoscono anche nella ricchezza della stratificazione: più funzioni sovrapposte di memoria e storia costituiscono il vero valore del sito».</div>
<div>
<div><span style="font-weight: bold;">Quindi, a Boccadasse qualcosa deve far ricordare i bus? </span></div>
<div>«Il problema è sempre quello di scegliere il da farsi. Abbiamo escluso l&#8217; idea di palazzoni anni Sessanta-Settanta, che peraltro sono a margine. Abbiamo pensato ad una urbanizzazione particolare, che permette una trasversalità spaziale: nelle stesse dimensioni della rimessa, un disegno unitario non attraversabile, ora c&#8217; è invece la possibilità di farlo. Con lo sguardo e fisicamente. Con un giardino interno, una vera e propria piazza per il quartiere. Mi sembra meglio di un solaio come l&#8217; attuale&#8230; ».</div>
<div><span style="font-weight: bold;">Architetto, nel quartiere c&#8217; è stata una vera e propria sollevazione per le volumetrie. Le ha ridotte, quindi?</span></div>
<div>«C&#8217; è grande rispetto per il vicinato, stiano tranquilli. Abbiamo trovato soluzioni interessanti: una costruzione perimetrale che va da un solo piano nell&#8217; area più alta fino a tre in discesa, che ripercorre il perimetro dell&#8217; attuale impianto, e una grande corte interna. Il perimetro è su tre lati, e si interrompe per due edifici cilindrici da sei piani, la cui altezza, una ventina di metri, non supera quella dei palazzi intorno. Sono due nodi, leggermente arretrati, che permettono di entrare nella corte verde interna, aperta verso il mare. È una tipologia che tiene conto del sito, ripercorre la memoria del recinto urbano e dà un nuovo fronte. Si è svincolati dal problema dei parcheggi, all&#8217; interno della piazza, oltre i giardini, c&#8217; è un portico coperto, ci sono elementi di complemento che arricchiscono il quartiere».</div>
<div><span style="font-weight: bold;">Nei suoi edifici si ripete spesso una &#8220;pelle&#8221; costruita con i mattoni. L&#8217; ha pensata anche per Genova? A poca distanza c&#8217; è il borgo di Boccadasse, pietra e ardesia di Liguria&#8230;</span></div>
<div>«L&#8217; ardesia non è utilizzabile per un tetto piano. ma non mi dispiacerebbe un mattone molto chiaro, rosato; anche una pietra dai colori pallidi. In ogni caso una materia naturale, che abbia un dialogo di facciata con il verde. Ovviamente, considerando i costi».</div>
</div>
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		<title>Non vogliamo espropriare Campione del titolo di &#8220;Città dell&#8217;Ecomostro&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 05:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Architetto Botta dovrebbe ricorrere a tutta la nobile arte dell'affabulazione, nella quale è maestro, per convincerci che l'edificio nelle immagini è stato progettato con la dovuta attenzione alla storia e al preesistente della città. Sì, secondo quella favola che si diletta a raccontare ad ogni convegno a cui viene invitato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/casinò1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-428 alignleft" title="ecomostro" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/03/casinò1-150x150.jpg" alt="ecomostro" width="150" height="150" /></a>Mario Botta e il casinò di Campione, ecomostro lombardo</h3>
<p><em>L&#8217;Architetto Botta dovrebbe ricorrere a tutta la nobile arte dell&#8217;affabulazione, nella quale è maestro, per convincerci che l&#8217;edificio nelle immagini è stato progettato con la dovuta attenzione alla storia e al preesistente della città. Sì, secondo quella favola che si diletta a raccontare ad ogni convegno a cui viene invitato.</em></p>
<div style="text-align: justify;"><span>Nel 2007, l&#8217;edificio che si è meritato il titolo di &#8220;più brutto&#8221; della Lombardia è  stato il casinò di Campione d&#8217;Italia. A decretarne il successo è il sito <a href="www.nonsolopuntaperotti.it" target="_blank">www.nonsolopuntaperotti.it</a>, </span>che ogni anno ospita il concorso dedicato alle più clamorose mostruosità urbanistiche del territorio. L&#8217;edificio costruito dall&#8217;architetto ticinese Mario Botta l&#8217;ha spuntata su tutti.</div>
<div style="text-align: justify;">
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		<title>Celerina boccia Botta</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/02/celerina-boccia-botta/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 20:28:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Botta ha tentato anche nella sua terra, la Svizzera, di difendere il suo operato: il progetto «avrebbe offerto agli ospiti e agli abitanti una serie di infrastrutture stabili capaci di funzionare sull’arco dell’intero anno». E lo scempio paesaggistico? L'architetto ticinese precisava che le nuove costruzioni sarebbero sorte su zone già utilizzate, evitando così di compromettere nuove aree verdi.
Con un referedum, la popolazione ha bocciato tutte queste buone intenzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: bold; font-size: small;">L&#8217;assemblea comunale di Celerina, piccola località <a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/02/albergo-celerina-ipotesi.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-313" title="albergo celerina (ipotesi)" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/02/albergo-celerina-ipotesi-150x150.jpg" alt="albergo celerina (ipotesi)" width="150" height="150" /></a></span><span style="font-weight: bold; font-size: small;">turistica nella Valle Engadina, ha respinto un progetto da 200 milioni di franchi.</span></p>
<div style="width: 100%;"><span> Era l&#8217;1 di aprile del 2008, un lunedì. C</span>on 296 voti contrari e 88 a favore, gli elettori di Celerina bocciavano seccamente il progetto per un nuovo albergo di Mario Botta, che vediamo qui accanto in un&#8217;immagine virtuale.</div>
<p>A far storcere il naso agli abitanti del comune engadinese erano state in particolare le dimensioni delle quattro torri, la più alta delle quali doveva misurare 77 metri su 17 piani.</p>
<h2><span style="font-size: small;">La posizione di Botta</span></h2>
<p style="text-align: justify;">In una presa di posizione pubblicata il venerdì precedente dal Corriere del Ticino, Mario Botta difendeva il suo operato: a suo parere, dal profilo economico, il progetto «offriva agli ospiti e agli abitanti una serie di infrastrutture stabili capaci di funzionare sull&#8217;arco dell&#8217;intero anno».</p>
<p style="text-align: justify;">In merito alle accuse di scempio paesaggistico, l&#8217;architetto ticinese precisava che le nuove costruzioni sarebbero sorte su zone già utilizzate, evitando così di compromettere nuove aree verdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerneva la marcata presenza verticale, Botta rilevava che oggi gli insediamenti urbani sono obbligati a crescere su sé stessi, stratificandosi in altezza. Egli sottolineava inoltre: «Le torri agiscono (&#8230;) da contrappunto fra l&#8217;immagine orizzontale estesa del villaggio antistante e le forme organiche della montagna sullo sfondo. È questa una presenza forte che dichiara la sua contemporaneità con un linguaggio, una tecnologia e materiali conformi all&#8217;odierna cultura (&#8230;)».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Natalia Aspesi intervista Botta</title>
		<link>http://www.sarzanachebotta.org/2009/02/natalia-aspesi-botta/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 20:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il comitato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Botta contro Botta]]></category>

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		<description><![CDATA[A luglio del 2003 Mario Botta, architetto di fama mondiale, rilascia un 'intervista a Natalia Aspesi. Frasi come "l'era dei grattacieli è finita: li vogliono solo gli orientali che ci copiano", "città che dilagano e si innalzano tra opulenza e povertà, tra bellezza, volgarità e speculazione, che cercano nuove immagini simboliche alla ricerca di una identità", "costruire in altezza oggi non è più funzionale, è una forzatura", "abitare viene prima di costruire" rimarranno scolpite come pietre miliari lungo il cammino della nostra città contro qualcosa che non le appartiene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1><span>Mario Botta </span></h1>
</div>
<div>
<h1><span>&#8220;Ora basta con le città verticali&#8221;</span></h1>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span><br />
</span></p>
<h1><span><a href="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/02/aspesi.jpg"><img class="size-full wp-image-322 alignright" title="aspesi" src="http://www.sarzanachebotta.org/wp-content/uploads/2009/02/aspesi.jpg" alt="aspesi" width="260" height="212" /></a><br />
</span></h1>
<p><span>L</span>a cupola di vetro del museo di Rovereto, il restauro della scala e le mille polemiche. Pensa che l&#8217;era dei grattacieli sia finita: li vogliono solo gli orientali che ci copiano. Mario Botta, architetto sessantenne, ha scritto un suo &#8220;quasi diario&#8221;. E&#8217; il tempo delle città che dilagano e si innalzano tra opulenza e povertà, tra bellezza, volgarità e speculazione, che cercano nuove immagini simboliche alla ricerca di una identità, è il tempo degli architetti-star, i veri creatori di un&#8217;arte contemporanea non volatile né vuota, il tempo del costruire itinerante, della globalizzazione delle metropoli, del progettare a Londra i palazzi di Shanghai e a Basilea quelli di Tokio, mentre è a Milano che Gae Aulenti ha disegnato il nuovo museo di arte asiatica di San Francisco e Vittorio Gregotti due nuove città in Cina.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma è anche il tempo, dice Mario Botta, «di rivedere criticamente i modelli di sviluppo urbano dopo la tragedia americana dell&#8217;11 settembre 2001. La città in verticale è un mito in crisi, non ha più senso concepire luoghi di lavoro al 50º piano di un grattacielo, quando si potrebbe installarli in spazi orizzontali molto più rassicuranti e vivibili. Costruire in altezza oggi non è più funzionale, è una forzatura se non lo impone la forma del terreno ad isolati come a Manhattan: perché comunque hai bisogno di spazi enormi per creare attorno al grattacielo quei giardini, quei vuoti, che li rendano umani. Londra per esempio, è attraversata da un grande fiume, ha orizzonti vasti, su cui i grattacieli non incombono. Mentre Milano il fiume e gli spazi non ce li ha».</div>
<div style="text-align: justify;">Mario Botta, 60 anni, ticinese, è di quelli che girano i continenti, partendo da una vecchia filanda di Mendrisio dove vive, per costruire il più grande teatro del mondo accanto allo storico Mariinsky a San Pietroburgo, o due palazzi attrezzati con la più alta tecnologia per l&#8217;ultima generazione di programmatori di computer a Hyderabad in India, o un museo d&#8217;arte contemporanea a Pechino: «Bisogna stare attenti ai cinesi perché sono pronti a divorarci. Questo museo è voluto da un&#8217;università a carattere scientifico che ha capito l&#8217;importanza della trasversalità, di come scienza e arte debbano convivere per mantenere quel tesoro inestimabile che è la cultura». E&#8217; appena tornato da Seul viaggiando, come tutti quelli che lo fanno per lavoro, con la velocità un po&#8217; demente di una fuga costante da ogni luogo: Zurigo-Seul-Milano in tre giorni. Anche lui ha ceduto al grattacielo, o quasi: «130 metri di altezza, 30 piani, è un grattacielo imperfetto, un quasi grattacielo, le due torri Kyobo Towers, che si innalzano come un segno di riconoscimento nella Babele, nell&#8217;amalgama infinita di queste metropoli asiatiche». Alla Royal Academy di Londra, Sky High, la mostra dedicata ai grattacieli, curata da una massima celebrità, il settantenne architetto dandy Norman Foster, (progettista tra l&#8217;altro del famoso &#8220;cetriolone erotico&#8221;, la nuova torre londinese di Swiss Re), chiarisce che non sono più gli Stati Uniti la patria delle costruzioni verticali, ma le nazioni asiatiche dove si moltiplicano come simbolo di prestigio, ricchezza, potere, competitività, sopra le periferie degradate, le baraccopoli, milioni di miserabili: «Il problema è che l&#8217;India, la Cina, la Corea, con l&#8217;avanzata capitalista, prendono il peggio del modello occidentale, trasformano le città in una caricatura di quelle americane, sono incantate dall&#8217;high tech, dal vetro, dallo specchio, dall&#8217;acciaio, le riducono a scintillanti luna park, distruggono interi quartieri storici. Un errore che anche noi abbiamo fatto in passato, di cui in Europa ci siamo pentiti, ho detto al vicesindaco di Shanghai, che mi ha risposto entusiasta: &#8220;Ma noi questi quartieri li ricostruiremo più belli e più antichi di prima&#8221;». Sono gli architetti che come Mario Botta girano il mondo per costruire ovunque i palazzi del potere e della ricchezza, ad essere testimoni diretti della terribili disuguaglianze della modernità. Lo racconta nel suo bel libro appena pubblicato, Quasi un diario, che gli assomiglia: scritto molto bene, senza supponenza professionale, come è il suo aspetto di uomo mite e sereno, attento agli altri, appassionato del suo lavoro, appartato. Ecco il suo arrivo a Mumbai in India, che lo sconvolge per la moltitudine di diseredati, «scheletri vestiti che allungano lo sguardo per sollecitare dal fondo della notte un disperato obolo», fagotti umani che improvvisano giacigli lungo la strada dell&#8217;aeroporto. «La povertà metropolitana è terribile: si condividono gli stessi spazi, si utilizzano le stesse strade, si fruiscono i medesimi paesaggi. La battaglia per sopravvivere che la povertà affronta ogni giorno si svolge, quasi fosse naturale, tra gli spazi osceni della nostra opulenza».</div>
<div style="text-align: justify;">Tranquillo per natura, Botta «si imbestialisce», come dice lui stesso, quando gli attacchi contro il suo lavoro sono «strumentali e ideologici», come è capitato per la Scala di Milano del cui restauro-rifacimento si sta occupando. Però gli passa subito, perché, «dopo un lungo periodo di disinteresse dei cittadini verso le trasformazioni nella loro città, ben venga la protesta, l&#8217;attenzione per i valori simbolici delle istituzioni in cui tornano a identificarsi». E cita Le Corbusier che osservando a Parigi una manifestazione di operai che chiedevano migliori condizioni di vita, commentò, «Finalmente la strada ai pedoni!». Quando il Piermarini mise mano alle scene, dice l&#8217;architetto, l&#8217;illusione ottica si otteneva con le candele. Dopo, il primo intervento pesante lo fece Luigi Canonica, nel 1816, e via di seguito, ci furono interventi negli anni &#8216;30 e dopo la ricostruzione, soprattutto negli anni &#8216;50.</div>
<div style="text-align: justify;">«Le demolizioni di oggi riguardano solo il cemento armato: bisognava vedere cosa era il tetto del teatro, una foresta di costruzioni abusive una sull&#8217;altra, un vero disastro, una cosa indifendibile. Abbiamo immagini che fanno paura. La voragine che spaventa tanti cittadini e che riguarda solo il palcoscenico è quella che consentirà di avere un teatro tecnologicamente moderno, finalmente». Quanto alla torre scenica, anche quella causa di indignazione «supera solo di due metri e 40 centimetri quella precedente, solo che adesso abbiamo fatto ordine in quell&#8217;accozzaglia di cemento. Il Piermarini è venuto a trovarmi in sogno, e si è complimentato per il nostro lavoro. Io credo nel confronto, così ho incontrato i responsabili di Italia Nostra, e anche Milly Moratti e penso che mi vogliano bene. Però ho detto loro: dove eravate quando hanno stanziato 87 miliardi per i lavori, era allora che dovevate intervenire, non ad appalti conclusi e a cantiere aperto». Un esempio bello di integrazione «tra l&#8217;immagine figurativa dell&#8217;antico e quella astratta della modernità» è il Museo d&#8217;Arte Moderna di Rovereto, dove una cupola di vetro e acciaio e una ampia costruzione parzialmente interrata si servono della facciata di due antichi palazzi: «Ci sono voluti 14 anni e sette amministrazioni per concluderlo. Ma la forza dell&#8217;architettura è di non avere i tempi delle elezioni e di rispondere solo ai bisogni della collettività. Arrivare alla fine mi è sembrato un miracolo. Ma si partiva da un gesto elegante di rinuncia da parte del capoluogo, Trento, da un territorio fertile di valligiani un po&#8217; duri, da una città dalla bella cultura mitteleuropea, la città di De Pero, di Melotti, di Sottsass».</div>
<div style="text-align: justify;">Tra Los Angeles e Rovereto, sceglie Rovereto, «perché le città piccole hanno qualità di vita straordinarie». Lui stesso vive «ai margini, perché le condizioni di frontiera sono un privilegio, e consentono di guardare al mondo in modo più disincantato, di non subire le pressioni del centro, dove la gestione del potere pone limitazioni, costringe all&#8217;autocensura».Mario Botta si definisce italo-svizzero: figlio di madre italiana, si è laureato a Venezia con Carlo Scarpa, la sua lingua è l&#8217;italiano, la sua città di riferimento non è Zurigo ma Milano, che considera la sua capitale morale, la sua sorgente culturale: si sente svizzero ma pensa che la sua patria sia molto più larga. Gli capita di pensare alla Svizzera come Dürrenmatt, che la giudicava una prigione, ma anche di capirne il paradosso, oggi essenziale, di riuscire a tenere insieme le differenze: e scrive «Il pericolo della Svizzera è quello di morire soffocata dai suoi stessi privilegi». Ricorda sempre cosa gli disse lo scultore Alberto Giacometti, suo compatriota, «Poveretto, sei svizzero anche tu, dovrai fare tutto da solo».</div>
<div style="text-align: justify;">Nel suo lavoro, Botta non dimentica una frase di Heidegger, «Abitare viene prima di costruire» e una di Ruskin, «E&#8217; anzitutto alla casa di abitazione che occorre rivolge la massima cura. Se gli uomini vivessero veramente da uomini, le loro case sarebbero dei templi». E rivendica «il primato di una condizione dell&#8217;habitat radicata alla geografia, alla storia e alla cultura, ove l&#8217;uomo oltre a prendersi cura di sé, cerca le proprie radici e consolida le proprie tradizioni». Diffida degli esempi americani «perché i loro palazzi, anche stupendi, sono come oggetti di design ingranditi, senza storia né memoria». Non gli piace il postmoderno perché, come ha detto una volta a Max Frisch, architetto diventato grande scrittore, «è un virus, una degenerazione, una moda che confonde il bisogno di storia con lo stile». La bellezza è nella vecchia Europa che «non ha colto del tutto le possibilità di resistenza alla banalizzazione del moderno, la forza degli anticorpi della storia, del tempo, che è l&#8217;architetto più straordinario, più estroverso, meno legato all&#8217;ortodossia». Ovunque ci sia passato, persino nelle favelas di Mexico City, c&#8217;è una possibilità di futuro: «Nella loro povertà, appartengono alla vita urbana, fanno meno paura di un&#8217;architettura razionalista, sono meno pericolose di uno spostamento, allontanamento in quartieri nuovi che sradicano la gente e la privano della loro storia». Il vero dramma del nostro tempo «E&#8217; la nuova mobilità dei poveri: a Zurigo sono bastati 200 diseredati che si sono installati nel parco per mettere in crisi tutta la città. Ma queste migrazioni sono inarrestabili, e anziché esasperare le chiusure, la difesa, la sicurezza, le nostre città dovrebbero accogliere questa disperazione e imparare prima di tutto a offrire alloggi decorosi. I senza tetto sono persone a metà, la casa non è solo un rifugio, una protezione, ma è dignità, è memoria e partecipazione alla vita collettiva».</div>
<div style="text-align: justify;"><span><span style="font-style: italic;">di Natalia Aspesi da La Repubblica del 02.07.03</span></span></div>
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